6 febbraio 2013

Colonizzare lo spazio con l'aiuto delle Intelligenze Artificiali (1)

Le risorse naturali del pianeta Terra non sono illimitate. Una popolazione in continua crescita demografica e un concomitante aumento della lunghezza della vita media produrranno in futuro un lento ma inesorabile esaurimento delle risorse. E non si tratta solo di risorse alimentari ma soprattutto quelle inerenti l'approvigionamento energetico. I paesi in via di sviluppo, Cina e India in primis, hanno un fabbisogno energetico e di materie prime che è cresciuto di dieci volte negli ultimi cinquant'anni e stiamo parlando di due nazioni che da sole contano un terzo della popolazione mondiale.

Vero è che la scienza e la tecnologia ci sono venute in aiuto nel frattempo. Negli anni '60 del secolo scorso si pensava che l'atmosfera nell'anno 2000 sarebbe divenuta irrespirabile per via dell'inquinamento industriale e per lo sviluppo demografico. Invece nei decenni successivi sono stati inventati i depuratori per l'acqua e l'aria, le marmitte catalitiche per le automobili, nuovi tipi di detersivi a basso impatto inquinante e molti altri ritrovati tecnologici che ci hanno permesso, pur con un raddoppio della popolazione mondiale, di mantenere un livello di vita mediamente soddisfacente.

Eppure la scienza e la tecnologia e le meraviglie che gli scienziati producono per la nostra vita (e che pochi gli riconoscono in quanto a gratitudine) non riusciranno per sempre a contenere il nostro bisogno di sviluppo. Ogni angolo del pianeta è stato colonizzato e a questo punto si pone il problema di andare a trovare nuove ricchezze e nuovi approvigionamenti nello spazio. Un solo asteroide ad esempio conterebbe tanti metalli, molto facili da estrarre per via della bassa gravità, tali da essere valorizzati per migliaia di miliardi di dollari l'anno in caso di estrazione continuativa. In USA la società Deep Space Industries ha già pronto un progetto che prevede il lancio di satelliti esplorativi alla ricerca di asteroidi ferrosi che si pensa possano contenere oltre a ferro e rame anche metalli preziosi come il platino e l'iridio in grosse quantità. Non solo, si stima che sul satellite di Giove "Europa" e in alcuni crateri di Mercurio vi sia tanta acqua da superare quella di tutti gli oceani terrestri messi insieme.

Bisogna però far di conto con la eccessiva vulnerabilità del corpo umano e col suo adattamento iper-specializzato alle particolari condizioni ambientali del pianeta Terra. Questa eccessiva specializzazione non rende il nostro organismo particolarmente adatto all'esplorazione dello spazio. Nello spazio attorno alla Terra troviamo temperature che variano dai +150° di giorno ai -100° di notte (ovvero nello spazio coperto dal cono d'ombra della Terra). Radiazioni ionizzanti gamma e ultravioletti sono nocive per un organismo come il nostro al di fuori della schermatura dell'atmosfera. Allora come fare per colonizzare lo spazio? La soluzione principe sarebbe quella  di farci assistere in questa impresa da Intelligenze Artificiali avanzate in forma di robot o macchine non antropomorfe che ci aiutino a costruire, sulla Luna prima e su Marte e Venere poi, insediamenti abitabili da esseri umani. Tali I.A. potrebbero costruire anche gigantesce stazioni spaziali a forma di tubo rotante o di sfera in orbita attorno al pianeta in modo da facilitare la colonizzazione. Non solo ma macchine assistite da I.A. avanzate potrebbero addirittura "terraformare" pianeti come Marte e Venere per renderne l'atmosfera respirabile e compatibile con la vita terrestre.

Si pone anche il problema se "adattare" o meno l'essere umano in quanto tale a questi nuovi ambienti. I popoli himalyani che vivono ad altitudini estreme e con aria rarefatta hanno sviluppato naturalmente per via di selezione naturale una cassa toracica più grande e una quantità maggiore di globuli rossi nel sangue. Si deve iniziare a pensare che l'adattamento a condizioni ambientali mutate come la bassa gravità (Marte) o un'atmosfera più pesante (Venere), nonostante gli adattamenti della terraformazione, renderanno il transumanesimo una necessità per il futuro dell'uomo, non un'opzione. Si renderà necessario ricorrere alla biotecnologia per adattare il nostro organismo a queste nuove condizioni ambientali. Certamente non potremo attendere le decine di migliaia di anni dell'evoluzione naturale. In caso contrario accadrebbe quello che il grande scrittore Arthur C. Clarke predisse relativamente a una specie che non guarda all'universo con spirito futurista:

"Immagini un pesce tradizionalista che, un miliardo di anni fa, diceva ai suoi parenti divenuti anfibi: «La vita sulla terraferma non è paragonabile a quella marina. Noi stiamo bene quaggiù dove ci troviamo». E così fecero i pesci, e sono rimasti pesci!"

Ugo Spezza (futurology.it)

Prossimamente, su Estropico Blog: la seconda parte.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Lo sfruttamento delle risorse disponibili nello spazio penso possa rappresentare uno dei possibili punti di contatto tra ecologismo e transumanesimo. Un eventuale sfruttamento delle risorse spaziali, infatti, non andrebbe a scapito degli ecosistemi terrestri e le immense risorse immesse nell’economia planetaria permetterebbero di tamponare il problema dell’esaurimento delle risorse locali (ossia quelle “terrestri”). Se si riuscisse a creare una robusta industria spaziale, ciò permetterebbe di sviluppare molte nuove tecnologie e contemporaneamente di “guadagnare tempo”, sostenendo la sovrappopolazione umana e godendo dei benefici che essa fornisce in termini di intelligenza collettiva senza subirne (o subendone in forma limitata) gli effetti negativi. In altri termini lo sfruttamento economico dello spazio potrebbe condurre l’umanità ad una singolarità tecnologica prima che un eventuale (e attualmente probabile) “fallimento ecologico planetario” si frapponga sbarrandoci la strada.