21 settembre 2012

La politica del longevismo (2)


Dopo la puntata precedente, oggi rifletto un po' su quello che sara' probabilmente il piu' controverso dei temi trattati in questa serie di articoli: come dovrebbe collocarsi, un ipotetico partito longevista italiano, all'interno degli schieramenti correnti? A destra o a sinistra?

Cerchero' di illustrare la mia opinione al proposito con uno scenario di fantapolitica...

Siamo nel 2022 e il Partito Longevista ha raccolto l'8,2% dei voti (lo so, lo so... hey, ho detto che e' fantapolitica, no?) e si trova ad essere l'ago della bilancia per la formazione del governo, in quanto ne' il centrodestra, ne' il centrosinistra avrebbero, da soli, una maggioranza. Da che parte buttarsi? Molto semplicemente: dalla parte che offre di piu'! L'obiettivo e' di finanziare la ricerca anti-invecchiamento e di rendere abbordabili le terapie che da essa emergeranno, di conseguenza dovremmo pragmaticamente (spudoratamente!) offrirci al piu' alto offerente, indipendentemente da qualsiasi altro aspetto del suo programma politico. Un paio di esempi poco originali: il prezzo per entrare in una coalizione con la sinistra potrebbe prendere la forma di investimenti statali nella ricerca anti-invecchiamento. Quello per una coalizione col centrodestra, l'introduzione di agevolazioni fiscali alle aziende attive nel settore.

Solo con un pragmatismo estremo di questo tipo un partito caratterizzato da un unico, singolo obiettivo, quale un partito longevista, potrebbe mantenere la propria identita', non lasciandosi fagocitare ne' da destra, ne' da sinistra (e neanche dal centro). Se invece perdesse la propria trasversalita' politica, temo che il suo messaggio risulterebbe diluito e il suo potere d'attrazione sull'elettorato sarebbe diminuito.

Nessun commento: