8 ottobre 2011

Steve Jobs: una lotta per la vita

Grande commozione ha suscitato nel mondo la morte, a soli 56 anni, del fondatore della Apple. Steve Jobs ha praticamente inventato il personal computer agli inizi degli anni '80 con i primi Apple I e II e poi col Macintosh, il primo computer ad interfaccia grafica con icone e mouse. Da eccellente creativo nei decenni successivi ne ha poi reinventato e rimodellato le forme. Ogni sua idea, dal piccolo iPod al grande iPad passando per l'iPhone hanno avuto un successo strabiliante e centinaia di milioni di pezzi venduti.

Ma vorrei adesso parlare del suo cancro al pancreas. E' noto che si tratta di uno dei peggiori tipi di cancro in assoluto, con un elevato livello di mortalità. Solo il 4% dei pazienti sopravvive a questa forma di cancro. Il pancreas contiene due tipi di ghiandole; le ghiandole esocrine producono enzimi che degradano i grassi mentre le ghiandole endocrine producono gli ormoni come l'insulina che regola lo zucchero nel sangue. E' proprio in queste ultime che il tumore ha colpito Jobs. Nel 2004 il fondatore di Apple aveva subito un intervento chirurgico per rimuovere il cancro al pancreas e nel 2009 un trapianto di fegato nel tentativo di conservarne la funzione dopo che il cancro si era diffuso anche in quest'organo. Steve Jobs ha quindi ingaggiato con la malattia una vera e propria lotta per la vita, cercando in tutti i modi e con tutti i mezzi di contrastarne l'avanzata. 

Una storia simile è toccata al medico Ralph Steinman, premio nobel 2011 per la medicina, morto di cancro al pancreas il 30 settembre, pochi giorni prima che il premio fosse annunciato. Aveva adoperato le sue scoperte sul sistema immunitario per lottare contro la malattia.

Ciò pone anche una riflessione etica: perchè ci si attacca così tanto alla vita solo quando si sa di avere una breve scadenza? Perchè si lotta per sopravvivere quando si sa che la prospettiva è limitata come accadeva agli androidi Nexus 6 di Blade Runner? In realtà la nostra stessa esistenza, se ci si pensa bene, anche se portata avanti senza traumi è di per sé abbastanza breve ed è minata da un'altra malattia definita "invecchiamento cellulare". E' probabile che nei decenni a venire una coscienza collettiva di questo tipo prenderà forma e una parte dell'umanità, usando i mezzi forniti dalle biotecnologie, inizierà a combattere contro questa "malattia" con lo stesso accanimento e la stessa determinazione con cui oggi si lotta contro il tumore.

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