30 novembre 2011

Tecnosophia e la carne artificiale, di Walter Mendizza


Qualche mese fa un team di ricercatori olandesi annunciò la possibilità di produrre carne in laboratorio proveniente da cellule staminali animali entro il 2012. Naturalmente, non mancarono le voci allarmate e coloro che dissero che ci aspetta un futuro mostruoso. I bioluddisti sono sempre in agguato. Cercherò invece di dimostrare che se davvero si riuscisse a produrre la carne in laboratorio si tratterebbe forse di una delle più grandi opportunità non solo per l’umanità ma per l’intero pianeta e per la biodiversità stessa.

La prima cosa che viene in mente alla prospettiva di nutrirsi un giorno con bistecche e salsicce create artificialmente è che si tratta di una rivoluzione straordinaria in quanto come minimo ci si aspetta la fine delle torture sugli animali ma anche un contributo efficace contro fame nel mondo e inquinamento. E’ vero che dagli esperimenti attuali la carne appare ancora esangue, cerea, smunta e di consistenza friabile. Non viene certo voglia di mangiarla: il colore biancastro è dovuto all’assenza di sangue e alla scarsità di mioglobina, la proteina che contiene il ferro. In ogni caso, le regole attuali impediscono a chiunque di consumare tessuti cresciuti in laboratorio che siano stati nutriti con prodotti animali (in questo caso il siero di cavallo) perciò finora nessuno l’ha assaggiata e quindi non sappiamo nulla per quel che riguarda il sapore. Sappiamo invece qualcosa a riguardo del prezzo: a quanto sembra il primo hamburger sarà piuttosto caro, intorno ai 250 mila euro, però è anche vero che nella nostra società industriale, il prezzo non è mai un problema dato che le cifre che adesso appaiono esorbitanti diventeranno sempre più abbordabili a mano a mano che si svilupperà il processo produttivo di massa.

Naturalmente a questo mio entusiasmo si è subito contrapposto lo scontento dei neoluddisti. Tra i primi a levare gli scudi contro la carne artificiale troviamo in prima fila la Coldiretti, che ha scagliato la solita statistica fatta da balordi scriteriati per i sempliciotti inesperti e sprovveduti: “tre italiani su quattro (73%) sono preoccupati dall’applicazione di nuove tecnologie ai prodotti alimentari che hanno portato per ultimo alla produzione di carne artificiale in laboratorio”. Ormai tutti sappiamo che da come è impostata la domanda si possono ottenere risposte assai diverse. Chi non ricorda le percentuali totalmente dissimili che si ottenevano quando si chiedeva alla gente di un campione rappresentativo della popolazione americana quanti erano a favore della guerra (in Vietnam) rispetto alla domanda riformulata di quanti erano favorevoli a mandare i loro figli in guerra…

I bioluddisti più scaltri, invece, evitano di entrare in una discussione di carattere etico, e preferiscono parlare dei reali valori nutrizionali, ad esempio di contenuto di proteine e ferro. Ai dati tecnici non mancano di aggiungere in modo sapiente qualche aggettivo che penetra nell’immaginario collettivo: ad esempio l’hanno battezzata “bistecca Frankenstein”. Geniale. Un modo per inculcare la paura a livello subconscio. Tuttavia al di là delle guerre ideologiche c’è un fatto che taglia, come si suol dire, la testa al toro, mi riferisco alla previsione che per il 2050 ci sarà un raddoppio nel consumo di carne, con un costo in forte crescita per l’alimentazione animale. E’ fin troppo ovvio che se in meno di 40 anni il consumo di carne dovesse per davvero raddoppiare la produzione industriale della carne artificiale sarà inarrestabile, perché non c’è sufficiente terra per nutrire una popolazione carnivora. Per produrre mangimi per gli animali d’allevamento si stima venga utilizzata una superficie grande parecchie volte l’Europa. Il bisogno di foraggio degli animali d’allevamento incoraggia le monoculture e l’uso indiscriminato di fertilizzanti e pesticidi. D’altro canto le monoculture predispongono il terreno alla desertificazione senza contare che sono un pericolo per la biodiversità.

Un ettaro di terreno può produrre in un anno due tonnellate e mezzo di proteine vegetali oppure due quintali di proteine animali. La quantità di alberi salvati ogni anno da un individuo vegetariano sono quelli che crescono su un terreno di 4.000 mq di foresta. Ci vorrebbe una Pubblicità Progresso che informasse i ragazzi che quando entrano in un fast food ogni hamburger che mangiano equivale a 6 metri quadrati di alberi abbattuti e a 75 chili di gas, che i cereali necessari per produrre un solo hamburger basterebbero a sfamare 40 bambini senegalesi per un giorno. Bisognerebbe avvertire agli ambientalisti della domenica che hanno levato gli scudi contro la bistecca artificiale che ogni bovino ingurgita 400 kg di vegetazione al mese e che dopo 4 o 5 anni, il suolo calpestato e divorato da milioni di bovini ed esposto a sole, piogge e vento, diventa sterile e i ruminanti si devono poi spostare per trangugiare altri ettari di foresta. I principali paesi colpiti dalla deforestazione sono quelli in cui si allevano più bovini a scopo alimentare e a causa della distruzione delle foreste pluviali centinaia di specie animali si estinguono ogni anno.

Può essere utile anche ricordare che vegani e vegetariani sono estremamente consapevoli dei danni provocati dalla carne e hanno la profonda convinzione di non volerne mangiare di nessun tipo e a nessuna condizione. Queste persone aiutano il pianeta mille volte più di quanto credono di fare molti veteroambientalisti del pensiero unico. Tuttavia riconvertire miliardi di persone ad una dieta vegetariana è pressoché impossibile. Perciò ritengo che sia un’ottima cosa che venga creata una ampia disponibilità di proteine animali senza tutte le inefficienze dell’allevamento animale, sperando che la tecnologia si porti allo stesso livello della “carne naturale” per poi magari superarne la qualità, cosicché alla fine si mangerà la carne proveniente dalla macellazione degli animali solo occasionalmente come curiosità, come andare in una antica trattoria per bere vino prodotto con le tecniche degli antichi romani o mangiare bacche selvatiche in un bosco invece della frutta iperselezionata, modificata e in stato più o meno ideale di conservazione e maturazione che troviamo dall’ortolano.

Certamente molti problemi si risolverebbero se si incominciasse a prendere in considerazione quello della sovrappopolazione, ma anche qui è estremamente difficile affrontare la questione. Il controllo demografico si scontra con problemi di dominazione culturale giacché in realtà nessuna nazione lo vuole perché chi prolifica indiscriminatamente vedrà la sua discendenza genetica diventare inevitabilmente dominante con il semplice passare del tempo e una politica anti-demografica sarebbe semplicemente una forma di suicidio collettivo per le società o classi che lo pratichino a favore di altre. Nel 1950, quando vi erano sul pianeta solo due miliardi e mezzo di persone, la gente mangiava carne come e più di oggi eppure tutti i problemi elencati non sussistevano. D’altra parte per molte persone una alimentazione forzata di verdure le farebbe diventare cerei e smunti perché più vicini nell’evoluzione agli esseri che si sono sviluppati da cacciatori e che amano sfamarsi con la carne. Obbligarli a mangiar verdure appare una forzatura del loro stile di vita e vi sarebbe senza dubbio un incremento esponenziale dei casi di depressione e delle malattie mentali in quanto alla depressione fisica seguirebbe quella psichica.

La conclusione tecnosofica di tutto questo discorso è che se c’è qualcosa che ci salverà non può che essere ancora una volta la tecnologia: la produzione di nuovi alimenti Ogm e la produzione di carne artificiale. Purtroppo entrambe queste produzioni sono avversate da ambientalisti decerebrati che non si rendono conto che chi si oppone a questo progresso sono lupi travestiti da agnelli: chiedono che il cibo sia “naturale” ma in realtà quello che vogliono è che non ci sia cibo per tutti e di conseguenza alimentano la guerra e la distruzione del pianeta.

Originariamente pubblicato sul sito dell'associazione Tecnosophia

Immagine:  Fiorentina uno, by Frabuleuse

29 novembre 2011

Problemi con Internet Explorer

Mi e' stato segnalato che, con Internet Explorer, non appaiono alcuni post del blog. O meglio, scorrendo in basso sulla homepage si trovano i post degli ultimi tre-quattro giorni e per poi saltare a quelli di ottobre. Non posso farci nulla, che io sappia, quindi aspetto che Blogger/Google risolva il problema. Nel frattempo ci sono altri browers (con Firefox il problema non appare), o potete trovare gli altri post di novembre nell'archivio (sulla colonna di destra).

Migliorare Homo Sapiens: potenziamento umano, uomini bionici, cyborg e futuri postumani


Segnalo 'Making people better', uno speciale del sito americano Studio 360 che tocca molti dei nostri temi. Ecco i titoli dei vari podcast, ben tre dei quali sono con due nostre vecchie conoscenze Gregory Stock e Natasha Vita-More (qui e qui,rispettivamente, i post del blog in cui si parla di loro):

Greg Stock: Redesigning Humans
Making Memories with a Microchip
Becoming the Bionic Man
Greg Stock: Humans 2.0
The Posthuman Future - Natasha Vita-More
They’re Made Out of MeatNeil Harbisson, Cyborg

28 novembre 2011

Glucosamina, Condroidina e Omega3

Il corpo umano è spesso definito come una "macchina meravigliosa". Certamente esso ha caratteristiche uniche, in primis l'essere onnivori ci ha favorito molto nella scala evolutiva e aver acquisito la stazione eretta è stato vantaggioso per lo sviluppo successivo di facoltà mentali avanzate derivate dall'uso intensivo delle mani che poi hanno portato allo sviluppo di utensili tecnologici. Però proprio la stazione eretta è definita "innaturale" dagli zoologi, di fatto il peso del corpo, prima bilanciato dalla coda (ora involuta nel coccige) e appoggiato su quattro arti, si ritrova ora tutto a gravare sulla base della colonna vertebrale. Da qui le patologie del mal di schiena: artrosi, schiacciamenti vertebrali ecc. che tanto affliggono la nostra specie e che sono invece del tutto assenti nelle nostre cugine scimmie. A ciò si aggiungono delle artiti alle ginocchia o alle anche, e consumo delle cartilagini. Patologie quasi sempre controllate con l'uso smodato di antiinfiammatori dai pesanti effetti collaterali e peraltro affatto risolutivi, se non in via temporanea, della patologia. La ricerca ha messo a punto di recente nuove molecole in grado di ricostruire le cartilagini che vanno ad essere usurate già dopo i 40 anni, in particolare a chi ha fatto attività sportiva da giovane. In un individuo sano la cartilagine opera come ammortizzatore e consente un movimento morbido e regolare. Per eseguire il suo compito impiega il liquido sinoviale (una sostanza oleosa prodotta dalla membrana sinoviale), che viene assorbito e rilasciato dalla cartilagine (proprio come una spugna) durante il suo funzionamento. Durante la sua vita la cartilagine si usura e l'organismo la ripara. In condizioni normali c'è equilibrio fra danno e riparazione, in condizioni patologiche il danno e i prodotti di rifiuto descritti nell'articolo sull'artrosi prevalgono, facendo degenerare il sistema. Si parla di artrosi secondaria quando è conseguente a lesioni traumatiche più o meno ripetute (come negli atleti) e di artrosi primaria quando sostanzialmente è dovuta all'invecchiamento.

La glucosamina è una molecola naturalmente presente nell'organismo umano, particolarmente utile alla sintesi di proteine e lipidi glicosilati. Presente in natura nel polisaccaride chitosano e nella chitina, si ritrova in elevate quantità nel guscio dei crostacei e nelle pareti cellulari dei funghi che rappresentano al contempo una delle principali fonti di estrazione per la produzione commerciale.

La condroitina invece è un glicosamminoglicano  utile alla sintesi di macromolecole note come proteoglicani necessarie al mantenimento del corretta organizzazione tessutale.

La loro importanza in termini biologici si deve al ruolo centrale nella strutturazione dei vari tessuti connettivi, ed in particolare della cartilagine, nella quale :
  • la glucosamina, principale precursore dei glicosamminoglicani, è in grado di prevenirne la degenerazione che inevitabilmente si accompagna all'avanzamento dell'età, dovuta al fisiologico declino della sintesi di questa molecola.
  •  la condroitina consente, grazie alle sue buone proprietà igroscopiche, di mantenere elevate le capacità resistive alla compressione;
  • Oli di pesce Omega 3: Un gruppo di eicosanoidi chiamati leucotrieni sono considerati i responsabili dei dolori ed infiammazione caratteristici dell'artrite reumatoide. E sembra che gli Omega-3 riescano a modificare la composizione chimica del leucotrieni facendo diminuire l'infiammazione. 
E' facile comprendere quindi come queste molecole siano entrate ormai da più  di un decennio nella normale pratica integrativa e preventiva, venendo utilizzate frequentemente come rimedio a patologie articolari gravi anche a carattere degenerativo come l'osteoartrite.

L'efficacia biologica della glucosamina e della condroitina si traduce per pazienti affetti da osteoartrite in un sensibile miglioramento della sintomatologia lamentata, caratterizzata da graduale degenerazione delle cartilagini articolari, alterazioni strutturali del capo osseo articolare, blocco articolare e dolore intenso. L'integrazione orale con glucosamina e condroitina sottoforma di solfati, si è rivelata particolarmente efficace come strategia preventiva e curativa, grazie alle proprietà farmacocinetiche di queste due molecole in grado di garantire, seppur con livelli di biodisponibilità non eccellenti, un assorbimento intestinale ed una successiva distribuzione prevalentemente al livello articolare.

Gli studi presenti in letteratura, seppur naturalmente contraddistinti da inevitabili perplessità e incomprensibili contraddizioni, sostengono l'efficacia di queste due molecole nella salvaguardia della salute articolare, dimostrando ad esempio come possano :
  • Provvedere ad un miglioramento della salute articolare, in donne obese sottoposte ad esercizio fisico, riducendo sensibilmente anche il dolore procurato
  • Modulare alcune caratteristiche epigenitiche, influenzando la sintesi locale (condrocita) di citochine infiammatorie probabilmente coinvolte nella genesi dell'osteoartrite;
  • Preservare la funzionalità articolare in corso di patologie croniche e degenerative;
  • Ritardare la progressione dell'osteoartrite del ginocchio nella stragrande maggioranza dei pazienti trattati grazie a somministrazione continuata per periodi prolungati.
L'effetto della controidina però, secondo recenti studi, sembra essere stato sopravvalutato, quindi nelle preparazioni più recenti  si tende a sostituirla con olio di pesce con Omega 3. Questo fattore aggiuntivo sembra aggiungere alla glucosamina la potenzialità di migliorare l'effetto ricostruttivo di questa molecola sulle cartilagini favorendone la rigenerazione. La dose di Glucosamina varia dai 500 ai 1500 mg al giorno, a seconda del tipo di integratore e la somministrazione, affinche abbia effetti positivi, deve essere portata avanti almeno per due mesi.


La buona notizia è che la glucosamina (così come anche gli Omega3) sono molto ben tollerati dall'organismo non presentando tossicità alcuna. Gli effetti collaterali si limitano a blandi disturbi intestinali. Prima di assumere un integratore siffatto è tuttavia indispensabile consultare il medico.

27 novembre 2011

The Sagan Series: Il dono di Apollo

Con “The Gift of Apollo”, dedicato all'impatto sociale della missione Apollo, Estropico continua la pubblicazione delle traduzioni di “The Sagan Series”.


Buona visione!



Inventori, a Toronto!

Hai una "invenzione nel cassetto"? Allora hai un appuntamento a Toronto, l'estate prossima: Futurists Beta Launch 2012.

26 novembre 2011

Esperimenti che promettono un allungamento della vita - Cynthia Kenyon a TED Talks



Da queste parti seguiamo con particolare interesse l'approccio longevista della SENS Foundation (la cura dell'invecchiamento consiste nel rimediare i danni da esso causato con il passare del tempo). Il motivo per cui ci piace quell'approccio e' che mira nientemeno che alla completa sconfitta dell'invecchiamento, tramite periodicamente ripetuti interventi. Ma quella di Aubrey de Grey non e' l'unica scuola di pensiero nel settore. Cynthia Kenyon e' uno degli alfieri di un altro approccio, meno ambizioso (un rallentamento dell'invecchiamento, invece della sua totale sconfitta), ma forse piu' facilmente realizzabile: quello che studia l'impatto dei geni sull'invecchiamento e che mira a rallentarne i processi. Nell'ottimo video qui sopra (con sottotitoli in italiano) ci aggiorna sullo stato dell'arte corrente.

25 novembre 2011

Nanorobot nel sangue

Lampo nanotech: il "nostro" Ugo Spezza ha pubblicato un articolo sulle applicazioni mediche delle nanotecnologie avanzate, su FuturoProssimo.it.

Se questa vita non basta più.

Un anonimo lettore firmatosi "GNR" (in onore di genetica, nanotecnologie e robotica ) mi ha inviato, e io piu' che volentieri pubblico, una "breve riflessione su un'esistenza intrinsecamente imperfetta e sulle promesse del futuro per cambiare lo stato attuale delle cose grazie alla tecnologia."

Che senso ha vivere la vita così come è oggi? Ha ragione Schopenhauer quando dice che è un pendolo oscillante tra dolore e noia, con fugaci intervalli di felicità? Fondamentalmente sì.

Intendiamoci, la vita ha i suoi momenti. E' meravigliosa in talune circostanze, ma proprio perché queste non sono abbastanza come numero, o non lo sono abbastanza in intensità, urge fare qualcosa per cambiare drasticamente la situazione.

L'esistenza è "sbagliata" così com'è: siamo venuti fuori da un vorticoso processo in cui fisica, chimica e biologia hanno al fine dato origine alla nostra bella macchina pensante ed autocosciente, il cervello, ma non è che il possederlo ci abbia dato grandi felicità.

Non possiamo certo dedicare la nostra vita completamente al piacere o a cose dilettevoli, no, la nostra debole e fragile natura biologica ci impone di procacciarci il cibo (oggi è diventato andare a lavoro) e puntare, in primis, miseramente alla sopravvivenza. Solo dopo si potrà spendere del tempo, poco in verità, in ciò che realmente ci fa stare bene.

C'è di più. La consapevolezza del sè ci ha anche permesso di fare una considerazione poco simpatica, e cioé che moriremo. Detta così, a qualcuno può sembrare poca roba, ma pensiamoci bene: morire significa che cesseremo di avere qualunque rapporto e relazione non solo con le persone e i nostri cari, ma con l'intera esistenza, con la Natura. O si crede nel trascendente (e personalmente, ho smesso da tempo di farlo), oppure ci si rassegna all'oblio.

Dunque, tiriamo un attimo le somme: per la nostra intrinseca natura, ci tocca vivere una vita in cui lo scopo principale è sopravvivere, il ché comporta una miriade di tempo perso in attività che non ci apportano nessun tipo di piacere; non solo, ma ci tocca pure terminarla questa vita, e anche piuttosto brevemente, neanche una decina di decenni. Dei quali davvero pochi trascorrono con il nostro involucro, il corpo, in condizioni eccellenti, poiché via via esso si deteriora fino ad essere un'insulsa accozzaglia di tessuti vecchi e stanchi.

Detta così, sarebbe stato meglio non essere nati.

Ma visto che nati lo siamo, e che certamente non si torna indietro, c'è bisogno di una risposta concreta a questa esistenza sbagliata.

Ribadisco che io lascio perdere la religione o la spiritualità in generale: chi crede in quelle cose, vi faccia pure affidamento.

Personalmente, come molti credo, ho bisogno di risposte pratiche, che possono derivarci solo e soltanto da noi stessi, intesi come uomo, come razza umana.

Viviamo un momento cruciale della Storia; anche se alcuni non sono d'accordo, ci sono delle buone possibilità che questo sia il secolo della svolta. Siamo infatti la prima generazione (io ho 22 anni, ma parlo anche ai più anziani, che potranno usufruire dei cosiddetti "ponti", per citare Kurzweil) che può vedere una luce in fondo a questo tunnel desolante che è l'esistenza così com'è strutturata adesso. Che hanno l'opportunità di evitare la Fine, cosa impensabile per gli uomini del passato anche recente, i quali potevano solo e soltanto fare buon viso a cattivo gioco e rintanarsi nell'idea di Dio, di Paradiso, di vita ultraterrena, di sopravvivenza dell'anima ecc..

Noi le risposte le abbiamo qui, sono tangibili, potrebbe non mancare molto.

Inoltre, un'esistenza di quel tipo risolverebbe anche il secondo problema (il primo, è quasi inutile ripeterlo, è appunto quello della fine della vita in sè): il fatto che attualmente non possiamo dedicare ogni singolo istante della nostra esistenza a qualcosa che ci procuri beatitudine e godimento. E' proprio così che dovrebbe essere, dovremmo poter essere come degli dei, avere il totale controllo sul destino della nostra vita e sul mondo che ci circonda, poterlo plasmare, poter strutturare il nostro Universo e ciò che contiene a nostro piacimento; esattamente come se fossimo noi Dio.

Col mind-uploading, questo potrebbe diventare realtà, la vita stessa potrebbe trasformarsi in una situazione edonistica senza fine, dove semplicemente si può decidere che qualcosa (di bello) accada, ed essa accade. Detto altrimenti, un Paradiso, un mondo perfetto.

Può esserci la questione che individui diversi potrebbero avere idee diverse su come sia un mondo perfetto. Ok, no problem: coloro che hanno una visione simile e ben precisa di cosa sia un mondo perfetto si faranno uploadare separatamente in un "proprio" universo, anche se la qual cosa volesse dire, in estremo, l'upload di un unico individuo in un singolo universo.

Perché la felicità deve essere lo scopo; non è una visione semplicistica, non ci si deve far contagiare dal pensiero che la vita è anche dolore e dovere, tale visione è distorta, soltanto il piacere e la felicità possono costituire un obiettivo, e il fatto che ciascuno di noi possa dare risposte diverse è, come detto poco sopra, facilmente arginabile.

La vita così com'è oggi non basta più, è dannatamente così peggiore di come realmente potrebbe/dovrebbe essere che è un imperativo usare tutti i nostri sforzi affinché la tecnologia ci regali il Paradiso.

GNR

E se vi e' piaciuto questo articolo, non potete assolutamente perdervi Immortalità: ultima frontiera della libertà, di David Nicholas, su Estropico.org.

24 novembre 2011

Tecnottimismo, tecnopessimismo, il guerriero che creò l'aikido e le isole di demoni, di S.D.



Noi tutti conosciamo bene l' efficace formula “Complesso di Frankenstein”, che ha il potere di sintetizzare ed esprimere con forza, l'irrazionale sfiducia dell'uomo (non tutti, per fortuna) nelle novità che la ricerca tecnico-scientifica propone. Ma questa paura è motivata? Io direi che se mettiamo in fila tutti i progressi compiuti dall'uomo, dalla scoperta del fuoco in poi e valutiamo complessivamente in quali condizioni eravamo prima ed in quali siamo adesso, le cose non sono che migliorate in termini di salute, durata della vita, sicurezza, istruzione, svago, etc. Eppure le novità della ricerca, invece di essere unanimemente salutate come nuovi step nel miglioramento della vita umana, sono sovente vissute con paura e diffidenza.

Tale tendenza, oltre ad essere irrazionale ed irriconoscente verso coloro i quali creano questo futuro migliore (ignorati, quando non avversati, da folle troppo impegnate ad osannare sino al fanatismo, star dei media che in alcun modo contribuiscono al benessere della collettività, come ben espresso in un recente articolo di questo blog) mette in scena situazioni schizofreniche nelle quali mentre si assiste alla corsa verso il futuro operata dalla tecnologia, si tenta disperatamente di aggrapparsi a restaurazioni e glorificazioni del passato, tanto impossibili quanto illetterate. Restaurazioni, queste, che anelano a passati idealizzati e mai esistiti, sbrigativamente adattati ad isterica valvola di sfogo di paure poco ragionevoli.

Un caso emblematico (e su larga scala) di ciò di cui si tratta, lo offre il Giappone della Restaurazione Meiji, avvenuta tra il 1866 ed il 1869. A quel tempo il Giappone era isolato commercialmente dal resto del mondo da circa 300 anni. Il governo degli USA decise unilateralmente che questo stato di cose fosse un male per gli interessi americani e per il Giappone stesso e decise che l'Impero del Sol Levante dovesse aprirsi all'industrializzazione ed al libero mercato. Per perseguire questo disegno inviò una flotta intimidatoria nelle acque giapponesi al comando del Commodoro Perry per “convincere” il Giappone a siglare un accordo (imposto) che lo avrebbe cambiato radicalmente. Dal suo status di paese agricolo fuori dal mondo e dal tempo, l'impero del Sol Levante veniva catapultato in piena rivoluzione industriale.

Lo shock culturale fu forte per una popolazione abituata a riti millenari. Giustamente c'era bisogno di una elaborazione culturale collettiva per assorbire tali cambiamenti. Purtroppo si decise di portarla avanti nel modo peggiore. Il colossale sforzo di industrializzazione nipponico veniva fatto correre parallelamente ad una restaurazione di un preteso passato glorioso del Giappone, totalmente travisato ed idealizzato. Nascevano così un regime imperiale ed un culto di stato che erano manifestamente posticci e si cercava di dare forza a questo finto ritorno dal passato con una violenta epurazione di tutto ciò che non era “tradizionale”. I monaci buddisti furono duramente perseguitati perchè solo la religione tradizionale dello Shintoismo potesse avere campo libero, anzi la si trasformò in una religione di stato e, per non farsi mancare nulla, si innalzò l'imperatore al rango di Kami, una divinità, ruolo che non aveva mai avuto. Chi conosce la storia del Nazismo e del Fascismo noterà come tali ostentati richiami alla purezza di un passato fasullo, sono comuni tra tali tristi periodi, tutti seguiti alla rivoluzione industriale. Un delirio collettivo di queste proporzioni non poteva non creare grossi problemi, infatti questo Giappone fanatico ed il suo imperatore divino diedero vita ad un feroce imperialismo che sfociò in sanguinose guerre coi paesi asiatici vicini, costellate di episodi lugubri ed esecrabili.

Ma anche in questo fosco scenario di restaurazione, non mancava chi si sottraeva all'allucinazione di massa ed anzi la denunciava. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu proposto al famoso maestro di arti marziali e fondatore dell'aikido, Morihei Ueshiba il grande onore di diventare istruttore di tutto l'esercito nipponico. Egli clamorosamente rifiutò, con la motivazione che, se avesse vinto la guerra, il Giappone si sarebbe trasformato in un'isola di demoni.

La storia citata è un caso di “fuga nel passato” di massa di fronte al futuro che arriva; più spesso tale sentimento striscia soltanto nella società senza avere la massa critica per determinare reali mutamenti, ma in ogni caso la domanda è sempre la stessa: perché temere invece di sperare?
Se, come abbiamo visto, ci sono molte più ragioni per essere tecnottimisti, che tecnopessimisti (se un uomo di oggi potesse sperimentare le scomodità, le sgradevolezze ed i pericoli di una qualunque epoca del passato, tornerebbe nel presente a gambe levate!) perché in alcuni il pessimismo prevale sull'ottimismo?

E' il caso di chiederlo ad una delle più grandi autorità viventi sul rapporto ottimismo-pessimismo: lo psicologo M.Seligman.

I suoi interessanti testi possono essere sintetizzati come un'analisi di tutte le obbiezioni che vengono mosse alla felicità individuale, operata la quale l'autore passa alla loro sistematica ed implacabile confutazione.

Tutti aspiriamo alla felicità... la costituzione USA addirittura la cita e ne considera la ricerca un diritto inalienabile. Eppure, sostiene Seligman, nella nostra cultura c'è una sorta di ancestrale pregiudizio contro la felicità. Noi diciamo: "essere felici è bello, ma..." quel ma è seguito da tutta una serie di argomenti che sembrano molto sensati, ma che passati sotto il tritacarne di Seligman (e sopratutto sotto una lunghissima serie di studi scientifici puntigliosamente citati) si rivelano scialbi ed errati.

Qualche esempio:

essere ottimisti e felici è bello, ma..

1) è pericoloso: se sono ottimista e felice sarò appagato, non mi darò da fare e non avrò la spinta a realizzare progetti.
Falso: gli ottimisti sono più produttivi, più abili negli affari, hanno posti di lavoro migliori ed hanno più successo nella vita affettiva.

2) non è etico: ci si concentra sul proprio benessere e si è ciechi alla sofferenza degli altri.
Falso: gli ottimisti sono più propensi a condividere ed aiutare dei pessimisti.

3) non è possibile: se sei pessimista non puoi cambiare la tua natura.
Falso: cambiare in modo duraturo è facile e le esperienze più negative dell'infanzia (con buona pace dei freudiani) non è vero che ci marchino a vita, anzi sono pressoché ininfluenti.

Inutile dire che la lettura di questi libri trasmette un ottimismo straordinario.

Ecco, Seligman non c'entra niente col transumanesimo, però quel fantasma di cui parla lo psicologo, quel pervicace quanto infondato pregiudizio contro la felicità è uno dei grandi motori di suggestioni dei detrattori del transumanesimo e più in generale del progresso tecnico-scientifico... il principio attivo di tutte le lagne anti-longevità, anti-miglioramento, anti-upgrade e così via... insomma stare meglio è bello, ma... (ma niente).

Link permanente, su Estropico.org

23 novembre 2011

Un evento online sull'Intellligenza Artificiale

Segnalazione lampo: Sistemi artificiali “intelligenti”: gli obiettivi raggiunti e le prospettive di domani, questa sera dalle ore 20:50 alle 21:50, su OilProject.org.

Documentario: The Methuselah Generation: The Science of Living Forever


Sono stato contattanto da David Alvarado (direttore del progetto), che mi ha parlato di questo documentario che sta cercando di girare e di cui ero all'oscuro. Il tema centrale è l'Estensione della Vita, un tema caro a tutti i lettori di questo blog, e si ispira direttamente (come si può vedere dalla pagina su kickstarter) a Ending Aging di Aubrey De Grey [qui due capitoli in italiano - NdR] ed a Transcend di Ray Kurzweil.

L'aiuto che possiamo dare per rendere questo documentario realtà è tramite donazioni (sulla pagina kickstarter) o anche tramite voto in un sondaggio (qui il link su facebook) che porterebbe via esattamente 10 secondi.

Benchè non è certa la qualità del film e benchè sarà probabilmente solo in lingua inglese, poco tempo su una pagina facebook vale sicuramente un film che tratta un tempo "infinito".

Bruno Lenzi - LIFEXT Forum

22 novembre 2011

Un interruttore di luce per i neuroni

Controllare selettivamente l'attività dei neuroni nel cervello semplicemente illuminandoli con luce di una certa lunghezza d'onda.E' proprio questo ciò che sono in grado di fare ricercatori come Ed Boyden, professore di neuroscienze all'MIT, grazie alla tecnica chiamata "optogenetica". Il video che vi propongo in questo post è una conferenza TED in cui il neuroscienziato americano illustra il suo pionieristico lavoro.

Ed Boyden, fisico ed ingegnere di formazione, è professore presso il dipartimento di bioingegneria dell'MIT e ricercatore presso il "McGovern Institute for Brain Research" sempre all'MIT ed è riconosciuto, insieme a Karl Deisseroth dell'università di Stanford, come uno dei "padri fondatori" dell'optogenetica.

Questa tecnologia si basa su una proteina del gruppo delle "opsine" chiamata "canalrodopsina-2", questa molecola, che si trova come fotorecettore nelle alghe verdi, si comporta da canale ionico fotoattivabile: quando della luce viene assorbita dalla proteina questa cambia la sua conformazione permettendo un passaggio di ioni attraverso la membrana cellulare sulla quale si trova. Tutto ciò provoca un cambiamento del potenziale elettrico tra i due lati della membrana e questo può dare il via alla partenza di un impulso nervoso (è questo il meccanismo che consente all'alga di "sentire" la luce tramite la canalrodopsina).

La tecnica ideata da Boyden e Deisseroth consiste nell'inserire nel codice genetico dei neuroni dei topi soggetti dei loro esperimenti il gene dell'alga verde che codifica per la produzione della canalrodopsina-2. Questo è possibile usando un metodo analogo a quello su cui si basa la così detta "terapia genica", cioè infettando i neuroni con virus ingegnerizzati in modo da inserire i nuovi geni all'interno del DNA delle cellule.
Una volta che i neuroni esprimono sulla loro membrana le proteine fotosensibili è sufficiente illuminarli tramite una fibra ottica impiantata nel cranio delle cavie per inibire o stimolare la partenza di impulsi nervosi dai singoli neuroni.

Questo metodo, che fin dalla sua invenzione, nel 2005, è stato largamente adottato dai neuroscienziati come strumento di ricerca, presenta anche vastissime potenzialità terapeutiche. Grazie al livello di controllo del cervello senza precedenti raggiungibile grazie all'optogenomica, proprio Ed Boyden è stato in grado di curare dei topi affetti dall'analogo murino del disturbo post traumatico da stress e certe forme di cecità. Nel campo delle neuroprotesi questa tecnologia ha realmente grandi prospettive.

Per quanto riguarda le applicazioni, molto interessante è anche la brevissima sessione finale di domande e risposte, in cui vengono chiaramente sottolineate le enormi implicazioni di una tecnica di manipolazione dei neuroni come quella messa a punto da Boyden.Questa, infatti, mette a portata di mano l'indispensabile verifica sperimentale dei modelli quantitativi della funzione cerebrale prodotti dalle neuroscienze teoriche e computazionali (di cui abbiamo parlato in un recente post). Inoltre, poter attivare selettivamente i neuroni con la luce, non solo permetterà capire meglio in codice neurale (cioè il modo in cui l'attività dei neuroni codifica pensieri emozioni ecc...), ma potrebbe anche portare alla realizzazione di veri e propri "co-processori neurali" in grado di "uploadare" o "downloadare" contenuti mentali direttamente nei cervelli.

Tutto questo era fantascienza fino a pochi anni fa’, ma oggi, con i passi da gigante che le neuroscienze stanno compiendo, comincia a divenire realtà. Come si era già detto in un post precedente, citando proprio il professor Boyden: "stiamo entrando in un rinascimento neurotecnologico nel quale gli strumenti a disposizione per comprendere e reingegerizzare il cervello e le sue funzioni si stanno espandendo sia in ampiezza che in profondità ad una velocità senza precedenti".

Con questo non mi resta che lasciare la parola a Boyden.

Buona visione!



Crosspostato da SF - Scienza di Frontiera

21 novembre 2011

Sconfiggere l'invecchiamento - La prossima sfida per la scienza

Come fa notare Hugo Aguilaniu, biologo molecolare del CNRS (Centre national de la recherche scientifique) all'Ecole normale supérieure di Lione, in un articolo recentemente apparso sul quotidiano "Le Monde" siamo di fronte ad un vero e proprio "tsunami scientifico": ogni mese vengono pubblicati più di 1000 articoli scientifici sulla biologia dell'invecchiamento o sulla "biotecnologia della longevità". Nell'articolo apparso qualche giorno fa sul giornale francese il professor Aguilaniu afferma: "nel prossimo decennio, una molecola in grado di aumentare la durata della vita umana potrebbe essere messa in commercio" , "all'Ecole normale supérieure di Lione" - continua il ricercatore - "riusciamo a far vivere per ben trecento giorni un verme che, normalmente, sopravvivrebbe solo per diciannove. Tutto questo modificando solo 3 coppie di basi nel suo genoma".

Nel giro di una settimana, nei primi giorni di questo mese, sono stati pubblicati tre diversi risultati scientifici ciascuno dei quali segna una vera svolta nella lotta contro l'invecchiamento.

Il primo di questi studi, i cui autori sono un gruppo di ricercatori francesi dell'istituto di genomica funzionale di Montpellier, ha mostrato come cellule prelevate da pazienti ultranovantenni possano essere "ringiovanite", eliminando alcuni tipi di danni cellulari, per riportarle allo stadio di cellule staminali.

I ricercatori si sono concentrati sulla riparazione dei danni provocati nel corso del tempo ai telomeri. I telomeri sono la regione terminale dei cromosomi, composti da DNA altamente ripetuto e non codificante per alcun prodotto proteico, hanno un ruolo determinante nell'evitare la perdita di informazioni durante la duplicazione dei cromosomi stessi. Il risultato ottenuto dai ricercatori, oltre a dimostrare una volta per tutte come l'invecchiamento sia un processo a tutti gli effetti reversibile, apre la strada a numerose possibili applicazioni nel campo della medicina rigenerativa (a cui ho intenzione di dedicare un post a breve).

Il secondo grande risultato di questi giorni è opera di un équipe di ricercatori della Mayo Clinic, in Minnesota, che sono riusciti a "ringiovanire" vari tipi di tessuti nei topi rimovendo le cellule senescenti che sono la causa di molte delle patologie legate all'invecchiamento. A questa notizia ho dedicato un articolo che, nei giorni scorsi, è stato postato su "Futuro Prossimo" (lo linko qui per chi volesse approfondire).

Sempre in questi giorni scienziati svedesi dell'università di Göteborg sono riusciti a ottenere nel lievito gli effetti delle "restrizione calorica" semplicemente aggiungendo nelle cellule un particolare enzima. Il regime di "restrizione calorica" è una dieta poverissima di calorie che induce, anche nei mammiferi, alterazioni metaboliche ancora non del tutto conosciute che causano un significativo aumento della longevità.

Intanto si stanno facendo, anche grazie al continuo miglioramento delle tecniche di sequenziamento del DNA, progressi sempre più rapidi nella ricerca di un "segreto genetico" della longevità. Tanto per fare un esempio è di ottobre la notizia che un gruppo della Emory University ha identificato nei moscerini un gruppo di geni importanti nella regolazione dell'invecchiamento e nella risposta agli stress delle cellule muscolari. Sempre in questo campo è stata di recente lanciato l'"Archon Genomics X Prize" un premio da 10 milioni di dollari (oltre 7 milioni di euro) per i primi che riusciranno a sequenziare l’intero genoma di 100 centenari in soli 100 giorni. Il concorso è sponsorizzato dalla Medco, una compagnia che lavora nel campo della sanità, per promuovere lo sviluppo di tecnologie capaci di perfezionare ancora le tecniche di sequenziamento genetico.
Anche programmi come quelli della fondazione SENS (Strategies for Engineered Negligible Senescence Foundation), una organizzazione che si dedica proprio a realizzare e promuovere la ricerca scientifica mirata a sconfiggere l’invecchiamento, fondata dall'eccentrico e geniale biogerontologo Aubrey de Gray, stanno cominciando riportare i primi successi.

Dan Perry, presidente della "Alliance For Aging Research" ha dichiarato che ci sarà ancora bisogno ancora di molti finanziamenti e di tempo perché i risultati di questa vera e propria "primavera scientifica" si concretizzino nella pratica clinica ma la posta in gioco è alta: "la speranza non è solo quella di estendere la durata della vita, ma soprattutto quella di estendere la durata della vita in buona salute, riducendo l'impatto di diabete, malattie cardiovascolari e cancro, in modo da migliorare la qualità della vita di chi è in là con gli anni".

Crosspostato da SF - Scienza di Frontiera

18 novembre 2011

Metti il Network H+ nei tuoi circles




Google+ e H+ non potevano che andare d'amore e d'accordo! :-)

Metti il Network dei Transumanisti Italiani (Network H+) nei tuoi circles!  

Qui la pagina.

Sonno e ipertensione; proantocianidine e tumore al pancreas; densita' energetica e peso; lupino ipocolesterolizzante

Le news di NFI - Nutrition Foundation of Italy

Durata del sonno e rischio di ipertensione. La durata del sonno influenza il rischio di ipertensione

Apporto di proantocianidine e rischio di tumore al pancreas. Un adeguato apporto di proantocianidine riduce il rischio di tumore al pancreas

Densità energetica degli alimenti e peso corporeo. Nei bambini, la densità energetica della dieta è associata al peso corporeo

Effetto ipocolesterolemizzante delle proteine di lupino. Il consumo di proteine del lupino riduce i livelli di colesterolo in soggetti con moderata ipercolesterolemia

17 novembre 2011

In nanomacchina verso il futuro

Segnalo che oggi sbarco anch'io sull'ottimo (e molto letto!) Futuro Prossimo, con un'introduzione alla nanotecnologia molecolare e in particolare a Motori di Creazione: In nanomacchina verso il futuro. E se vi siete persi gli altri articoli dei guest-blogger di Estropico per Futuro Prossimo, eccoli: Conservare il cervello per rivivere in forma digitale: la plastinazione e Riparare i danni del tempo ‘curerà’ dalla vecchiaia.

Dio e' un postumano

Quello del rapporto fra transumanesimo e religione e' un tema spesso controverso fra transumanisti. Se una maggioranza di transumanisti sembra essere atea o agnostica, sottoscritto compreso, esistono anche vari esempi di transumanisti di fede (qui un esempio italiano). I Mormoni americani della Mormon Transhumanist Association sono particolarmente attivi e il loro New God Argument e' il loro principale contributo al complesso memetico transumanista-religioso. Traduco liberamente, con dei miei commenti in [parentesi quadre] il summary:

Se non ci estingueremo prima di raggiungere lo stato postumano e' logico assumere, sulla base delle tendenze tecnoscientifiche correnti, che degli esseri postumani gia' esistono [in qualche altro angolo dell'universo] e che sono piu' benevoli di noi e che hanno creato il nostro mondo. Se gli esseri pre-umani sono probabili, allora e' anche probabile che i postumani esistono gia'. Se i postumani aumentarono le proprie capacita' distruttive piu' rapidamente di quelle difensive, allora e' probabile che essi siano piu' benevolenti di noi [a me sembrerebbe piu' logico il contrario - a meno che l'autore, Lincoln Cannon, non alluda alla possibilita' di autodistruzione in caso di piu' rapido progresso delle capacita' distruttive]. Se i postumani hanno creato molti mondi simili a quelli del proprio passato, allora e' probabile the essi abbiano creato in nostro mondo. L'unica alternativa e' che noi ci estingueremo prima di divenire postumani.

Tale deprimente conclusione mi ricorda una serie di idee del filosofo transumanista Nick Bostrom illustrate in alcuni suoi scritti: Dove sono loro? (nel quale si augura che la ricerca di vita extraterrestre nel cosmo non trovi nulla dato che altrimenti potremmo essere vittime di quello che e' stato battezzato il "Grande Filtro"), e The Simulation Argument (nel quale sostiene sia probabile il nostro universo non sia nient'altro che una simulazione). E su questi temi non posso non ricordare il recentissimo Universification. Cosa fa un essere superiore nel tempo libero? su Estropico.org.

16 novembre 2011

Libertà Morfologica Pratica: un medico offre un trattamento laser che per rendere permanentemente blu gli occhi


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15 novembre 2011

L'E-cat e la fusione nucleare fredda con il Nichel e l'Idrogeno - Sergio Focardi al TEDxBologna



Presentazione della nascita della tecnologia dell'e-cat da parte del Professore Emerito della Università di Bologna Sergio Focardi al TEDx di Bologna lo scorso ottobre. Con sottotitoli in inglese e in italiano.

Secondo me è una perfetta rappresentazione di come, nella realtà dei fatti, sono i singoli ricercatori, al massimo un piccolissimo gruppo di individui dedicati, che creano la vera innovazione e fanno vere scoperte. Spesso impegnando le loro risorse e il loro tempo (Sergio Focardi è in pensione, Andrea Rossi un imprenditore) senza il supporto di grandi aziende o di grandi enti statali. Esattamente come scriveva 50 anni fa Murray Rothbard in Science, Technology and Government.

Gli e-cat attuali sono ancora al livello della Ford T-Model rispetto a quelli che ci saranno in futuro, ma i progressi saranno molto più rapidi. Per adesso l'applicazione più produttiva è la produzione di acqua calda e di vapore a basse temperature. Sembra poco, ma si produce e usa moltissima acqua calda e moltissimo vapore a bassa tempera nelle attività di tutti i giorni in ospedali, alberghi, industrie alimentari, produzione di cemento, etc. In certe condizioni, avere un generatore di acqua calda e vapore che richiede pochi grammi di carburante per essere ricaricato è incredibilmente pratico: basti pensare alle basi artiche/antartiche o le basi militari che sono difficili, costose e pericolose da rifornire. Mano a mano che la tecnologia sarà raffinata e più semplice da implementare ed usare, si potrà applicarla ad altri campi. Dalla generazione di calore ed elettricità fino allo scaldabagno domestico.

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14 novembre 2011

Il robot capace di apprendere

In questo post voglio parlare di robotica e intelligenza artificiale. In particolare di un robot che possiede la peculiare capacità umana di imparare dall'esperienza per affrontare situazioni nuove.

L'idea di un robot capace di apprendere da solo il modo di svolgere dei compiti per i quali non è stato programmato usando oggetti mai visti prima è un idea da tempo protagonista della fantascienza che, solo oggi, grazie al lavoro di ricercatori come Osamu Hasegawa, professore associato presso l'istituto di tecnologia di Tokyo, sta diventando realtà.

L'aspetto veramente innovativo della macchina creata dal professor Hasegawa è la sua intelligenza artificiale, basata sulla tecnologia delle "reti neurali incrementali auto-organizzanti" o SOINN ("Self-Organizing Incremental Neural Network") che si ispira al funzionamento del cervello umano.

Le reti neurali usate dai ricercatori dell'istituto di tecnologia di Tokyo sono un particolare tipo di reti neurali artificiali. Con questo termine si intendono genericamente tutti i modelli matematici che imitano le caratteristiche di elaborazione dell'informazione delle reti neurali biologiche di cui è costituito il nostro cervello.
Grazie a questa tecnologia il robot esamina l'ambiente attorno a sé, integrando tutti i dati sensoriali raccolti con le sue conoscenze pregresse e organizzandole in un quadro coerente grazie al quale è poi in grado di dedurre in che modo portare a termine gli ordini che gli vengono impartiti.

Se necessario l'algoritmo SOINN è in grado di svolgere autonomamente ricerche su internet per reperire le informazioni, ad esempio il nome di un oggetto, che gli mancano per capire come portare a termine una determinata azione. In futuro potrebbe anche essere in grado di condividere l'esperienza di altri robot già in grado di eseguire un determinato compito. Operando in questo modo inoltre, con il tempo, la macchina diventa poco alla volta sempre più capace ed intelligente. Inoltre, come gli esseri umani, il sistema SOINN è in grado di filtrare il "rumore", cioè le informazioni insignificanti che potrebbero confondere altri robot.

La macchina è in grado di "riconoscimento invariante". Questo è uno dei meccanismi più fondamentali con cui opera il cervello umano; noi siamo così "abili" nel riconoscimento invariante che non siamo nemmeno consapevoli di usarlo continuamente. Il riconoscimento invariante è ad esempio quel processo che ci permette di identificare uno stesso oggetto sotto diversi angoli o illuminato in modi differenti nonostante esso appaia, di volta in volta, molto diverso da prima.

Un robot con tutte queste capacità quando sarà pronto per essere commercializzato potrebbe dimostrarsi di inestimabile utilità come aiuto in casa o nella vita di tutti i giorni. Ad esempio, proprio come in un film di fantascienza, si potrebbe domandare ad un robot "portami la salsa di soia sul tavolo di cucina" e questo potrebbe cercare su internet cosa sia la salsa di soia par poterla identificare una volta arrivato in cucina.

Ma bisogna essere cauti con un robot capace di apprendere ricorda il professore: "un coltello da cucina è un oggetto utile ma può anche diventare un arma", "la tecnologia sta avanzando ad una velocità enorme; è necessario che la società discuta di come, e quando, queste tecnologie dovrebbero essere usate finché esse sono ancora nella loro fase embrionale"

Nel video, in inglese, si vede all'opera il robot sul quale è implementato l'algoritmo SOINN; questo è senza gambe perché la ricerca del professor Hasegawa si concentra sulle capacità di "ragionamento" e manipolazione degli oggetti per le quali la capacità di locomozione non è strettamente necessaria. Tuttavia la locomozione dei robot è un campo di ricerca molto attivo e in futuro la tecnologia SOINN sarà sicuramente applicata anche a robot in grado di spostarsi.



Crossposted da SF - Scienza di Frontiera

11 novembre 2011

Tre quarti d'ora di futurologia (video)



Tre quarti d'ora di futurismo 'light' (non e' nuovo, ma non l'avevo visto). Questo episodio di Next World, del Discovery Channel si occupa di citta' galleggianti, grattacieli che sfidano la gravita', 'polvere intelligente' (smartdust), jet-pack (che stiano davvero per arrivare - con qualche decade di ritardo...?), aerei a reazione personali (senza pilota!) e conseguenti 'autostrate del cielo', sottomarini personali che 'volano' sott'acqua, automobile anfibie, telepresenza (partendo da 'street view' di Google Maps, per arrivare alle diagnosi mediche a distanza), protezione dall'impatto di asteroidi (deviandone la traettoria), etc, etc, etc. Ray Kurzweil appare, brevemente, intorno al 22mo minuto e parla di un futuro di oggi inimmaginabile ricchezza. Aubrey de Grey arriva invece intorno al 42mo minuto, nella sezione dedicata al 'problema morte'.

10 novembre 2011

La rivoluzione tecnosofica, di Walter Mendizza

Ecco il terzo articolo di Walter Mendizza per la sezione Tecnosophia e originariamente pubblicato sul sito dell'omonima  associazione.

Ciò che ha differenziato l’Occidente da tutte le altre civiltà è stata la rivoluzione scientifica iniziata a partire dal momento in cui si è affermata l’idea che ha rappresentato una svolta epocale, e cioè che il grande libro della Natura è scritto in caratteri matematici. Così l’Occidente ha potuto costruire il prodigioso edificio della conoscenza scientifica ed ha anche istituzionalizzato un potentissimo metodo per capire i fenomeni naturali e manipolarli. La prima rivoluzione scientifica iniziò nell’antica Grecia. Nel terzo secolo a.C. nella città di Alessandria, furono poste le basi della “scienza esatta”, come insieme di teorie che vengono definite mediante tre postulati:

1. le affermazioni della teoria non riguardano gli oggetti del mondo reale, ma enti ideali;

2. la teoria ha una struttura rigorosamente deduttiva: essa è basata su pochi enunciati sugli enti (assiomi, postulati o principi) e su un metodo universalmente accettato per dedurre un numero illimitato di conseguenze;

3. la teoria potrà essere applicabile al mondo reale mediante una corrispondenza tra gli enti ideali e gli oggetti concreti.

Naturalmente, non avendo le regole di corrispondenza alcuna garanzia assoluta, il metodo per controllare la validità degli asserti teorici è quello sperimentale. Con questa nuova “scienza esatta” i Greci riuscirono a mostrare che i modelli costruiti nel laboratorio ideale potevano diventare techné, cioè erano in grado di generare una tecnologia scientificamente orientata. Furono dunque i primi tecnosofi.

Purtroppo il legame tra sviluppo scientifico e sviluppo tecnologico non fu percepito dalle élite intellettuali dell’Impero romano che fecero cadere nell’oblio l’intero patrimonio della scienza ellenistica. E se la tecnosofia, il legame tra sviluppo scientifico e tecnologico, fu poco percepita dai Romani, ancor meno lo fu dalla Chiesa, centrata sul contemptus mundi, cioè l’allontanamento di un mondo pieno di vanità e inganno che permette di scoprire la verità nelle cose semplici e permanenti. La Chiesa è stata totalmente indifferente al sapere scientifico e alle sue applicazioni tecnologiche e lungo tutto l’Alto Medioevo la scienza risultò virtualmente estinta. Il principio fondamentale era che l’uomo fu creato per una vita nell’obbedienza, perciò la scienza profana e le arti mondane erano da condannare a meno che non fossero consacrate al servizio di Dio.

Nel Medioevo la Natura era il teatro di miracoli e prodigi, una sorta di ierofania continua e ininterrotta, non una realtà governata da leggi impersonali, dunque le catastrofi naturali o le epidemie erano la manifestazione del divino che si rivelava come castigo. La realtà era pensata e vissuta come immediatamente religiosa, ogni cosa – la famiglia, l’educazione, il sesso, il lavoro, la politica, ecc. – era regolata dal Sacro, gestito, in una situazione di monopolio, dalla Chiesa cattolica. La ragione autonoma era una blasfemia, tanto che nel Genesi il diritto alla conoscenza si paga con la morte o con la dannazione eterna; d’altra parte la filosofia (scienza profana) era l’ancella della teologia (scienza sacra).

A poco a poco Atene (la ragione) si prese la rivincita su Gerusalemme (la teologia) e i fenomeni naturali cessarono di apparire pregni di significati morali e religiosi e diventarono oggetti di indagine razionale volta ad individuarne le cause. Dio smise di essere un ostacolo epistemologico e alla cultura centrata sulla Rivelazione e la fede obbediente si affiancò quella profana della ragione. Con il Rinascimento, si presero le distanze dall’ethos cristiano rivalutando il mondo e i valori mondani, e si creò il terreno di coltura di una “pianta sociale” di cui si erano perse le tracce: l’intellettuale laico, il quale appariva come una blasfema rivincita del paganesimo.

Tuttavia bisogna ammettere che la tendenza a rifugiarsi nelle metafisiche, religiose o esoteriche che siano, è stato un fenomeno che è esistito da sempre perché da sempre l’uomo ha sentito tale bisogno. Forse solo oggi si incomincia ad intravedere una nuova concezione della Natura come realtà dis-animata e incomincia ad esserci una parte di umanità (ancora molto minoritaria ma in passato erano solo pochi individui) che si è affrancata da quel bisogno proprio in virtù del progresso scientifico e tecnologico.

Non pochi letterati, filosofi e scienziati hanno indagato sui motivi che sono alla base della spinta irrazionale al metafisico riscontrabile nel genere umano, ma a prescindere dalla veridicità delle loro osservazioni, rimane il fatto che la tendenza a rifugiarsi nelle metafisiche è evidentemente qualcosa di congenito al genere umano. Le varie “chiese”, intese in senso lato, non hanno fatto altro che cogliere tale evidenza e sfruttarla opportunamente. Dunque il fedele, l’osservante di questa o quella religione non si comporta in un certo modo perché la propria chiesa ne ha plasmato il cervello. No. La verità è che essa non ci sarebbe mai riuscita se l’umanità non avesse avuto tanta necessità di misticismo. In altre parole, le chiese hanno realizzato un prodotto che è stato poi perfettamente confezionato e offerto a un pubblico desideroso di riceverlo.

E’ dunque sbagliato pensare le varie chiese come causa dell’etica mistica. In effetti esse sono piuttosto l’effetto del bisogno metafisico innato nell’uomo. Considerare una religione come “causa” di tale necessità ci fa trascurare la “genetica” del bisogno stesso. Se si desidera trovare una strategia atta a determinare un atteggiamento positivo nei confronti della scienza dobbiamo tener conto di questa “necessità genetica”, giacché non è sufficiente avere sotto gli occhi le conquiste stesse della scienza. Ogni giorno la scienza realizza “miracoli” straordinari, si debellano decine di malattie, si ridà la vista a centinaia di persone, si salvano migliaia di individui, eppure ogni giorno la scienza stessa viene bistrattata o guardata con sospetto. Basta invece un racconto qualsiasi, neppure controllato, di qualcuno “guarito” a Lourdes, per gridare “al miracolo” e strappare titoloni a carattere cubitali nei media di comunicazione. Perché l’irrazionalità è dura a morire. Nonostante la ragione abbia assunto i tratti della ratio, cioè della ragione che calcola e nonostante siamo passati dall’incirca all’accurato (v. A. Koyré, Dal mondo del pressappoco al mondo della precisione, Einaudi, Torino 1988), rimangono in noi una quantità enorme di circostanze irrazionali (alzarsi col piede destro, leggere gli oroscopi, non passare sotto le scale, ecc.).

Fu la visione matematica della Natura a dare un colpo mortale alla visione animistica di Natura come effetto di una volontà (v. Umberto Galimberti, Psiche e techne, Feltrinelli, Milano 1999, pag. 498). Attualmente viviamo in una sorta di terra di nessuno: una via di mezzo dove l’idea della Provvidenza è ancora ampiamente maggioritaria anche se si sta a poco a poco dissolvendo. I miracoli, i prodigi, il telos (il concetto filosofico di scopo) e, più in generale, gli eventi soprannaturali, stanno scomparendo. Il concetto di Dio che regna sul mondo e l’idea che tutto concorre a un medesimo fine fa meno presa tra la gente. La Natura è priva di significato e di valore: una pura contingenza in cui non è dato trovare traccia alcuna del c.d. “proposito cosmico” come lo chiamava il filosofo Bertrand Russel nel suo libro Scienza e Religione. La negazione del “proposito cosmico” non è altro che la versione filosofica dell’affermazione dei moderni biologi: “L’evoluzione è cieca”. Questa affermazione ha definitivamente messo a tappeto le ultime vestigia dell’animismo che stabiliva l’alleanza fra l’uomo e la Natura la quale essendo “teleologicamente” orientata (cioè finalizzata) aiutava l’essere umano ad affrontare l’horror vacui, allontanando la propria terribile solitudine esistenziale.

Nel futuro sarà sempre di più la ragione illuministica con il suo rifiuto di interpretare i fenomeni in termini di cause finali o di progetti, con il suo procedere senza riguardi per i fini ultimi, che continuerà a demitizzare la Natura riducendola a sistemi di equazioni le cui soluzioni dipendono da leggi impersonali che la ragione ha il compito di individuare formulando ipotesi e sottoponendole al controllo empirico. Si riprenderà la strada segnata dalla prima rivoluzione scientifica iniziata ad Alessandria nell’antica Grecia nel terzo secolo a.C. Speriamo che questa sia la volta buona. Allora, dopo Alessandria, l’umanità fece uno scivolone oscurantista che impose un ritardo di due millenni. Una voragine. Un buco nero che rischiamo di pagare a caro prezzo. Adesso è necessario riprendere urgentemente il tempo perso. In una parola, riprendere l’era della tecnosofia, dello sviluppo della scienza e della techné, della crescita esponenziale dell’attrezzatura tecnologica grazie alla quale si è verificato “l’irrompere della società artificiale”.

Incrociamo le dita affinché la tecnosofia mandi al più presto definitivamente nel magazzino delle anticaglie i prodotti che le varie chiese smerciano da secoli e su cui basano ogni loro potere di ricatto: l’immortalità e l’aldilà. La Tecnosofia permetterà di cancellare la vecchiaia e allontanare a tempo indefinito la morte. Anche il suo prodotto è l’immortalità, ma con una differenza importante: nell’aldiqua.

Immagine: Science, religion and perceptions of reality, by Noel A. Tanner

09 novembre 2011

Estropico su Android: scarica la app e segui il blog sul telefonino!


È con piacere che vi annuncio la possibilità di seguire le news di Estropico Blog tramite un'applicazione dedicata da scaricare sul proprio smartphone dotato di sistema operativo Android, per farlo è sufficiente usare il QR code qui sotto e installare l'app. Speriamo che Estropico da oggi possa far buona compagnia al vostro robottino verde ;-) Per segnalare bug e/o problemi contatta: estropico "at" gmail "punto" com

08 novembre 2011

Parte la collaborazione fra Estropico e FuturoProssimo

Segnalo che oggi ha il via la collaborazione di Estropico e del Network dei Transumanisti Italiani con FuturoProssimo.it, un sito di grande seguito e che potremmo descrivere come di "divulgazione futurologica". A inaugurarla e' il nostro piu' recente 'acquisto', Giulio Matteucci (qui il suo blog SF - Scienza di Frontiera), con un ottimo articolo su come 'riparare i danni del tempo ‘curerà’ dalla vecchiaia' e come un recente studio della Mayo Clinic conferma la realizzabilita' di uno dei fondamentali obiettivi della SENS Foundation nella ricerca di una strategia per il controllo dell'invecchiamento.

Miscellanea: Futuro Prossimo; SENS Foundation; Eric Drexler a Oxford; neuroni virtuali; protesi di prossima generazione; arte transgenica

Oggi butto lì una serie di notizie accomunate solo dal fatto di essere piccole "anticipazioni di futuro":

07 novembre 2011

20 previsioni per i prossimi 25 anni

 
Periodicamente, la World Future Society pubblica le proprie previsioni per i prossimi 25 anni - un esercizio futurologico sempre interessante. Traduco liberamente / riassumo (con qualche commento):

1) Desertificazione: la situazione in Asia e Africa peggiorera'

2) Turismo spaziale: 13.000 passeggeri 'spaziali' all'anno entro il 2021 e un giro d'affari di 650 milioni di dollari.

3) Nanotecnologie: una cura per la cecita' tramite i nano-fiori (nanoflowers) la cui forma ricorda quelle dei neuroni, il che li rende piu' adatti a trasmettere segnali al cervello di quanto lo sia un computer chip tradizionale.

4) Robotica: 'lombrichi' robotici mangeranno la tua spazzatura, riciclando quanto riciclabile. Anche utilizzabili in miniere, per la bonifica di terreni contaminati, etc.

5) Studiare assomigliera' sempre piu' ad un gioco o all'utilizzo di un social network. La 'gamification' dell'educazione intende sfruttare l'innata curiosita' dei bambini per catturarne l'attenzione.

6) Basi lunari per la produzione di energia solare. In questo modo sarebbe possibile produrre i 20 miliardi di watts per anno che saranno necessari ad una popolazione terrestre di 10 miliardi (la stima per la meta' del secolo).

7) Visione 'robotica': sara' una realta' nei prossimi 5-15 anni e superera' le capacita' dei nostri occhi. 

8) La colonizzazione dei fondali marini sara' resa possibile dal progresso nel campo delle pile a combustibile che permetteranno lunghi viaggi sottomarini.

9) I palazzi del futuro reagiranno ai cambiamenti metereologici: rivestimenti biotecnologici, raccolta di acqua piovana ed energia solare, produzione di biodiesel, etc, saranno per loro attivita' di routine.

10) La fine dell'identita'. La creazione di avatar multipli online ci permettera' non solo di interagire con il mondo reale tramite social network e mondi virtualli, ma anche di gestire i nostri affari. I confini fra il nostro io reale e quello, o quelli, virtuali saranno sempre meno ben definiti.

11) Il 'gap' fra ricchi e poveri negli USA raggiungera' il picco intorno al 2020. Se la situazione economica attuale vi sembra pessima, aspettate fino alla fine di questa decade... Questa, se non altro, la previsione di Robert R. Reich nel suo Aftershock

12) Energia geotermica: oggi gli impianti geotermici sono poco efficienti in quanto giugono solo a circa 200 metri nel sottosuolo, ma alcune aziende norvegesi, nonche' la ExxonMobil, stanno progettando impianti che raggiungeranno dai 5.000 ai 10.000 metri.

13) Il futuro e' pieno di biciclette. L'uso della bicicletta e' in crescita, come dimostrato dal proliferare di piste ciclabili, etc. Qui temo che i futurologi della WFS proiettino in questa loro previsione quello che e' un loro desiderio, piu' che una realta'. Nei prossimi 25 anni penso invece che continueremo a assistere alla scomparsa della bicicletta nei paesi emergenti e alla sua sostituzione con automobili e motociclette...

14) Internet cerchera' se stesso: non dovrai piu' usare Google direttamente, perche' sapra' gia' cosa vuoi cercare (grazie alle tue ricerche precedenti) e ti fornira' le informazioni necessarie automaticamente. Il che mette a rischio la privacy, per quanto indirettamente: i nostri dati personali faranno sempre piu' gola ai pubblicitari...

15) Fabbriche lunari: tecnicamente realizzabili entro dieci anni, queste fabbriche (chiamiamole colonie?) potrebbero utilizzare minerali lunari per la produzione di nuovi prodotti, per esempio satelliti che potrebbero poi essere posizionati in orbita terrestre (con minor dispendio energetico rispetto al lancio dalla Terra).

16) Geopolitica: le sorprese non mancheranno. Russia e Germania approfondiranno i rapporti economici, Turchia e paesi arabi vedranno l'Iran sempre piu' come un concorrente. L'Europa continuera' invano a cercare la crescita economica, con conseguente declino geopolitico. Il Brasile esercitera' enorme influenza in Africa, sia economicamente che militarmente.

17) Bioprinters: le 'stampanti biologiche' produrranno nuovi organi e i 'robochirurghi' li metteranno al posto di quelli ormai deteriorati. Il trapianto di organi diverra' routine, evitando il problema del rigetto e quello della scarsita' di organi 'donati'.

18) Homo sapiens perdera' la 'corsa agli armamenti' con robot e intelligenza artificiale. Il potenziamento cognitivo/umano non bastera' a farci tenere il passo con le macchine. Lo scenario piu' positivo e' quello nel quale il nostro rapporto con le macchine sara' amichevole. Si noti come tale previsione contrasti, almeno parzialmente, con la quella kurzweilliana (che il sottoscritto spera invece sia corretta) che riusciremo a tenere il passo con le macchine mergendoci con loro.

19) Il mutamento climatico minaccia di trasformare in profughi fino a 70 milioni di abitanti del Bangladesh. Il 17% del suo territorio potrebbe essere sommerso. Le popolazioni piu' a rischio, nel caso di disastri naturali, sono quelle piu' povere. Si ricordi, aggiungo io, che anche quelle ricche possono trovarsi in serie difficolta' di fronte all'ira della natura - come abbiamo visto, per esempio, con il recente terremoto e successivo tsunami in Giappone.

20) Potenziati e non: coloro che avranno accesso alle future tecnologie potenzianti, per esempio modificazioni genetiche, non saranno piu' in grado di riprodursi con esseri umani non potenziati. Assisteremo allo sfruttamento dei non-potenziati, da parte dei potenziati? A rivolte per l'accesso alle tecnologie potenzianti? Ad una nuova apartheid? Quella dell'impossibilita' della riproduzione potenziati/non-potenziati mi sembra l'ultima delle preoccupazioni, soprattutto rispetto al problema di quello che in inglese potrebber essere battezzato 'enhancement divide'. La Storia dimostra che i prezzi dei nuovi prodotti tecnologici crolla se e quando sono adottati in massa (vedi il caso del telefonino), ma cosa accadra' nel periodo necessario al calo dei prezzi per prodotti salvavita?

04 novembre 2011

Il telefonino e il desk-top fra dieci anni? (video)



Si, lo so che e' stato prodotto dalla Microsoft e che ad alcuni zio Bill sta antipatico, ma e' pur sempre un bel video...

03 novembre 2011

Visualizzando il postumanesimo. Agency, Genere e Differenza nel Futuro Postumano. Torino, 10 novembre 2011

Segnalo un convegno di interesse estropico che si terra' il 10 novembre a Torino. Qui l'annuncio sul sito del Centro Interdisciplinare di Ricerce e Studi delle Donne, che riporto qui sotto.

Torino, 10 novembre 2011, dalle ore 17.00 alle 19.00. Sala Lauree di Scienze Politiche, Via Verdi, 25

Seminario

VISUALIZZANDO IL POSTUMANESIMO - Agency, Genere e Differenza nel Futuro Postumano

Introduzione: Luisa Passerini

A cura di Francesca Ferrando, Dottoranda in Filosofia e Teoria delle Scienze Umane, Università di Roma Tre; Visiting Scholar, Department of Philosophy, Columbia University (USA); Master in Women's and Gender Studies, University of Utrecht (Holland)

A partire dagli anni Novanta, i termini "postumano" e "transumano" sono divenuti assi di riflessione accademica a livello internazionale, coinvolgendo la critica letteraria e la filosofia, l'arte, la scienza, la cibernetica e le biotecnologie; e detronizzando l'umano. Ma proprio per la loro relativamente recente entrata nel dibattito teoretico, le linee di demarcazione tra Postumanesimo e Transumanesimo appaiono spesso confuse. Nella prima parte di questa conferenza, verrà presentata una cartografia critica dei due movimenti, le radici storiche e filosofiche di ciascuno, e le reciproche differenze. D'altro lato, le stesse tradizioni occidentali e occidentalizzanti che oggi discutono la possibilità di plurime post-incarnazioni, hanno storicamente definito il corpo umano secondo processi di esclusione. L'umano e' stato mappato all'interno di categorie intersezionali: specismo, razzismo, sessismo, eterosessismo, etnocentrismo, classismo, accanto ad altri -ismi e discriminazioni legate per esempio all'età e alle abilità fisiche e/o mentali. Nella seconda sezione, empirico-epistemologica, si offrirà una riflessione sui dati scientifici della ricerca “Genere e Intelligenza Artificiale”, da me condotta con il Prof. Kevin Warwick, noto al grande pubblico per i suoi esperimenti “Cyborg 1.0” (1998) e “Cyborg 2.0” (2002). Se la linea di demarcazione tra esseri umani e cyborg si è offuscata, come viene concepita l'ontologia cyborg in termini epistemologici? Al maschile; al femminile? Secondo canoni eurocentrici?


Visualizzare il Postumanesimo è un compito politico e filosofico, che richiede agency. Pensatrici e pensatori della differenza (non solo sessuale) dovrebbero impegnarsi fortemente in questa configurazione, al fine di fornire una rappresentazione dell'umanità come forma di vita in evoluzione e ricca in diversità. Se il futuro dell'umanità e' post-umano, il nostro Postumanesimo deve radicarsi in un ampio resoconto critico di ciò che significa essere umani/e, offrendo un terminus a quo strategico da cui immaginare postumanità che mettano in discussione il tradizionale discorso del potere “neutro”, e si rivelino inclusive per un sempre crescente numero di soggettività situate. A questo fine, verrà proposta la possibilità di riflettere in prima persona sul futuro postumano attraverso il Gruppo di Ricerca internazionale e interdisciplinare: “Visualizzando il Postumanesimo”.

1. INTRODUZIONE STORICO-TEORICA

Postumanesimo e Transumanesimo


Come il Postumanesimo, anche il Transumanesimo nasce negli anni Novanta, orientando i suoi interessi su simili tematiche. Ma i due movimenti non condividono le stesse radici né prospettive. Mentre il Postumanesimo nasce dal Postmodernismo, il Transumanesimo cerca le proprie origini nell'Illuminismo, e quindi non espropria l'Umanesimo. In questa sezione verranno sciolti vari nodi teorici legati al postumano. Infine, si affronterà la critica dialettica del concetto stesso: e' necessario pensare in termini di “post” quando ci si riferisce al futuro dell'umanità, se nozioni come “tecnologia” e “utensili” sono simbiotici all'origine tassonomica del genus Homo, confondendo la simbolica divisione natura/cultura? La discussione accademica rimane aperta, mentre il termine “postumano” rivela un inaspettato valore strategico: non solo implica una prospettiva storica e situata, ma, grazie alla sua novità nel vocabolario comune, invita a una riflessione integrale sul concetto stesso di “umano”.

2. SEZIONE EMPIRICO-EPISTEMOLOGICA

Genere e Cyborgs

In questa sezione della Conferenza, presenterò i risultati scientifici della ricerca che ho condotto con il Prof. Kevin Warwick presso il Dipartimento di Ingegneria, Università di Reading (Inghilterra), Ottobre 2010 / Gennaio 2011. Un questionario pensato attraverso l'Epistemologia Femminista è stato compilato da più di cento studenti/esse, rilevando questioni cruciali sul ruolo di genere ed etnia nella produzione dell'Intelligenza Artificiale. Come viene concepito il cyborg nel pensiero scientifico contemporaneo? Come maschile e/o femminile? Come postgender? Se il cyborg è il figlio illegittimo del capitalismo patriarcale (Haraway 1985), come facciamo ad essere così sicure della sua forza sovversiva? Per citare Audre Lorde: “Gli strumenti del padrone non gli distruggeranno la casa”. Smascherare i pregiudizi del mondo della scienza e nel modo di fare scienza diventa fondamentale, affinché l'ontologia cyborg non si risolva in un’ulteriore cancellazione del simbolico femminile. Il rischio è creare nuove dualità (come quella, già contemplata nella letteratura fantascientifica, dell’umano “vero” vs cyborg). Se nel futuro postumano la differenza sessuale e razziale verranno risolte in una prolificazione ontologica delle differenze, l’umanità avrà ancora bisogno di ritrovare lo speculum (Irigaray 1974), quel vuoto simbolico che le permette di riconoscersi in quanto tale? Lo individuerà nel non-umano? Nell'automa? Nel clone? Riflettere criticamente sul Cyborg nel discorso epistemologico contemporaneo ha una portata non solo filosofica, ma politica. Bisognerà ricorrere al sapere formulato dal pensiero della differenza; tenere vivo lo sguardo dell’altra/o attraverso la relazionalità e la simbiosi; far sì che la pratica femminista dell'autocoscienza eserciti un ruolo attivo (agency) in questa storica riformulazione dell’umano, attraverso cui si genera, simbioticamente e sincreticamente, l'ontologia cyborg.


3. PROPOSTA TEORETICA

Gruppo di Ricerca “Visualizzando il Postumanesimo”


Il tentativo è pensare collettivamente, in modo inclusivo e comprensivo, partendo dalla prospettiva individuale, al fine di visualizzare un futuro desiderabile per un numero sempre crescente di soggetti sociali e di specie (naturali e/o artificiali). Il modo in cui pensiamo al futuro lo sta già concependo: il mezzo è il fine. Le dinamiche di gruppo sono parte integrante di questo invito teoretico: discussioni fluide e aperte, condivisione di conoscenze, critica propositiva ed energia positiva. Un approccio olistico e integrato, per affrontare la vita in tutte le sue forme diversificate: l'universo è in espansione, e sincronicamente in connessione.


APPROFONDIMENTI

1. Articolo


Ferrando F. (in corso di pubblicazione): “Do Posthumans need Bodies? Gender, Race and the Dialectics of Human Embodiments”.

In: Beyond Humanism: Trans- and Posthumanism, a cura di Sorgner S.L., Peter Lang Publisher.

2. Sito

http://www.francescaferrando.com/Francesca_Ferrando/Posthuman_Philosophy.html

3. Gruppo di Ricerca

http://www.francescaferrando.com/Francesca_Ferrando/Gruppo_Ricerca.html

Per informazioni

Segreteria organizzativa del CIRSDe

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