3 febbraio 2012

Filotecnosophia, di Walter Mendizza

Un Mendizza scatenato su progresso, religione, razionalita', oscurantismo e la "quarta rivoluzione industriale" in arrivo. Dal sito dell'associazione Tecnosophia.

Si definisce schizofrenia una forma di malattia psichiatrica caratterizzata dalla compromissione dell’esame di realtà da parte di un soggetto. Il termine deriva dal greco σχίζω (schizo, divido) e φρενός (phrenos, cervello), ‘mente divisa’. Dunque una persona schizofrenica è una persona divisa, nel senso che è dissociata, ha due personalità. In questo articolo vorrei mostrare che conviviamo con milioni di dissociati, che siamo attorniati da migliaia di dottor Jekyll e mister Hyde. Anzi, molti sono schizofrenici senza saperlo. Proverò a spiegarmi.

La maggior parte di noi vive in ambienti super tecnologici: ci svegliamo al mattino con il suono di un orologio (magari digitale o con una radiosveglia), accendiamo la luce, apriamo miscelatori con acqua fredda e calda, prendiamo cibi dal frigo, prepariamo colazioni usando gas, elettricità o microonde, e così via per tutta la giornata. Andiamo al lavoro con automobili che hanno migliaia di brevetti industriali incorporati e lavoriamo in uffici riccamente automatizzati: telefoni, computer, aria condizionata. Nel tempo libero alcuni guardano la televisione, altri vanno al cinema o ai luna park; c’è chi fa corsa calzando scarpe super tecniche e indossando auricolari collegati ad apparecchiature iper tecnologiche. Dunque nessuno si sorprende della tecnologia attorno a noi. E’ un dato di fatto, la diamo per acquisita, scontata. Tutti  sappiamo che il mondo è regolato da leggi chimiche, fisiche, elettromagnetiche, termodinamiche, biologiche. Sono leggi con le quali conviviamo, che abbiamo imparato a dominare, e ne facciamo uso tutti i giorni, senza pensarci.

Adesso guardiamo il rovescio della medaglia: pur sapendo com’è fatto il mondo, c’è una gran parte dell’umanità che verso la scienza è scettica, superstiziosa ed ha un comportamento scaramantico: quando passa un carro funebre fa gli scongiuri, se un gatto nero attraversa la strada cerca di cambiare percorso, oppure evita di passare sotto una scala… Queste persone leggono gli oroscopi, consultano cartomanti, si recano dai guaritori, o credono negli angeli, nei diavoli, nelle Madonnine che piangono. Vanno in pellegrinaggio a Lourdes, a Fatima o a Medjugorje, si danno false speranze con le preghiere illudendosi che possano avere effetto sulla loro vita. Sono i tanti dr. Jekyll e Mr. Hyde che vivono in mezzo a noi, che ci accompagnano dall’alba al tramonto. Un’altra buona parte dell’umanità si è convertita all’ecologia, una “religione” che sogna una parusia ecologica, un ritorno alla Natura con bucolici prati verdi pieni di fiori. Questi, non si rendono neppure conto che non saremmo in grado di sopravvivere senza la tecnologia attuale; vivono sputando continuamente nel piatto dove mangiano, sono i primi a scendere in piazza a protestare quando si vuole installare un’industria per produrre energia (un rigassificatore, una centrale nucleare, un impianto eolico) ma poi, finito il corteo, tornano a casa con mezzi motorizzati, accendono la tv magari per vedere sé stessi nelle sfilate di protesta, e si preparano i cibi col gas o con il forno a microonde. Una schizofrenia che fa vivere questa gente un rapporto con la realtà alterato e dissociato.

Ci vorrebbe un esperto in psicologia sociale che spieghi questo fenomeno. A cosa è dovuto? Qualcuno mi disse che è colpa della televisione (?!) perché i nostri bambini guardano film di Harry Potter, un piccolo mago con super poteri o serie televisive come H2O dove le ragazze protagoniste si trasformano in sirene affrancandosi dalle leggi della natura, oppure ancora cartoni animati giapponesi, popolati da esseri soprannaturali, ecc. Prendo per buono questo tentativo di spiegazione. Tuttavia io non sto parlando dei bambini. Sto parlando di adulti e gli adulti non avevano Harry Potter o cartoni giapponesi mezzo secolo fa, anzi, molti non avevano neppure la televisione. E allora? Come si spiega il fenomeno? Secondo me la schizofrenia nasce dalle mitologie: fiabe, favole, leggende. No che queste di per sé facciano diventare dissociati, ma devono restare confinate nel mondo dei miti e delle superstizioni; se invece le superstizioni diventano racconti da credere come “verità” e magari come verità assolute, allora si sta ricevendo un indottrinamento religioso: si finisce per convincersi, come i creazionisti, che il mondo l’abbia fatto Dio (del quale non c’è mai stata alcuna evidenza empirica) in 6 giorni, più o meno 6.000 anni fa, in un periodo in cui erano già apparse le prime ceramiche lucidate e dipinte, i cani erano già addomesticati e si coltivava ormai da tempo l’orzo, il grano, i piselli, le arachidi, ecc.

I racconti che stanno alla base di tutte le religioni sono ovviamente inventati ma a forza di ripeterli e trasmetterli da genitori a figli, finiscono per essere creduti veri. Più una tradizione è antica e più la gente la prende sul serio, come ad esempio nell’eucaristia che si crede che per opera dello Spirito Santo sia presente Cristo, non simbolicamente, ma in carne e sangue nell’ostia e nel vino consacrati. I racconti mistici si intrecciano con quelli letterari diventando indistinguibili, come nella Divina Commedia, che presenta un mondo ultraterreno suddiviso in Inferno, Purgatorio e Paradiso, popolato da diavoli, angeli e anime dei morti che pagano i debiti maturati in vita. Questi racconti finiscono per alimentare il nostro inconscio collettivo, rendendo indistinguibile i presunti testi sacri dagli altri. Ad esempio i cattolici credono che Maria, la mamma di Gesù, non morì ma fu assunta in cielo con il suo corpo fisico. La Bibbia non ne parla e nessuno (tranne i cattolici) crede a ciò, neppure le altre sette cristiane. La leggenda del suo corpo andato in cielo fu inventata circa sei secoli dopo la morte di Maria. All’inizio era una favola immaginaria, ma col passare dei secoli finì per convertirsi in una tradizione e la gente cominciò a prenderla sul serio soltanto per il fatto che la storiella si era trasmessa lungo varie generazioni. A dar manforte a questa leggenda, sessant’anni fa venne dichiarata “credenza ufficiale della Chiesa Cattolica”: ciò avvenne nel 1950 con Papa Pacelli, alias Pio XII. Ovviamente non va meglio con le altre religioni che hanno altrettanti miti senza evidenza empirica. Ad esempio per i musulmani il luogo chiamato Duomo della Roccia e la Moschea di Al Aqsa a Gerusalemme è, dopo la Mecca e Medina, il terzo sito più sacro dell’Islam, perché lì, essi credono, ebbe luogo l’assunzione del profeta Maometto che volò verso il cielo.

Queste credenze entrano fin da bambini nel nostro inconscio e giocano un ruolo importante nella schizofrenia perché abbiamo imparato a vivere mentalmente e fisicamente in due mondi separati e non comunicanti e siamo diventati a poco a poco paranoici. Accettando i miti si entra nella dissociazione e da lì in poi è una deriva schizofrenica, si accetta tutto. Perciò bisogna essere vigili, come diceva Karl Popper: il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza. Dopo l’11 settembre il mondo occidentale avrebbe dovuto capire che viviamo in tempi in cui le credenze religiose tornano ad attaccare la ragione e la verità scientifica. Tutte e tre le religioni monoteiste sono antiscientifiche e questo è un problema grande come un meteorite perché le radici irrazionali delle religioni alimentano intolleranze che possono arrivare perfino all’omicidio. Come se non bastasse, in questo scontro titanico tra il mondo mitico delle invenzioni surreali e quello logico e razionale scientifico, quest’ultimo risulta perdente su tutti i fronti dato che la scienza riceve solo una minima parte dell’attenzione dedicata ad esempio agli oroscopi, a cominciare dalla sedicente cultura: giornali, settimanali, riviste, libri, radio e televisione.

C’è un solo modo per fuggire da questa enorme ragnatela oscurantista: essere vigili, dare alla Ragione ciò che è della Ragione, liberarsi di coloro che continuano a propinare all’uomo occidentale leggende ammuffite e miti medioevali e sfruttare invece tutte le risorse della tecnologia, della cibernetica, dell’ingegneria genetica. Perché non lo si fa già? A chi fa paura il futuro? Non dovrebbe spaventare di più un ritorno al passato? La verità è che c’è una combriccola bioconservatrice che appena può, mette il bastone tra le ruote per impedire di fare ricerca, e tira il freno a mano auspicando un ritorno a uno statu quo ante. La scienza e la tecnica mettono a nudo l’incompatibilità tra i principi del razionalismo scientifico e la visione provvidenzialistica della realtà che ereditiamo dal giudeo-cristianesimo, e mette in relazione la nascita della civiltà delle macchine ad un superamento del vecchio umanismo di matrice religiosa. La prima rivoluzione industriale (carbone e macchine a vapore) tra il ‘700 e l’800 diede il via alla specializzazione della scienza; il rapido progresso della tecnica modificò i processi produttivi trasformando gli scenari urbani. Gli scienziati compresero l’importanza di dedicarsi allo studio dei problemi tecnici, e così nasce nell’800 l’Ecole Polyitechnique di Parigi, su cui si modellano tutti i Politecnici europei. Un secolo più tardi ci fu la seconda rivoluzione industriale (petrolio ed energia elettrica) e infine la terza rivoluzione industriale, quella in cui stiamo vivendo, che è riferita a tutti i cambiamenti tecnologici e industriali venutisi a creare dalla metà del secolo scorso.

Adesso dobbiamo approntarci per la quarta rivoluzione industriale, quella dell’avvento delle nanotecnologie ed altre tecniche (rigenerazione cellulare, impianti cibernetici sottopelle, mutazioni genetiche controllate); la quarta rivoluzione industriale ci farà convergere verso un futuro postumano: potenziando la longevità, la memoria, l’attenzione, la resistenza allo stress. Tutte cose che i bioconservatori non vogliono. Quando Wojtyla fu ricoverato, lo psicoterapeuta tedesco vicino al vaticano, Manfred Lutz, noto per le sue invettive contro la nascente religione salutista, disse: “Nella malattia, nel dolore, nella vecchiaia, nella morte si può percepire la verità della vita in maniera più chiara”. Ecco, questa frase risponde ad una ben precisa strategia: un attacco di matrice politica all’ideologia progressista, alla tecnosophia, all’umanesimo tecnologico; lo scopo dell’attacco è quello di riportarci nel Medioevo. Credo invece che sia arrivato il momento di non badare più questa cultura di morte, di tenerla alla larga, di mandare a quel paese questa visione del mondo, perché è questa la concezione che ha ritardato il sogno prometeico dell’umanità, l’era della filo-tecnosophia, cioè dell’amore per la saggezza che offre la tecnologia. E i pensieri anacronistici dei bioconservatori mandiamoli assieme ai loro proprietari nel mondo brutale, inumano e malvagio dell’inferno da dove sono venuti.

12 commenti:

Cris ha detto...

Grande articolo!

Atheism is a No-Prophet Organization ~ George Carlin

Ugo Spezza ha detto...

Gran bel articolo. Abbiamo tutti sempre pensato queste cose ma farne una associazione con il modello della schizofrenia è stato geniale. Anche perché è veramente così! La frase "la gente sputa nel piatto dove mangia" può sembrare dura ma è la realtà delle cose. La gente è immersa nell'ipertecnologico ma poi irrazionalmente lo rifiuta appoggiandosi ai mondi immaginari creati dalla religione e dalla superstizione per dare una spiegazione alla vita. Penso che per contrastare questa deriva bisogna divulgare una idea umanista prima e una idea tecnoumanista poi. Io penso di aver dato il mio contributo a ciò scrivendo un corposo articolo sull'argomento:

http://www.futurology.it/religione_scienza_ed_evoluzione/Religione,%20Scienza%20ed%20Evoluzione.htm

ghibly79 ha detto...

Io penso che approcciare la realtà tramite superstizioni e credenze sia un modo di essere intrinseco, e la letteratura (in tutte le forme) in merito più un prodotto che una causa. Sicuramente in passato l'impatto della letteratura era molto maggiore, ma oggi con l'esposizione massiccia alla tecnologia, continuare ad affidarsi alle credenze credo sia più una questione di scelta: è più facile dell'approccio scientifico e quando qualcosa è più facile statisticamente viene scelto da più individui. Tanto poi lo "scudo" della tecnologia diffusa rende possibile la sopravvivenza comunque.
Chi sceglie l'appoccio scientifico non e' influenzato dalla letteratura, che resta affascinante proprio perchè permette di immaginare ed esplorare mondi non strettamente aderenti alla nostra realtà.

P.S.: L'analisi di chi tenta di dare la colpa ad Harry Potter/H2O/cartoni giapponesi è francamente di una superficialità disarmante. "Cartoni giapponesi" in particolare, che indica un mezzo mica un genere; sarebbe come dire "colpa dei libri, che sono popolati da esseri soprannaturali ecc". Anche questo la dice lunga sull'attendibilità di tali assunti ;D

ghibly79 ha detto...

Per il resto: l'approccio folkloristico o semi-scientifico è una questione principalmente di pigrizia, è più comodo e lascia più margine per giustificare nostre mancanze (non sono riuscito per la sfiga/lo specchio rotto/il gatto nero, non per mancanza mia, tutti lo abbiamo pensato in qualche circostanza ;) ). A piccole dosi è un atteggiamento innocue, distensione emotiva, diventa un problema quando è uno stile di vita ma non scomoderei addirittura la schizofrenia. Penso accompagnerà l'uomo ancora per molto tempo.

Sull'ecologia la questione è di misura, di quantità, non di principio: anche l'uomo fa parte della natura e quindi anche la tecnologia da lui prodotta, in linea di principio.
Il discorso da fare è ovviamente quali tecnologie, quanto e quando usarle, per migliorare le condizioni di vita a lungo termine minimizzando le ricadute negative per noi e per il resto della vita sulla terra, ecc ecc ecc tutti discorsi legittimi ed estremamente complessi ma da affrontare con criterio, senza pretendere di risolverli con una contrapposizione netta uomo/natura che secondo me non ha senso ed è sempre conseguenza di quella pigrizia mentale media che accennavo.

David De Biasi ha detto...

Sull'"incompatibilità tra i principi del razionalismo scientifico e la visione provvidenzialistica della realtà che ereditiamo dal giudeo-cristianesimo" avrei qualche dubbio, ad esempio non è un mistero (almeno per studiosi di filosofia) che l'idea di progresso, che la scienza ha assunto come senso e direttiva della propria ricerca, è stata dischiusa proprio dal contesto escatologico cristiano che ha rappresentato una discontinuità nell'idea del cosmo greco immutabile e ciclico. In realtà la differenza (che non esclude a-priori una compatibilità come prova la filosofia di Francesco Bacone e più recentemente la teologia di A. Vaccaro) da cogliere è che mentre per la visione cristiana il futuro è da *attendere* nell'al di là, per la visione progressista il futuro è da *realizzare* nell'al di qua.

Anonimo ha detto...

92 minuti di applausi.
Comunque, la questione è: l'unico motivo realmente valido per cui la religione, o comunque la spiritualità, esiste è la paura della morte. Se e quando arriveremo a togliere questa eventualità (grazie al progresso tecnico), ci sarà la sconfitta definitiva di tale superstizione, o comunque un calo tale da rendere il numero di persone che ancora credono del tutto trascurabile.

Estropico ha detto...

Sai che non sono convinto che la sconfitta della morte porterebbe all'estinzione della religione? Innanzitutto perche' non credo agli scenari utopici di un paradiso terrestre (o digitale) transumanista. La realta' e' sempre piu' complicata di qualsiasi progetto o ideologia. Ma il motivo principale e' che la propensione alla religiosita' potrebbe nascondersi nei geni:

estropico.blogspot.com/2009/02/nati-credenti-come-il-tuo-cervello-crea.html

Ciao,
Fabio

Anonimo ha detto...

Dal tuo discorso non ho capito se non credi alla sconfitta della morte o al fatto che ciò farebbe estinguere la religione... potresti rispiegarti? :)

Estropico ha detto...

La seconda.

Ciao,
Fabio

Estropico ha detto...

La seconda.
Ciao,
Fabio

Anonimo ha detto...

Ok, però allora mi sa che non ho ben capito questa tua frase:

"Innanzitutto perche' non credo agli scenari utopici di un paradiso terrestre (o digitale) transumanista. La realta' e' sempre piu' complicata di qualsiasi progetto o ideologia."

Come si riallaccia al discorso sulla religione?

Estropico ha detto...

Nel senso che la nostra vita in un futuro postumano, per quanto vastamente migliorata, potenziata, etc, sara' pur sempre esposta ad eventi inaspettati e dolorosi. O al rischio che essi si avverino, con relativi dubbi e inquietudini, magari connessi al nostro stesso utilizzo delle tecnologie postumanizzanti del futuro. O a problematiche ad esse inerenti che oggi non riusciamo nemmeno ad immaginare. In situazioni simili, tradizionalmente, la religione ha offerto aiuto e consolazione a innumerevoli generazioni. Sospetto che anche in futuro sara' cosi', almeno per alcuni e soprattutto considerando quanto dicevo in un altro mio commento sulle basi genetiche della tendenza alla religiosita'.

Ciao,
Fabio