17 marzo 2011

Boncinelli sul rischio nucleare

Una riflessione pro-scienza di Edoardo Boncinelli sul rischio nucleare e sull'ondata di paura generata dall'l'incidente giapponese di Fukushima: "Se è vero che non possiamo assicurare un rischio zero, essenzialmente perché il rischio zero nella vita non esiste, è anche vero che solo guardando dritti in faccia i problemi si possono trovare le soluzioni. E la scienza e la tecnica sono qui proprio per questo, per non farci rinunciare sempre a tutto a priori, ma per studiare e approntare di volta in volta i provvedimenti più adatti a controllare il rischio e a massimizzare i vantaggi delle diverse imprese".  Leggi tutto l'articolo online sul Corriere della Sera.

8 commenti:

albe ha detto...

Se dal punto di vista filosofico concordo, non sono affatto certo di concordare sulle scelte politiche attuali italiane: avere fra 10 anni (!!!) 10 centrali di TERZA generazione fatte dai francesi quando
- 10 centrali sono un apporto energetico marginale
- Rubbia, nobel per la fisica nucleare, vista l'attuale situazione, mi risulta opti per il solare a concentrazione che riesce a realizzare solo in Spagna e non in Italia per vincoli politici.
- Mi risulta che una ditta ITALIANA ha installato in Russia un generatore di QUARTA generazione che utilizza le scorie e l'uranio 238 di disponibilità molto maggiore e costo inferiore.
Vorrei che controllaste anche voi questi dati per arrivare a conclusioni TECNICHE e non FILOSOFICHE, senza nulla togliere al discorso di Bonicelli che è ASSOLUTAMENTE condivisibile e corretto.

Anonimo ha detto...

Il solare costa meno del nucleare. Vi può investire chiumque: privato e publico, il piccolo e il grande investitore. Si installa in poco tempo ed entra subito in produzione. E' flessibile, non produce scorie, non ha emissioni nell'ambiente, appena diventa obsoleto lo si sostituisce con uno di nuova "generazione", i materiali di cui sono costituiti gli impianti solari sono interamente reciclabili ed infine il "carburante" per farlo funzionare è GRATIS.

Ugo Spezza ha detto...

Le centrali nucleari attuali, per essere sicure devono disporre di tre soluzioni a tre punti di criticità:

1 - attacco terroristico: occorre quindi una zona militarizzata e una guardia armata perenne dentro la centrale oltre a una rete antimissile a protezione del locale esterno del
reattore.

2 - errore umano: (è quello che è successo a Cernobyl), occorre progettare un sistema per cui non sia possibile l'errore umano; esempio le chiavi per fare alterazioni sostanziali sul reattore devono essere distribuite tra più persone e adottando dei sistemi di spegnimento automatico. Inoltre occorre chiudere le centrali di prima generazione.

3 - terremoti: non si devono collocare centrali nucleari in una zona fortemente sismica.

Delle tre criticità la centrale di Fukushima non ha rispettato (2) (l'impianto è vecchio di 45 anni) e (3) ma era ancora accesa perchè produceva ancora e lo smantellamento era troppo costoso. La conclusione è che tecnologia e profitto molto spesso non vanno d'accordo!

Vi sono nel mondo molte delle 532 centrali esistenti che rispettano queste criticità, pertanto esse non vanno chiuse ma le altre SI' ! Detto questo credo che iniziare a costruire centrali nel 2012 (come vuole fare questo governo in Italia) vada contro le previsioni di Kurzweil che dice che nel 2020 avremo il solare ad altissimo rendimento (quello di adesso fa abbastanza schifo) o magari la fusione (aggiungo io) che renderanno obsolete le tecnologie attuali. Quindi ci sarà da chiudere centrale nucleari appena entrate in opera è sarà costosissimo farlo!

Morale: quando si progetta una tecnologia potenzialmente pericolosa bisogna porre dei paletti fermi sulle criticità per la sicurezza, chi non le rispetta non può costruire altrimenti dopo i casini produrranno 1000 volte più danni degli effimeri guadagni che si pensa di realizzare bleffando.

David ha detto...

@albe: 10 centrali nucleari di III generazione nel nostro paese andrebbero a coprire circa il 25% del fabbisogno energetico ma certo di per sè non sono la soluzione energetica definitiva, abbiamo bisogno di diversificazione delle fonti, un mix tra nucleare e rinnovabili.

Rubbia è favorevole al solare termodinamico ma ha suggerito anche il nucleare al torio come alternativa a quello che usa l'uranio: http://www.focus.it/Tecnologia/multimedia/Il_nucleare_pulito_30082008_1451_265.aspx

Sono d'accordo che le centrali di IV generazione andrebbero prese seriamente in considerazione ed è un paradosso che la centrale in Russia sia stata sviluppata grazie a una ditta milanese (http://www.delfungogieraenergia.com/en/home/). Questo ci dice che forse dovremmo puntare sulla tecnologia italiana e non su quella francese...

David ha detto...

@Ugo: le tue obiezioni sono ragionevoli, infatti se c'è una cosa che dovrebbe insegnarci l'incidente giapponese è la necessità di aumentare e migliorare il livello di sicurezza delle centrali soprattutto quelle in territorio sismico, chiudere le centrali più vecchie, e magari investire sul nucleare di IV generazione che riduce il pericolo di incidenti e disinnesca per gran parte il problema delle scorie.

Quanto alla previsione di Kurzweil sul solare ad alto rendimento tra 20 anni, bisogna vedere i costi che avrà perchè se saranno alti come oggi pochi potranno permetterselo... Per non parlare del problema dell'intermittenza di questa fonte che sarà possibile risolvere solo con reti intelligenti (smart grid) che avremo forse tra 30 o 40 anni, troppo tardi considerando che fino ad allora aumenteranno i problemi ambientali globali, il fabbisogno energetico del mondo, nonchè i costi economici...

David ha detto...

@anonimo: sono abbastanza noti i benefici del solare che qui nessuno mette in discussione, solo che le rinnovabili non basteranno almeno per altri decenni a soddisfare la domanda di energia, sono semplicemente insufficienti e inoltre non garantiscono continuità: sono produttivi solo quando splende il sole e c'è vento.

Stefano Cardini ha detto...

Impressionante sequela di banalità. E per favore, lasciate perdere la parola filosofia. Questa semmai è bassa retorica. Un grammo di plutonio è una dose mortale per un milione di persone e la sua radioattività decade dopo decine di migliaia di anni. Il problema non è il rischio zero (chi è così stupido da pretenderlo?) ma la sproporzione tra il beneficio aggiuntivo che il nucleare può offrire rispetto ad altre fonti rinnovabili e il rischio incalcolabile che la produzione di scorie comporta. Letteralmente: nessuno ha la più pallida idea di come i materiali e le tecnologie di stoccaggio delle scorie reagiranno in un tempo così lungo. Non è immorale scaricare questo onere spaventoso sulle prossime generazioni? Ma questa è soltanto l'obiezione di fondo. Altre se ne possono fare, altrettanto razionali. A partire dalla scarsa affidabilità che le agenzie pubbliche e private di gestione del territorio hanno dimostrato in questi ultimi anni (pensate solamente che non siamo ancora riusciti ad avere una mappa nazionale che ci dica dove vanno i rifiuti urbani). Anche avere il senso del proprio limite è un comportamento altamente razionale. Non porta un solo argomento, Boncinelli, per convincerci che tra vent'anni il fabbisogno che andrebbe coperto dalle centrali previste in Italia non potrebbe essere coperto altrimenti. Sarebbe questo un modo serio e scientifico di porre il problema?

Stefano Cardini ha detto...

Non un milione, un migliaio.