18 febbraio 2013

Ratzinger: Il papa conservatore lascia il pontificato

Le condizioni di malattia che hanno afflitto Karol Wojtyla, al tempo Giovanni Paolo II, sono state sotto gli occhi di tutti. Il peggioramento delle sue condizioni nella primavera del 2005 fu addirittura drammatico tanto che non riuscì a tenere l'Angelus dal balcone di Piazza San Pietro battendo il pugno sulla soglia in gesto di stizza dato che il dolore non gli consentì di terminare la funzione religiosa.

In quell'occasione non solo gli atei razionalisti ma gli stessi credenti si saranno chiesti il perché di quel lungo e tragico travaglio per un ministro di Dio, per il successore di San Pietro in terra e per tutto quello che tale incarnazione rappresenta nell'immaginario della cristianità.

Oggi un'altro ministro di Dio, Joseph Ratinger, per le stesse cause inerenti una malattia invalidante, e probabilmente anche per una sofferta crisi di tipo psicologico, dichiara che a fine Febbraio che lascierà le redini del pontificato.

Gli ultimi due papi dei quali abbiamo parlato sono conosciuti come "conservatori". Ciò vuol dire che essi si sono rifiutati di riconoscere il cambiamento nel mondo generato dalla rivoluzione scientifica e tecnologica e hanno tentato di ricondurre la chiesa sul binario morto dell'identità cattolica tradizionale. Ciò ha prodotto una serie di critiche anche aspre contro l'ultimo papa. Ad esempio per aver reinserito nei ranghi i lefevriani togliendo la scomunica ad alcuni dei loro vescovi. Uno di questi negava apertamente l'olocausto e ciò gli è valsa l'aspra condanna del mondo ebraico. Nel cosidetto "discorso di Regensburg" nel Settembre 2006, citando un imperatore bizantino, Ratzinger affermò che l'Islam aveva portato il male nel mondo e che si era diffuso solo grazie alle armi. Ciò gli valse aspre critiche dal mondo musulmano che ancor oggi non si sono placate.

Sul fronte interno la sua idea era quella di riunificare la chiesa ma viste come sono andate le cose pare non esservi riuscito. Il suo pontificato è stato minacciato più di ogni altra cosa dalla vicenda oscura della pedofilia, venuta alla luce in diversi paesi ed esplosa come scandalo negli USA e in Irlanda, paese che addirittura nel 2011 ritirò l'ambasciatore presso la santa sede. Cercò invero di combattere questa piaga ma i mezzi troppo duri che usò lo esposero a un fango mediatico senza precedenti la chiesa nella sua interezza. I suoi predecessori forse per questo erano stati maggiormente cauti. Forse che la castità è un qualcosa contro la natura stessa dell'uomo e quando non trova sfogo con mezzi naturali viene a sfogare in pratiche sessuali deviate?

Nel corso di un viaggio verso l'Africa in aereo rivelò ai giornalisti che secondo la sua opinione l'uso del preservativo nella lotta all'Aids peggiorava solo le cose. Ciò in barba a tutte le statistiche basate su dati scientifici che rivelavano un netto accostamento della diffusione endemica di questa terribile malattia negli strati poveri della popolazione africana che praticano il sesso non protetto.

In definitiva un uomo dotato potenzialmente di buone intenzioni, un grande teologo della dottrina della chiesa ma che si è scontrato contro un mondo che andava in una direzione diversa rispetto alle sue idee.

Ma cosa significa il termine "conservatore" o meglio come si potrebbe definire un Papa non conservatore? Si può fare qui l'esempio di Papa Giovanni XXIII, anche conosciuto come il Papa Buono. Egli si pose il problema di riformare la dottrina arcaica della chiesa cattolica e indisse nel 1959 il "Concilio Vaticano II" nel quale egli pensò che la messa non dovesse essere più recitata in latino ma nella lingua madre del paese ove ci si trova (Ratzinger ha sempre affermato l'opposto) e il "dialogo della chiesa col mondo contemporaneo". Ciò valse la rottura con i vescovi francesi lefevriani e la relativa scomunica agli stessi. Una delle frasi di Papa Giovanni XXIII, contro i prelati ultraconservatori che tentavano di ostacolare il processo riformatore:

« Nelle attuali condizioni della società umana essi non sono capaci di vedere altro che rovine e guai; vanno dicendo che i nostri tempi, se si confrontano con i secoli passati, risultano del tutto peggiori; e arrivano fino al punto di comportarsi come se non avessero nulla da imparare dalla storia, che è maestra di vita, e come se ai tempi dei precedenti Concili tutto procedesse felicemente quanto alla dottrina cristiana, alla morale, alla giusta libertà della Chiesa »

Anche oggi ci sono larghe parti della chiesa che hanno iniziato ad accorgersi che qualcosa non va in una gretta visione conservatrice orientatata al passato. Che esiste una visione estropica del mondo e che il progresso non può essere arrestato in nome di ideologie conservatrici. Teologi come Andrea Vaccaro cercano di far breccia nella dura scorza di questo ambiente stagnante e tra le personalità più intelligenti e acute segnaliamo il "pensionato" Camillo Ruini che discute in questi termini sulla cosidetta "Questione Antropologica":

«[...] rimane vero che è incominciata, con l’applicazione all’uomo delle biotecnologie e con tutti gli altri sviluppi tecnologici connessi, una fase nuova della nostra esistenza nel mondo, della quale siamo solo agli inizi e che appare destinata ad accelerarsi e a produrre effetti estremamente rilevanti e potenzialmente pervasivi di ogni dimensione della nostra umanità, effetti che oggi è ben difficile, per non dire impossibile, prevedere nei loro concreti esiti e sviluppi. E’ ugualmente vero che questa nuova fase non appare arrestabile: di più, essa, per quanto impegnativa e carica di rischi, va sinceramente favorita e promossa, perché rappresenta uno sviluppo di quelle potenzialità che sono intrinseche all’uomo, creato a immagine di Dio. Occorre però liberarsi da una visione deterministica degli sviluppi che ci attendono: in quanto opera dell’uomo, e non astrattamente delle tecnologie, essi possono e devono essere orientati in modo che vadano a favore, e non a detrimento, dell’uomo stesso (...) Ha dunque pienamente ragione Aldo Schiavone a sottolineare la necessità di un’etica forte (io specificherei: in particolare anche di una bioetica forte, e aggiungerei: un’etica e una bioetica fondate su un’antropologia aperta e dinamica, ma a sua volte forte) per padroneggiare la fase nuova, e ormai iniziata, della grande avventura della famiglia umana nel cosmo.»

Quindi le idee riformatrici e attualizzanti iniziate da Giovanni XXIII devono essere riprese e ampliate perché esse riconoscono che il progresso scientifico e tecnologico dell'umanità non ha portato peggioramenti ma anzi netti miglioramenti nella nostra condizione di vita. Oggi nessuno di noi vorrebbe tornare a vivere come nel 1913, al tempo in cui mancavano le più basilari condizioni igenico-sanitarie, si moriva di fame e malnutrizione e, non essendovi ancora gli antibiotici, bastava un semplice taglio per morire lentamente e in agonia di shock settico.

Per questo vi è da sperare e auspicare che il prossimo Papa non debba essere necessariamente bianco, negro, americano o africano ma che esso debba essere innanzitutto un "riformatore".

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