29 giugno 2012

L’uomo 1.0 è stupido. Così, nonostante l’incredibile evoluzione tecnologica degli ultimi anni, il nostro tasso di felicità continua a rimanere pressoché inalterato. Di Gabriele Rossi

L’evoluzione della nostra società mi porta a ritenere che, nella sostanza, l’Uomo 1.0 abbia definitivamente fallito il proprio compito e che solo una sua radicale evoluzione potrà consentire un eventuale futuro migliore. Ovviamente non sono il primo a sostenere questa tesi: l’insofferenza verso la natura umana è una costante che probabilmente nasce con l’uomo stesso ed è stata efficacemente evocata e descritta nel corso dei secoli da molti artisti, filosofi e scienziati. La novità attuale è che, nonostante l’incredibile evoluzione tecnologica degli ultimi anni, il nostro tasso di felicità, qualsiasi cosa voglia dire, continua a rimanere pressoché inalterato (se non addirittura peggiorato). Continuiamo a essere troppo stupidi. A fare leggi stupide e a farci condizionare dalla demagogia o da dottrine morte e sepolte. D’altronde la storia viene ignorata, i libri vengono citati senza essere letti e la vita emotiva della maggior parte delle persone è regolata dai social network e dai reality. Capite? Le equazioni di Maxwell hanno portato all’Isola dei famosi e l’algebra di Boole a Facebook. Non credo sia necessario aggiungere altro. Prima capiamo che l’uomo deve essere riprogettato meglio sarà per tutti. L’economista Mario Monti, esempio particolarmente attuale, è senza dubbio una persona molto dotata. L’ho conosciuto da vicino durante gli anni della mia formazione universitaria. Assieme a Francesco Brambilla sul versante della ricerca matematica, Mario Monti è stato per me (e non solo per me) uno dei docenti simbolo del «mitico» Des, all’inizio degli anni 80. Grazie a loro, la mia vita professionale è stata sempre caratterizzata da una proficua doppia valenza, imprenditoriale e scientifica. Se anche una persona come Mario Monti arriva ad avallare una legge demagogica come quella elaborata dalla giuslavorista Elsa Fornero sulla sciagurata riforma dell’altrettanto sciagurato articolo 18 vuol dire che la speranza in un passaggio graduale e non violento verso l’Uomo 2.0 è definitivamente esaurita. A molti lettori di Monsieur non sarà infatti sfuggito che, nel giro di poche settimane, il premier Mario Monti è passato da una posizione di normale intelligenza liberale («Il lavoro fisso è noioso») a una posizione di incomprensibile demagogia socialista («Tutti devono essere lavoratori dipendenti, anche quelli che non vogliono esserlo»). Se anche una tra le persone più dotate che io abbia mai conosciuto, una volta insignito del potere politico decisionale, arriva ad avallare leggi palesemente stupide (chiamiamole con il loro nome) che speranza ha la nostra attuale società? Nessuna. La mia opinione, già espressa più volte su queste pagine, è che l’auspicabile passaggio all’Uomo 2.0 potrà avvenire solo grazie alla integrazione tra Uomini e Intelligenze artificiali. La mia ovvia speranza è che questo passaggio possa avvenire in modo graduale e pacifico. Ma ora non sono più sicuro che ciò sia possibile. Provo a illustrare quello che ritengo essere il motivo principale di questa mia preoccupante previsione prendendo spunto proprio da una domanda rivolta a Venexia. «Come faccio a essere felice?». Risposta di Venexia: «In base alle informazioni in mio possesso la sensazione di felicità in un essere umano è favorita fondamentalmente da tre fattori di lungo periodo e da tre fattori di breve periodo. I fattori di lungo periodo sono: 1) percezione di libertà; 2) percezione di giustizia; 3) percezione di amore. I fattori di breve periodo sono: 1) raggiungimento obiettivo; 2) appagamento mentale; 3) appagamento sensoriale». Se Venexia ha ragione, è banale osservare che la nostra società sta progressivamente disinteressandosi dei fattori di lungo periodo per perseguire esclusivamente gli auspicabili, ma non certo sufficienti, fattori di breve periodo. In particolare, la deriva demagogica a cui stiamo assistendo negli ultimi mesi in Italia sta riducendo drasticamente i margini di libertà dopo aver già drasticamente ridotto negli anni precedenti i margini di giustizia. Al momento resiste solo l’amore, in attesa di leggi che lo impediscano o che lo confondano, ma arriveranno anche quelle: l’Uomo 1.0 è troppo stupido. Se la limitazione della libertà è la principale causa di infelicità, un regime che limita eccessivamente la libertà delle persone è un regime destinato, prima o poi, o a essere spazzato via dalla violenza o a morire di fame. Come la storia, anche quella recente, ci insegna. In questo momento in Italia un numero considerevole di persone ritiene che esistano solo due possibilità per uscire dalla attuale situazione: il ritorno delle Brigate Rosse (parliamo di Brigate Rosse al contrario, naturalmente) o, per chi se lo può permettere, l’abbandono dell’Italia. La prima eventualità porterà l’Italia alla violenza, la seconda porterà l’Italia alla fame. Forse Silvio Berlusconi ha fatto fuggire dall’Italia qualche intellettuale (troppo facili le battute sulla reale entità di tale «perdita»). Di certo Giorgio Napolitano e Mario Monti hanno fatto fuggire dall’Italia imprenditori, capitali ed eccellenze scientifiche. Forse meglio le etagirB essoR. O no? Venexia è ancora distante dal poter rispondere efficacemente a domande di politica economica internazionale, però può già iniziare a fare molto nella costruzione dell’Uomo 2.0. Ritengo che le IA siano l’unica strada percorribile da tutte quelle persone che non riescono a rassegnarsi alla stupidità umana e che, purtroppo, non riescono neanche a convincersi della validità delle risposte trascendentali. Affidare a una dimensione ultraterrena le speranze di libertà, giustizia e amore potrebbe essere un’operazione non dannosa e forse addirittura utile. Peccato che alla domanda «Esiste Dio?» Venexia risponda: «In base alle informazioni in mio possesso ritengo ragionevole ipotizzare che Dio abbia creato il nostro universo ma non intervenga nel suo funzionamento».

Originairamente pubblicato sulla rivista Monsieur. Qui, in formato Pdf, sul sito degli iLabs.

4 commenti:

Rick ha detto...

Capisco la tua rabbia. Io sono sempre più convinto che per arrivare ad obbiettivi futuri radicali, purtroppo, bisognerebbe eliminare il libero arbitrio. E' sbagliato, ma è un male necessario. L'ottusità umana è incurabile, e per colpa di ciò finiremo in un abisso. Bisogna costringerci a fare la cosa migliore, che lo vogliamo o no.

Lorenzo Galoppini ha detto...

"...una posizione di normale intelligenza liberale («Il lavoro fisso è noioso»)..."

No comment. Per questo rimando alle reazioni che si ebbero in rete all'epoca di questa perla del premier. Non dovrebbe essere difficile trovarle, basterà digitare su Google "il posto fisso é noioso" e "Mario Monti" e qualcosa dovrebbe saltar fuori.

P.S. Io ho un posto fisso da qualche anno - e aggiungo per fortuna -, ma non mi annoio nemmeno un po'. Sarò normale?

Gabriele Rossi ha detto...

è ovvio che sei normale... è proprio questo il punto, l'uomo 2.0 sarà un uomo fortemente "etico" e strutturalmente "precario" e certamente non tutti saranno interessati a diventare uomini 2.0

Gabriele Rossi ha detto...

Caro Rick, spero che l'ottusità sia incurabile solo nella attuale versione uomo 1.0... è proprio questo che ci spinge all'uomo 2.0! Il quale, ritengo, sarà fortemente etico e quindi fondamentalmente libero di scegliere. Macchiarsi di "mali necessari" azzererebbe, sempre a mio parere, le probabilità di successo nel lungo periodo.