7 maggio 2012

C’è una relazione tra la nuova connettività e la costruzione futura di un cosmo artificiale, di Carlo Pelanda


Cari futurizzanti, da tempo la rubrica vi trascura e in 132, da inizio anno, lo avete fatto notare con e-mail rammaricate. Per riparazione il rubricante vi invita a co-sviluppare lo scenario più estremo ed eccitante che sta tratteggiando con i suoi ricercatori, per esercizi di remotica, disciplina sperimentale che connette il presente con un futuro lontano. Simulazione cosmonext: l’unica possibilità di salvazione dell’Uomo, nel dominio della fisica, in un universo in dispersione dove le stelle si spegneranno tutte creando l’impossibilità della vita, è quella di costruirne uno nuovo che resti “acceso” per sempre. Tale cosmo artificiale dovrebbe essere dotato di un potenziale illimitato di entropia negativa, cioè di “calore” ovvero capacità (auto)costruttive, per contrastare l’inevitabile tendenza entropica (morte termica) dell’universo naturale circostante. Prima incognita: sarà possibile? Lo sarà perché la realtà, in generale, è immensamente flessibile ad essere creata. In particolare, nella realtà generata dalla fisica di questo universo l’entropia è lasca, cioè lascia spazio al suo contrario: la neghentropia. La vita, parafrasando Schroedinger, è come un’isola neghentropica in un oceano entropico. Alla fine questo la sommerge, ma per un po’ non ci riesce. Pertanto, espandendo la temporaneità delle isole neghentropiche, si può pensare che a partire da questo universo se ne possa disegnare uno diverso dove prevalga l’inversione del Secondo principio della termodinamica. Seconda incognita: sarà possibile un potere cognitivo così forte? La mente individuale ha biolimiti che le scienze neuronali stanno individuando. Ma questi possono essere superati da sistemi culturali immessi nella mente stessa. Per esempio, senza il sistema culturale “matematica” una mente ha limiti computazionali, con tale sistema la stessa ne ha di meno. La connettività tra scienziati, permessa dalle nuove reti, sta migliorando la conoscenza. Il trend mostra una progressione geometrica che, se proiettata, fa ipotizzare capacità oggi impensabili già nel futuro prossimo, precursori di megacognizione in quello remoto. Ma come indirizzarle affinché possano muovere, tra migliaia di anni, masse di materia, energia ed informazione tali da creare un cosmo auto-evolutivo, iniziando con esperimenti nell’esocircondario? La risposta è: megamacchine, soli e pianeti artificiali, su un substrato di nuova materia autorigenerativa. Ma, terza incognita, cosa può favorire o interrompere questa direzione remota? Cambiamento continuo e progresso tecnico sono rari nei gruppi umani, più frequente la loro riproduzione inerziale, la società occidentale costantemente cangiante un’eccezione. Ma si osserva che l’irruzione nella storia della comunicazione e connettività di massa sta rendendo mestastabile, cioè più propensa al cambiamento, l’intera società planetaria. L’esercizio cosmonext si è bloccato sulla seguente divergenza tra ricercatori: (a) chi si pone il problema di come orientare il cambiamento, già nel presente, verso la direzione di salvazione remota, senza trovare soluzioni; (b) chi ritiene che la connettività di massa, organizzando in sistema l’istinto di salvezza degli individui, produrrà una spinta spontanea verso la direzione remota senza necessità di orientamenti gerarchici. Il rubricante ha scoperto, sentendosi un po’ fesso, di non aver ancora capito la novità della società della comunicazione e della connettività totali, forse un nuovo tipo di configurazione antropica. Dio che si autocostruisce? Benvenuti i futurizzanti che aiuteranno a far ripartire l’esercizio da qui.

Dal sito del Professor Carlo Pelanda (Originariamente pubblicato su il Foglio)

Vedi anche: Esodestini, gli artcoli futurizzanti di Carlo Pelanda, raccolti su Estropico.com. Qui invece quelli piu' recenti, su Estropico Blog.

Immagine da Wikipedia: Prevailing model of the origin and expansion of spacetime and all that it contains

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