02 febbraio 2011

La meta-società degli straordinari gentlemen, di Marta Rossi e Jacopo Tagliabue (iLabs)

Cosa distinguerà Uomo 1.0 e Uomo 2.0? La forma del cranio – come Sapiens e Neanderthalensis? La disponibilità economica – come club di polo e Bingo? Gli anni di studio – come dottorati e diplomati?

Tutte alternative gettonatissime nel mondo transumanista. Ma, forse, sarà qualcosa di più sottile a determinare l’appartenenza alla nuova razza: l’adesione rigorosa ad un profilo etico condiviso. Il temuto digital divide diverrebbe insomma un moral divide: più che la società in quanto tale a diventare 2.0, saranno singoli individui transumani (e probabilmente transumanisti!) ad abbracciare la nuova vita e a cercare nuove forme di aggregazione.

Fantascienza? Forse. O forse no: al migliorare delle nostre capacità fisiche e cognitive, crescerà inevitabilmente l’insofferenza per il contesto sociale in cui siamo immersi – valori di riferimento, modelli, leggi. La tecnologia ci restituirà dopo secoli la possibilità di una reale innovazione socio-politica: dalle piattaforme in alto mare (a là Seasteading) ai mondi virtuali, gli uomini 2.0 avranno ampie possibilità di aderire a comunità su misura, meta-società senza i vincoli degli stati tradizionali e non in diretta competizione con essi.

Difficile dire con certezza che forma avrà la Società della Semi-Immortalità, ma di certo sarà un accordo “meta-sociale” tra individui basato sull’adesione a una serie di valori chiave, a cominciare dalla Verità. Lungi dall’essere un dibattito per filosofi in poltrona, il valore della verità – spesso legato al concetto di trasparenza – è sempre più spesso centrale nei dibattiti sulla struttura morale della società attuale e di quella del prossimo futuro.

Mai come oggi, etica e sviluppo tecnologico si intrecciano: è in gran parte grazie alla tecnologia che siamo entrati (senza nemmeno chiederlo e forse senza volerlo) nell’epoca di Wikileaks e di Google Latitude. Indipendentemente da qualsiasi considerazione sulla moralità della bugia, un fatto ormai acquisito (più dai comuni mortali che dai politici, evidentemente) è che nel 2011 le menzogne hanno le gambe corte, anzi cortissime. Telefoni, satelliti, PC, videocamere, e-mail: la tecnologia ci aiuta a scoprire fandonie proprio in virtù del fatto che alla tecnologia stiamo delegando porzioni sempre più ampie del nostro spazio personale (a proposito, lo sapevate che per e-mail le persone mentono molto, molto meno che per telefono?). Il risultato è che la strategia delle “non-verità” è sempre più svantaggiosa al progredire della tecnologia, anche in società che tollerano una certa dose di bugie.

Il fatto che mentire con successo sia sempre più difficile ovviamente non risponde alla domanda chiave: perché è sbagliato mentire? Le risposte elaborate in millenni dai succitati filosofi in poltrona possono convincere o meno, ma è solo in questo particolare momento pre-Singolarità che possiamo apprezzare una nuova prospettiva, quella della conoscenza completa della Realtà. Più conosciamo il nostro corpo e l’ambiente in cui siamo immersi, più riusciamo a capire perché invecchiamo, ci ammaliamo, moriamo – e come evitarlo. Chi consapevolmente diffonde nella società false informazioni allontana gli altri individui dalla comprensione della realtà, diminuendo la probabilità che essi partecipino dell’allungamento radicale della vita promesso dalla Singolarità. Ecco perché crediamo che la verità debba essere il valore fondamentale per la società del prossimo futuro, quella della Semi-Immortalità.

Tutti sappiamo che non è facile dire la verità se mentire ci porta dei benefici immediati: tuttavia, nella prospettiva di una vita pluricentenaria, l’importanza di un beneficio immediato è più che pareggiata dalle conseguenze di lungo periodo che tale azione potrebbe portare. D’altra parte, diffondere la verità porta con sé dei rischi (vedi, tra gli altri, Bill Joy e il suo famoso articolo), che andranno gestiti con l’aiuto di altri valori condivisi.

La formazione di una nuova razza sarà un sottoprodotto pressoché inevitabile della Singolarità. Sinceramente, non crediamo ai criteri di “selezione” spesso citati in letteratura: l’equilibrio delicato (e la transizione) tra Uomo 1.0 e Uomo 2.0 si giocherà in primo luogo sul piano etico-sociale. Il “super-uomo” potrà esistere solo a patto di perfezionare, oltre al corpo e alla cognizione, il proprio senso etico. E questo nemmeno i filosofi in poltrona lo avevano previsto.

Marta Rossi e Jacopo Tagliabue (iLabs)

3 commenti:

matteogiovanelli ha detto...

"al di là del bene e del male", qualcuno, forse l' aveva detto :D

Jacopo ha detto...

esatto! :D. Uno dei nostri eroi...

marzio ha detto...

Parlate del libertino? quello morto di sifilide mentre, impazzito, baciava cavalli... ??