5 aprile 2012

Immortalità: un obiettivo epico per il XXI° secolo

Segnalo un articolo immortalista da non perdere, sul sito Dinamisti (del "nostro" David de Biasi).

Eccone un paio di estratti:

Nell’evitare che il lettore equivochi il significato del concetto di immortalità, sono costretto a una precisazione, quella che propongo è:
  • L’immortalità terrena: non l’illusione seppur consolante dell’immortalità meta-fisica che ci promettono religioni e spiritualità new-age.
  • L’immortalità in salute: non il prolungamento della vecchiaia con le conseguenti malattie legate all’età.
  • L’immortalità per tutti: non l’estensione radicale della vita riservata a pochi privilegiati o benestanti, l’accesso alle cure anti-invecchiamento dovrebbe essere un diritto umano.
Prima di tutto l’immortalità

A guardare meglio porre come obiettivo epico per l’umanità quello dell’immortalità avrà effetti e ricadute positivi sul raggiungimento degli altri obiettivi fondamentali, nulla come l’immortalità rende l’uomo più sensibile del futuro: se avessimo l’eternità ci preoccuperemmo di cosa succede dopo, invece di far danni perché tanto non saremo noi a pagarne le conseguenze. L’immortalità potrebbe darci la necessaria lungimiranza e saggezza per risolvere le grandi sfide che mettono a dura prova la nostra civiltà, potrebbe unirci nella grande avventura trasformando noi stessi e la nostra società.
Generalmente siamo meglio predisposti nell’intraprendere azioni comuni in cui il nostro sacrificio non va a beneficio solo degli altri o va a beneficio solo di noi stessi, quando c’è piena sovrapposizione in ciò che è bene per me e ciò che è bene per tutti ci troviamo in una condizione di “saggezza sociale” che attiva un anello di retroazione positivo: non più guidati volontariamente o involontariamente dal principio dal “mors tua vita mea” (che sottintende il darwinismo sociale della competizione liberista e la retorica delle generazioni future da salvare), adotteremmo un’etica che potremo sintetizzare nella massima: “facciamo agli altri quello che vogliamo sia fatto a noi stessi”. L’obiettivo dell’immortalità non ti costringe a scegliere tra un altruismo estremo e un egoismo estremo, ambedue via senza uscita per la nostra aspirazione alla felicità, possiamo conquistare l’immortalità facendo il nostro bene e quello altrui senza che nessuno si privi della possibilità di una vita piena e di un tempo infinito. Per dirla con Kant: nessun essere umano sarà usato come mezzo, ognuno sarà considerato un fine. Non siamo agnelli sacrificali che si immolano per il bene della società, non siamo atomi egoici che non si curano del bene della società. L’immortalità è un obiettivo troppo grande per poter essere raggiunto da soli: possiamo contare solo sul nostro reciproco supporto tendendo a pensare su scala epica affinchè ogni essere umano, compresi noi stessi, possa goderne i benefici materiali e spirituali.

Leggi tutto, su Dinamisti.

1 commento:

Ugo Spezza ha detto...

Davvero un bell'articolo. Riprende alcune mie considerazioni fatte in passato estendendole e approfondendole. Complimenti a David.