28 febbraio 2011

Biostampanti 3D per fabbricare e riparare parti del nostro corpo



La gamma di utilizzo delle stampanti 3D è in aumento già da tempo, con esse è possibile realizzare sculture, oggetti tridimensionali di plastica e polimeri, e perfino stampare cibo, ma ora gli scienziati stanno sviluppando "biostampanti" 3D che saranno in grado di fabbricare pelle, cartilagine, ossa e altre parti del corpo, on demand,aprendo così nuovi scenari per l'ingegneria dei tessuti e per la medicina rigenerativa. Presto quindi, a partire da un prelievo di cellule umane, potremo riparare nuovi tessuti o sostituire parti danneggiate del nostro corpo, gli ultimi progressi nel campo delle biostampanti 3D arrivano da due università.

Il professor Yoo James, dell'Istituto di Medicina Rigenerativa della Wake Forest University sta sviluppando un sistema che permetterà di stampare pelle direttamente sulle ferite da ustione. La biostampante ha incorporato un laser a scansione che analizza la ferita e determina la sua zona e profondità. La scansione viene convertita in immagini digitali tridimensionali che consentono al dispositivo di calcolare quanti strati di cellule della pelle devono essere stampati sulla ferita per riportarla alla sua configurazione originale.

Alla Cornell University è stata realizzata una biostampante in grado di scannerizzare un orecchio umano e stamparlo utilizzando gel di silicone al posto del reale cellule dell'orecchio umano (video in alto). Il team della Cornell, guidato dal professor Hod Lipson, ha già pubblicato i risultati dei suoi esperimenti per le riparazioni di ossa danneggiate di animali, anche se ci sono una serie di problemi tecnici ancora da superare, è probabile che il primo utilizzo della biostampante sarà la riparazione della cartilagine, in quanto essa ha una struttura interna abbastanza semplice con scarsa vascolarizzazione.  La biostampante è stata già testata con un certo successo negli animali, si è cioè riusciti a stampare direttamente cellule della cartilagine nel menisco di un ginocchio infortunato per ricostruirlo.

Una delle principali sfide da affrontare per le biostampanti è il collegamento tra il materiale biostampato e il resto del corpo, specialmente con i più grandi tessuti, poiché ogni parte d'organo o organismo che è stampato deve essere collegato ai vasi sanguigni del corpo, e questo può essere molto difficile. Indipendentemente delle sfide, il professor Lipson ritiene che il bioprinting diventerà una tecnica standard entro un paio di decenni. Fonte: Physorg

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