31 marzo 2011

Nuovo documentario su Alan Turing


Questo e' il trailer, ma i produttori sono ancora in cerca di finanziamenti e, sul sito del film, sollecitano donazioni. Hat-tip a KurzweilAi.net.

Gli allarmisti di Fukushima sempre più disperati


The Register ha uno degli articoli meglio ricercati pubblicati al riguardo dell'incidente di Fukushima.

Per riassumerlo, la situazione dell'impianto nucleare è sotto controllo ormai da giorni. Nonostante le grida isteriche della stampa, non ci sono, fino ad ora, danni radiologici misurabili alla salute del personale della centrale o di nessun altro e tutto indica che rimarrà così anche in futuro. Ma i venditori di alberi morti e saponette di tutto il mondo stanno disperatamente tentado di dimostrare che c'è una crisi.

Una lieve esposizione di tre tecnici dell'impianto all'acqua radioattiva è stata riportata come un incidente grave, quando le radiazioni assorbite sono ad un livello inferiore a quello massimo permesso in casi di incidente in una centrale nucleare. I tre hanno ricevuto, al massimo, 170 MSievert, quando la dose ammissibile in caso di incidente nucleare è di 250 mSievert (aumentabile a 500 mSievert in caso di necessità). Oltre quella dose, il lavoratore deve essere ritirato dalla zona radioattiva. In nessuno di questi casi c'è un significativo rischio per la salute. I primi sintomi dovuti all'eccesso di radiazioni iniziano a 1.000 mSievert ma non sono comuni fino a 2.000 mSievert. A queste dosi, per vedere reali conseguenze sulla salute devono essere esposte un enorme numero di persone. Nei decenni a venire è improbabile che i ricercatori siano in grado di attribuire con certezza un qualsiasi caso di cancro al fatto di aver lavorato alla centrale di Fukushima.

Non di meno, nella iper prudente industria nucleare, qualsiasi dose oltre i 100 mSievert spinge i dirigenti a ritirare i tecnici dal campo, almeno temporaneamente. Per di più, i tre tecnici hanno subito delle lievi ustioni alle gambe dovute al contatto con l'acqua radioattiva (e calda), simili alle ustioni che uno riceverebbe stando un po' troppo al sole (che è un'altra centrale nucleare). Questi operai non hanno neanche notato le bruciature fino a dopo aver completato il loro lavoro. Ma, tanto per non rischiare, sono stati spediti a fare dei controlli medici. Quindi, in pratica, non è successo niente. Tre persone hanno subito danni pari a un lieve caso di eritema solare. Ma i reporter hanno diffuso la notizia in giro per il mondo con titoli come "Lavoratori giapponesi ospedalizzati per eccessiva esposizione alle radiazioni". No, per essere chiari, non era eccessiva.

L'acqua dei rubinetti di Tokyo. Due giorni fa i livelli radioattivi dell'acqua potabile dell'acquedotto di Tokyo (per il contenuto di iodio-131) hanno superato i livelli massimi raccomandati per il latte per bambini calcolato per il consumo di un anno intero. Per essere chiari, se dei lattanti bevessero l'acqua dell'acquedotto di Tokyo per un anno avrebbero una minuscola probabilità in più di sviluppare un cancro alla tiroide. Se si tiene presente che lo iodio 131 ha una emivita di 8 giorni, si può capire che in poche settimane scomparirà completamente. Il reattore di Fukushima non sta più producendo iodio 131 da quando è stato fermato due settimane fa e il calore prodotto dal reattore (quello che permetteva allo iodio di fuoriuscire) è a livelli minuscoli rispetto al momento del terremoto. Quindi era irresponsabile per le autorità suggerire di non far bere l'acqua ai bambini. Ma non si può non notare che il sindaco di Tokyo è del partito di opposizione e deve affrontare una difficile rielezione e ha già tentato di usare l'incidente di Fukushima per mettere in cattiva luce i suoi rivali politici. Anche perché il picco di iodio 131 dopo poco era già scomparso (ovviamente).

Nell'articolo ci sono altri esempi di crassa disinformazione da parte di giornalisti allarmisti di professione (non solo sul nucleare ma su un vasto catalogo di argomenti). D'altronde, i MSM (MainStream Media) fanno infotainment, non informazione. Devono tenere la gente attaccata al pagina o allo schermo, per poter vendere la pubblicità collegata. E nulla attrae come il sangue.

Questo è oltre l'ignoranza.

Immagine: fukushima #3 blacksmoke, by daveeza
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30 marzo 2011

Il 2010 alla SENS Foundation

La SENS Foundation ha pubblicato un rapporto (PDF) sui progressi ottenuti nel corso del 2010 verso lo sviluppo di "biotecnologie rigenerative". Il documento e' un'anticipazione di un rapporto completo sul 2010 ancora in preparazione. Qui l'annuncio di Aubrey de Grey.

Non leggete quel DNA

Internet ha cambiato il mondo in cui viviamo. Non basterebbero centinaia di volumi (o migliaia di pagine di Wikipedia, per restare in tema) per spiegare come la nostra società sia stata profondamente trasformata dal punto di vista economico, sociale, scientifico e tecnologico. C'è anche un altro aspetto della vita di tutti i giorni che grazie alla rete sta vivendo una rapida e inarrestabile evoluzione: è il rapporto tra medico e paziente. Basta una connessione a internet e un computer per avere accesso a quantità di informazioni di rilevanza medica un tempo inimmaginabili: non serve più una laurea in medicina per conoscere l'efficacia di un farmaco o i meccanismi alla base delle patologie, è sufficiente una ricerca ben fatta su Google ed ecco che si è letteralmente travolti da una valanga di informazioni.

Certo, come ogni navigatore sa, non tutti i siti web sono affidabili: chiunque, infatti, potrebbe aprire un blog e dare indicazioni spacciandosi per un luminare della medicina. E non sempre è facile distinguere l'informazione di qualità da quella scadente. Fortunatamente, esistono ormai diversi siti che godono di buona reputazione, curati da medici professionisti che nell'ottica dell'E-health cercano di relazionarsi con il paziente in modo moderno, sfruttando tutte le potenzialità del web 2.0. Negli Stati Uniti sono molto utilizzati MedScape e il sito della Mayo Clinic, mentre qui da noi ci sono diversi servizi di domande e risposte (Dica33, PagineMediche, Medicitalia) dove professionisti del sistema sanitario si mettono a disposizione dei pazienti offrendo consulenze gratuite. Ancora più estremo è il caso di Patients Like Me, una community dove i pazienti possono incontrare altre persone che soffrono dello stesso disturbo e discutere con loro dei sintomi e dell'efficacia delle cure. Si va inoltre verso una sempre maggiore informatizzazione: non conosco la situazione nelle altre regioni italiane, ma qui in Lombardia è ora possibile utilizzare la propria tessera sanitaria per accedere online ai referti medici e a tutti gli esami eseguiti. Stiamo diventando tutti empowered patients, come dicono gli americani. E spesso i pazienti "potenziati" sono più esperti del loro stesso medico, almeno per quanto riguarda la specifica malattia che li tocca da vicino. Non sempre tutto questo è ben visto dalla classe medica: dare più potere al paziente significa anche toglierne ai medici, e negli Stati Uniti comincia ad affiorare un po' di malcontento, in particolare quando si parla di genetica.

La Food and Drug Administration ha da poco tenuto un meeting aperto al pubblico in cui si è discusso di test genetici direct-to-consumer (DTC). Si tratta dei test venduti direttamente ai clienti senza l'intermediazione di un medico: l'azienda leader in questo settore è la californiana 23andMe, ma le società attive sul mercato sono tantissime (l'ultima ad apparire è stata la Lumigenix). Secondo molti medici interrogati dalla FDA, questa modalità di vendita sarebbe pericolosa per il paziente, che si trova da solo ad affrontare il proprio DNA e le proprie predisposizioni genetiche. I rischi segnalati sono diversi, ma i principali sono un'ansia ingiustificata davanti a brutte notizie, oppure, nel caso contrario, un'eccessiva rassicurazione, che inviterebbe il paziente a non fare regolari esami di controllo. Non è stato sufficiente il recente studio condotto dallo Scripps Institute, dove si dimostra l'assenza di danni psicologici a lungo termine nei clienti delle aziende DTC: la FDA sembra aver scelto un approccio paternalistico, a difesa dei consumatori e, dicono i maliziosi, degli interessi della classe medica. Il problema grosso su cui si è sorvolato è però un altro: i medici di oggi non sono molto ferrati sulla genetica, o almeno non sulla genetica moderna, fatta di numeri e probabilità.

Le malattie comuni nella popolazione non dipendono da un singolo gene, ma da complesse interazioni tra più geni, oltre che dall'ambiente e dallo stile di vita. Identificare quali e quante varianti genetiche "dannose" si possiedono è relativamente semplice, ma capire come queste intervengano nel determinare il rischio complessivo di ammalarsi è ancora oggetto di discussione. Per massimizzare l'utilità di questi test sono necessarie figure professionali nuove, che conoscano la statistica, la genetica e la medicina, figure che purtroppo non esistono ancora. La strada più giusta da percorrere, ma anche la più difficile, sarebbe stata quella di riconoscere la necessità di queste competenze e fare in modo di crearle; la FDA sembra invece orientata a seguire la strada più semplice, che però non risolverà il problema. Se la presenza di un medico sarà resa obbligatoria per fare un test genetico, molto probabilmente assisteremo alla scomparsa di tutti quei test che i medici non sono in grado di interpretare. Sono sicuro che l'empowered patient non lo accetterebbe di buon grado: di fatto, non potrà più leggere liberamente quanto scritto nel proprio DNA, ma dovrà limitarsi a ciò che, secondo il proprio medico, sarà giusto e utile sapere. La Food and Drug Administration sta preparando per tutti noi una gabbia dorata, in cui vivremo ignoranti, ma sereni.

Moreno Colaiacovo (myGenomiX)

Immagine: Doctor Hand, by TruthOut.org

29 marzo 2011

Letture: nuovo romanzo di Vernor Vinge

Vernor Vinge (sì, proprio quello di La Singolarita' Tecnologica) e', fra le altre cose, autore di fantascienza di successo. Il suo prossimo romanzo e' in arrivo (in autunno) e sara' il seguito di A Fire Upon the Deep, probabilmente la sua opera piu' apprezzata dai fan. Qui la copertina, sul sito dell'editore.

Fuga dal nucleare per motivi elettorali


La Germania sta valutando una transizione completa dal nucleare alle fonti rinnovabili. Attualmente il nucleare copre il 23% del fabbisogno elettrico della Germania, lo stesso livello degli USA. Le fonti rinnovabili, invece, coprono il 17% dell'energia elettrica prodotta. Una proiezione dei costi della transizione è di 210 miliardi di $ (2.100$ per abitante) e una bolletta elettrica più cara.

Oltre all'ovvia distruzione collettiva di ricchezza esistente, questa scelta ha anche l'effetto di rendere molto meno competitive le merci prodotte in Germania, in particolare le merci che richiedono lavorazioni ad alta intensità di energia; in molti casi le merci prodotte avrebbero prezzi fuori mercato e quindi i lavoratori in quelle produzioni sarebbero costretti ad andare a casa a coltivare l'orto (ecologico).

Per ovviare a questo piccolo inconveniente, la signora Merkel sta chiedendo ad alta voce che l'Unione Europea si doti di standard comuni in fatto di sicurezza delle centrali atomiche, così come si è data standard comuni sulla curvatura delle banane e sulle dimensioni dei cetrioli. Ovviamente l'utilità dei primi è pari a quella dei secondi, per il publico europeo. Il vantaggio sarebbe per l'industria tedesca, che potrebbe forzare un aumento dei costi della produzione di energia elettrica su tutti i paesi della UE, e quindi limiterebbe la possibilità che altri paesi dell'Europa possano farle concorrenza grazie a politiche energetiche più sensate.

Ovviamente, la Francia resiste a simili richieste. Il Governatore del Brandeburgo, Matthias Platzeck, ha invitato la Polonia a rinunciare alla costruzione di due nuove centrali nucleari di ultima generazione, ma il Presidente della Polonia gli ha risposto:
"Non possiamo soccombere all'isteria al riguardo. La ragione dei rischi radiologici in Giappone non è l'incidente all'impianto nucleare, ma un terremoto e uno tsunami".
"La richiesta di un leader politico amico dall'altro lato della frontiera, il signor Platzeck, alla Polonia di fermare il progetto mi è apparsa alquanto inopportuna . Un paese che ha circa 16 centrali nucleari non dovrebbero essere troppo preoccupato per i nostri piani di costruire gli impianti più moderni disponibili sul mercato, "ha detto il primo ministro polacco. (WSJ)
La Polonia vuole costruire due impianti da 3 GW l'uno con l'obiettivo di diversificare le sue fonti energetiche, in modo da ridurre il consumo di carbone e l'eccessiva dipendenza dal gas russo. Per quanto possa apparire improbabile, la situazione in Giappone potrebbe aumentare di molto l'appetibilità degli impianti nucleari innovativi piccoli e modulari, secondo Chris Gadomski, un analista di Bloomberg New Energy Finance:
  1. Hyperion Power Generation Inc. in Santa Fe, New Mexico, sta lavorando su un progetto da 25-megawatt, delle dimensioni di un congelatore industriale,  al costo di $50 milioni l'uno che potrebbe fornire energia in luoghi remoti o essere usato in ospedali e fabbriche. 
  2. Entro il 2020, l'azienda nucleare russa Rosatom Corp. si aspetta di vendere sette chiatte equipaggiate con reattori nucleari gemelli da 35 MW che saranno utilizzate nell'Artico e in Africa.
  3. In Argentina, il governo del Presidente Cristina Fernandez de Kirchner sta preparando il terreno nelle praterie centrali per un prototipo da 25 MW pianificato per il 2014.
  4. Bill Gates, cofondatore della Microsoft Corp. (MSFT) sta sostenendo un reattore più potente, da 500 MW, progettato da TerraPower LLC in Bellevue, Washington. La sua tecnologia a onda movente (traveling-wave) usa l'Uranio 238 come carburante per una reazione che funziona come una candela alta 4 metri.
  5. NuScale sta progettando e testando un reattore alto 18 metri incastonato in un contenitore di metallo simile ad un thermos. Il suo costo dovrebbe essere di 200 M di $ e potrebbe essere usato per illuminare e riscaldare villaggi, desalinare l'acqua dell'oceano, o essere connesso fianco a fianco con un altro impianto per formare un impianto di medie dimensioni - praticamente senza emissioni di carbonio. Con il supporto di alcuni investitori, Reyes progetta di chiedere alla U.S. Nuclear Regulatory Commission una licenza per la fine del 2012. Il core del  reattore di NuScale reactor core è contenuto all'interno di un guscio che è 10 volte più resistente di quello in Giappone e questo è posto all'interno di una vasca d'acqua e sepolto sotto terra. Cosa più importante, il progetto non richiede pompe o energia esterna per raffreddare il reattore. I reattori di Fukushima Dai-Ichi, di cui Toshiba Corp. era tra i costruttori, si è surriscaldato quando l'energia esterna non era più disponibile e le pompe non potevano pompare acqua per raffreddarlo.
Per chiudere in bellezza, la notizia che in Cina, la costruzione di un reattore "pebble bed" da 210 MWe inizierà il mese prossimo (Aprile 2011). Il Rongcheng Shidaowan Nuclear Power Plant sarà il primo "high temperature gas-cooled pebble bed reactor power plant" della Cina. Si tratta di un reattore di quarta generazione (quelli che dovrebbero essere pronti tra 20 anni in Europa e negli USA, ma sarà pronto entro il 2015 in Cina) che non richiede fonti di energia esterna per il raffreddamento e quindi è intrinsecamente sicuro. Il prototipo da 10 MW è "walk-away secure" (significa che se viene spento il raffreddamento esterno e non c'è più nessuno, l'impianto si spegne da solo autonomamente).

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Immagine: German media roundup: Merkel's nuclear U-turn

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28 marzo 2011

Bentornato Futuro Prossimo!

Segnalazione lampo: Futuro Prossimo e' appena ripartito, con un nuovo formato! Ho subito aggiunto il feed RSS del sito alla colonna di destra di Estropico Blog... :-)

L'impatto della longevita' diffusa sull'economia

Segnalo il Global Forum for Longevity (il sito e' in inglese e francese), il cui evento finale si terra' oggi a Parigi. L'evento e' stato organizzato dalla compagnia di assicurazioni francese AXA e la prospettiva di aspettative di vita piu' lunghe e' esaminata dal punto di vista del suo impatto sull'economia - un impatto positivo, almeno a giudicare da un sondaggio di business leaders sulla versione cartacea dell'Economist: il 39% vede la longevita' diffusa come un'opportunita' e solo l'11% come un rischio. Ovviamente e' un po' tardi per partecipare... ma sul sito troverete alcuni video e informazioni interessanti.

Quante radiazioni riceviamo?


Randall Munroe ha lavorato come consulente per la NASA, in seguito all’incidente della centrale nucleare giapponese di Fukushima e alle preoccupazioni per una possibile contaminazione, il suo sito web ha diffuso questo schema per dare un’idea sulla quantità di radiazioni cui siamo esposti nelle vita quotidiana, anche se non viviamo vicino a una centrale atomica in avaria (l’unità di misura per quantità di radiazioni assorbita in un certo periodo di tempo è il “sievert“, abbreviato con il simbolo Sv.).

Guardando lo schema si scoprono alcune cose interessanti: dormire affianco a qualcuno porta a 0,05 microsievert, mentre se vivi entro 75 chilometri da una centrale nucleare di microsievert all’anno ne ricevi 0,09. Mangiare una banana equivale a 0,1 microsievert, volare da New York a Los Angeles comporta l’assorbimento di circa 40 microsievert che si accumulano nel corso del volo, che ha mediamente una durata di 5 ore.

A 50 chilometri da Fukushima I  la dose giornaliera era pari a 3,6 millisievert nei giorni del 16 e del 17 marzo. Il numero è relativamente alto, ma è ben poca cosa rispetto alla dose di radiazioni che si ottengono stando un’ora nei pressi della centrale di Chernobyl: 6 millisievert. Un millisievert equivale a 1000 microsievert.

Una dose pari a 8 sievert si rivela fatale, mentre con 4 sievert le possibilità di sopravvivere ci sono, ma solo se si viene decontaminati in brevissimo tempo. Il periodo di esposizione è comunque determinante: più radiazioni si ricevono in poco tempo, più aumentano le probabilità di subire danni gravi per la salute.

Immagine: Radioactive, by simon.hucko

27 marzo 2011

J Gwizdka - Google Research Award 2011

Dr. Zoz Brooks mind controlling ""Pr...
Image via Wikipedia
Il Professore LIS Jacek Gwizdka e il dottorando Michael Cole hanno ricevuto il Google Research Award ($71,579) per un progetto intitolato "Implicit Detection of Relevance Decisions and Affect in Web Search". La conoscenza delle decisioni di rilevanza di un utente rende possibile una migliore comprensione di quello che una persona vuole cercare. Un modo non intrusivo di rilevare queste intenzioni permetterà un miglioramento degli algoritmi dei motori di ricerca - la personalizzazione dei risultati della ricerca ha un ampio potenziale di impatto nella società dell’informazione. In questo progetto i ricercatori useranno segnali fisiologici (movimento oculare, dimensione della pupilla –usando Tobii T-60 eye-tracker, galvanic-skin response – usando il BainMaster Atlantis+GSR, e l’encefalografia – usando l’Emotiv EPOC wireless EEG headset) per investigare le decisioni implicite che individuano la rilevanza delle informazioni e come queste decisioni sono influenzate dall’affettività. L’uso di segnali fisiologici per individuare la rilevanza delle decisioni e dell’affettività è un approccio innovativo allo studio sulla ricerca di informazioni. 

Commento: La diffusione di interfacce mente computer (BCI) permetterà di aumentare l’efficienza dell’utilizzo dei computer e di migliorare la produttività umana, aiutandoci a destreggiarci all’interno della massa di dati insignificanti con cui l’Età dell’Informazione ci ha inondato fino ad ora. 

Cross-posted su Extropolitica

26 marzo 2011

Ray Kurzweil su CNN



Nulla di nuovo per gli aficionados di Estropico, ma val sempre la pena monitorare come Ray Kurzweil continui ad essere la punta di diamante del transumanismo (per quanto il termine non gli piaccia). In questa intervista per la CNN, Kurzweil e' accompagnato dal regista del documentario a lui dedicato (Transcendent Man) e da' le 'solite' risposte alle 'solite' domande, ma ne ho notate un paio ispirate dai recenti eventi nel mondo arabo (riassumo). Parlando dell'accelerazione del progresso: solo qualche anno fa ben pochi usavano i siti di social networking... adesso fanno crollare i governi. Quando l'Egitto ha cercato di chiudere internet, ha dovuto riaprirlo perche' altrimenti l'economia sarebbe crollata. Se l'inglese non e' il vostro forte, cliccate su CC e selezionate 'Transcribe Audio Beta' e poi 'Translate Captions Beta', selezionando l'italiano - o quello che preferite! In realta' la traduzione automatica all'italiano e' terribile... ma la trascrizione inglese e' ottima e puo' essere d'aiuto nella comprensione. E se siete capitati su questo blog per caso, ecco le risorse per approfondire: la sezione 'singolarita' tecnologica' del blog e gli articoli al proposito del sito. Ultima cosa: il video e' stato messo in rete da un sito che mi sembra dedicato alle teorie cospiritorie e col quale preferirei non aver nulla a che fare, ma ha incluso la propria pubblicita' in un angolo del video stesso e purtroppo non trovo il video da nessun'altra parte...

25 marzo 2011

George Monbiot: Perche' Fukushima mi fa amare il nucleare

Normalmente non sopporto George Monbiot e sospetto che molti dei suoi (ex?) amici ambientalisti lo riterranno meno simpatico dopo aver letto questo suo articolo sul Guardian, in cui annuncia il suo passaggio da una posizione neutrale, sul nucleare, ad una posizione apertamente a favore: Why Fukushima made me stop worrying and love nuclear power (in realta' e' chiaro dall'articolo che i sentimenti di Monbiot per il nucleare non sono particolarmente amorosi, ma non ha resistito alla tentazione di parafrasare il titolo di un capolavoro di Kubrik). Una frase riassume brutalmente il punto di vista illustrato nell'articolo: "Un impianto vecchio e scadente, dotato di sistemi di sicurezza inadequati e' stato colpito da un terremoto mostruoso e da uno tsunami enorme. La fornitura di energia elettrica e' venuta a mancare, spegnendo il sistema di raffreddamento. I reattori sono esplosi e hanno cominciato il meltdown. Il disastro ha messo in evidenza tipici difetti di progettazione e di taglio dei costi. Eppure, per quanto ci e' dato di sapere, nessuno ha ancora subito una dose letale di radiazioni."

Adam and Eve: i robot creatori

Una recente rivelazione sta facendo discutere animatamente il mondo scientifico: se un robot ad intelligenza artificiale fa una scoperta scientifica è possibile attribuirgliela? O forse essa è da attribuire solo e soltanto allo scienziato che l'ha programmato?

Il problema etico è saltato fuori quando, poco tempo fa, dei ricercatori dell'Università di Cambridge diretti dal ricercatore Ross King hanno progettato un robot, chiamato Adam, per automatizzare il processo di ricerca sul modo in cui le cellule si riproducono. Per semplificare il processo hanno usato cellule di lievito in quanto esse sono campioni molto semplici da studiare. Ross King afferma: "Dato che gli organismi biologici sono molto complessi, è importante che i dettagli degli esperimenti siano rilevati e studiati nel miglior dettaglio possibile. Una cosa difficile e noiosa per l'uomo, ma semplice per il robot scienziato." Alla fine il robot Adam ha fatto una nuova scoperta sulla genomica del lievito (Saccharomyces cerevisiae), che i ricercatori hanno poi sottoposto a un controllo sperimentale verificando che era effettivamente corretta.

Grazie ai suoi sistemi di intelligenza artificiale, Adam ha infatti ipotizzato che certi geni del lievito codificassero per specifici enzimi che catalizzano alcune reazioni chimiche all'interno della cellula, per poi progettare esperimenti per il controllo dell'ipotesi, interpretarne risultati e ripetere il ciclo fino al raggiungimenti di un'ipotesi finale. Adam non è un robot antropomorfo (ovvero non ha sembianze umanoidi) ma un robot industriale che lavora dentro un parallelepipedo usando molti bracci computerizzati e spostanto provette e reagenti. Ad Adam seguirà un robot più evoluto, Eve, che l'equipe di King prevede che sarà in grado di utilizzare addirittura per la progettazione di nuovi farmaci.

Il software su cui è basato Adam è un esempio di Intelligenza Artificiale Ricorsiva ovvero esso è in grado di modificare (parzialmente) la sua programmazione per adattarsi a nuovi input ambientali e progettare nuovi algoritmi di analisi. E' così che l'organismo artificiale ha potuto realizzare la scoperta di genomica che a mio avviso, a questo punto, dovrebbe essergli attribuita di diritto anche perchè un essere umano, nelle sue condizioni, non avrebbe potuto effettuare tutti i calcoli e le misurazioni per realizzarla con la stessa efficienza e velocità.

I.A. di questo tipo potrebbero anche risolvere il cosidetto "Problema del Software" che ho descritto in un post precedente e che mettevano in risalto le limitazioni del cervello umano alle prese con la risoluzione di problemi complessi come quello della creazione di software interagente con esseri senzienti (un sistema operativo).

24 marzo 2011

Le energie rinnovabili alla prova dei numeri

Un eccellente articolo di Dario Bressanini ci dice quanto le rinnovabili possono soddisfare realmente il nostro fabbisogno energetico sfatando alcuni miti e citando lo studio di David MacKay, un fisico dell’Università di Cambridge. Leggi tutto su Il Fatto Quotidiano.

Creare strumenti di superintelligenza ristretta. Intervista a Peter Norvig, Direttore Ricerche, Google


“La gente ha detto per 50 anni che l’AI era dietro l’angolo. Perché finora abbiamo fallito?”

Quando la ricerca AI è nata, negli anni ’60, c’era una certa euforia. Dicevano, "Abbiamo questo nuovo strumento, i computer. Probabilmente risolveremo questo problema molto in fretta." Poi scoprimmo, col passare del tempo, che le cose erano più difficili del previsto. Pensavamo che il pensiero fosse solo una questione di logica, saper seguire le regole A, B, fino a C, e poi abbiamo scoperto che il pensiero è più di questo. È analogico, è gestire le incertezze, il fatto che là fuori, nel mondo, c’è molto di più. Capire tutto questo, e farci i conti, è più dura di quanto pensassimo.

“Cos’è l’Intelligenza Artificiale?”

Quando scrissi il mio manuale, dovevo definire cosa fosse l’AI. Una delle cose che volevo evitare erano tutti quei dibattiti filosofici. La questione della realizzabilità stessa dell’AI, cos’è il pensiero, cos’è l’intelligenza, cos’è la coscienza? In alcune definizioni entrano in gioco tutte queste domande. Ma ho cercato di delimitare il campo dicendo che l’AI consisteva nel costruire il miglior programma possibile. Ti si assegna un compito da fare, un qualche robot o un qualche computer con cui farlo, e poi ci sono tanti possibili programmi. Per farla semplice, ci sono n o 2 alla n programmi possibili, e l’AI consiste nel trovare il programma migliore. O almeno trovarne uno molto buono.

“Ci stiamo dirigendo verso una Singolarità?”

Penso sia una questione interessante. Vi consiglio, al riguardo, di tornare alle storie di Vernor Vinge, e alle idee di I.J.Good. È una questione interessante da discutere, e penso che come scienziati sia nostra responsabilità considerare questo tipo di idee. Dovremmo sempre chiederci: “Ciò su cui stiamo lavorando sarà una forza positiva o negativa? Quali saranno gli effetti sulla società?” E questa è una delle possibilità, perciò ci dobbiamo pensare. Arriverà? Se sì, cosa succederà e come ci prepareremo?

“La Singolarità è vicina?”

Beh, ci ho riflettuto e non la vedo ancora. È come prendere un sismografo e dire: “C’è un terremoto?” Ancora non ci sono segnali, per quel che vedo. D’altro canto, a volte i terremoti avvengono all’improvviso.

Leggi tutto, su Estropico.org

23 marzo 2011

Padova: L'uomo e' antiquato? Colloqui sul significato dalla tecnica

Dal 31 marzo al 7 aprile 2011, presso il Consorzio Universita' Rovigo (qui tutti i dettagli, PDF). Fra i partecipanti noto Andrea Vaccaro ("Vivere abbastanza per vivere per sempre. La scommessa transumanista") del quale Estropico ospita vari scritti (qui sul sito e qui sul blog) e che ho intervistato qui.

Un aggiornamento su miostatina, follistatina e SARM


NextBigFuture ci aggiorna sullo stato dell'arte per quanto riguarda gli inibitori della miostatina e i SARM:  Update on Follistatin, Myostatin, and selective androgen receptor modulators

Miostatina e follistatina

Un team di ricercatori del Nationwide Children's Hospital, in Ohio, ha ottenuto i finanziamenti necessari ad un trial clinico per una terapia genica contro la distrofia muscolare. Un virus in cui e' stato inserito il materiale genetico necessario alla produzione di follistatina (follistatin), una proteina che stimola la crescita muscolare, sara' iniettato in pazienti prima della fine dell'anno, dopo che ha dato buoni risultati in esperimenti su scimmie. La follistatina blocca gli effetti della miostatina, la proteina che "frena" la crescita dei muscoli ed e' quindi di interesse anche per chi abbia in mente obiettivi di potenziamento umano e/o longevisti, dato che "a 50 anni di età molte persone hanno già perso circa il 10% della loro massa muscolare e a 70 anni ne avranno perso circa il 70%" (Wikipedia: sarcopenia). Qui i post di Estropico in cui ci siamo gia' occupati degli inibitori della miostatina, per chi volesse approfondire.

SARM (Selective Androgen Receptor Modulators)

Questa relativamente nuova classe di steroidi (piu' precisamente: ligandi dei recettori androgeni) offre un rapporto effetti anabolizzanti / effetti androgenici piu' benigno degli steroidi "classici". Quello del testosterone e' di 1:1, mentre quello di alcuni SARM e' piu' di 3:1 e in certi casi fino a 10:1. L'enfasi sull'aspetto anabolico garantisce minori effetti collaterali (un altro fattore da tenere a mente con gli steroidi "classici", sono le modifiche apportate alla molecola del testosterone, a volte responsabili di effetti collaterali). NextBigFuture ci informa che due SARM (la ostarine, della GTx Inc e il BMS-564,929, della Bristol-Myers Squibb) sono correntemente in fase di studio clinico, e che un solo SARM (Andarine, anch'esso della GTx) e' finora stato approvato (ed e', a quanto pare, gia' sfruttato da alcuni culturisti).

Un paragrafo che sintetizza quanto possiamo aspettarci in questo settore: "nei prossimi 5-10 anni vedremo arrivare delle sostanze che potrebbero essere buone alternative agli steroidi anabolizzanti. Questi medicinali saranno disponibili sul mercato nero per atleti sia professionisti che amatoriali e avranno effetti anabolizzanti senza precedenti, con scarsi o nulli effetti collaterali". Oddio, in realta' nulla, ma assolutamente nulla, e' completamente privo di effetti collaterali, ma questo non significa che non continueremo a monitorare i progressi della ricerca nel settore.

Immagine: My python, by ~ggvic~

22 marzo 2011

La rana che sopravvive al congelamento

Un lettore mi segnala questo articolo del New Scientist dedicato agli animali che passano l'inverno non in uno stato di ibernazione, ma addirittura congelati. Particolare attenzione va' alla rana Litoria ewingii, il cui "trucco" consiste nella produzione di glicerolo (non a caso il primo agente protettivo utilizzato nella crionica). Qui un vecchio articolo del blog sugli esempi naturali di crionica.

Nucleare: ecco la soluzione!

A proporla è niente di meno che in nostro amatissimo Nobel Carlo Rubbia il quale afferma:

"Siamo tutti d’accordo che il nucleare che abbiamo conosciuto finora è dietro di noi, ma rifiutare a priori qualsiasi forma di energia proveniente dall'atomo è quantomeno azzardato."

Ambientalisti oltranzisti a parte siamo tutti d'accordo, ma allora quale soluzione proporre? Il rendimento energetico effettivo del solare fotovoltaico e dell'eolico è (purtroppo) estremamente scarso. Basta fare due conti : per soddisfare la richiesta energetica della nazione italiana col solare occorrerebbero 44.000 km quadrati di pannelli ovvero un'area pari a Calabria+Sicilia messe insieme (!).

Nel caso delle pale eoliche è ancora peggio, infatti occorrerebbero 16 milioni di km quadrati (!) di superficie terrestre dedicata a questo scopo. Se si considera che tutta la superficie mondiale coltivata è pari a 10 milioni di km quadrati ci si rende conto dell'improponibilità dell'idea, con buona pace dei veteroambientalisti. Oltretutto il traguardo della fusione nucleare controllata è ancora lontano tecnologicamente, allora come fare? La soluzione di Rubbia, rivista oggi anche da altri scienziati è quella di usare il Torio al posto dell'uranio come combustibile delle centrali. I vantaggi sono questi:
  1. Il Torio è presente in natura in una quantità 10:1 rispetto all'Uranio e quindi è molto più a buon mercato. Oltretutto è stimato che le riserve di Uranio sul pianeta si estingueranno entro 35-40 anni.
  2. Un reattore al Torio avrebbe una efficienza energetica 200:1 rispetto ad uno all'Uranio e quindi è predisposto ad un elevato rendimento e con esso si realizzerebbo centrali nucleari estremamente economiche in termini di costo per gigawatt.
  3. Le scorie radioattive emesse da un reattore al Torio sono molto inferiori in quantità rispetto a un reattore standard all'Uranio e inoltre gli isotopi principali decadono in soli 35 anni contro le migliaia di anni dell'Uranio, quindi basterebbe un banale "deposito secolare" e non un "deposito definitivo" per questo tipo di scorie.
  4. Potrebbe essere possibile riconvertire i reattori più recenti all'utilizzo del Torio senza fabbricare nuove centrali.
Ma allora perchè non si fa? Il fatto è che un reattore al Torio non è in grado di produrre scorie riutilizzabili per realizzare armi atomiche. Da questo punto di vista un tale reattore sarebbe assolutamente inutile. Sarà forse per questo che non si costruiscono?

21 marzo 2011

Cryonet cambia formato

Come suol dirsi, e' la fine di un'era! Cryonet e' stata una delle prime liste di discussione, se non la prima, ad occuparsi di crionica (conosciuta anche come ibernazione umana, o criopreservazione), a cominciare dal 1988 (qui il primo messaggio). Dal 17 marzo la lista e' stata, ironicamente, "congelata". Gli archivi restano aperti, ma la discussione si e' spostata qui. Francamente, il passaggio a YahooGroups mi sembra un passo indietro, ma all'amministratore e' passata la voglia di cercare di moderare il tutto (e lo capisco!) e ha deciso di lasciare le redini a qualcun'altro.

10, 100, 1000 piantine OGM su balconi e terrazze!

Sicuramente avrete sentito parlare, qualche tempo fa, di quell'atto di disobbedienza civile che e' stata la semina di mais Ogm da parte di Giorgio Fidenato, di Agricoltori Federati, e Leonardo Facco, del Movimento Libertario (ne ho parlato qui). Ho chiuso quel post dicendo:

Fossi nei loro panni metterei a disposizione, per posta, i semi Ogm in questione a chiunque li richiedesse, per un evento di disobbedienza civile in massa: 10, 100, 1000 piantine Ogm su balconi e terrazze... :-)
E ora leggo che e' proprio quello che hanno deciso di fare! Dal sito di Facco:
Da tempo, ci siamo dotati di decine di migliaia di semi di mais MON 810, la stessa tipologia di sementi, AUTORIZZATE DALL’UNIONE EUROPEA!!!, che lo scorso hanno abbiamo fatto crescere io e Giorgio in Friuli. Quest’anno, a differenza del 2010, puntiamo a seminare questi sei semi ovunque, in Italia ma anche in Europa. Da qui, l’idea di spedire in busta chiusa, a chi ne farà richiesta, i sei semi di MON 810. Coloro che li riceveranno, potranno piantarli dove meglio credono: in un grande vaso, in un angoletto del loro giardino, in un prato. Potranno farlo senza necessità alcuna di farlo sapere a chicchessia, nel pieno rispetto della proprietà privata altrui.

Per fare la richiesta dei semi (che vi spediremo gratuitamente e che vi indicheremo quando piantare al momento giusto) scrivete al nostro indirizzo di posta elettronica: movimlibertario@gmail.com .
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlL'annuncio completo: OGM, "Sei semi di mais ovunque": ecco l'iniziativa per il 2011 del Movimento Libertario

PS: Dato che c'e' sempre qualcuno pronto ad accusare il sottoscritto di essere (politicamente) questo o quello, preciso che Estropico Blog si propone di essere politicamente trasversale e che avrei sostenuto un'iniziativa del genere anche se fosse arrivata da gruppi politicamente diversi dal Movimento Libertario di Facco...

PPS: Ebbene sì, ho mandato la mail e resto in attesa dei semi Ogm che piantero' nel mio giardino...

20 marzo 2011

La favola del drago tiranno, di Nick Bostrom (letta dall'autore)



Per farmi perdonare da coloro il cui inglese non basta a seguire la registrazione audio qui sopra, includo il link alla versione scritta di The Fable of the Dragon-Tyrant, di Nick Bostrom, nella speranza che aiuti, e anche quello alla traduzione automatica di Google (tutt'altro che perfetta, ma meglio di niente). Lo scritto di Bostrom non e' certo nuovo (e' del 2005), ma non mi ero ancora imbattuto nella versione audio e mi sembra perfetto come passatempo immortalista domenicale... ;-)

19 marzo 2011

Singolarita': il problema del software meno problematico del previsto?

Recentemente, Ugo Spezza a scritto un articolo sul problema hardware-software, nel contesto di una possibile singolarita' tecnologica. Adesso, un lettore mi ha segnalato uno studio della Casa Bianca sulla ricerca e sviluppo USA in networking e information technology (qui in formato PDF), che sembra giungere a conclusioni piu' ottimistiche (si noti pero' che il tema della singolarita' non e' nemmeno preso in considerazione). Da un articolo al proposito di Punto Informatico:

I progressi dell'hardware resi possibili dalla legge di Moore? Uno scherzo, almeno in confronto a quanto gli algoritmi software sono progrediti nel giro degli ultimi tre lustri. È quanto sostiene una ricerca commissionata dalla Casa Bianca, che prende in esame i risultati storici di un "benckmark standardizzato" e decreta: è il software il vero motore del progresso tecnologico moderno [...] Grazie alla legge di Moore, dicono i ricercatori, le capacità computazionali dei circuiti integrati sono cresciute di mille volte nel giro di 15 anni, ma nello stesso arco temporale la velocità di esecuzione degli algoritmi software è cresciuta di ben 43mila volte.
Qui anche un articolo di Gizmodo al proposito: Study: Software Kicking Hardware’s Ass in Tech Progress

18 marzo 2011

L'aspettativa di vita continua ad aumentare in Europa

"L'aspettativa di vita continua ad aumentare nonostante l'epidemia di obesità: il risultato, frutto di uno studio pubblicato sull' International Journal of Epidemiology a firma di David Leon, della London School of Hygiene & Tropical Medicine, è giudicato sorprendente perché smentisce la previsione di rallentamento di un trend di aumento della longevità della popolazione in corso da alcuni anni proprio per effetto del diffondersi di patologie croniche." Qui il resto dell'articolo, su Le Scienze e qui lo studio: Trends in European life expectancy: a salutary view

Che fare in caso di contaminazione nucleare

In seguito ai tragici eventi in Giappone, una delle molte newsletter che ricevo regolarmente si occupa del che fare in caso di contaminazione nucleare. L'articolo si apre con la conferma che la situazione presso la centrale nucleare di Fukushima e' ben diversa da quella verificatasi a Chernobil 25 anni fa e che e' estremamante improbabile che il semplice protocollo qui descritto possa servirvi nei prossimi giorni, soprattutto, aggiungo io, se non siete in Giappone. Ma per quanto improbabile, la possibilita' di incidenti in una centrale nucleare non e' inesistente, per cui metto quanto segue in un cassetto, nella speranza che lì resti indefinitivamente, ma nella consapevolezza che non si sa mai...

L'asso nella manica, in questi casi, e' lo iodio. Gli adulti (fino ai 40 anni) dovrebbero assumerne, in caso di contaminazione con materiale radioattivo, 130 milligrammi (mg), cioe' circa 700 volte la quantita' giornaliera generalmente consigliata di 150 microgrammi (μg). Gli adulti sopra i 40 anni dovrebbero assumere iodio solo se esposti ad alte dosi di radiazioni, in quanto meno a rischio di tumore alla tiroide. Piu' in avanti si e' con gli anni, minore e' il rischio e minore la necessita' di assumere iodio.

In gravidanza, la dose necessaria a proteggere sia la madre che la tiroide del feto e' di 130 mg.

I bambini dai tre anni e i giovani fino ai 18 dovrebbero assumere 65 mg di iodio. Se di peso superiore ai circa 75 kg, la dose sale a 130 mg indipendentemente dall'eta'. Sotto i tre anni, la dose e' di 32 mg. Nel primo mese di vita e' di 16 mg.

Si noti che queste sono tutte dosi singole e che offrono protezione per 24 ore, il che e' in genere sufficiente. In certe situazioni, pero', le autorita' mediche potrebbero consigliare (e distribuire) dosi di iodio per piu' giorni, ma l'articolo sottolinea come tale approccio sia da prendere solo sotto controllo medico.

17 marzo 2011

Boncinelli sul rischio nucleare

Una riflessione pro-scienza di Edoardo Boncinelli sul rischio nucleare e sull'ondata di paura generata dall'l'incidente giapponese di Fukushima: "Se è vero che non possiamo assicurare un rischio zero, essenzialmente perché il rischio zero nella vita non esiste, è anche vero che solo guardando dritti in faccia i problemi si possono trovare le soluzioni. E la scienza e la tecnica sono qui proprio per questo, per non farci rinunciare sempre a tutto a priori, ma per studiare e approntare di volta in volta i provvedimenti più adatti a controllare il rischio e a massimizzare i vantaggi delle diverse imprese".  Leggi tutto l'articolo online sul Corriere della Sera.

Guardando Transcendent Man, il documentario su Ray Kurzweil

Questa e' la storia del destino della civilta' uomo-macchina. Un destino che abbiamo battezzato  Singolarita'. Ray Kurzweil

Dopo questa frase di apertura, Transcendent Man (qui il sito) si apre con una breve meditazione sulla morte, con particolare attenzione a quella del padre di Kurzweil, un tema sul quale il film torna spesso ed un evento al quale Kurzweil ha spesso accennato in scritti ed interviste (qui un esempio su Scientific American) e che sembra averlo profondamente segnato.

Segue una sua apparizione televisiva, all'eta' di 17 anni, con un pianoforte suonato da un computer da lui assemblato nel tempo libero. Il video e' su YouTube da anni, quindi lo includo qui sotto casomai non l'aveste gia' visto (c'e' anche un breve commento finale del Kurzweil adulto):



Dopo la lunga lista dei suoi successi come inventore e imprenditore, veniamo al sodo: "La Singolarita' e' un periodo futuro nel quale il cambiamento sara' talmente rapido e il suo impatto talmente profondo, che ogni aspetto della vita umana sara' irreversibilmente trasformato [...] saremo ibridi di intelligenze biologiche e tecnologiche [...] la tecnologia si nutre di se stessa e diventa sempre piu' veloce. Fra circa quarant'anni, il passo del cambiamento sara' così rapido che non sarai in grado di seguirlo senza potenziare la tua intelligenza integrandola con la tecnologia intelligente che stiamo creando." E tutto cio' nei primi sei minuti...

Non e' mia intenzione fare un riassunto dell'intero documentario, anche perche' spero che sia un successo commerciale e non vorrei scoraggiarvi dall'acquistarlo (vedi in fondo a questa pagina). Aggiungo solo che non mancano le voci critiche (Hugo de Garis, Kevin Warwick, Kevin Kelly, altri), le parti controverse, come il progetto di Kurzweil di "ricreare" suo padre, morto anni fa e non criopreservato, in un lontano futuro, e la scoperta che neanche un longevista attento, intelligente e certamente non privo di risorse come Kurzweil, e' pur sempre alla merce' delle crudeli bizze del destino umano: verso la fine del documentario, Kurzweil descrive la propria esperienza di un intervento chirurgico, nel 2008, teso ad ovviare un difetto cardiaco congenito fino ad allora passato inosservato.

La domanda da porsi e' se Transcendent Man avra' un impatto comparabile a The Singularity is Near (qui parzialmente tradotto su Estropico). I due progetti mirano a pubblici diversi: il libro di Kurzweil e' estremamente approfondito, mentre il documentario e' piu' che altro un'introduzione soft ai nostri temi per il grande pubblico, e i primi segnali sono che Transcendent Man il grande pubblico lo stia effettivamente raggiungendo, dato che e' il secondo documentario piu' scaricato da iTunes e che la rivista Time gli ha dedicato la copertina, in occasione dell'uscita...

Chiudo con un paio di appunti, giusto per confermare la mia fama di "criticone"...

Il primo e' solo un dettaglio, ma fa uno strano effetto vedere Kurzweil, in primissimo piano e sudatissimo, nelle molte interviste condotte in studio. C'e' un motivo per cui si applica il "cerone" in queste situazioni... Il secondo e' sul ricorrente tema della morte del padre di Kurzweil, a cui ho gia' accennato. E' un tema pesantemente sfruttato nel film, e posso solo immaginare che lo scopo sia quello di enfatizzare il "lato umano", facendo da antidoto alle idee da capogiro di Kurzweil. Benissimo, se e' questo che fa colpo sul grande pubblico, ma personalmente avrei preferito se l'enfasi fosse stata proprio sulle idee da capogiro...

16 marzo 2011

Un nuovo membro per il Network dei Transumanisti Italiani

E' con grande piacere che annuncio l'ingresso di Postumano.com, il blog del conduttore televisivo Daniele Bossari, nel Network dei Transumanisti Italiani. Ho gia' parlato di Daniele quando ho inaugurato la collaborazione di questo blog con il suo Postumano.com con un mio articolo in escluvisa (2045: l'anno in cui l'uomo diventera' immortale) e in occasione del suo servizio televisivo dedicato al "professore cyborg" dell'Universita' di Reading, Kevin Warwick (qui, con video).

Piccolo manifesto virtualista. Di S. D.

Vivere in un mondo fittizio (videogame, realtà virtuale, semplice fantasia, tecniche per i sogni lucidi, etc.) ha innumerevoli vantaggi: libertà totale, avventure fantastiche, esperienze impossibili nella vita di tutti i giorni, etc.

Allora ci trasferiamo tutti in un mondo immaginario? No, decisamente no. Ma perchè no? Lo scopo di questo breve scritto è quello di provare a delineare un'ipotesi di lavoro sull'idea che ciò che ci trattiene dal vivere in un mondo virtuale sia un ragionamento debole e pregiudiziale. Vediamolo:

“Per quanto un mondo virtuale possa essere perfettamente realistico, finanche indistinguibile dalla realtà, esso non è reale come quello che esperiamo normalmente attorno a noi.”

Il filosofo Immanuel Kant ha cambiato il corso del pensiero umano introducendo un'importantissima distinzione: quella tra noumeno e fenomeno. Non possiamo mai entrare in contatto con una sedia per quel che è, ma per quel che viene generato dalla nostra mente sulla base degli input inviati dai nostri sensi colpiti dalla sedia. Una sedia vista da una farfalla o da un batterio è qualcosa di completamente diverso dalla sedia vista da noi, ma nessuna delle tre percezioni è sbagliata: semplicemente esse sono “fenomeni” ovvero: le versioni percepite della cosa. La cosa in sé è il “noumeno”, che è inconoscibile da qualsiasi essere, il quale può rapportarsi unicamente con dei fenomeni. Se questa conquista del pensiero ha gettato nello sconcerto la filosofia occidentale castrando per sempre la pretesa di giungere alla “verità”, alla “realtà” in sé stesse (per principio le cose in sé sono inconoscibili), essa, paradossalmente, ci ha liberati dal bisogno della realtà. Nulla di ciò che speriamo si può definire propriamente reale, ma tutto viene declassato a mero prodotto delle nostre menti con i dati provenienti dai nostri sensi, che mai può vantare i galloni di “vero”. Dunque tra il mondo reale e quelli virtuali questa differenza di principio, in effetti non esiste: entrambi NON sono il mondo dei noumeni.

Si può obbiettare:

“Te la cavi bene con la retorica, ma non mi convincerai a vivere in un mondo simulato.”

Probabilmente ci vivi già e non lo sai. Il filosofo svedese contemporaneo Nick Bostrom, attuale direttore del The Future of Humanity Institute presso l'Università di Oxford, sostiene con un'argomentazione difficilmente attaccabile che viviamo in un mondo virtuale generato digitalmente. La sua idea può enunciarsi come segue: quando una società giunge ad un certo livello di evoluzione tecnologica, ha la possibilità di creare artificial life estremamente ben fatta e realistica per simulare le proprie origini o per esperimenti di varia natura o semplicemente a scopo ludico. Una società del genere genererà talmente tanti universi virtuali, che il numero degli esseri simulati sarà così tanto superiore a quello di quelli reali, che la probabilità che tu che leggi sia uno di quelli “reali” è trascurabile, per approssimazione, nulla.

Il ragionamento è ferreo, ma lo stesso Bostrom contempla un caso (uno ed uno solo) in cui questo scenario non si verifica. Se esiste una sorta di regola implicita nello sviluppo delle società, per la quale una comunità si autodistrugge (con le guerre, l'inquinamento o altro) prima di essere arrivata alla capacità di generare universi virtuali, questa schiacciante sproporzione tra esseri fittizi ed esseri “reali” non si viene a creare. Chi scrive ritiene fortemente irrealistica questa seconda ipotesi, ma ovviamente potrebbe sempre essere vera. Questo scenario è estremamente deprimente e letteralmente getta una luce lugubre ed apocalittica sul progresso umano.

Per cui delle due l'una: o viviamo in un mondo simulato oppure in un mondo privo di domani e stiamo compiendo attività rigorosamente prive di scopo. Se viviamo in un universo fittizio, allora forse meglio entrare in una simulazione nella simulazione, ma che almeno abbiamo deciso noi e non un altro essere. Se, al contrario, sapessi di vivere in un mondo senza futuro, vorrei solo scappare da una realtà così disperata, rifugiandomi in un mondo virtuale.

15 marzo 2011

Uccide di piu' il nucleare o il solare?

Quali fonti di energia risultano in piu' morti, per terawattora? Qui la classifica, su NextBigFuture (potrebbe sorprendervi...) Qui invece, quello che nessuno ci dice su quanto e' avvenuto in Giappone (allarme nucleare incluso).

Un gioco per il potenziamento cognitivo. Dispacci da Humanity+ UK 2011 (2)



Una delle presentazioni di Humanity+ UK 2011 (qui sopra il video) si e' occupata del potenziamento cognitivo evidence-based e devo dire che e' piuttosto deprimente scoprire che c'e' ben poco a nostra disposizione al di la' dello zucchero (con tutti i problemi che comporta), il caffe' e l'ancora costoso modafinil  (devo dire, pero', che il relatore non si e' occupato dei molti altri medicinali spesso citati come cognitive enhancers, o nootropics). E, sempre secondo lo speaker in questione, tutti quei giochi di allenamento del cervello servono solo ad aumentare la nostra intelligenza nel... giocare a quei giochi! Ma c'e' un'eccezione, a quanto pare, e si chiama Dual n-back. Secondo uno studio (Improving fluid intelligence with training on working memory, Pdf) questo 'gioco' puo' aumentare l'intelligenza fluida e secondo un'altro studio (Changes in Cortical Dopamine D1 Receptor Binding Associated with Cognitive Training), 14 ore di gioco, nel corso di cinque settimane hanno portato a "modifiche misurabili alla densita' dei recettori della dopamina".

Qui troverete il gioco online, con demo. Esistono anche apps per Android e iPhone se volete scaricarlo sul telefonino. Ma non pensate per un momento che si tratti di un giochino passatempo: e' complesso, difficile (come enfaticamente espresso dallo speaker del video qui sopra) ed e' piu' simile ad una pesante sessione in palestra che a dieci minuti passati giocando a Tetris... (e l'equilvalente del mal di muscoli e' un possibilissimo mal di testa). Se dopo qualche tentativo vi vien voglia di scagliare il computer o il telefonino contro il muro, e se il vostro obiettivo e' quello di mantenere giovane il cervello, non demoralizzatevi - un altro sistema c'e': studiare. Anch'esso richiede notevole sforzo, ma puo' essere meno frustrante e aprire nuovi orizzonti. L'efficacia dello studio e' stata recentemente confermata e sembra essere dovuta alla creazione di "una sorta di riserva cognitiva che protegge il cervello dai danni causati dai processi legati all'invecchiamento".

Insomma, come dicono gli anglosassoni, there's no such thing as a free lunch e, in attesa delle terapie di potenziamento cognitivo che molti prevedono per i prossimi anni, le nostre opzioni correnti richiedono metodo e disciplina...

14 marzo 2011

Retrofuturologia: Future shock, un documentario basato sull'omonimo libro di Alvin Toffler pubblicato nel 1970


Il future shock e' lo stato mentale in cui ci troviamo quando troppi cambiamenti si succedono troppo rapidamente. Così proclama a un certo punto il narratore di questo documentario (nientepopodimeno che Orson Wells) basato sul best-seller del futurologo Alvin Toffler intitolato, appunto, Future Shock e pubblicato nel 1970 (il documentario e' di due anni dopo).

Non ho mai letto Future Shock - quando ho cominciato ad interessarmi di questo genere di cose sono stati altri i testi che hanno attirato la mia attenzione (qui e qui due esempi, su Estropico), ma quando mi sono imbattuto in questa versione cinematografica, non ho resistito... La visione del documentario e' un'esperienza strana: la colonna sonora sembra quella di Starsky e Hutch ed e' subito ovvio che si tratta di un prodotto dei suoi tempi, ma le domande che Toffler si pone (tramite il corpulento Wells) non hanno perso significato, anzi, il passaggio degli anni e il progresso tecnologico gli hanno conferito ulteriore urgenza.

E' anche strano osservare gli esempi di quelle che, quarant'anni fa, erano considerate tecnologie di punta: le protesi robotiche, per esempio, sembrano piuttosto rudimentali, rispetto a quelle di oggi, ma non i robot presentati. Vediamo anche gli albori della riproduzione assistita ed esperimenti sociali tipici dei tempi, quali i "matrimoni di gruppo", le communes, presentate come una reazione alla modernita', ma anche quelli che si sono dimostrati piu' longevi, quali i matrimoni gay. Nel quarto spezzone troverete anche l'immancabile, ma in questo caso brevissimo, accenno alla crionica.

Toffler, nell'ultimo spezzone, si dimostra impaurito dalla rapidita' del progresso tecnologico e invoca lo "schiacciare il freno", anticipando il famoso articolo di Bill Joy (Why the Future doesn't need us - qui e qui le risposte di Ray Kurzweil e Max More).

Ho incluso solo il primo spezzone di Future Shock. Gli altri quattro li trovate su YouTube: qui, qui, qui e qui.

Vedi anche: questo articolo (sul vecchio Estropico) sui vari livelli di future shock.

13 marzo 2011

Racconti transumanisti nostrani

Molto volentieri rilancio un'iniziativa fresca e molto promettente avviata dal prolifico Francesco Verso.

Come tutti sappiamo informarsi sui nostri temi da un punto di vista tecnico e scientifico è sicuramente interessante, ma lasciarsi andare a momenti di relax leggendoli in un racconto è altrettanto importante. L'ideatore (nonchè autore dei romanzi/racconti) non è certo sconosciuto nel settore: il suo libro E-Doll nel 2009 ha vinto il premio Urania, dopo averlo sfiorato nel 2004. Sul suo sito nella sezione apposita è possibile scaricare due racconti e i primi 2 capitoli dei suoi romanzi (sia in inglese che in italiano). Durante il Singularity Summit di qualche giorno fa ho avuto modo di approfondire lo spirito del progetto, che ripropongo qui (riassumo liberamente): l'idea di fondo è quella di ribaltare il concetto di prezzo e responsabilizzare i lettori, nel senso che se la lettura piace, è possibile spedire una donazione libera tramite PayPal. Ciò è dovuto ad un forte credo nella formula open-source o meglio open-price che certamente è molto rischiosa, ma d'altronde i cambi di paradigma richiedono a volte il percorrere strade non sicure! Realtà simili internazionali ci sono (vedasi autori che si autopubblicano su Amazon), ma con quest'iniziativa si vuole andare oltre, ribaltando il concetto di prezzo (non top-down ma bottom-up) e darlo in "regalo" ai lettori... 

Forse un giorno si arriverà a una nuova specie di mecenatismo web diffuso? Non possiamo dirlo, di certo Francesco non è un corsaro dell'editoria bensì un artigiano della parola che offre idee su cui riflettere. Invito tutti i lettori interessati a leggere o perlomeno visitare il sito, Francesco provvederà ad aggiornare mensilmente i risultati di questo esperimento (che resti tra noi, io stesso in questo momento sto finendo E-Doll :))

Bruno Lenzi

12 marzo 2011

Robotica: stiamo uscendo dalla cosiddetta "uncanny valley"?



Un paio di video di Geminoid DK. Non e' perfetto, ma forse stiamo cominciando ad uscire da quella che e' stata battezzata uncanny valley (che possiamo liberamente tradurre come "valle dell'inquietante"). Nell'ultimo, qui sotto, vedrete anche colui che ha fatto da modello per il robot. Un articolo su PhysOrg: Geminoid DK: An ultra-realistic android announced



11 marzo 2011

Ray Kurzweil e Transcendent Man sull'Economist

Lampo kurzweilliano. Dopo Time, e altri, ora e' il turno dell'Economist di occuparsi di Ray Kurzweil e del concetto di singolarita' tecnologica in occasione della recente uscita del documentario a lui dedicato, Transcendent Man (qui alcuni articoli al proposito su Estropico Blog): The new overlords. Man and technology are evolving together in radical new ways

Robonaut 2: il primo robot umanoide nello spazio


Con il lancio dello shuttle Discovery, lo scorso 25 febbraio 2011, si è aperta - almeno simbolicamente - una nuova era per la robotica. Nella stiva dello shuttle oltre al modulo Leonardo dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), destinato alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) c'era anche Robonaut 2 della NASA, il primo robot umanoide che sarà in orbita nello spazio.

Robonaut diventerà un residente permanente della stazione spaziale, gli astronauti assembleranno il robot e lo impiegheranno nel ruolo di aiutante robotico per svolgere vari compiti operativi tra cui "passeggiate spaziali". L'obiettivo principale è quello di scoprire come questo tipo di robot si comporta nello spazio - e anche dare ai membri dell'equipaggio un secondo paio di utili mani. La NASA spera che questa esperienza gli consenta di aggiornare i robot nel futuro, così da essere in grado di supportare gli astronauti in attività più complesse, incluse riparazioni e missioni scientifiche al di fuori della ISS.

Il robot può svolgere compiti autonomamente o sotto controllo remoto, gli astronauti sulla stazione azioneranno il robot utilizzando un computer portatile, anche se può essere controllato direttamente dalla Terra tramite un "joystick" con pochi secondi di ritardo.

L'invio di Robonaut nello spazio è una grande impresa per la NASA, ma solleva la domanda: è questo un altro passo nell'uso di robot per sostituire l'uomo nell'esplorazione dello spazio? A mio parere un robot teleguidato e semi-autonomo è molto sensato. I robot esploratori hanno già dimostrato che le missioni senza equipaggio offrono ricompense formidabili, con minori costi e rischi rispetto a quelle con equipaggio. Naturalmente va ricordato che i robot non sono un rimpiazzo completo degli esseri umani nello spazio, bensì compagni che possono svolgere ruoli chiave di supporto.

Le funzionalità manipolative dei robot non sono ancora al livello umano ma stanno conquistando terreno in fretta. Una delle caratteristiche chiave di Robonaut 2 è la sua abilità, braccia e mani simili all'uomo. Ogni braccio è lungo circa 80 cm e può pesare 9 kg con la gravità terrestre. Ogni mano ha 12 gradi di libertà: 4 gradi di libertà nel pollice, 3 gradi di libertà in entrambe le dita indice e medio, e 1 grado nelle altre dita. Le dita sono articolate e guidate da tendini artificiali, proprio come le mani umane, e Robonaut è in grado di utilizzare gli stessi strumenti che gli astronauti umani usano.

La NASA ha sviluppato il robot in un progetto congiunto con General Motors. L'obiettivo era costruire un assistente robotico in grado di lavorare fianco a fianco con gli esseri umani, siano essi astronauti nello spazio o lavoratori degli impianti di produzione di GM sulla Terra.

Le mani di Robonaut sono un po' diverse dalle mani degli altri robot umanoidi: esse potranno interagire con oggetti o elementi imprevisti leggermente fuori posizione. I robot industriali, al contrario, interagiscono con gli oggetti conosciuti in spazi ben definiti. Le mani di Robonaut mimano le mani umane nella loro capacità di adattarsi a variazioni.

Ma il robot non è solo braccia e mani, naturalmente. Robonaut pesa 150 kg e se ve lo state chiedendo, non ha le gambe - rimarrà fermo su un piedistallo all'interno della ISS, anche se i ricercatori della NASA stanno sperimentando gambe robotiche e ruote. Costruito principalmente in alluminio con parti in acciaio, porta su di sè più di 350 sensori e un totale di 42 gradi di libertà.

Dietro la visiera del suo casco ci sono quattro telecamere: due prevedono la visione stereoscopica per i robot e gli operatori a distanza, e due lavorano come macchine fotografiche ausiliari. Una quinta telecamera infrarossi è ospitata nella zona della bocca per la percezione della profondità. Poichè la testa è piena di telecamere, il computer di sistema del robot - 38 processori PowerPC - sono alloggiati all'interno del tronco, o come la NASA la mette, Robonaut 2 "pensa con la sua pancia, letteralmente".

In una seconda fase del progetto, in una data incerta, la NASA fabbricherà per il robot un'unità mobile, un sistema similare a gambe dandogli così la possibilità di muoversi all'interno della ISS. La terza fase sarà caratterizzata da un robot umanoide che eseguirà le missioni al di fuori della stazione spaziale. Robonaut è anche una parte del Progetto M, che vuole mandare un robot umanoide sulla luna in 1.000 giorni - battendo l'obiettivo che si è proposto il Giappone per il 2015.

Con Robonaut è forse iniziata una nuova era per l'esplorazione robotica dello spazio?



Immagine in alto: Robonaut 2 stringe le mani a un astronauta, da NASA

10 marzo 2011

L'intervento di Ray Kurzweil all'iLabs Singularity Summit

Tutti i video degli interventi del recente iLabs Singularity Summit, con traduzione instantenea, sono ora su questa pagina del sito dell'evento: Ray Kurzweil, Aubrey de Grey, Gabriele Rossi e Antonella Canonico.

Nanotecnologie: un pistone molecolare autoassemblante

Un team franco-cinese ha creato il primo "pistone" molecolare in grado di autoassemblarsi, un progresso che e'stato descritto come un significativo passo avanti verso la creazione di motori molecolari. Le prime applicazioni potrebbero arrivare sottoforma di muscoli artificiali o di polimeri con livelli controllabili di rigidita'. Su NextBigFuture: Molecular motor design breakthrough - first molecular piston capable of self-assembly

Le pillole hanno occhi: l’arrivo dei medicinali con microchip

Novartis ha annunciato che vuole ottenere il permesso di utilizzare “pillole intelligenti” con dei microchip al loro interno nei prossimi 18 mesi. La tecnologia in questione è stata sviluppata dalla Proteus Biomedical (stata acquisita dalla Novartis per 24 milioni di $). Il chip trasmette dati ai sanitari in modo da permettere di verificare la corretta assunzione dei farmaci e di modificare la prescrizione secondo le richieste del paziente.
I farmaci utilizzati non cambiano, ma il chip all’interno della pillola, una volta arrivato nello stomaco ed esposto ai succhi gastrici, si attiva comunicando l’ora di attivazione ad un cerotto sulla pelle del paziente. Il cerotto ritrasmette il segnale ad uno smartphone (buon motivo per comprarne uno se non lo avete ancora) che a sua volta lo ritrasmette al medico. Questo assicura il vostro medico che stiate prendendo i vostri farmaci nelle quantità e tempi previsti. Altri dati potrebbero essere trasmessi, come la temperatura corporea o la frequenza cardiaca. 

La Novartis vuole iniziare ad introdurre questa tecnologia nei medicinali usati per controllare il rigetto nei pazienti trapiantati. Ma i problemi maggiori vengono dal rispetto della privacy (i dati possono essere capatati da altri?) oppure dal rispetto della libera scelta del paziente nel caso di terapie psichiatriche (il paziente sta prendendo oppure no la sua dose di Acido Valproico oppure di Litio oppure di Clozapina?).

Paranoie a parte, le possibilità offerte dai microchip nei farmaci sono enormi, come ad esempio seguire esattamente l’assunzione di farmaci e gli effetti di ogni singolo paziente e adattare il trattamento farmacologico in tempo reale (quasi sicuramente con l’uso di un computer che assista il medico, che altrimenti sarebbe sopraffatto dalla mole di dati da gestire) e determinare molto più velocemente se un trattametno sta funzionando o meno oppure ha effetti collaterali indesiderati.


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09 marzo 2011

I seminari online di Humanity+

A partire dal 20 marzo, Humanity+ lancera' una serie di presentazioni online (salons) sui nostri temi, tramite la piattaforma Elluminate. E a partire, "probabilmente", dal luglio prossimo, partira' anche una serie di seminari, sempre online. Al momento sono disponibili solo i dettagli della prima presentazione, che si terra' il 20 marzo alle ore 14.00 (ora di New York): The Emerging Global Brain. Moderatore: Ben Goertzel. Ecco l'annuncio, sul sito di Humanity+ 

Dimostrazione della prima automobile controllata dalla mente


Il team AutoNOMOS della Freie Universität di Berlino, fondato nel 2006, sta ricercando e sviluppando sistemi che potrebbero in futuro portare alla produzione di automobili autonome e senza guidatore. In precedenza hanno avuto successo nello sviluppo di sistemi di controllo della loro Volkswagen Passat usando un iPhone, un iPad e un dispositivo di tracciamento oculare. Adesso, usando l’interfaccia cervello computer Emotiv EPOC che è disponibile sul mercato dei dispositivi di gioco, hanno dimostrato che un’automobile può essere controllata solo con il pensiero.

Nel primo test, il sistema ha guidato l’automobile autonomamente e, arrivato ad una intersezione, il passeggero umano ha comunicato da che parte girare l’auto. In un secondo test, l’occupante dell’auto ha controllato in modo continuo l’acceleratore, i freni e lo sterzo; il sistema aveva solo un lieve “ritardo” nell’eseguire i comandi.

Per ora il sistema è solo sperimentale e dimostrativo, ma il team di ricerca crede che la tecnologia ha sicuramente delle possibili applicazioni, come assistere il sistema di navigazione di un’auto nel decidere la rotta da utilizzare, etc.

Con  lo sviluppo e la diffusione delle interfacce neuronali tra cervello e computer e l’incremento della loro utilità nelle applicazioni più diffuse e per un gran numero di persone mi aspetto che l’idea di impiantare dei sensori sottocutanei direttamente nello scalpo, per migliorare la sensibilità del sistema, verrà a molta gente. Le dimensioni dei sensori sono minuscole (meno di un grano di riso) e potrebbero essere connessi ad un sistema impiantato che ritrasmette i dati all’esterno, come fa una protesi cocleare.

Strano? Non credo. Dopotutto c’è un mucchio di gente che si pianta ferraglia nel naso, nelle sopracciglia, nei padiglioni auricolari (e in altre parti del corpo) per ragioni semplicemente estetiche. Un impianto utile e invisibile che problema sarebbe?

Cross-posted su Extropolitica

Immagine dalla fotogalleria dell'articolo di Gizmodo.

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08 marzo 2011

Il ritorno di Blade Runner

Non sono certo il solo ad aver colto il riflesso del nostro destino in quello piu' tragico dei replicanti di Blade Runner, il che probabilmente spiega la popolarita' del film di Ridley Scott fra i transumanisti. E non saro' il solo ad accogliere con piacere questa notizia: Blade Runner e Star Wars, di nuovo al cinema (qui invece su BoingBoing). Star Wars sara' rilanciato in formato 3D (ma non sono mai stato un gran fan di Guerre Stellari...), mentre per Blade Runner esiste la possibilita' di un sequel o di un prequel. Non ci resta che aspettare e vedere cosa succedera' - sperando che trattino l'universo Blade Runner con il rispetto che si merita...

La vitamina D riduce il rischio cancro, ma solo se i livelli sono adeguati

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Per alcuni il futuro non e' solo il tema di affascinanti discussioni, ma un qualcosa che vogliamo vedere e vivere di persona. E non solo il futuro prossimo (il 2020 o il 2030), ma il futuro profondo (la fine di questo XXI secolo e oltre). Il problema e' che non siamo bimbetti appena nati, dotati di aspettative di vita in certi casi intorno ai 100 anni, e quindi e' indispensabile prendersi cura di quella incredibile ma imperfetta 'macchina' che e' il nostro organismo. Esercizio fisico, alimentazione, integratori alimentari, ormoni e medicinali sono gli strumenti oggi a nostra disposizione (un insieme di approcci che ho battezzato 'longevismo pratico') e rappresentano il primo dei tre ponti kurzweilliani verso aspettative di vita illimitate.

Un'autentica superpotenza del longevismo pratico e' l'umile vitamina D. Negli ultimi tre-quattro anni, sono stati prodotti dozzine e dozzine di studi scientifici che hanno rivelato un crescente numero di effetti benefici, ben oltre quella che una volta sembrava essere la sua principale caratteristica, cioe' la prevenzione del rachitismo. Ma, a quanto pare, per ottenere gli effetti benefici della vitamina D nel ridurre l'insorgenza di una serie di malattie e' necessario assumerne molto piu' di quanto si pensava.

I livelli sanguinei di metaboliti della vitamina D necessari a prevenire circa il 50% dei tumori alla mammella e al colon, la sclerosi multipla e il diabete, sono fra i 40 e i 60 ng/ml, e questo, se non risaputo, e' se non altro generalmente accettato dagli esperti del settore. Ma ora dei ricercatori americani [1] (qui su EurekAlert) hanno dimostrato che per ottenere tali livelli e' necessario assumere tra le 4.000 e le 8.000 Unita' Internazionali al giorno, cioe' molto piu' delle 4-600 ancora generalmente raccomandate e persino piu' di quelle assunte da un irriducibile longevista quale il sottoscritto - al momento ne assumo fra le 3.800 e le 4.200 al giorno, il che, all'ultimo esame fatto circa un anno fa, mi ha portato a 42.3ng/ml, cioe' appena entro il limite ideale).

Lo studio e' stato condotto su migliaia di volontari in buona salute che assumono integratori di vitamina D in quantita' che vanno dalle 1.000 alle 10.000 Unita' Internazionali al giorno. Si noti che quella delle 10.000 unita' al giorno rappresenta, almeno secondo l'Institute of Medicine americano, la soglia del rischio, ma che, secondo altri, l'amministrazione di 50.000 unita' al giorno "puo' essere tossica, dopo vari mesi". Lo stesso Institute of Medicine ritiene 4.000 unita' giornaliere una dose sicura, anche se ne raccomanda solo 600.

Dato che si ritiene che solo il 10% della popolazione (USA) abbia livelli fra i 40 e i 60 ng/ml (in genere coloro che lavorano all'aria aperta) uno dei ricercatori ha dichiarato che "ora che questi risultati sono conosciuti, diverra' normale che quasi ogni adulto assuma 4.000 Unita' Internazionali al giorno."

Concludo ricordando che, al di la' dei risultati dello studio qui sopra, ogni individuo e' diverso e che la cosa migliore e' il monitoraggio dei propri livelli di vitamina D tramite esami. Questi due post contengono altre informazioni su questo tema e alcune mie esperienze: Vitamina D, prevenzione, esami del sangue e Vitamina D: sperimentazione diretta. Un'ultima informazione, spero utile: ogni 100 unita' internazionali di vitamina D assunta giornalmente ne aumenta i livelli sanguinei di 1 ng/ml (da un articolo sul sito della Life Extension Foundation).

Giunto alla fine del post mi sono ricordato che in Italia non si usano le International Units, ma i microgrammi... Oops! Ecco un convertitore, ma per dare un'idea 1.000 unita' internazionali equivalgono a 25 mcg.

[1] Vitamin D Supplement Doses and Serum 25-Hydroxyvitamin D in the Range Associated with Cancer Prevention. C.F. GARLAND, C.B. FRENCH, L.L. BAGGERLY, R.P. HEANEY (La Jolla; Encinitas, CA; Omaha, NE, USA). Lo studio apparira' in Anticancer Research di febbraio (non ancora online):

Immagine: Cholecalciferol (Vitamin D3) By Ben Mills (Own work) [Public domain], via Wikimedia Commons