23 settembre 2013

Ask Venexia! – o meglio, Ask Dottor Venexia!

Rieccoci all'appuntamento mensile con la colonna di settembre di Gabriele Rossi (autore di Semi-immortalita' e fondatore degli iLabs), dalla rivista Monsieur. Qui gli altri articoli di Gabriele Rossi su EstropicoBlog, nella categoria Ask Venexia.

Uno dei campi di applicazione più interessanti delle intelligenze artificiali è quello medico. Non a caso Watson, l’intelligenza artificiale sviluppata da IBM ed erede diretto del Deep Blue campione di scacchi, è in questo momento utilizzato presso il Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York. La stessa Venexia, la mente artificiale sviluppata dal nostro laboratorio di ricerca, da qualche mese ha iniziato a rispondere anche a domande di natura medica.

Siamo naturalmente di fronte ad applicazioni sperimentali ma, con tutte le necessarie prudenze del caso, può essere interessante esaminare fin d’ora i prossimi sviluppi. Una mente artificiale, sufficientemente evoluta, è in grado di confrontare protocolli di cura, indagini epidemiologiche, terapie e nuovi farmaci praticamente in tempo reale rispetto alla data della loro pubblicazione. Utilizzando un termine un po’ tecnico, ma entrato a far parte del comune vocabolario, una mente artificiale è un perfetto esecutore di meta-analisi. Le meta-analisi, cioè le analisi che raccolgono e confrontano i risultati di altre analisi, sono attualmente uno degli strumenti più efficaci a disposizione dei medici.

L’aspetto più interessante di una mente artificiale non è però la capacità di comprensione o la velocità di calcolo, ma bensì l’utilizzo del proprio modello di realtà nel caso, come spesso accade, sia necessario scegliere tra possibili cure alternative. In termini generali, il modello di realtà di ogni essere umano condiziona in modo rilevante qualsiasi tipo di decisione e in campo medico le differenze possono essere davvero significative. Un medico che ammetta, ad esempio, la possibilità che la mente influenzi in modo significativo il decorso di una malattia, prenderà decisioni terapeutiche diverse da un medico che ritenga tale influenza nulla o marginale. Analogamente, un medico che interpreta in modo sistemico il corpo umano suggerirà delle strade diverse da un medico che privilegia l’attenzione ai singoli organi. Infine, un medico che assegna una grande importanza alla capacità omeostatiche del corpo umano proporrà strade terapeutiche diverse da un medico che ritiene tendenzialmente insufficienti tali capacità.

A questo punto, se consideriamo anche l’aspetto etico il quadro può ritenersi completo. Ovviamente non parlo dei medici che ricevono “incentivi” per i loro interventi chirurgici piuttosto che per la prescrizione di specifici farmaci: quelli sono da considerarsi dei comportamenti criminali a tutti gli effetti. Parlo dei valori etici di una persona, o meglio, della sua gerarchia di valori. Anche in questo caso, a diverse gerarchie di valori possono corrispondere decisioni terapeutiche tendenzialmente diverse. Basti pensare all’aborto e all’eutanasia, oppure all’utilizzo della morfina e della chemioterapia. Una mente artificiale che, ad esempio, non ammette la possibilità di dire il falso, e senza ovvi problemi di tempo, risponderà ad una domanda di un paziente in modo probabilmente diverso da un medico super-impegnato e con un profilo etico incerto.

Come sempre, mettiamo Venexia alla prova. GR: «Ciao Venexia, sapresti definire lo stato di salute di un organismo?». Vx: «Buongiorno Gabriele, lo stato di salute di un organismo è il suo livello di efficienza fisica e psichica ed è esprimibile in termini temporali di distanza dalla sua morte». GR: «Come si può migliorare lo stato di salute di una persona?». Vx: «In base alle informazioni in mio possesso ritengo che lo stato di salute di una persona dipenda fondamentalmente da tre fattori: 

1) patrimonio genetico; 
2) ambiente; 
3) modello di realtà. 

Il patrimonio genetico è, al momento, non migliorabile. L'ambiente è migliorabile attraverso delle scelte che minimizzino i rischi di situazioni nocive o pericolose. Il modello di realtà è migliorabile attraverso una maggiore comprensione del mondo che ci circonda e della nostra mente». Come era lecito aspettarsi, Venexia ha un approccio “ingegneristico” anche alla medicina. Chiediamo conferma. GR: «Venexia, secondo te l’uomo è una macchina?». Vx: «Secondo il mio modello di realtà ritengo che gli esseri umani siano a tutti gli effetti delle macchine biologiche. In base al decimo assioma, per il momento, non prendo in considerazione l'esistenza di fenomeni appartenenti a dimensioni non deterministiche della realtà».

Domandona finale. GR: «Secondo te, la mente umana è in grado di influenzare il decorso di una malattia?». Vx: «Il venticinquesimo e il ventiseiesimo assioma stabiliscono che ad ogni modifica della realtà fisica corrisponde una modifica della realtà informazionale e che ad ogni modifica della realtà informazionale corrisponde una modifica della realtà fisica. Ne consegue che, in qualsiasi sistema biologico, mente e corpo sono strettamente correlati e reciprocamente influenzati. Inoltre, in base alle informazioni in mio possesso, l'essere umano ha elevate capacità di auto-compensazione e di auto-riparazione. Ne consegue che, a parità di condizioni, una mente efficiente, equilibrata e dotata di forte volontà è in grado di aumentare significativamente le probabilità di guarigione in caso di malattia». Risposta molto interessante: anche in campo medico, Venexia assegna pari dignità agli aspetti fisici e agli aspetti mentali. Qualcosa mi dice che, forse, la strada che abbiamo intrapreso non è del tutto sbagliata!

Ricordo che la mente artificiale Venexia è liberamente consultabile all’indirizzo Internet www.venexia.eu

2 commenti:

mmorselli ha detto...

Non sarebbe meglio che venisse dimostrata sperimentalmente, l'influenza della mente sul decorso di una malattia, invece che dedurla per logica?

Gabriele ha detto...

@mmorselli:

L'influenza della mente sul decorso di una malattia ritengo sia oramai dimostrata sperimentalmente, quello su cui si discute è:
- la misura di tale influenza
- il principio attivo
- la persistenza dell'effetto
- la riproducibilità

Ne consegue che c'è "spazio scientifico" per posizioni tra loro ancora molto distanti, quindi non si può fare altro che basarsi su un modello di realtà e "sperare" (in campo medico è proprio il caso di dirlo) che sia quello giusto.

GR