31 ottobre 2011

I video del Singularity Summit 2011

Scusate il ritardo, ma sono rimasto off-line qualche giorno (il che spiega anche i ritardi nella moderazione dei commenti). Ecco i video delle presentazioni del Singularity Summit 2011.

The Sagan Series: La Lunga Prospettiva Astronomica

Con questo settimo filmato, "La lunga prospettiva astronomica", dedicato a promesse e pericoli del potenziamento tecnologico, Estropico prosegue la pubblicazione dei filmati di “The Sagan Series” (con sottotitoli in italiano).


Buona visione!

28 ottobre 2011

"Muoversi" per la scienza: Foldit + Kinect

Aggiornamento su Foldit, il videogioco collaborativo sul ripiegamento proteico (di cui Estropico si è già occupato qui e qui): il team di sviluppo sta lavorando a un'integrazione del gioco con Kinect, la periferica nata per comandare la console XboX coi movimenti del corpo.

Nei due filmati seguenti, pubblicati dal giocatore/programmatore Dun-Yu Hsiao, sono mostrate le sempre maggiori funzionalità supportate dal progetto, tra cui gioco di squadra, controllo della “forza” e riconoscimento vocale. Per approfondimenti, potete guardare gli altri filmati dello stesso canale YouTube.
E voi, avete una Kinect e un PC ? Se il progetto vi piace, il team sta cercando dei tester. Buona visione!


27 ottobre 2011

Paul Allen: La singolarità è lontana!

Paul Allen, che assieme a Bill Gates fondò il gigante Microsoft nei primi anni '80 è ritenuto uno dei pochi geni dell'informatica a livello mondiale assieme allo stesso Bill Gates, Steve Wozniak e al defunto Steve Jobs.

E' uscito di recente con un articolo intitolato "The Singularity Isn't Near" (La singolarità non è vicina...) parafrasando sarcasticamente il titolo del famoso libro di Ray Kurzweil. In questo testo, che ha suscitato vivaci commenti, Allen mette in luce alcuni dei problemi delle proiezioni di Kurzweil affermando che la sua legge detta "dei ritorni accelerati" è infondata da un punto di vista logico e che quindi la singolarità non apparirà affatto attorno al 2045 come affermato dal suo collega scienziato-futurologo.

Altresì mette in luce che allo stato attuale non possiamo pensare di emulare una mente pensante in una macchina dato che non abbiamo spiegazioni certe, ma solo aleatorie,  di come funzioni realmente un cervello umano. In altre parole: come lo emuli se non sai nemmeno come è fatto?

Oltre a ciò Allen mette in evidenza quello che su queste pagine avevo citato come Il problema del Software in un post di alcuni mesi fa e che ebbe reazioni molto timide. Mi fa piacere invece che un grande esperto di Information Tecnology a livello mondiale confermi oggi i miei sospetti. Siccome l'articolo mi pare interessante, anche per le necessarie controdeduzioni da opporvi (la Singolarità potrebbe apparire anche per altre vie...) non escludo di tradurlo e ripubblicarlo su futurology.it prossimamente.

26 ottobre 2011

La rivoluzione tecnosofica, di Walter Mendizza


Ecco il terzo articolo di Walter Mendizza, ripubblicato su Estropico nella categoria Tecnosophia (dove troverete gli altri). Qui invece l'omonima associazione "per la promozione della scienza, della tecnologia e dell'ecologia razionale".

Ciò che ha differenziato l’Occidente da tutte le altre civiltà è stata la rivoluzione scientifica iniziata a partire dal momento in cui si è affermata l’idea che ha rappresentato una svolta epocale, e cioè che il grande libro della Natura è scritto in caratteri matematici. Così l’Occidente ha potuto costruire il prodigioso edificio della conoscenza scientifica ed ha anche istituzionalizzato un potentissimo metodo per capire i fenomeni naturali e manipolarli. La prima rivoluzione scientifica iniziò nell’antica Grecia. Nel terzo secolo a.C. nella città di Alessandria, furono poste le basi della “scienza esatta”, come insieme di teorie che vengono definite mediante tre postulati:

1. le affermazioni della teoria non riguardano gli oggetti del mondo reale, ma enti ideali;

2. la teoria ha una struttura rigorosamente deduttiva: essa è basata su pochi enunciati sugli enti (assiomi, postulati o principi) e su un metodo universalmente accettato per dedurre un numero illimitato di conseguenze;

3. la teoria potrà essere applicabile al mondo reale mediante una corrispondenza tra gli enti ideali e gli oggetti concreti.

Naturalmente, non avendo le regole di corrispondenza alcuna garanzia assoluta, il metodo per controllare la validità degli asserti teorici è quello sperimentale. Con questa nuova “scienza esatta” i Greci riuscirono a mostrare che i modelli costruiti nel laboratorio ideale potevano diventare techné, cioè erano in grado di generare una tecnologia scientificamente orientata. Furono dunque i primi tecnosofi.

Purtroppo il legame tra sviluppo scientifico e sviluppo tecnologico non fu percepito dalle élite intellettuali dell’Impero romano che fecero cadere nell’oblio l’intero patrimonio della scienza ellenistica. E se la tecnosofia, il legame tra sviluppo scientifico e tecnologico, fu poco percepita dai Romani, ancor meno lo fu dalla Chiesa, centrata sul contemptus mundi, cioè l’allontanamento di un mondo pieno di vanità e inganno che permette di scoprire la verità nelle cose semplici e permanenti. La Chiesa è stata totalmente indifferente al sapere scientifico e alle sue applicazioni tecnologiche e lungo tutto l’Alto Medioevo la scienza risultò virtualmente estinta. Il principio fondamentale era che l’uomo fu creato per una vita nell’obbedienza, perciò la scienza profana e le arti mondane erano da condannare a meno che non fossero consacrate al servizio di Dio.

Nel Medioevo la Natura era il teatro di miracoli e prodigi, una sorta di ierofania continua e ininterrotta, non una realtà governata da leggi impersonali, dunque le catastrofi naturali o le epidemie erano la manifestazione del divino che si rivelava come castigo. La realtà era pensata e vissuta come immediatamente religiosa, ogni cosa – la famiglia, l’educazione, il sesso, il lavoro, la politica, ecc. – era regolata dal Sacro, gestito, in una situazione di monopolio, dalla Chiesa cattolica. La ragione autonoma era una blasfemia, tanto che nel Genesi il diritto alla conoscenza si paga con la morte o con la dannazione eterna; d’altra parte la filosofia (scienza profana) era l’ancella della teologia (scienza sacra).

A poco a poco Atene (la ragione) si prese la rivincita su Gerusalemme (la teologia) e i fenomeni naturali cessarono di apparire pregni di significati morali e religiosi e diventarono oggetti di indagine razionale volta ad individuarne le cause. Dio smise di essere un ostacolo epistemologico e alla cultura centrata sulla Rivelazione e la fede obbediente si affiancò quella profana della ragione. Con il Rinascimento, si presero le distanze dall’ethos cristiano rivalutando il mondo e i valori mondani, e si creò il terreno di coltura di una “pianta sociale” di cui si erano perse le tracce: l’intellettuale laico, il quale appariva come una blasfema rivincita del paganesimo.

Tuttavia bisogna ammettere che la tendenza a rifugiarsi nelle metafisiche, religiose o esoteriche che siano, è stato un fenomeno che è esistito da sempre perché da sempre l’uomo ha sentito tale bisogno. Forse solo oggi si incomincia ad intravedere una nuova concezione della Natura come realtà dis-animata e incomincia ad esserci una parte di umanità (ancora molto minoritaria ma in passato erano solo pochi individui) che si è affrancata da quel bisogno proprio in virtù del progresso scientifico e tecnologico.

Non pochi letterati, filosofi e scienziati hanno indagato sui motivi che sono alla base della spinta irrazionale al metafisico riscontrabile nel genere umano, ma a prescindere dalla veridicità delle loro osservazioni, rimane il fatto che la tendenza a rifugiarsi nelle metafisiche è evidentemente qualcosa di congenito al genere umano. Le varie “chiese”, intese in senso lato, non hanno fatto altro che cogliere tale evidenza e sfruttarla opportunamente. Dunque il fedele, l’osservante di questa o quella religione non si comporta in un certo modo perché la propria chiesa ne ha plasmato il cervello. No. La verità è che essa non ci sarebbe mai riuscita se l’umanità non avesse avuto tanta necessità di misticismo. In altre parole, le chiese hanno realizzato un prodotto che è stato poi perfettamente confezionato e offerto a un pubblico desideroso di riceverlo.

E’ dunque sbagliato pensare le varie chiese come causa dell’etica mistica. In effetti esse sono piuttosto l’effetto del bisogno metafisico innato nell’uomo. Considerare una religione come “causa” di tale necessità ci fa trascurare la “genetica” del bisogno stesso. Se si desidera trovare una strategia atta a determinare un atteggiamento positivo nei confronti della scienza dobbiamo tener conto di questa “necessità genetica”, giacché non è sufficiente avere sotto gli occhi le conquiste stesse della scienza. Ogni giorno la scienza realizza “miracoli” straordinari, si debellano decine di malattie, si ridà la vista a centinaia di persone, si salvano migliaia di individui, eppure ogni giorno la scienza stessa viene bistrattata o guardata con sospetto. Basta invece un racconto qualsiasi, neppure controllato, di qualcuno “guarito” a Lourdes, per gridare “al miracolo” e strappare titoloni a carattere cubitali nei media di comunicazione. Perché l’irrazionalità è dura a morire. Nonostante la ragione abbia assunto i tratti della ratio, cioè della ragione che calcola e nonostante siamo passati dall’incirca all’accurato (v. A. Koyré, Dal mondo del pressappoco al mondo della precisione, Einaudi, Torino 1988), rimangono in noi una quantità enorme di circostanze irrazionali (alzarsi col piede destro, leggere gli oroscopi, non passare sotto le scale, ecc.).

Fu la visione matematica della Natura a dare un colpo mortale alla visione animistica di Natura come effetto di una volontà (v. Umberto Galimberti, Psiche e techne, Feltrinelli, Milano 1999, pag. 498). Attualmente viviamo in una sorta di terra di nessuno: una via di mezzo dove l’idea della Provvidenza è ancora ampiamente maggioritaria anche se si sta a poco a poco dissolvendo. I miracoli, i prodigi, il telos (il concetto filosofico di scopo) e, più in generale, gli eventi soprannaturali, stanno scomparendo. Il concetto di Dio che regna sul mondo e l’idea che tutto concorre a un medesimo fine fa meno presa tra la gente. La Natura è priva di significato e di valore: una pura contingenza in cui non è dato trovare traccia alcuna del c.d. “proposito cosmico” come lo chiamava il filosofo Bertrand Russel nel suo libro Scienza e Religione. La negazione del “proposito cosmico” non è altro che la versione filosofica dell’affermazione dei moderni biologi: “L’evoluzione è cieca”. Questa affermazione ha definitivamente messo a tappeto le ultime vestigia dell’animismo che stabiliva l’alleanza fra l’uomo e la Natura la quale essendo “teleologicamente” orientata (cioè finalizzata) aiutava l’essere umano ad affrontare l’horror vacui, allontanando la propria terribile solitudine esistenziale.

Nel futuro sarà sempre di più la ragione illuministica con il suo rifiuto di interpretare i fenomeni in termini di cause finali o di progetti, con il suo procedere senza riguardi per i fini ultimi, che continuerà a demitizzare la Natura riducendola a sistemi di equazioni le cui soluzioni dipendono da leggi impersonali che la ragione ha il compito di individuare formulando ipotesi e sottoponendole al controllo empirico. Si riprenderà la strada segnata dalla prima rivoluzione scientifica iniziata ad Alessandria nell’antica Grecia nel terzo secolo a.C. Speriamo che questa sia la volta buona. Allora, dopo Alessandria, l’umanità fece uno scivolone oscurantista che impose un ritardo di due millenni. Una voragine. Un buco nero che rischiamo di pagare a caro prezzo. Adesso è necessario riprendere urgentemente il tempo perso. In una parola, riprendere l’era della tecnosofia, dello sviluppo della scienza e della techné, della crescita esponenziale dell’attrezzatura tecnologica grazie alla quale si è verificato “l’irrompere della società artificiale”.

Incrociamo le dita affinché la tecnosofia mandi al più presto definitivamente nel magazzino delle anticaglie i prodotti che le varie chiese smerciano da secoli e su cui basano ogni loro potere di ricatto: l’immortalità e l’aldilà. La Tecnosofia permetterà di cancellare la vecchiaia e allontanare a tempo indefinito la morte. Anche il suo prodotto è l’immortalità, ma con una differenza importante: nell’aldiqua.

25 ottobre 2011

Gli Stati Uniti in un mondo "convergente"

Non sono gli Stati Uniti ad arretrare, ma il resto del mondo a progredire: questo il messaggio principale del medico/statistico svedese Hans Rosling, intervistato dall'anchorman della CNN Fareed Zakaria.

I suoi Gapcast (animazioni statistiche) permettono di visualizzare in modo semplice ed intuitivo grandi quantità di dati normalmente distribuiti sotto forma di tabelle noiose e sparse in diverse fonti, e di ricostruire una visione dei fenomeni storici spesso controintuitiva. La traduzione che segue è la prima di una serie che uscirà progressivamente su Estropico: per visualizzare i sottotitoli italiani, passate col mouse sul tasto "CC", nella barra inferiore della finestra, e poi selezionate "Italian" dal menù a tendina.

Buona visione!



24 ottobre 2011

Il dilemma del futurologo



Nel video qui sopra vediamo Arthur C. Clarke in un programma della BBC del lontano 1964 nel quale azzarda una serie di previsioni futurologiche - alcune si sono poi rivelate corrette, altre meno. Nell'era del telefonino ci sembra ormai scontata quella secondo la quale "potremo chiamare qualcuno senza sapere se sia a Thaiti o a Londra", ma ai tempi avra' sicuramente fatto alzare qualche sopracciglio. Meno azzeccata, invece, e' la deduzione che, di conseguenza, non sara' piu' necessario andare in ufficio di persona. Ma la parte interessante, fa notare Kevin Kelly sul suo blog, e' quando Clarke sostiene che se considererete ragionevole una previsione, si tratta probabilmente di una previsione sbagliata, perche' "il futuro non e' ragionevole, e' fantastico!" Se un visitatore dal futuro ci raccontasse esattamente la sua realta' quotidiana, nessuno lo prenderebbe sul serio - le sue storie sarebbero, letteralmente, incredibili.

Secondo questa teoria, un futurologo si trova davanti ad un dilemma: le previsioni credibili si dimostreranno sbagliate, mentre quelle corrette sembrano troppo fantasiose per essere prese seriamente. La scelta che il nostro futurologo deve compiere e' se essere  accettato, pur facendo previsioni che non si realizzeranno, o se essere ridicolizzato o ignorato, pur facendo previsioni corrette.

L'unica speranza, continua Kelly, e' di bilanciare credibile e incredibile, plausibile e fantastico. Questo e' l'equilibrio che gli autori di fantascienza cercano di ottenere, ma nessuno vuole essere ignorato, il che inevitabilmente spinge verso visioni piu' plausibili che fantastiche.

La morale della favola, secondo Kelly?

La stragrande maggioranza delle previsioni futurologiche e' troppo ragionevole per essere corretta. Il che, da queste parti, non puo' che rincuorarci. Dopotutto, concetti a noi cari quali l'immortalita' fisica, il trasferire una mente in un supporto robotico o trasformarla in software, sono ancora visti come nient'altro che fantasie dalla stragrande maggioranza della popolazione mondiale...

21 ottobre 2011

Vitamine D, K e celiaca; stile di vita e diabete; cacao e cuore; insalata e sazieta'

Le news di NFI - Nutrition Foundation of Italy

Vitamina D e K e salute delle ossa nel bambino celiaco. I livelli di vitamina D e K nell’organismo influenzano la salute ossea nel bambino con malattia celiaca
Stile di vita e rischio di diabete. Un adeguato stile di vita riduce il rischio di sviluppare diabete
Cacao e rischio cardiovascolare. Il consumo di cacao ricco in flavonoidi migliora numerosi fattori di rischio cardiovascolare
Consumo di insalata e sazietà. Il consumo di insalata prima del pasto riduce l’apporto energetico complessivo

20 ottobre 2011

Science in Seconds: La carne artificiale

Riuscirà la carne artificiale a salvare il mondo? Estropico inizia oggi, con questa domanda, a pubblicare le traduzioni di Science in Seconds, “videopillole” di massimo due minuti e mezzo dedicate ciascuna ad un argomento scientifico.

Buona visione!

19 ottobre 2011

Dal genoma al connettoma. Pensieri sull’evoluzione nell’antropocene


Con questo articolo ha inizio la collaborazione di Giulio Matteucci con Estropico. Giulio e' il blogger dell'ottimo SF - Scienze di Frontiera. Sulla pagina "Chi Siamo" del blog troverete una sua breve presentazione.

Con questo titolo voglio prendere in prestito dal premio Nobel per la chimica Paul Crutzen il concetto di Antropocene che letteralmente significa “era dell’uomo” (dal greco anthropos, uomo). Questo termine però, nelle mie intenzioni, vuole evidenziare l'impatto che l'Homo sapiens sta avendo – e forse avrà in futuro - sulla storia naturale della vita, e non tanto, come lo intende Crutzen, in riferimento alle modifiche ambientali e climatiche di origine antropica che stanno trasformando il nostro pianeta.

Ciò di cui voglio parlare è il futuro dell’evoluzione, di quale senso potrebbe prendere la storia della vita dopo quella epocale discontinuità rappresentata dalla nascita della prima intelligenza, e con essa della tecnologia (almeno per quanto riguarda questa porzione dell’universo). Già molti hanno riflettuto su questi temi anche se è raro trovare un discorso abbastanza ampio da permettere di trarne un quadro generale. E’questo che mi propongo di fare in questo articolo condividendo alcune mie riflessioni personali senza nessuna pretesa di completezza o impeccabilità formale (non sono un biologo evoluzionista!).

Penso che qualunque discorso sull’evoluzione futura della vita non possa prescindere dalla fondamentale rottura che rappresenta l’emergere di una forma di vita intelligente quale è l’uomo. Dopo un evento di simile importanza entra in azione un nuovo tipo di “forza evolutiva” che potremmo definire “tecnologica”.

Prima di questa discontinuità la selezione naturale ha sempre agito selezionando le forme di vita dotate delle caratteristiche più adatte all’ambiente “scegliendo” dal ventaglio di possibilità costituito da individui con più o meno piccole differenze fenotipiche (con il termine fenotipo si intende l'insieme di tutte le caratteristiche osservabili di un organismo) derivanti da casuali mutazioni genetiche. Dopo l’avvento di agenti intelligenti e delle prime forme di tecnologia il quadro si è trasformato notevolmente.

Tuttavia non è il tipo di selezione ad essere cambiato. Il meccanismo della selezione del più adatto alle condizioni ambientali è infatti qualcosa di realmente universale che trascende la biologia stessa: in natura è sempre la “configurazione più stabile” a mantenersi nel tempo e quindi ad avere la maggior probabilità di essere osservata, il fondamento di questo principio è nella stessa termodinamica (l’unica teoria fisica valida senza eccezioni a tutte le scale).

Ciò che cambia con la comparsa dell’intelligenza sulla scena della vita è invece la gamma dei fenotipi sui quali la selezione può agire. La comparsa di strumenti, tecnologia e cultura corrisponde ad una immensa diversificazione delle caratteristiche degli individui della specie intelligente che li produce. Ogni nuova tecnologia infatti conferisce delle nuove abilità agli individui che possono costituire un marcato vantaggio adattivo. Questo nuovo meccanismo evolutivo si è sovrapposto al precedente diventando in fretta la principale fonte di cambiamento nel “panorama della vita” e accelerando, in un certo senso, il “passo” dell’evoluzione.

In un secondo momento, quando la tecnologia diventa scientifica e comincia ad essere più potente nel manipolare il mondo secondo la volontà della specie intelligente che l’ha prodotta, comincia ad evidenziarsi un secondo, forse più radicale cambiamento.

La vita è tutta protesa a tramandare l’informazione, è l’informazione codificata nei geni ad essere sempre stato, infatti, il vero soggetto dell’evoluzione darwiniana. Nell’ottica della teoria dell’informazione, se quello che conta è semplicemente tramandare l’informazione genetica di un organismo, la morte e la riproduzione acquistano il loro reale significato biologico poiché l’informazione codificata nell’eventuale sistema nervoso di ciascun individuo non ha alcuna importanza (*). Nel gioco dell’evoluzione ogni particolare organismo è solo un “mezzo” per tramandare i propri geni; dopo la riproduzione la morte di un individuo è completamente accettabile dal punto di vista dei geni che, tramandati di generazione in generazione risultano virtualmente “immortali” (seppur soggetti a piccole e lente ma continue modifiche).

L’informazione contenuta nei sistemi nervosi è però molto importante dal punto di vista soggettivo delle forme di vita intelligenti come l’uomo. Questo perché noi non “siamo” i nostri geni. Le neuroscienze infatti suggeriscono sempre più che ciò a cui pensiamo come “il nostro io” altro non sia che il nostro “connettoma” cioè il pattern di informazione codificato nel cablaggio del nostro cervello: sarebbe quindi il suo schema di connessioni a costituire la nostra personalità, la nostra coscienza, i nostri ricordi ecc…(**)

Ogni intelligenza evolutasi naturalmente ha necessariamente come obbiettivo e desiderio la propria sopravvivenza proprio perché nata come meccanismo adattivo mirante a garantire una migliore sopravvivenza degli individui. Che lo “scopo” evolutivo di tutto questo fosse inizialmente di garantire una maggiore diffusione dei loro geni è una consapevolezza che può arrivare agli esseri intelligenti dallo studio scientifico della storia evolutiva ma non intacca l’istinto di sopravvivenza individuale di un essere come l’uomo.

E’ da questa tensione tra informazione genetica e neurale che nasce l’inaccettabilità della morte. Pur di non vivere la morte come una tragedia soggettivamente priva di significato l’uomo ha sempre cercato tramite la spiritualità di attribuirgliene uno metafisico.

Il secondo grande cambiamento a cui accennavo prima consiste nel fatto che, forse, col pieno sviluppo della tecnologia scientifica questo conflitto potrebbe essere superato con l’informazione neurale che prende il posto di quella genetica nella danza dell’evoluzione.

Un indizio che questo possa avvenire è che la similarità tra le due è più profonda di come potrebbe apparire superficialmente; infatti sia il genoma che il connettoma “codificano” a loro modo un fenotipo che nel caso dell’informazione neurale è proprio il fenotipo culturale e tecnologico di cui si parlava prima.

A questo punto è presumibile, ed auspicabile dal nostro punto di vista soggettivo di esseri umani, che raggiunto un sufficiente livello di sviluppo tecnologico le forme di vita intelligenti come l’uomo riescano a cambiare radicalmente “le regole del gioco” dell’evoluzione mettendo al centro dei propri sforzi la conservazione nel tempo di se stesse come patterns neurali, anziché dei propri patterns genetici protagonisti di millenni di storia evolutiva.

Dalla sua nascita, infatti, la tecnologia è al servizio della volontà dell’intelligenza che l’ha creata; gli sforzi della medicina in particolare sono da sempre andati nella direzione di soddisfare il desiderio di sopravvivenza dell’uomo cercando di evitare con tutti i mezzi possibili la morte.

Tutto questo potrebbe completarsi quando la rivoluzione biotecnologica di cui ci troviamo a vivere gli inizi esprimerà tutto il suo potenziale portando a riscrivere il genoma umano, eventualmente sacrificandone la sopravvivenza, nel tentativo di evitare la morte dell’individuo e salvare il connettoma.

E’ così che in un futuro pervaso di tecnologia e intelligenza l’evoluzione, pur mantenendo quell’universale meccanismo che è la selezione naturale potrebbe “cambiare soggetto”, operando non più tra geni ma tra intelligenze. Dal genoma al connettoma.

( *) a questo proposito consiglio la lettura del bellissimo libro del fisico Charles Seife “La scoperta dell'universo. I misteri del cosmo alla luce della teoria dell'informazione” con particolare riferimento al capitolo “La vita”.
(**) per approfondire il concetto di connettoma consiglio la visione della conferenza TED “I am my connectome” del neuroscienziato Sebastian Seung a cui ho recentemente dedicato un post sul mio blog. Si possono comunque trovare vasti riferimenti in rete.

Giulio Matteucci

Immagine: The Human Connectome, from Scholarpedia 

18 ottobre 2011

Due belle animazioni su medicina rigenerativa e carne in provetta



Dopo quelli su biologia sintetica e utility fog nanotecnologica, presento un altro paio di animazioni dell'australiano James Hutson, di Bridge8, questa volta sul tema della medicina rigenerativa e della cosiddetta carne in provetta.

17 ottobre 2011

Universification. Cosa fa un essere superiore nel tempo libero? Di S.D.




E' fortemente probabile che le capacità intellettuali della mente umana crescano sempre di più grazie all'ausilio di tecnologie mediche, informatiche o di altro genere ancora sconosciuto. E' probabile che si espanda ed aumenti la sua capacità di elaborare sino a livelli oggi inconcepibili. Ma cosa farà una mente così evoluta? Certo noi oggi non possiamo saperlo, tuttavia possiamo azzardare delle ipotesi.

Una ipotesi potrebbe essere quella di impegnarsi in una prospettiva edonistica: modificare se stessa e l'ambiente circostante per massimizzare il proprio piacere, sino a giungere ad un'estasi eterna, come elaborato negli scritti di un certo transumanesimo.

Un'altra ipotesi plausibile potrebbe essere quella di dedicarsi senza sosta alla ricerca tecnico-scientifica per costruire tecnologie sempre più potenti....ma per farne cosa?

Raggiunta l'immortalità ed una fisica completa, cosa si fa?

Per l'appunto azzardare previsioni è difficilissimo, d'altra parte un ominide da poco eretto, quante probabilità avrebbe avuto di prevedere un motore a scoppio o il taggare una fotografia su un social network? Davvero poche. Tuttavia c'è un'istanza antica e pervicace, che nei modi più diversi affiora potente pressoché in tutta la storia dell'uomo. Di che si tratta?

Un'istanza tipicamente umana

La più antica religione attualmente esistente è l'Induismo, con ben seimila anni di storia alle spalle. Chi si avvicina a questa religione deve compiere un percorso spirituale sotto la guida di un maestro. Le lezioni sono tante, ma vertono su un concetto molto semplice: il dio Brahman è tutto l'universo e ne è contemporaneamente ogni singola parte, anche la più minuta. Nell'ultima lezione l'allievo fa una scoperta sorprendente: egli è Brahman, ma lo aveva dimenticato.

In generale possiamo dire che, similmente all'Induismo, pressoché ogni forma di religione e spiritualità offre una visione più o meno immaginifica nella quale il singolo è fortemente connesso con tutto l'universo.

Anche la filosofia platonica, non si discosta molto da questo disegno. La realtà che percepiamo è solo illusoria, per Platone. Il mondo reale è fatto di idee, esattamente come la nostra mente. Dunque tutto l'universo che ci sembra così misterioso ed inospitale è, esattamente come la nostra mente, un luogo di idee. Per certi versi simile è la filosofia hegeliana per la quale l'intero universo fenomenico è generato e contenuto nella nostra mente.

La scienza non propone simili sconvolgenti affreschi, tuttavia ha come scopo il rendere tutto l'universo reale comprensibile alla mente umana riducendolo a poche semplici leggi.

L'elenco di suggestioni culturali su questa idea dell'uomo singolo che si fonde con l'universo è sterminato e restituisce la potente immagine di una tensione costante che si palesa in tutta l'avventura dell'uomo. D'altronde cosa c'è di più gratificante per noi esseri minuscoli fragili e caduchi, dell'immaginarci grandi ed eterni...quanto un universo?

Si potrebbe dire che la mente umana è simile ad un gas: opera per occupare tutto lo spazio a sua disposizione e poco importa se questo spazio è vasto quanto un universo.

Fondersi con l'universo, non sbirciarlo da quel misero spioncino che è un singolo individuo disperso tra miliardi su un pianetino insignificante. Certamente un desiderio ambizioso, anzi probabilmente il più grande desiderio concepibile.

Cosa fa una mente superiore? Ci sono buone probabilità che non smetta di coltivare questo desiderio, anzi che cerchi di raggiungerlo con nuovi ed inediti mezzi.

Ma questa impresa così immane è proprio impossibile da coronare? Forse no.
 
Universification

La letteratura transumanista abbonda di prospettive sull'ampliamento e potenziamento della mente anche e soprattutto grazie alla fusione di questa con tecnologie digitali sempre più performanti.

La letteratura transumanista abbonda anche di lavori sull'artifical life: universi simulati creati in potenti calcolatori che hanno le medesime dinamiche di un universo reale...selezione naturale inclusa, con tutte le potenzialità di sviluppo di autocoscienze del caso.

Semplicemente non credo che queste due tecnologie potranno correre parallele e separate a lungo. Primo perchè le tecnologie tendono a mischiarsi, ma soprattutto per quella spinta a fondersi con l'universo di cui si diceva prima.

Una volta che una mente è diventato un organismo digitale dalle potenzialità pressoché illimitate ed ha a disposizione un software in grado di generare un vero grande universo, può resistere alla tentazione di installare questo software dentro di se?

Essere un universo che si sviluppa. Essere le sue leggi. Ed essere ogni suo individuo. Come nell'induismo, come nel platonismo, come nel taoismo...essere tutto: universificarsi.

Ma non è come rintanarsi in un videogame?

Proprio no. Ogni universo è reale per chi lo abita e fittizio per chi sia eventualmente all'esterno e ne veda i contorni. Si può obiettare che il nostro universo oltre che di dati è fatto anche di altro: di qualcosa che l'universo generato da un computer non possiede, cioè massa ed energia. La corporeità e fisicità del nostro universo sono percepite da noi, ma a ben vedere la distanza è una sorta di energia negativa che annulla perfettamente la massa/energia per cui il bilancio totale della massa ed energia dell'universo al netto della distanza è zero (il concetto è ben spiegato ad un livello divulgativo in vari libri si S. Hawking).

L'esplosione esponenziale

Da un singolo universo possono nascerne infiniti in a-life, ci rammenta Nick Bostrom. Da un singolo universo possono generarsene infiniti per fluttuazioni quantistiche del vuoto ci dice Andrej Linde. Il presente umile testo propone che ogni mente senziente sufficientemente evoluta possa diventare un universo. Ciò che appare è che gli universi possono moltiplicarsi come conigli. Sinceramente non credo che una mente autocosciente voglia essere soltanto una passeggera di questo processo e non esserne parte integrante.

Link permanente, su Estropico

14 ottobre 2011

Staminali da cellule adulte, sviluppato un metodo 100 volte più efficace

Lampo biotech: qui l'articolo, sul Sole24Ore.

Il terzo uomo sovrumanista


E' da un po' che non mi occupo dei nostri "cugini" sovrumanisti e della loro versione del transumanismo in salsa neofascista (con connessioni a Casapound), ma un recente diverbio su una lista del h+ internazionale mi ha ricordato di quella che e' una vera e propria chiave interpretativa dell'ambiguo materiale pubblicato sui siti del microcosmo neofascista dal guru del sovrumanismo, Stefano Vaj. Si tratta di un passaggio e di una nota ad esso collegato, che troviamo in "Espressione politica e repressione del principio sovrumanista" (qui sul sito ArchivioStorico.info, sezione Nazionalsocialismo...) di Giorgio Locchi, con un'introduzione di Stefano Vaj.
La posizione estrema, che nella topografia fascista e centrale, perche' più lontana dall'estremità del campo egualitaristico, è prettamente nietzschana: ritiene che «tutto è marcio», rigetta in blocco duemila anni di «occidente cristiano» per non ritenerne che il «negativo» esemplare (cioè le manifestazioni di sopravvivenza e risorgenza del paganesimo greco-romano-germanico), si fa «nihilismo positivo» e vuole ricostruire sulle rovine dell'Europa un «nuovo ordine», dando vita al «terzo uomo» (18).
Ma e' solo quando andiamo a vedere quella nota numero 18 che scopriamo esattamente cosa sia per Vaj e Locchi questo ambiguo "terzo uomo":
(18) Sul "terzo uomo" (che è poi l'"uomo nuovo" fascista, o il "superuomo" nietzschano), chiamato a farsi integralmente carico del mondo e del proprio destino e a dar loro significato – il primo uomo essendo da identificarsi con quello della prima ominazione e delle società "magiche" di caccia e raccolta, e il secondo con le civiltà post-neolitiche e "pagane" divenute storicamente "coscienti" – cfr. lo scritto di Locchi La lettura del mito, comparso su l'Uomo libero n. 18; ed altresi, sulla stessa rivista, La tecnica, l'uomo e il futuro (n. 20), e La rivoluzione biopolitica. Sfide e opportunità per il terzo millennio, entrambi di chi scrive [Vaj].
Quello che e' fondamentale capire per decodificare gli opachi scritti di Vaj dei sovrumanisti e' che quando parlano di postumano, parlano di un qualcosa ben diverso da quanto inteso con quel termine dalla stragrande maggioranza dei transumanisti. Quello che intendono e' appunto "l'uomo nuovo fascista"...

E se volete un'altra chiave interpretativa per la neolingua sovrumanista, questa e' una chicca da tenere a mente, sempre dallo stesso articolo di Locchi, e da me gia' citata in Allarmi siam transumanisti:
"non si comprende nulla del fascismo se non ci si rende conto o non si vuole ammettere che il cosiddetto 'fenomeno fascista' altro non è che la prima manifestazione politica d'un vasto fenomeno spirituale e culturale, che possiamo chiamare 'sovrumanismo'".
 Vedi anche: Tecnofascismo? No grazie. Una serie di articoli su sovrumanismo e dintorni. 

Immagine: dal film Hellboy

13 ottobre 2011

Il rallentamento "istituzionale" del progresso: perche' Ray Kurzweil non ne ha paura


Qualche giorno fa (vedi qui, nei commenti), un lettore mi ha chiesto: "mi pare di ricordare che Kurzweil, in "La Singolairtà è vicina", tra le risposte ai critici dia anche quella relativa a chi sostiene un rallentamento del progresso causato dalle istituzioni, come se queste ad esso "tarpassero le ali". Non ho letto il libro: sapresti riassumermi le sue argomentazioni in merito?"

Il lettore ricorda bene: la risposta di Kurzweil si trova nella sezione "Risposte ai critici" ed e' intitolata "L'insostenibile lentezza delle istituzioini sociali". In breve: ogni regime politico, ogni istituzione sociale, e' una soluzione ad un problema precedente e la scoperta e l'introduzione di tale soluzione puo' richiedere decenni. La risposta di Kurzweil e' che il conservatorismo delle istituzioni sociali e' un fenomeno tutt'altro che nuovo, la cui esistenza non ha pero' impedito la marcia del progresso scientifico secondo la tabella della legge dei ritorni accelerati. Inoltre, le nuove tecnologie offrono scorciatoie che permettono agli individui di aggirare le restrizioni istituzionali e sono quindi degli efficientissimi mezzi per l'accelerazione del cambiamento sociale (l'uso dei social media da parte di dozzine di movimenti di protesta anti-autoritari in giro per il mondo mi sembra un esempio calzante).

Kurzweil prosegue ricordando come ogni nuovo paradigma tecnologico attira d'apprima quantita' relativamente piccole di early adopters per poi essere adottato in massa, ma anche nelle sue fasi iniziali una nuova tecnologia fa da levatrice a nuovi atteggiamenti e istituzioni sociali - l'esempio inevitabile e' quello del primo internet e delle comunita' online alle quali ha dato vita. Se qualche secolo fa, conclude Kurzweil, solo pochi individui eccezionali come Leonardo da Vinci e Isaac Newton esploravano nuovi modi di comprendere l'universo, oggi la comunita' planetaria che contribuisce all'innovazione sociale tramite le innovazioni tecnologiche rappresenta una percentuale notevole della popolazione mondiale.

Insomma, non sembra che Kurzweil passi molte notti insonni preoccupandosi della "insostenibile lentezza delle istituzioni sociali"... Pero', per quanto poco efficienti come freni al progresso esse siano, almeno secondo Kurzweil, mi sembra ovvio che esse non possano neanche essere descritte come un fattore accelerante. Il che mi porta a chiedermi quali forme di istituzioni sociali potrebbero essere piu' adatte ad adottare rapidamente le nuove tecnologie, contribuendo così all'accelerazione del progresso. Forse dobbiamo guardare proprio alle sopracitate comunita' online e ai social networks (o a qualche loro futuro discendente) come esempio di nuove, flessibili, "progressiste", istituzioni sociali...

Immagine: Ray Kurzweil, by jdlasica


12 ottobre 2011

Staminali triploidi: nuova frontiera nella Medicina Rigenerativa

Segnalo questo post dalla rivista italiana Wired. Il testo che segue è della biologa e giornalista scientifica Anna Lisa Bonfranceschi che riporta un articolo della prestigiosa rivista Nature:

Una cellula somatica, più una cellula germinale. Come dire due (le copie di cromosomi contenute nella prima) più uno (la singola serie cromosomica della seconda), uguale tre. Tre copie di cromosomi per una cellula staminale triploide, pluripotente, in grado cioè di differenziarsi in diversi tipi cellulari. A realizzarla sono stati i ricercatori della NewYork Stem Cell Foundation, guidati da Dieter Egli, confermando così la possibilità di riprogrammare una cellula somatica umana, portandola "indietro nel tempo", trasferendola in un ovocita. Una tecnica che, secondo lo studio pubblicato su Nature, è importante per le possibili implicazioni in termini di medicina rigenerativa. Ma, nell'editoriale della rivista, si avverte: "non è ancora chiaro se il triploide si comporterà nei tessuti come una normale cellula. Nessuno potrà chiamarlo a breve clinicamente rilevante". Uno dei problemi fondamentali di questa branca della scienza è quello della compatibilità dei tessuti tra donatore e ricevente. A scopo terapeutico, la condizione ideale sarebbe quella di rimpiazzare i tessuti danneggiati in un paziente con cellule del suo stesso organismo, quindi con lo stesso dna. Ma altrettanto ideale sarebbe poter disporre di una sorta di bagaglio cellulare, da utilizzare per scopi diversi, ovvero un set di cellule in grado di originare più tipi di tessuti.

Partendo da questi presupposti, i ricercatori hanno provato a produrre cellule staminali da un ovocita. Per farlo hanno utilizzato una tecnica nota come somatic cell nuclear transfer (Scnt): hanno prelevato il materiale genetico di una cellula somatica adulta (quindi con un corredo cromosomico completo, cioè doppio) e lo hanno trasferito in un ovocita privato del nucleo (una tecnica simile a quella che ha portato alla nascita della pecora Dolly). Così facendo, i ricercatori speravano di indurre l'ovocita a dividersi, dando origine a una blastocisti, ovvero lo stadio iniziale dello sviluppo embrionale. Ma, osservando il comportamento della nuova cellula umana, hanno visto che dopo pochi cicli, la divisione si arresta. 


Gli scienziati hanno quindi provato a trasferire il Dna della cellula somatica nell'ovocita, ma senza togliere il nucleo di quest'ultimo. I risultati sono stati sorprendenti: la nuova cellula cominciava a dividersi dando origine a una blastocisti e mantenendo tutti i corredi cromosomici di partenza (tre, due della cellula somatica e uno di quella germinale). Non solo: le cellule staminali derivate da questa prima blastocisti mantenevano il fenotipo della pluripotenza, mostrando di essere capaci di originare tutti i tipi cellulari (quelli dei cosiddetti tre foglietti embrionali, l'ectoderma, il mesoderma e l’endoderma, da cui si originano i tessuti di un organismo). 


Come spiegano i ricercatori, i risultati mostrano come la presenza del genoma dell'ovocita sia fondamentale per la riprogrammazione della cellula somatica umana a uno stadio di pluripotenza.


Un altro traguardo, dopo quello delle staminali pluripotenti indotte, che bypassa l'uso di embrioni (sebbene anche gli ovociti non siano sempre disponibili). Ma è anche un risultato che pone in risalto il bisogno, etico, di regolamentare l'uso della somatic cell nuclear transfer, in modo tale da garantirne l'uso a scopi terapeutici, senza creare allarmismi in chi vi intravede pericoli di clonazione umana.


“La linea cellulare derivata dai ricercatori non potrebbe mai essere usata in terapia”, ha spiegato a Wired.it Carlo Alberto Redi dell’università di Pavia commentando la ricerca: “Quello che invece rende lo studio interessante è essere riusciti per la prima volta a derivare una linea cellulare staminale stabile grazie alla presenza del genoma dell’ovocita. Il dna della cellula germinale contiene qualcosa che aiuta le cellule a stabilizzarsi, e l’importante sarà ora far luce su questo qualcosa. Ma è chiaro che stabilizzare una cellula triploide non serve a nulla”.

11 ottobre 2011

Il futuro delle neuroprotesi

L'altro giorno ho rapidamente segnalato la notizia del "topo-cyborg". Oggi segnalo un articolo di approfondimento su un nuovo blog che dovrebbe interessare ai lettori di Estropico e il cui feed rss ho appena inserito nella colonna di destra del blog: Il futuro delle neuroprotesi, su SF - Scienza di Frontiera.

Se ci illuminassimo di piu', di Walter Mendizza


Continua la ripubblicazione degli articoli di Walter Mendizza originariamente pubblicati sul sito dell'associazione Tecnosophia. In questa "puntata", Mendizza spazia da energia e ambiente, al ruolo della religione nel progresso scientifico. Qualunque sia la vostra opinione al proposito, non perdetevi gli ultimi, transumanistissimi, paragrafi...

Il 18 febbraio scorso si è celebrato l’inutile e velleitaria giornata del risparmio energetico. La trovata si chiama “Mi illumino di meno”, una iniziativa simbolica finalizzata alla sensibilizzazione verso il risparmio energetico. Essa fu lanciata nel 2005 dalla trasmissione Caterpillar di Radio2 e prende il nome dai versi della celebre poesia “Mattina”, del poeta dell’ermetismo Giuseppe Ungaretti: “M’illumino / d’immenso”. L’utopica iniziativa da allora ebbe molta fortuna diventando una campagna regolare cui tutti gli anni ci tocca assistere sconsolati intorno al 16 febbraio che è la ricorrenza dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto. Lo scopo, balordo, è quello di invitare a ridurre al minimo il consumo energetico, spegnendo il maggior numero di dispositivi elettrici non indispensabili e, come molte iniziative pleonastiche e demagogiche, è stata accolta con grande successo da molti comuni d’Italia e in questo caso addirittura anche dalla Presidenza del Consiglio dei ministri con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente.

Su questa iniziativa si può affermare che è azzeccato il detto latino in Nomen omen, cioè nel nome affibbiato alla manifestazione c’è tutto il presagio di un senso funesto, giacché esso cela un altro significato più consono al populismo straccione di cui si ammanta piuttosto che all’élite illuminata alla quale si ispira: Mi illumino di meno suona come un palese invito a pensare di meno, cosa in effetti riscontrabile in quasi tutti i promotori di tale esecrabile iniziativa. Nel 2008 il presidente del parlamento europeo Hans Pottering, in evidente stato confusionale e con le sinapsi neuronali che stentavano a connettersi, riconobbe come “importante” l’iniziativa e la considerò un evento di valore simbolico e addirittura di un effetto tangibile. Forse si riferiva al tangibile effetto di rimbecillimento dato che si tratta di una pacchianata boriosa e delirante portata avanti da arcadici ambientalisti brulicanti di pensiero unico verde.

La perniciosa manifestazione “Mi illumino di meno” più che una iniziativa simbolica volta alla sensibilizzazione verso il risparmio energetico appare piuttosto come una deleteria esperienza fatta da ex-sessantottini e loro pargoli votati all’ambientalismo militante che cercano di rivivere con più di 40 anni di ritardo un’esperienza new-age come se fossero figli dei fiori che però non sono mai sbocciati. Una sorta di esperienza mistico-religiosa che pervade ogni tanto le teste vuote di idee e contenuti dei soliti ambientalisti della domenica, come se bastasse un giorno senza luce per farci… “illuminare”. Una iniziativa che ricorda i tempi bui del medioevo quando le autorità religiose imponevano di fare un periodo di astinenza e di penitenza rinunciando a qualcosa di importante per conquistare chissà che cosa.

Nessuno può spiegare che senso ha istituire una giornata del genere, giacché non è pensabile che ridurre il consumo energetico per un solo giorno possa servire a qualcosa. La vicenda ricorda piuttosto il libro “La storia infinita”: il nulla che avanza. Un vero e proprio delirium tremens che da sempre, dal medioevo ai nostri giorni, si manifesta con sintomi quali l’allucinazione. Gli animatori di tale iniziativa appaiono come utili idioti infarciti di buoni sentimenti che si fanno strumentalizzare senza rendersene conto. A parole si invoca il passato, il ritorno alla natura, ma con le azioni, invece, si celebra il presente che l’essere umano è riuscito a conquistarsi. Come tutti gli indici, economici e no, dimostrano, nessuno rinuncia mai alle proprie comodità e tornare indietro in qualsiasi aspetto della nostra vita provoca, all’ambiente, più danno che altro.

Ad esempio se si spegne una lampadina e si accende una candela (come purtroppo si sente spesso dire) produciamo un piccolo terremoto ambientale che provoca molti più danni che non la lampadina accesa. In effetti, se ci pensiamo bene, le candele devono essere prodotte (lo fa l’industria salvo qualche rara eccezione artigianale), devono essere distribuite (industria dei trasporti) e poi devono essere vendute e comprate (magazzini, stoccaggio, ecc.) e finalmente accese per essere utilizzate. Una volta accese, bruciano e liberano CO2 nell’aria; siccome la colonna d’aria calda ascendente attira le particelle di fumo verso la fiamma bruciandole, qualcuno si è inventato il delirante concetto di “candela mangiafumo”. In realtà da questo punto di vista tutte le candele “mangiano” il fumo solo che ci si dimentica di dire che quasi tutte le candele contengono paraffina o acido stearico, e questo significa che, paradossalmente, una candela mangiafumo genera una fiamma non pulita che di per sé produce fumo!

L’elettricità, invece, è frutto di una delle maggiori conquiste dell’uomo che ha fatto registrare un balzo in avanti impressionante nella qualità della vita. Istituire una giornata dove ci si priva dell’elettricità è solo diseducativo perché si manda alle persone un messaggio sbagliato. Il messaggio corretto è che occorre invece trovare il modo per continuare a vivere in condizioni sempre migliori. Fino a qualche anno fa l’etichetta di un noto liquore italiano aveva il disegno di come erano le fabbriche prima dell’avvento dell’elettricità. Si potevano vedere lunghe ciminiere che portavano fuori dalla fabbrica il fumo e il vapore dato che allora tutte le macchine erano a vapore. Con il vapore si facevano girare meccanicamente dei nastri sui quali gli operai lavoravano. Gli incidenti erano all’ordine del giorno. L’elettricità cambiò in pochi anni questo modo di lavorare portando progressi incredibili su tutti i fronti. Perciò rispetto all’idea che la scienza o la tecnologia possano provocare disastri ambientali è molto chiaro che le cose stanno proprio all’incontrario. Basta vedere le nuove tecnologie di trattamento dei rifiuti con microorganismi selezionati, oppure i nuovi termovalorizzatori a basso impatto ambientale, oppure ancora gli ultimi depuratori per gli scarichi industriali.

L’uomo è sempre stato tecnologico e si potrebbe dire che senza tecnologia, l’uomo non esisterebbe. Prima della tecnologia eravamo scimmie, non umani. Siamo anzitutto esseri tecnologici, quindi qualunque siano i problemi che abbiamo di fronte e per quanto grandi essi possano apparire, non possiamo pensare di risolverli pregando, ormai dopo Nietzsche abbiamo capito che Dio è morto. Gli dèi del paganesimo (Atena, Efesto, Odino, Prometeo) sono civilizzatori che offrono le tecniche all’uomo per avvicinarlo alla condizione divina, proprio l’opposto di quanto accade nella tradizione giudeo-cristiana; anzi si potrebbe dire che l’avanzamento tecnologico della nostra società è avvenuta proprio in quanto è stata in grado di recuperare le proprie radici pagane, non quelle cristiane come si cerca falsamente di affermare.

Ci porterebbe lontano analizzare qui perché il paganesimo fu abbandonato a favore del cristianesimo. In breve possiamo dire che i Greci avevano scoperto che l’uomo, a differenza dell’animale, sente l’esigenza di dare un senso alla propria vita perché è consapevole di morire e quindi non può evitare il suo tragico destino. Tale visione era estremamente concreta, ma ciononostante il cristianesimo non si accomodò ad essa e cercò di portare l’umanità fuori della tragedia promettendo una vita ultraterrena. Dal punto di vista del marketing fu una idea geniale che sancì il successo del prodotto che la nuova religione nascente stava immettendo sul mercato. Si trattava di un’altra vita, questa volta per giunta eterna, da conquistarsi con il dolore proveniente da una colpa originaria. Il dolore, inoltre, era anche il prezzo da pagare per avere l’eternità. In questo modo la dimensione tragica veniva definitivamente allontanata dalla condizione umana e sostituita da due delle tre virtù teologali: la fede e la speranza.

Fintanto che durò questa trovata per così dire “pubblicitaria” le cose andarono bene per la religione nascente e male per tutte le altre, incluso quelle pagane. L’edificio cominciò a traballare appena nel periodo rinascimentale che fu, appunto, la rinascita della cultura pagana e con essa la nascita della scienza e della tecnica e l’avanzamento tecnologico.

Con la cultura pagana abbiamo capito l’importanza della tecnosofia, la saggezza della techné. E con essa abbiamo cominciato ad affrontare e risolvere i problemi che l’umanità si portava dietro da millenni. Perciò le complicazioni attuali le risolveremo solo immettendo nel sistema più cultura pagana, più ricerca, più scienza. In una parola, usciremo dai problemi solo con più tecnologia, non con meno. Ne usciremo celebrando la rinascita del paganesimo e della rivoluzione scientifica, non ritornando ai miti e alle caverne. Ne usciremo se la rivoluzione sarà prometeica, non rifugiandoci nei localismi delle tribù. Ne usciremo se vincerà il “partito Erodiano” favorevole all’ellenizzazione della cultura piuttosto che il “partito zelota” della tradizione biblica. Ne usciremo se riusciremo ad esprimere forti conati di evoluzione autodiretta e non impulsi di integralismo messianico. Ne usciremo con più universalismo non con più tribalismo. In definitiva potremo pensare di cavarcela solo se Atene vincerà definitivamente su Gerusalemme.

Immagine: Light Bulb, by tolomea

10 ottobre 2011

La Scienza dimenticata...

E' davvero strano che quando passa a miglior vita un politico, un personaggio del cinema, della Tv o una rockstar imbottita di droga e allucinogeni tutti i giornali e telegiornali del mondo ne parlano osannando il personaggio e raccontandone la storia con toni da leggenda come se lo stesso avesse fatto chissà cosa per il resto dell'umanità.

Quando invece muore un grande scienziato che ha progettato e realizzato significative invenzioni per l'avanzamento tecnologico e la protezione della salute del genere umano nessuno ne parla. E' questo il caso di Wilson Greatbatch la cui scomparsa è passata quasi inosservata, se si fa eccezione delle riviste dedicate alla medicina o alla cinquantaseiesima pagina di qualche rado giornale. Eppure quest'uomo ha ideato il Pacemaker, un dispositivo che ha salvato da morte certa milioni di persone in tutto il mondo. Si tratta di uno stimolatore cardiaco che integra un generatore di impulsi elettrici autonomi. Questi devono indurre eccitazione negli atrii o nei ventricoli causandone la contrazione, consentendo al cuore di svolgere il suo normale lavoro di pompa laddove invece il cuore naturale per difetti quali la bradicardia e le aritmie verrebbe meno al suo compito. Gli impulsi vengono applicati tramite un elettrocatetere introdotto attraverso la vena succlavia e condotto nelle cavità cardiache. I circuiti, la batteria e gli altri componenti interni dello stimolatore sono racchiusi in una cassa ermetica realizzata in titanio. Il dispositivo viene impiantato, per via chirurgica, sotto cute fino a quando, esaurita la batteria interna, deve venire espiantato e sostituito con uno nuovo.   L'apparecchio è completamente autonomo e dotato di una batteria al lito della durata di otto anni e più. Vi sono persone che vivono grazie a questo apparecchio anche da venti anni.

Tornando a Greatbatch il suo apparecchio venne impiantato per la prima volta nel 1960 nel petto di un uomo che poi sopravvisse un anno e mezzo grazie ad esso. In seguito il Pacemaker è stato perfezionato e ulteriormente miniaturizzato. Oggi le persone che hanno un simile impianto possono fare una vita attiva e addirittura praticare sport senza problemi.

Come potremmo definire queste persone, Cyborg? Spesso la filosofia transumanista viene accusata di perpetrare la cyborgazione dell'essere umano e questo ai ludditi appare come innaturale, ma non è esattamente così. I transumanisti desiderano solo migliorare la condizione umana e se vengono ideati strumenti tecnologici per poterlo fare essi non devono essere ripudiati solo basandosi su una bieca ideologia antistorica.

Considerato il fatto che gli impiantati di Pacemaker hanno bisogno di un circuito realizzato in elettronica miniaturizzata per vivere, che lo stesso è impiantato all'interno dei loro corpi e regola una funzione di vitale importanza quale il battito cardiaco la risposta alla precedente domanda è sicuramente "sì": essi sono dei Cyborg. Ma non c'è niente di mostruoso in questo. Domani nostra madre potrebbe aver bisogno di questo impianto. E quando essa tornasse a casa dall'ospedale non penseremmo di certo che essa sia divenuta qualcosa di mostruoso.

Tornando a Greatbatch egli ha avuto modo di realizzare anche molte altre invenzioni e negli ultimi anni della sua vita ha pensato di lanciare la sua sfida ai futuri inventori ai quali raccomandava di focalizzarsi sulla messa punto della tecnologia della fusione nucleare pulita dato che, secondo una sua previsione, entro il 2050 avremo esaurito o ridotto drasticamente le riserve di petrolio.

Non possiamo dunque non elargire un sincero grazie all'amico Wilson Greatbach e a tutti gli scienziati dimenticati, che come lui hanno fatto avanzare la conoscenza e realizzato ideazioni per il miglioramento delle nostre vite e che come ricompensa al loro lavoro hanno ottenuto solo indifferenza e ingratitudine.

Perche' cristianesimo e transumanesimo non sono nemici

Lampo "transreligioso": un articolo di humanity+ Magazine sul perche' cristianesimo e transumanesimo non sono incompatibili. Pur essendo ateo d'annata, sono anni che ripeto che la "contaminazione" del cristianesimo con i  nostri memi non e' impossibile - anzi, e' gia' cominciata.

09 ottobre 2011

Robotica: dopo Big Dog, ecco Alpha Dog



Ricordate il Big Dog della Boston Dynamics? Ecco Alpha Dog, il "figlio" di Big Dog. Qui un articolo di Singularity Hub.

08 ottobre 2011

Steve Jobs: una lotta per la vita

Grande commozione ha suscitato nel mondo la morte, a soli 56 anni, del fondatore della Apple. Steve Jobs ha praticamente inventato il personal computer agli inizi degli anni '80 con i primi Apple I e II e poi col Macintosh, il primo computer ad interfaccia grafica con icone e mouse. Da eccellente creativo nei decenni successivi ne ha poi reinventato e rimodellato le forme. Ogni sua idea, dal piccolo iPod al grande iPad passando per l'iPhone hanno avuto un successo strabiliante e centinaia di milioni di pezzi venduti.

Ma vorrei adesso parlare del suo cancro al pancreas. E' noto che si tratta di uno dei peggiori tipi di cancro in assoluto, con un elevato livello di mortalità. Solo il 4% dei pazienti sopravvive a questa forma di cancro. Il pancreas contiene due tipi di ghiandole; le ghiandole esocrine producono enzimi che degradano i grassi mentre le ghiandole endocrine producono gli ormoni come l'insulina che regola lo zucchero nel sangue. E' proprio in queste ultime che il tumore ha colpito Jobs. Nel 2004 il fondatore di Apple aveva subito un intervento chirurgico per rimuovere il cancro al pancreas e nel 2009 un trapianto di fegato nel tentativo di conservarne la funzione dopo che il cancro si era diffuso anche in quest'organo. Steve Jobs ha quindi ingaggiato con la malattia una vera e propria lotta per la vita, cercando in tutti i modi e con tutti i mezzi di contrastarne l'avanzata. 

Una storia simile è toccata al medico Ralph Steinman, premio nobel 2011 per la medicina, morto di cancro al pancreas il 30 settembre, pochi giorni prima che il premio fosse annunciato. Aveva adoperato le sue scoperte sul sistema immunitario per lottare contro la malattia.

Ciò pone anche una riflessione etica: perchè ci si attacca così tanto alla vita solo quando si sa di avere una breve scadenza? Perchè si lotta per sopravvivere quando si sa che la prospettiva è limitata come accadeva agli androidi Nexus 6 di Blade Runner? In realtà la nostra stessa esistenza, se ci si pensa bene, anche se portata avanti senza traumi è di per sé abbastanza breve ed è minata da un'altra malattia definita "invecchiamento cellulare". E' probabile che nei decenni a venire una coscienza collettiva di questo tipo prenderà forma e una parte dell'umanità, usando i mezzi forniti dalle biotecnologie, inizierà a combattere contro questa "malattia" con lo stesso accanimento e la stessa determinazione con cui oggi si lotta contro il tumore.

07 ottobre 2011

'Muovere e sentire' oggetti virtuali usando solo il pensiero

Lampo neuroscientifico, su Le Scienze: "Un passo importante verso la creazione di un esoscheletro robotico comandato direttamente dall'attività cerebrale volontaria da far indossare a pazienti gravemente paralizzati"

Caffe' e depressione; folati e rischio coronarico; colore di frutta e verdura e ictus; latticini e diabete

Le news di NFI - Nutrition Foundation of Italy

Caffè, caffeina e rischio di depressione. Il consumo di caffè ridurrebbe il rischio di depressione nelle donne.
Folati e rischio di malattie cardiache coronariche. L’apporto e il livello ematico di folati sono inversamente associati al rischio di malattie cardiache coronariche.
Colore di frutta e verdure e incidenza di ictus. Un elevato consumo di frutta e verdura di colore bianco può proteggere dall’ictus.
Prodotti lattiero-caseari e diabete. Una dieta ricca in latte e derivati a ridotto contenuto di grassi riduce il rischio di diabete nelle donne in menopausa.

06 ottobre 2011

Se le acque del Golfo si increspano...

Lampo geopolitico/energetico: Se le acque del Golfo si increspano, sulla versione italiana della rivista Technology Review. "Analisi di un rapporto in apparenza molto diretto: la Cina ha bisogno di energia, mentre il Medio Oriente ha bisogno di vendere gas e petrolio. Ma quali risvolti si nascondono?" Qui gli altri articoli dell'ultimo numero della rivista.

Vorresti vivere fino a mille anni? Secondo Aubrey de Grey e' una domanda stupida. Il motivo potrebbe sorprenderti...



Traduco liberamente/riassumo un divertente e illuminante scambio col pubblico di Aubrey de Grey (il biogerontologo d'assalto della SENS Foundation) a IdeaFestival 2011.

Domanda dal pubblico: "Vorresti vivere fino a mille anni?" (il riferimento e' alla famosa previsione di de Grey che sara' possibile estendere le nostre aspettative di vita fino, appunto, a mille anni).

de Grey: "Ottima domanda, in quanto e' una pessima domanda! [risate] Allora, ecco una domanda per te, sei pronto? 'A che ora vorresti andare al bagno, domenica prossima?' Sappiamo tutti che e' una domanda stupida, perche' sappiamo benissimo che e' una decisione che prenderemo quando sara' il momento! [risate] E' esattamente lo stesso! Non ho la piu' pallida fottuta idea se vorro' vivere fino a cent'anni! Quello che so, e' che voglio essere in grado di prendere quella decisione quando ne avro' 99, invece di non avere voce in capitolo a causa del progressivo deterioramento della mia salute..."

05 ottobre 2011

Il transumanesimo nel film Tron (messaggi subliminali)



Il problema con la teoria cospiratoria presentata in questo video (si notino i riferimenti a scie chimiche e nuovo ordine mondiale, nel video... ) e' che prende una megatendenza spontanea dovuta ad una serie di motivi quali il progresso tecnoscientifico e il nostro innato desiderio di essere piu' efficienti, attraenti, intelligenti, longevi, etc, e ne fa un vasto complotto diretto da misteriose elite...

Qualche altro commento in ordine sparso su questo video dalle idee confuse:

  • ad alcuni transumanisti il progetto Zeitgeist piace, ma non a tutti (io sono piuttosto freddino al proposito, per esempio)
  • gli effetti speciali di Tron sono presentati come messaggi subliminali sulle scie chimiche e gli "ascensori spaziali celati dalla Nasa" (magari!), un'interpretazione che posso solo descrivere come al 50% ridicola e al 50% paranoide...
  • "distruggere la biologia in favore della tecnologia". A parte il fatto che la biologia puo' anch'essa essere descritta come una tecnologia (anche se spontaneamente organizzatasi), ma il transumanismo si realizzera' anche tramite approcci "biologici", come le strategie SENS di Aubrey de Grey.
  • "tutto questo diventera' obbligatorio". Questo almeno solleva delle questioni importanti. Da queste parti il passaggio al postumano e' visto come un qualcosa che dovra' essere nelle mani dell'individuo, ma e' inevitabile che emergeranno pressioni di vario genere che spingeranno verso "l'uomo cyborg": pressioni economiche (i potenziati potrebbero essere avvantaggiati nell'ottenere molti impieghi, per esempio), sociali (i potenziati potrebbero essere avvantaggiati nell'attirare partner sessuali...), etc. Questi esempi saranno al centro del dibattito biopolitico dei prossimi anni e la discussione su come evitarne gli  effetti negativi e' appena cominciata. Ma non sono nulla rispetto al rischio che si passi da una situazione di pressioni indirette, ad una di pressioni dirette, coercitive...

04 ottobre 2011

La ricerca scientifica e le nuove tecnologie non sono nemiche della natura



Ho trovato questo video su un sito (DisarmingTheGreens.it) che ho appena scoperto, ma che mi sta gia' simpatico... Ecco come si presenta: 

"Le strumentalizzazioni ideologiche e il 'verdismo' fanno male all’ambiente. Per rendere compatibili due obiettivi fondamentali, come la salvaguardia del patrimonio naturale del pianeta e la diffusione del benessere tra le popolazioni umane, c’è bisogno di un approccio pragmatico, che muova da alcune incontestabili ovvietà: le società ricche hanno un’aspirazione alla tutela dell’ambiente superiore a quella che possono avere le società affamate; la ricerca scientifica e le nuove tecnologie non sono nemiche della natura, ma contribuiscono ad un minor consumo di risorse; la gestione privata dei beni ambientali è spesso la forma ottimale di valorizzazione e di tutela di questo patrimonio."
Chiarimento: quanto sopra rispecchia il mio approccio ad ambiente, sviluppo e progresso, ma questo non vuol dire che questo sia l'approccio di tutti i transumanisti...

Sul sito ho anche letto di un evento che si terra' a Roma il 5 ottobre: Asia - I was wrong

03 ottobre 2011

Voyager si occupa di longevismo

La trasmissione di R. Giacobbo si era occupata in passato di ibernazione umana e singolarità tecnologica e recentemente ha dedicato un servizio a longevità e immortalità  che è molto approfondito e ottimamente realizzato, con ampie interviste ad Aubrey De Grey e Ray Kurzweil. Se vi è sfuggito, eccolo qui, qui e qui su YouTube. Hat-tip a TecnoTransumani.

L'invecchiamento e' il vaiolo del XXImo secolo

La rivista della Life Extension Foundation (LEF) e' sempre una lettura interessante, ma in genere piu' per gli articoli di longevismo pratico che altro (qui l'omonima categoria di Estropico Blog). Il numero di settembre, invece, e' quasi interamente dedicato al tema della ricerca longevista in generale, con articoli sullo stato dell'arte, sulle iniziative della stessa LEF nel settore (qui e qui) e su come accelerare il progresso medico.

Ma l'articolo secondo me piu' memorabile e' senza dubbio Smallpox and Aging, l'editoriale di William Faloon, nel quale l'autore descrive l'invecchiamento come il vaiolo del XXImo secolo. Se il confronto vi sembra azzardato, continuate a leggere... (quello di Faloon e' un lungo articolo, del quale presento solo alcune osservazioni che ho trovato particolarmente interessanti)

Il vaiolo apparse intorno al 10.000 avanti Cristo, in Africa. Si diffuse poi in India e Cina e arrivo' in Europa secoli dopo. Nel XXmo secolo, il vaiolo ha ucciso 300 milioni di persone. Nel 1796 Edward Jenner dimostro' come fosse possibile prevenirlo utilizzando fluidi prelevati dalle lesioni da esso provocate. Nel 1840 il governo britannico offrì la vaccinazione anti-vaiolo, gratuitamente, all'intera popolazione, ma perche' esso fosse eradicato a livello globale dovettero passare ben piu' di cent'anni... Il che mi ha ricordato la triste storia di Ignác Semmelweis e di tutti gli ostacoli che l'innovazione si trova spesso a dover superare (economici, culturali, istituzionali, etc, etc, etc...)

Per la stragrande maggioranza del periodo storico dal 10.000 avanti Cristo al 1979 (quando l'Organizzazione Mondiale della Sanita' ne ufficializzo' l'eradicazione), l'umanita' rimase nella completa ignoranza circa le cause del vaiolo, per non parlare di come curarlo o prevenirlo, e l'idea che un giorno potesse essere eliminato dalla faccia della Terra sarebbe sembrata un sogno impossibile. E qui Faloon ci invita a confrontare tale scenario con quello odierno riguardante l'invecchiamento, e la prospettiva di sconfiggere l'invecchiamento sembra oggi meno lontana di quanto lo fosse allora quella di eradicare il vaiolo. Rispetto alla completa ignoranza di allora, oggi sono gia' stati scoperti vari metodi per rallentare il processo dell'invecchiamento (in modelli animali) e per trattare alcune delle patologie ad esso associate.

Falloon si chiede se, in un qualche momento nei prossimi cent'anni, qualcuno non si chiedera' come mai non siamo riusciti a curare piu' rapidamente l'invecchiamento. Come mai abbiamo perso un'intera generazione, solo a causa di una mancata attribuzione delle risorse necessarie a portare a compimento l'opera.

Un'unica osservazione critica, ad un articolo altrimenti ineccepibile: Falloon commette un errore purtroppo molto diffuso fra i sostenitori della ricerca anti-invecchiamento, quello di confrontare le aspettative di vita agli inizi del XXmo secolo (47,8 anni, negli Stati Uniti) con quelli di oggi (77,9 anni, sempre negli US, nel 2007) e di presentare questa differenza come evidenza che l'allungamento della vita e' una possibilita' reale, sorvolando sul fatto che buona parte di quel progresso e' invece dovuto al crollo della mortalita' infantile.