15 luglio 2011

Perché l’Italia potrebbe essere avanguardia nell’innovazione del potere aereo


Presento un articolo futurizzante di Carlo Pelanda (qui la versione originale sul suo sito). Per altri articoli di Pelanda sui nostri temi vedi qui (sul blog) e qui (sul vecchio sito).

La dottrina occidentale del potere aereo va innovata. La supremazia nell’aria comporta vantaggi relativi, ma non risolutivi, nel controllo del territorio. Lo si è visto nei conflitti balcanici, nelle fasi di occupazione di quelli in Iraq ed Afghanistan e, oggi, nell’azione in Libia. Resta necessario l’intervento di truppe a terra che comporta elevati costi economici e politici, così riducendo le capacità di intervento ordinativo. Su un altro piano, poi, ci sono dubbi che nel futuro, 2030, l’occidente avrà capacità di superiorità aerea nei confronti della Cina che sta investendo su nuovi mezzi e sul dominio dell’orbita. Le dottrine militari evolvono via interazione tra problemi, concetti e nuove tecnologie. Quella del potere aereo si è affermata come integratrice del potere marittimo e terrestre. Ma è rimasta ferma agli anni ’80. Ora va ripensata per realizzare nuove capacità: (a) controllo dettagliato del terreno; (b) supremazia nell’orbita.

Ambedue gli obiettivi sono ottenibili con un nuovo mezzo: la piattaforma aerea robotizzata. Le tecnologie sia dell’informazione sia dei materiali hanno fatto un salto – anticipato in modo primitivo dai droni - che permette tale scenario. In particolare, per la mancanza del pilota umano che semplifica e può rendere sia micro sia iper le costruzioni, quello di produzione variata di massa di tali mezzi. Per il controllo del terreno si immagini uno sciame di piattaforme con diverse scala e specializzazioni: centinaia di grandi per osservazione millimetrica capaci di lanciare migliaia di mezzi più piccoli, un tipo di questi micro con facoltà di stare in volo stazionario per somministrare info (marcature) e potenza di fuoco, anche in interni. Il pilota umano resta nel concetto di sciame con ruoli di comando e gestione imprevisti. Gli sciami robotizzati porteranno alla massima prossimità tattica terrestre la forza aerea a sostegno di truppe amiche o in interdizione diretta di quelle nemiche, con capacità uno a uno, quindi antiguerriglia. Le piattaforme robotizzate di superiorità aerea senza pilota potranno essere sia lanciate a velocità ipersonica nell’orbita contro satelliti o antagonisti simili sia utilizzate ad ombrello per lo sciame dedicato al controllo del territorio. L’italiano Giulio Dohet fu il primo, in un articolo del 1910, a concettualizzare il dominio dell’aria. Un aereo italiano fece il primo bombardamento della storia in Libia, nel 1911. La rubrica auspica che, nel centenario, il pensiero militare italiano prosegua questa tradizione futurizzante, anche considerando che la nostra industria è molto evoluta in questo settore.

Immagine: US Army (via Wired)

1 commento:

Anonimo ha detto...

Sarà anche evoluta ma non un singolo drone operativo è made in italy.

La reale innovazione dei droni non risiede tanto nelle specifiche tecniche dell'hardware ma bensì sull'evoluzione software delle intelligenze artificiali che li guidano.

La prima generazione di droni era di fatto un'evoluzione bellica degli aerei telecomandati dove era sempre l'uomo che decideva e operava il mezzo, ma la vera rivoluzione dei droni sono le IA che devono operare autonomamente dall'operatore umano.

Quindi il futuro dominio dell'aria non si basa sul costruire ali o carrelli ma su battere con la tastiera il codice che guiderà tali mezzi e mi sembra che noi in Italia siamo un po' carenti.

Luca