30 gennaio 2012

Cosa ci direbbero i fossili umani degli inizi del XXImo secolo?

I nostri antenati preistorici hanno una cosa in comune, almeno a giudicare dai ritrovamenti archeologici: brevi aspettative di vita. A quanto pare non sono mai stati trovati i resti di un ominide che sia vissuto piu' di cinquant'anni. Le aspettative di vita alla nascita sono rimaste intorno ai 30 anni per piu' del 99% dell'esistenza della nostra specie (tenendo conto della mortalita' infantile). Le cose hanno cominciato a cambiare nel XIXmo secolo grazie a:
  1. il diffondersi di tecnologie che oggi diamo completamente per scontate, quali fognature, acqua corrente, etc, che hanno migliorato i livelli di igiene; 
  2. il diffondersi di nuova conoscenza medica;
  3. la cresente disponibilita' di risorse materiali in generale. 
Possiamo aspettarci l'arrivo di nuove tecnologie, nei prossimi anni, che abbiano un impatto altrettanto significativo? Le notizie dai laboratori di ricerca suggeriscono di sì. Oggi, pero', l'aumento delle nostre aspettative di vita non dipende piu' dalle condizioni igieniche. La maggior parte dei decessi del 21mo secolo, almeno nei paesi avanzati, ma sempre piu' anche in quelli emergenti, saranno dovuti alle malattie tipiche della terza eta'. Non e' strano, quindi, che non si investa molto, ma molto di piu' di quanto si faccia oggi nella ricerca di una cura a quel disturbo, l'invecchiamento, che permette a tali malattie di sopraffarci? (se questa mia analisi del ruolo dell'invecchiamento vi lascia perplessi, ponetevi questa semplice domanda: che percentuale della popolazione e' vittima di cancro, malattie cardivascolari, diabete e morbo di Alzheimer, sotto i trent'anni? Questa osservazione e' stata anche espressa matematicamente, vedi la Gompertz-Makeham law of mortality)

Evidentemente non abbiamo capito quale sia il problema reale (l'invecchiamento). O forse l'idea di affrontarlo e sconfiggerlo e' semplicemente troppo per essere rapidamente accettata e metabolizzata dalla societa' nel suo insieme. Ma immagina di poter analizzare, oggi, i fossili umani degli inizi di questo 21mo secolo. Forse, il messaggio che ad ucciderci e' la debolezza (fisica, mentale, del sistema immunitario, etc) della terza eta' sarebbe piu' chiaro. Forse questa realizzazione potrebbe spingerci verso un approccio piu' razionale per il miglioramento della nostra salute - o almeno questa e' l'ipotesi di Colin Farrelly, l'autore dell'articolo di In Search of Enlightenment su cui si basa, in parte, questo post.

Hat-tip al sempre interessante FightAging! che mi ha portato all'articolo di cui sopra.

Immagine: Lucy, by kevinzim

2 commenti:

ClaudioLXXXI ha detto...

Gli argomenti sono interessanti e mi iscrivo alla mailing list, voglio capire meglio cosa sostiene questo transumanesimo.

Però scusa, una domanda semplice, senza alcuna polemica.
Se Dante scrive nel 1300 "nel mezzo del cammin di nostra vita" quando lui aveva 35 anni, questa non dovrebbe dedurre una testimonianza storica del fatto che la durata media della vita umana fosse sui 70 anni?

PS rileggendo meglio, vedo che tra parentesi hai specificato che la media di 30 anni è abbassata dalla mortalità infantile. Ah ecco.

Estropico ha detto...

Si, quella di includere la mortalita' infantile e' un errore molto diffuso, anche fra transumanisti quando si lasciano prendere dall'entusiasmo nel descrivere i progressi nell'allungamento delle aspettative di vita - ed e' un errore che trovo particolarmente irritante e che per questo cerco di evitare...

Ciao e benvenuto,
Fabio