8 aprile 2013

Potenziare la natura umana. Uno sguardo sull'arcipelago postumanista. Estratti da Persi nel labirinto, di Luca Grion


Estropico.org presenta alcuni estratti dal recentemente segnalato Persi nel labirinto, di Luca Grion.

Dalla “fede compatibilista” tra una visione meccanicistica e materialistica del mondo e l’anelito di libertà nasce l’utopia postumanista, persuasa che la tecnica asservita al potenziamento umano potrà condurre l’uomo – nel volgere di pochi decenni! – verso traguardi fino a ieri (e per molti ancor oggi) ritenuti impossibili: la vittoria sulla malattia e sulla morte, l’espansione illimitata delle capacità psico-fisiche ed il conseguimento di una vita pienamente appagata e soddisfatta. Numerosi esponenti di spicco della così detta GNR revolution – la rivoluzione nata dall’incontro tra Genetica, Nanotecnologia e Robotica – sono infatti persuasi della verosimiglianza di progetti avveniristici che prefigurano l’ibridazione tra l’uomo e le macchine, il superamento dei limiti biologici del corpo e il potenziamento delle capacità cognitive degli individui ben oltre ciò che oggi si può anche solo immaginare. Vi è anzi un movimento di pensiero, ben organizzato e, soprattutto, estremamente abile a livello di “marketing culturale”, che promuove e sollecita una più convinta adesione a simili immagini del futuro; un movimento che suggerisce fin dal proprio nome – transumanesimo – l’idea che l’umanità sia in transizione verso una dimensione inedita, protagonista della quale sarà l’uomo 2.0, ovvero un individuo che avrà trasceso l’attuale condizione umana per dispiegare la propria azione nel regno del post-umano.

A molti potrebbe sembrare inopportuno prendere troppo seriamente simili prospettive, ritenendo che discuterle, anche solo per criticarle, significa in fondo accreditarle come visioni del futuro quanto meno verosimili. Tale posizione veicola preoccupazioni legittime, soprattutto nella misura in cui il clamore suscitato dalla provocazione transumanista diventa motivo di attenzione non solo da parte dei grandi media, ma altresì da parte dei decisori politici. A nostro avviso, però, il fenomeno transumanista offre la possibilità di scorgere un aspetto significativo del progetto di naturalizzazione dell’umano, ovvero la possibilità che la conoscenza del mondo naturale (a cui l’uomo apparterrebbe senza riserve) apre le porte ad un dominio tecnico sul reale e ad un potenziamento delle capacità fisiche e cognitive degli individui. Se l’uomo non è altro che natura – e se la natura è, nella sua essenza, un meccanismo conoscibile empiricamente – allora nulla vieta che quel particolare dispositivo costituito dalla natura umana possa essere adeguatamente conosciuto e, una volta chiarita la meccanica del suo funzionamento, riparato in caso di guasto o di malfunzionamento e, perché no, potenziato per aumentarne le prestazioni. In questo senso, in questo accogliere e dar forma ad un atavico desiderio di emancipazione dalla fragilità della condizione umana, il postumanesimo esprime l’esito estremo del progetto naturalistico, in quanto compendia in sé il desiderio di conoscenza e la volontà di dominio. Sullo sfondo, come detto, opera una concezione tecnocratica di scienza, all’interno della quale “il sapere è potere” e dove la conoscenza scientifica vale in virtù del potere manipolativo sul mondo che riesce ad assicurare all’uomo. Di qui l’ampio spazio che abbiamo scelto di dedicare ad una sua ricognizione critica.

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