23 febbraio 2011

E' stata scoperta una tecnologia che permette di potenziare e migliorare il cervello. Millenni fa. Di S.D.


Migliorare il cervello dell'uomo, renderlo più potente e meglio funzionante. Voi come lo migliorereste? Probabilmente vorreste che il vostro cervello fosse in grado di elaborazioni più complesse e rapide...o magari che semplicemente vi doni la serenità ed il benessere, anzi, la gioia di chi della vita vede il lato migliore e più promettente. Ebbene, questo risultato si può ottenere con una tecnica antichissima. La meditazione buddista.

La meditazione buddista? Io pensavo fosse una pratica del tutto spirituale, come fa ad avere ripercussioni neurologiche?

I ricercatori della University of California San Francisco Medical Center hanno scoperto al principio degli anni '90 che la meditazione buddista può domare l'amigdala, un'area del cervello che è il centro della memoria della paura. "C'è qualcosa nella pratica buddista che si traduce in quel tipo di felicità che tutti cerchiamo" asserisce Paul Ekman, University of California. San Francisco Medical Center hanno scoperto che i buddisti con esperienza, che meditano regolarmente, avevano meno probabilità di essere turbati o arrabbiati rispetto alla norma. In uno studio separato, gli scienziati dell'Università del Wisconsin a Madison utilizzando nuove tecniche di scansione per esaminare l'attività cerebrale in un gruppo di buddisti hanno rivelato attività nel lobo prefrontale sinistro di esperti praticanti buddisti. Questa zona è collegata alle emozioni positive, al controllo di sé e del proprio temperamento.

Nello stesso periodo lo scienziato Richard Davidson, scopriva che la meditazione rende i monaci buddisti in grado di aumentare a comando la frequenza delle proprie onde cerebrali ad un livello praticamente impossibile nell'uomo comune, ed ottenere una sincronizzazione delle varie aree del cervello straordinaria.

Quando i Monaci buddisti asseriscono che la meditazione è la via per raggiungere una visione più compiuta del mondo, nonché la serenità, non parlano per metafore: dicono una semplice verità verificabile sperimentalmente!

Ma ciò che forse è ancora più curioso è che non è la prima volta che il mondo quieto e serafico del buddismo, così lontano dalla nostra vita contemporanea ci sciocca per concretezza.

Quando i fisici della celebre Scuola di Copenaghen, formularono la Meccanica quantistica, ovvero sia la descrizione dell'infinitamente piccolo, si resero conto che questa somigliava in modo così marcato a quella offerta dal buddismo (ma anche da altre religioni asiatiche) che scelsero come simbolo della Scuola la famosa immagine dello Yin e Yang.

Il mondo descritto dalla MQ è un calderone ribollente nel quale la stessa realtà ed i concetti di spazio e tempo si distorcono: nessuna struttura è stabile e tutte sono preda del divenire più anarchico ed impredicibile. L'esistenza stessa delle particelle è un concetto relativo e sfuggente ed esse non possono mai essere descritte in modo completo poiché per certi versi, non esistono mai da tutti punti di vista contemporaneamente: paradossalmente possono essere descritte dalla loro interazione con le altre particelle, ma non in loro stesse. Un caos ontologicamente indescrivibile che non ci consente di inquadrare e definire l'elemento singolo: se ci proviamo esso svanisce e ci dimostra che la sua esistenza può avere senso solo come confusa e sfumata parte di un tutto. Chi conosce il buddismo sa bene quanto tutto ciò somigli al concetto di Dharma.

Numerosi e stimolanti punti di contatto tra il buddismo (ma non solo, come già si diceva) ed i modelli scientifici sono riportati nell'ormai classico “Il tao della fisica” di F. Capra.

Abituati come siamo alla religione cattolica, questa concordia tra i modelli derivanti dalle scoperte della fisica e quelli di una religione antichissima (che tra l'altro mai ha l'arroganza di contrapporsi alla scienza) e la concretezza delle sue pratiche, ci lasciano quasi spiazzati.

S.D.

Immagine: Meditation, by Stuck in Customs

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