21 dicembre 2010

Sette parametri ci permettono di monitorare (e combattere?) l'invecchiamento


Uno di molti problemi di chi intende intervenire sul proprio organismo per raggiungere livelli ottimali di salute e per raggiungere (o superare) le aspettative di vita medie, e' la difficolta' nel monitorare i propri progessi. Ora, uno studio basato su ricerche epidemiologiche, in particolare sul Framingham Heart Study, indica sette relativamente semplici biomarker che permettono di pronosticare le proprie aspettative di vita e di misurare quanto rapidamente stiamo invecchiando (come lo traduco biomarkers? Parametri biologici? Biomedici?) E a noi longevisti lo studio in questione suggerisce anche sette aspetti della nostra salute a cui dedicare particolare attenzione. E sia ben chiaro che anche gli autori dello studio sottolineano come la seguente lista non sia esaustiva (i primi altri che mi vengono in mente e che potrebbero essere ulizzati come parametri per monitorare l'invecchiamento sono i livelli ormonali, in declino dalla mezza eta' - ormoni sessuali, melatonina, ormone della crescita, etc).

I biomarker in questione sono (i seguenti collegamenti sono in italiano o, quando inevitabile, in inglese):
Tutti questi biomarker sono facilmente monitorabili anche a casa (nel caso di frequenza cardiaca e, con un ormai comune sfigmomanometro, di pulse pressure e pressione del sangue), o con esami di laboratorio che non dovrebbe essere troppo difficile ottenere anche dal proprio medico di base. L'immagine in cima a questo post contiene i valori di tutti questi esami e la tendenza salta subito agli occhi: intorno ai quarant'anni i valori cominciano a cambiare, in genere in salita con l'eccezione dell'ematocrito, per poi calare passati all'incirca i sessant'anni, con eccezioni.

A questo punto molte domande vengono spontanee. Fino a che punto possiamo influenzare questi aspetti dell'invecchiamento con interventi che vanno dalla semplice modifica dello stile di vita (con l'esercizio fisico regolare, per esempio), agli interventi nutrizionali (dieta e integratori) o farmacologici (per esempio con la metformina per ridurre la glicemia)? E se riuscissimo a mantenere questi valori stabili a partire dai 40 anni di eta' (o magari anche da piu' giovani), che impatto avremmo sulla longevita'? Sembra logico supporre che avremmo un impatto positivo su buona parte delle malattie e dei disturbi tipici della terza eta', il che dovrebbe innalzare le aspettative di vita media (e per gran parte in buona salute), ma che impatto avremmo sulle aspettative di vita massima? Potremmo tutti raggiungere il record di 122 anni di Jeanne Calment, prima dell'arrivo delle terapie SENS di Aubrey de Grey o di qualche altro biogerontologo?

Come suol dirsi, chi vivra', vedra' (una frase che mi sembra particolarmente adatta in questo caso...)

L'intero studio e' online: Dynamic Determinants of Longevity and Exceptional Health

Immagine: i sette biomarkers

1 commento:

Anonimo ha detto...

> pulse pressure
Boh, così "a naso" dovrebbe essere pressione del battito/della pulsazione.