23 novembre 2010

Poiché la realtà non esclude universi artificiali nasca la cosmologia della costruzione, di Carlo Pelanda

Vacanze intelligenti. La vera passione di ricerca del rubricante è quella di costruire un linguaggio sistemico in grado di sovrascrivere gli altri (disciplinari) rendendoli supersintetici ed integrabili come strumento di dominio della realtà. Tale passione – così come la Teoria integrata dei sistemi - non trova ambito universitario perché troppo generalista ed il rubricante deve perseguirla privatamente, potendola applicare vagamente come approccio multidisciplinare negli ambienti di ricerca organizzata dove insegna e produce scenari. Una sofferenza cognitiva. Interrotta periodicamente dall’individuazione di luoghi che facilitano la supersintesi, tutti in deserti. Questa estate una gita in quello del New Mexico, in un punto dove il cielo stellato appare toccabile, è stata molto produttiva. Anzi: terapeutica.

Due recenti scoperte della cosmologia permettono di pensare la realtà oltre i suoi limiti apparenti: (a) l’universo nel quale siamo inseriti continua ad espandersi spinto da una energia ignota (oscura) ma con effetto individuabile; (b) ai confini dell’universo le leggi della fisica appaiono violate, per esempio la luce sembra perdere energia, cosa che ne contraddice il principio di conservazione e, in generale, le leggi di simmetria con cui la fisica descrive le costanti del nostro universo. La seconda osservazione è in realtà apparente. I singoli fotoni conservano l’energia, ma l’osservatore che guarda il fenomeno complessivo percepisce una dissipazione. Ciò anche significa che un osservatore con strumenti di visione vincolati ai principi di simmetria (e della fisica relativistica) si trova in condizione di “indecidibilità” quando osserva i fenomeni verso il limite. Problema di distanza? Qualcosa di più: se non c’è un osservatore in grado di porsi in condizioni di decidibilità complessiva allora la realtà è suscettibile di trasformazione. Supersintesi: la realtà è immensamente flessibile ad essere creata perché non ha una struttura rigida, totalitaria. Inoltre l’ambiente esterno al nostro universo non sembra ostacolarne l’espansione. Le due considerazioni individuano la possibilità di creare universi a nostro piacimento. Se così, le conseguenze antropiche sono: (1) potremo sfuggire alla morte termica (entropia) del nostro universo costruendone uno artificiale a noi adatto; (2) avendo un futuro infinito potenziale la riproduzione sociale e culturale può orientarsi verso l’obiettivo di costruirlo realmente, ogni generazione con la missione di fare un passo tecnologico in più lungo questa direzione storica ; (3) la “cosmologia della costruzione” dà un significato alla nostra vita.

Carlo Pelanda (24-8-2010)

Da CarloPelanda.com

Vedi anche: la categoria Esodestini del blog, dedicata agli articoli futurizzanti del Prof. Carlo Pelanda (altri articoli sui 'nostri' temi sono disponibili su Estropico.com)

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