27 luglio 2011

Filosofie dell'immortalita', di Andrea Vaccaro


Sulla scia della filosofia della mente un nuovo soggetto filosofico è nato e cresciuto nell’area anglo-americana. Un soggetto che comincia ad affacciarsi adesso anche nell’Europa continentale. Si tratta della filosofia dell’immortalità, anzi, con maggior precisione, delle filosofie dell’immortalità, dove il plurale è giustificato dalla molteplicità di approcci mediante i quali si è convinti di poter raggiungere il medesimo obiettivo, appunto l’immortalità terrena.

Il linguaggio con cui tali filosofie si presentano risulta un po’ ostico, per l’abbondanza di espressioni tecniche ed anche di neologismi, legittimati – secondo tale prospettiva – dalla realtà totalmente nuova che sembra profilarsi. Il supplemento di impegno richiesto forse è ripagato dal cominciare a prendere confidenza con una corrente di pensiero che va diffondendosi e che ha potenzialmente la forza di incrinare i tradizionali cardini della nostra visione antropologica e forse anche riorientare alcune categorie teologiche.

La tesi

Se l’Ottocento si concluse filosoficamente con il grido di Nietzsche sulla morte di Dio, se la prima metà del Novecento porta l’insegna della pulsione di morte teorizzata da Freud e documentata dalle guerre mondiali e se la seconda metà si sviluppa sulla scia della concezione heideggeriana dell’uomo come essere-per-la-morte, l’aurora filosofica del XXI secolo non poteva lasciar intravedere una cesura più netta, presentandosi sotto il segno dell’immortalità. E’ l’immortalità terrena dell’uomo l’inaudito credo della nuova generazione di filosofi-scienziati figli della GNR Revolution, ovvero dell’ambito di riflessione ispirato dalle rutilanti scoperte del trinomio Genetica-Nanotecnologia-Robotica. Una scuola di pensiero che ha nel suo albero genealogico la radice in Wittgenstein e, nelle sue diramazioni, l’atomismo logico, il neopositivismo, quindi la filosofia del linguaggio, la filosofia della mente fino alla recentissima neurofilosofia.

La figura di maggior spicco e consistenza della neonata tendenza è Raymond Kurzweil. Cresciuto e impostosi con gran successo nel mondo dell’informatica (dodici primati tecnologici tra cui la macchina di lettura per non vedenti, sette aziende fondate nel settore, inventore dell’anno per il MIT nel 1988, onorificenze nazionali tributate da tre presidenti USA che hanno reso omaggio ai suoi laboratori, undici lauree ad honorem, ingresso nella USA Inventors Hall of Fame …), Kurzweil ha contribuito a fare della computer science una visione del mondo e dell’uomo. Con i suoi quattro best-seller entra di diritto nella categoria dei filosofi: The Age of Intelligent Machines (1990) e The Age of Spiritual Machines (1999), seppur ancora fortemente radicati nell’ambito delle “macchine pensanti”, propongono analisi di certo impatto e asciutta lucidità sul concetto di “coscienza” e, più in generale, sulla “essenza” dell’uomo; The Singularity is Near: When Humans trascend Biology, nel nuovo millennio, ruota sulla “singolarità”, termine che, mutuato dal lessico di astrofisici e matematici per indicare il limite della pensabilità (cosa avviene al di là di un buco nero; come agisce la divisione per zero …), diviene il nome della soglia tra un’umanità che asseconda l’evoluzione biologica ed una che invece, forte delle conoscenze genetiche e delle possibilità tecnologiche, della propria evoluzione prende in mano le redini. Questa soglia, assicura Kurzweil, è più vicina di quanto comunemente si creda. E’, però, soprattutto Fantastic Voyage del 2005, scritto con Terry Grossman, che si concentra distesamente sul tema dell’immortalità. Il sottotitolo ne è già indice: Live Long Enough to Live Forever (vivere abbastanza a lungo per vivere per sempre)

Abbiamo oggi la conoscenza e gli strumenti per vivere in eterno? Se tutta la scienza e lo sviluppo tecnologico si fermassero d’un tratto, la risposta dovrebbe essere no. Abbiamo infatti i mezzi per rallentare significativamente le malattie e il processo d’invecchiamento ben oltre quanto la maggior parte della gente creda, ma non abbiamo ancora tutte le tecniche necessarie per estendere indefinitamente la vita umana. Comunque, è chiaro che, lungi dall’arrestarsi, il passo della scoperta scientifica e tecnologica stia accelerando. Il tasso di crescita del progresso tecnologico raddoppia ogni decennio e ogni anno raddoppia la capacità di specifiche tecnologie informatiche (prezzo, performance, potenza e velocità). Quindi, la risposta alla nostra domanda è, in realtà, un deciso sì.

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2 commenti:

Anonimo ha detto...

Domanda: Kurzweil, a lungo termine, sostiene l'immortalità dell'individuo biologico potenziato dalle tecnologie nella realtà "reale", oppure vede il tutto risultare nell'uploading e quindi in un'esistenza temporalmente illimitata in un mondo virtuale (pur con grado di ricostruzione paragonabile al mondo reale)?

Estropico ha detto...

Risposta lampo: la seconda.
Ciao,
Fabio