17 settembre 2012

La politica del longevismo (1)

Vedo che Tom Mooney, della Coalition to Extend Life ha lanciato un'altra petizione online, questa volta su Change.org: Congress Of The United States: Fund Life Extension Research in the Federal Budget!

Come gia' fatto in altre, simili, occasioni (qui e qui), invito i lettori a firmarla, ma questa volta mi permetto anche qualche riflessione sul piu' ampio tema del rapporto fra longevismo e politica, visto che e' di moda. Ma prima una libera traduzione della petizione:

Dobbiamo lanciare una ben finanziata "Guerra all'invecchiamento". L'opportunita' di vivere indefinitivamente e' a portata di mano e il contributo dei fondi alla ricerca del governo accorcerebbero l'attesa del giorno in cui la morte non sara' piu' inevitabile. ABBIAMO BISOGNO DI UNA GUERRA ALL'INVECCHIAMENTO, ORA! 
Sospetto che se vorremo fare del longevismo un tema accettato e discusso nella societa', e nel mondo della politica, dovremo elaborare un messaggio piu' facilmente digeribile al grande pubblico e ai politici. E temo che dovremo evitare temi a noi cari, quali appunto quelli di aspettative di vita illimitate e della sconfitta di morte e invecchiamento... Parliamoci chiaro, il 95% della popolazione (a voler essere generosi) ci prende per illusi se tocchiamo quei tasti. Non che manchi l'appetito, al grande pubblico, per una pillola magica che ringiovanisca di venti o trent'anni - basta vedere le migliaia di pubblicita' di prodotti cosmetici, la crescente diffusione della chirurgia plastica e l'imperante "culto della giovinezza". O, meno narcisisticamente, si vedano gli articoli della grande stampa ogni volta che un gruppo di ricerca allunga la vita di un moscerino della frutta o di un microscopico vermiciattolo... Nonostante tutto cio', parlare di immortalita' fisica e' sufficiente a farci perdere quel 95% del grande pubblico di cui sopra. Il motivo, sospetto, e' psicologico.

La teoria della "gestione del terrore esistenziale", come ho approfondito in un mio vecchio articolo, suggerisce che si tende ad assumere atteggiamenti difensivi dei propri valori culturali se confrontati con qualcosa che evochi la nostra mortalità. Quando presentiamo la prospettiva di trovare una cura per invecchiamento e morte, quindi, ricordiamo a chi ci ascolta che non e' immortale, causando un'ansia esistenziale che rinforza la presa dei valori culturali dominanti. E dato che i valori culturali dominanti includono l'accettazione della morte (mortalismo), e' chiaro che ci troviamo davanti ad un circolo vizioso...

Ora, non dico che questa sia l'unica ed esaustiva spiegazione del lento decollo dei movimenti longevista, immortalista, crionico e transumanista, ma mi sembra un elemento da tenere bene a mente nel calibrare il meme longevista in modo di poterlo diffondere efficacemente.

[continua]

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