27 settembre 2012

Biologia Sintetica ed estensione della vita: lo stato dell’arte


E' con grande piacere che presento il primo articolo di un nuovo contributore ad Estropico. Rudy Ippodrino si descrive a questo modo: "sto terminando il mio PhD a Trieste, all’ICGEB (International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology). In questo laboratorio, facciamo Medicina Molecolare, in particolare ci occupiamo di terapia genica cardiovascolare. Quello che faccio è cercare di capire i meccanismi di trasduzione di AAV, uno dei virus più usati in terapia genica al fine di migliorare e potenziare le sue prestazioni."

Sin dalla notte dei tempi l’Homo Sapiens Sapiens inizia a modificare se stesso, il suo ambiente, le piante e gli animali. Gli indumenti, il cavallo, la ruota, l’agricoltura, la selezione del bestiame, sono solo alcuni esempi che testimoniano in che modo l’uomo non abbia fatto altro che plasmare il mondo secondo le sue necessità. Non per niente il conoscere, lo scoprire, l’inventare sono caratteristiche che distinguono inequivocabilmente la nostra specie. Un castoro, costruendo una diga, riesce a cambiare il corso di un fiume. L’uomo, oggi, è in grado di cambiare il destino del pianeta. Giochiamo a fare Dio cercando di modificare, addirittura di “creare” la vita. Certo, non ci riusciamo ancora perfettamente, ma è solo questione di tempo. Il nome del gioco ha già un marchio, si chiama “synthetic biology” e da qualche anno possiede un mercato di miliardi di dollari. Craig Venter oltre ad essere lo “scrittore del genoma umano” è il padre della Biologia Sintetica. La Biologia Sintetica produce molecole ed organismi in base alla funzione cui devono assolvere, così come ha fatto l’evoluzione in milioni di anni, così, oggi, fa l’uomo. Non si tratta solamente di idee, è realtà. Da qualche anno esiste una competizione internazionale di biologia sintetica, l’IGEM , nasce al M.I.T di Boston, uno dei più famosi e competitivi centri di ricerca al mondo. Incredibilmente vi partecipano soltanto studenti under-graduate, a sottolineare quanto questa branca delle biotecnologie sia ormai molto avanzata; ogni anno si possono ammirare progetti di medicina molecolare, diagnostica, nanotecnologia, terapia genica e cellulare, ogni anno possiamo constatare che è possibile la creazione di nuove funzioni biologiche. La biologia sintetica si occupa un po’ di tutti i “campi della vita”; sono stati costruiti batteri in grado di comunicare con altri tipi cellulari, batteri che si interfacciano con schede elettroniche e che rispondono a segnali informatici, cellule in grado di degradare sostanze tossiche e cellule aventi la capacità di produrre combustibili non inquinanti. Ed ancora, tessuti che crescono sul silicio, cellule in grado di comunicare tramite fibre ottiche, enzimi che si manipolano il nostro genoma con una specificità di editing vicina alla perfezione. Tutta la scienza derivante dalla biologia sintetica non è “scoperta”, ma “creazione”. Tra le più grandi scommesse della scienza c’è l’idea di poter definitivamente sconfiggere le malattie, molti si chiedono quanto sia “naturale”, quanto “giusto”. In natura esistono varietà incredibili di forme di vita, alcune hanno già infranto molte delle convinzioni di quelli che asseriscono che il vivere, per così dire, all’infinito sia, oltre che impossibile biologicamente, anche assurdo ed eticamente inaccettabile. Turritopsis Nutricula, per esempio, è una piccola medusa che non accetta di morire. Questa forma di vita può ringiovanire quando vuole. Hydra, il nostro piccolo celenterato, è una creazione di “madre natura”, proprio come lo siamo noi. Che l’invecchiamento di un organismo sia un processo arrestabile o addirittura reversibile, non è nè di un punto di vista, nè un’ipotesi, è un risultato reale, tangibile, ottenuto e riprodotto in diversi laboratori del mondo.

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2 commenti:

Ugo Spezza ha detto...

Bell'articolo. Scritto poi da un'esperto che lavora direttamente nel settore esso assume ancora più valore. Speriamo che induca riflessione nel riconsiderare sempre come positivo l'avanzamento tecnologico in biotecnologia e non pensarlo come forzatamente fanno gli ecoluddisti e i conservatori come una "alterazione" della natura. Come afferma giustamente l'autore non vi è cosa (nemmeno il pane o le banane) che non derivi da esperimenti di biotecnologia dei decenni e dei secoli trascorsi applicati dall'uomo.

Anonimo ha detto...

Articolo fantastico. Spero in una reiterata collaborazione dell'autore con il blog.