19 marzo 2012

La fiaba del Drago Tiranno, di Nick Bostrom


Grazie al nostro David de Biasi, che lo ha tradotto, oggi posso presentare, finalmente in italiano, un autentico classico del transumanesimo e in particolare dell'immortalismo, la gia' segnalata Fiaba del Drago Tiranno, a firma del filosofo Nick Bostrom.

Qui sotto ne pubblico due estratti - il testo completo e' su Estropico.org.

C'era una volta un drago gigante che tiranneggiava il pianeta. Il drago era più grande della più immensa delle cattedrali, ed era coperto di spesse scaglie nere. I suoi occhi brillavano di luce rossa di odio, e dalle sue mascelle terribili scorreva un flusso incessante di melma verde e fetida. Il drago esigeva dall'umanità un tributo raccapricciante: per soddisfare il suo appetito enorme, ogni giorno al tramonto diecimila uomini e donne dovevano essere consegnati ai piedi della montagna dove viveva. A volte il drago divorava queste anime sfortunate al suo arrivo, a volte li rinchiudeva nella montagna, dove languivano per mesi o anni prima di essere finalmente divorati.

La sofferenza causata dal drago tiranno era incalcolabile. In aggiunta ai dieci mila massacrati orribilmente ogni giorno, c'erano madri, padri, mogli, mariti, figli e amici, afflitti dalla perdita dei loro cari.

Alcuni cercarono di lottare contro il drago, difficile dire se erano coraggiosi o sciocchi. Sacerdoti e maghi lanciarono anatemi senza successo. I guerrieri, armati di coraggio ruggente e con le armi migliori che un fabbro potesse forgiare, lo attaccarono ma furono inceneriti dal suo fuoco prima che potessero avvicinarsi. I chimici inventarono infusioni tossiche e avvalendosi di inganni riuscirono a farle deglutire al drago, ma l'unico effetto apparente fu che stimolò ulteriormente il suo appetito. Gli artigli, le mascelle e il fuoco del drago erano così efficaci, la sua armatura squamosa così inespugnabile, e la sua intera natura così robusta, che lo aveva reso invincibile a qualsiasi attacco dell'uomo.

Vedendo che era impossibile sconfiggere il tiranno, gli uomini non avevano altra scelta che obbedire ai suoi ordini e pagare il macabro tributo. Quelli selezionati per morire erano sempre anziani. Anche se gli anziani erano vigorosi e sani come i più giovani, e talvolta più saggi, si pensava che avevano almeno goduto di qualche decennio di vita. I più ricchi potevano guadagnare una breve tregua corrompendo le pattuglie che venivano a cercarli, ma per legge costituzionale, nessuno, nemmeno il re stesso, poteva posticipare il loro turno a tempo indeterminato.

Uomini spirituali cercavano di confortare coloro che avevano paura di essere divorati (ovvero quasi tutti, anche se alcuni lo negavano in pubblico) con la promessa di un'altra vita dopo la morte, una vita che sarebbe stata libera dal flagello del drago. Altri oratori sostenevano che il drago aveva un posto nell'ordine naturale delle cose, e il diritto morale di cibarsi. Dicevano che era parte del senso stesso dell'essere umano finire nella pancia del drago. Altri sostenevano che il drago era buono per la specie umana, perché aveva limitato la crescita della popolazione. Non è noto in che misura le anime preoccupate fossero convinte da queste argomentazioni. La maggior parte delle persone cercavano di non pensare alla triste fine che li attendeva.

La morale (contiene spoilers):

Le storie sull'invecchiamento sono tradizionalmente concentrate sulla necessità di accettarlo con serenità. La soluzione consigliata per il vigore declinante e la morte imminente è stata la rassegnazione, accompagnata da uno sforzo per chiudere il cerchio dei problemi pratici e delle relazioni personali. Dal momento che nulla poteva essere fatto per prevenire o ritardare l'invecchiamento, questo approccio aveva un senso. Invece di lamentarsi dell'inevitabile, porsi l'obiettivo di raggiungere la pace interiore.

Oggi siamo di fronte a una situazione diversa. Anche se non abbiamo ancora mezzi efficaci e accettabili per fermare il processo di invecchiamento, possiamo identificare le direzioni di ricerca che potrebbero portare, nel prossimo futuro, a sviluppare tali risorse. Le storie e le ideologie "mortaliste" che consigliano l'accettazione passiva non sono più innocue fonti di consolazione. Ora sono barriere sconsiderate e pericolose che ostacolano la strada di un'azione necessaria e urgente.

Diversi illustri tecnologi e scienziati ci dicono che un giorno sarà possibile rallentare o addirittura fermare e invertire, la senescenza umana. Attualmente non esiste un accordo sulla timeline o sui mezzi specifici, né vi è consenso sulla fattibilità in linea di principio dell'obiettivo. In relazione con la favola (in cui ovviamente il drago rappresenta l'invecchiamento), siamo attualmente in una fase intermedia tra il punto in cui il saggio solitario prevede la sconfitta del drago, e il punto in cui gli iconoclasti dragologi convincono i loro colleghi presentando un materiale composito più duro delle scaglie di drago.

L'argomento etico generale della favola è semplice: ci sono evidenti e urgenti ragioni morali perché le persone nella favola si liberino del drago. La nostra situazione per quanto riguarda la senescenza umana è analoga ed eticamente isomorfa alla situazione delle persone nella favola del drago. Pertanto, abbiamo impellenti motivi morali per sbarazzarci della senescenza.

L'argomento non mira a promuovere l'estensione della vita in sé. Sarebbe inutile aggiungere altri anni di malattia e fatica alla fine della nostra vita. L'argomento sostiene l'estensione, per quanto possibile, della vita umana sana. Per rallentare o arrestare il processo di invecchiamento, la durata della vita umana in buona salute dovrebbe essere estesa. L'individuo potrebbe rimanere sano, vigoroso e produttivo all'età in cui altrimenti sarebbe morto.

Leggi tutto, su Estropico.org

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ci sarebbe da aggiungere un paragrafo su quanti profittavano dall'esistenza del drago :D

Lorenzo Galoppini ha detto...

Bel racconto e bella morale, e ottima traduzione, bravo Davide! :-)