22 febbraio 2012

Ibernazione umana: trasferirsi negli USA quando verra' il momento?



L'idea di trasferirsi negli USA "quando sara' il momento" (cioe' a scopi crionici) e' un'idea che circola spesso fra i (pochi) crionicisti italiani e che a primo acchito sembra ineccepibile, dato che la situazione in Europa e' tutt'altro che ideale e quella italiana e' disastrosa.

Seconde me, invece, si tratta di un'idea nientemeno che pericolosa sia dal punto pratico che da quello psicologico, perche' fra il dire e il fare c'e' di mezzo il proverbiale mare - nientemeno che l'Atlantico, in questo caso!

Comincio con i problemi di carattere logistico-finanziari.

Innanzitutto, un cittadino italiano non puo' trasferirsi negli Stati Uniti come e quando vuole e il visto ha una durata limitata. Inoltre sospetto che la presenza di una malattia terminale potrebbe essere un ostacolo all'ottenere un visto.

Altrettanto importante e' il fatto che un malato terminale necessita assistenza medica, come minimo cure palliative, e potrebbe aver bisogno di aiuto anche solo per andare in bagno, nutrirsi, etc, etc, cioe' 24 al giorno. Per non parlare del monitoraggio necessario per avvisare rapidamente l'organizzazione crionica quando il paziente si deanimera' e per (fondamentale!) l'avere personale medico autorizzato a rilascare rapidamente la dichiarazione di morte legale senza la quale la procedura crionica non puo' procedere. Avete idea di quanto costerebbe tutto cio' negli USA? Il cittadino medio europeo, abituato all'assistenza sanitaria pubblica, non ha idea dei costi dell'assitenza sanitaria privata americana. La maggior parte dei cittadini americani ne copre i costi tramite assicurazione, ed esiste una rete di sicurezza per chi non ce la fa, ma tale rete non e' a disposizione dei cittadini italiani. Anche chi avesse amici o famigliari disposti ad assisterlo dovrebbe pur sempre pagare del personale medico e trovare un hotel o un appartamento da affittare. Paradossalmente, lo scenario da incubo e' quello in cui il malato vive piu' a lungo del previsto, esaurendo le proprie risorse finanziarie e dovendo intaccare i fondi originariamente destinati alla propria criopreservazione...

Non sto dicendo che tale approccio sia irrealizzabile, ma che e' molto piu' costoso e logisticamente complesso di quanto si potrebbe pensare e che potrebbe trasformarsi in un disastro per piu' d'un crionicista.

Il pericolo "psicologico" e' piu' sottile, ma potenzialmente altrettanto letale, in quanto l'approccio del "trasferirsi quando verra' il momento" rischia di essere una forma di rassicurazione psicologica con la quale consolarsi con una vaga e lontana possibilita', senza analizzarne a fondo la realizzabilita', e che ci previene dall'impegnarsi per migliorare la situazione in Italia/Europa.

Immagine: "cryostats" del Cryonics Institute, dalla gia' segnalata mostra fotografica di Murray Ballard.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Gli aspetti logistico/finanziari di cui parla l'articolo possono essere affrontati in questo modo:

1) Acquisto di un appartamento a Scottsdale, vicino alla sede Alcor.
2) Inserimento dello stesso immobile in un trust di cui beneficiario sia Alcor.

Queste due mosse risolverebbero i seguenti problemi:
1) finanziamento della sospensione crionica tramite il valore dell'immobile,
2) tempestività e qualità della stessa,
3) possibilità di rimanere negli Stati Uniti in quanto straniero residente e non in quanto turista.

Estropico ha detto...

Si, quella dell'investimento immobiliare e' un'opzione praticabile - non facile o facilmente accessibile, e non risolve tutti i problemi, ma e' certamente praticabile.

Per Anonimo: mi spieghi il tuo terzo punto, per cortesia? Intendi dire che comprando un immobile in USA si puo' bypassare il problema del visto?

Ciao,
Fabio