20 ottobre 2010

Negare la catastrofe: la posizione degli scettici nella scienza del clima

"Chi fa progredire la scienza della natura rifiuta categoricamente di riconoscere l'autorità in quanto tale. Per lui, lo scetticismo è il più alto dei compiti, la fede cieca invece è un peccato imperdonabile". - Thomas H. Huxley

Chi sono davvero gli scettici del riscaldamento globale antropico? Si schierano davvero contro la maggioranza del consenso scientifico? Sono quei pericolosi negazionisti dipinti da alcuni ambientalisti? Sono pagati dalle multinazionali o sono solo degli ottimisti ottusi?

In senso generale gli scettici sono semplicemente persone che cercano di esercitare nel modo più oggettivo possibile la loro facoltà critica senza dare per scontato nulla, consapevoli che mettere in discussione qualcosa, se lo si fa per uno scopo non puramente distruttivo, può rafforzare la veridicità e la credibilità della scienza e del pensiero stesso.

Lo scettico quindi non rifiuta scienza e razionalità ma si avvale proprio di esse per la sua attività critica, in quanto tale il vero scettico usa il “tribunale della ragione” per stabilire la veridicità, o per dirla con Popper, la falsificabilità di una certa affermazione, teoria, credo, etc. E questo può valere sia per le tante convinzioni più o meno dogmatiche di cui il mondo è pieno, sia per le stesse posizioni nell’ambito della comunità scientifica compresa quella dell'incidenza antropica del riscaldamento globale. Non è quindi un caso se anche James Randi che dello scetticismo ha fatto una professione diretta a sbufalare astrologi, ciarlatani e pseudoscienziati, ha sostenuto in un suo articolo - pur non negando affatto l’esistenza di un riscaldamento globale in atto - di non essere però sicuro che esso sia causato da attività umane.

Ma le posizioni degli scettici sono interessanti solo per un dibattito scientifico di livello accademico oppure hanno implicazioni concrete anche per noi cittadini comuni? Chiunque in questi anni ha ritenuto giusto e doveroso fare qualcosa per ridurre le emissioni di CO2, modificando poco o tanto, il proprio stile di vita, del tutto in buona fede, lo ha fatto in base a informazioni che sono state divulgate dalla politica più che dalla scienza, sempre però in nome della scienza, e senza che il mondo scientifico avesse avuto nulla da eccepire, anzi tendendo a isolare le voci che uscivano dal coro. In un quadro non sempre trasparente in cui affari, politica e scienza si confondono, l’attività degli scettici può risultare utile non solo per la metodologia scientifica ma anche per il nostro diritto a essere correttamente informati. Al di là quindi se le tesi degli scettici abbiano fondamento o no, è necessario difendere la loro libera e pacifica contestazione razionale da chi vorrebbe invece imbavagliare questi “eretici fastidiosi”, perchè ciò significa difendere la libertà e il sano dubbio contro certezze che possono provocare disastri. Per citare Voltaire: “Il dubbio non è piacevole, ma la certezza è ridicola”.

Infatti a volte capita che le certezze in questo campo possano condurre alcuni gruppi integralisti ad atteggiamenti folli, come in un recente video-shock di un’associazione inglese che per convincere i cittadini all’iniziativa di ridurre del 10% le proprie emissioni di CO2 entro il 2010, aveva pensato di mostrare nel video alcune situazioni di vita quotidiana (scuola, lavoro, sport) durante le quali chi non si impegna ad aderire all’iniziativa viene fatto esplodere. C’è da dire che a seguito di varie proteste il video è stato ritirato con tanto di scuse dall’associazione inglese. Ma questo è solo un esempio di come una teoria difesa in modo più ideologico che scientifico può indurre parte del movimento ambientalista – e parte di politici interessati - in tentativi di censurare i propri avversari e di far accettare non solo una posizione scientifica (“the science is settled”, ama ricordare Gore) ma anche una serie di politiche pubbliche volte a contrastare il riscaldamento globale, politiche che non poche volte si rivelano inutili, controproducenti, antiliberali, costose, etc... Non è raro che la politica risponda agli allarmi dell’opinione pubblica e del mondo scientifico in modo poco razionale.

E’ vero: una cosa è l’integralismo di alcuni attivisti ambientalisti, l’ideologia politica e un’altra cosa è la comunità scientifica che sostiene in modo convinto l’ipotesi dell’AGW (Anthropic Global Warming), tuttavia la partigianeria della scienza sul tema dei cambiamenti climatici può mettere gravemente in crisi la sua credibilità soprattutto quando si fanno previsioni catastrofiste e poi si scopre che tali previsioni sono esagerate o sbagliate. A dirlo recentemente, più che gli scettici, è stato un rapporto di una commissione indipendente istituita dall’ONU per fare luce sull’Ipcc, il famoso Panel Intergovernativo per lo studio del Climate Change, che ha proposto più volte scenari poco attendibili. Nel rapporto si definisce un “deplorevole errore collettivo” quello di aver predetto la scomparsa, per il 2035, dell’intero massiccio Himalayano, come aveva suggerito il rapporto 2007 del gruppo di lavoro. Il rapporto del team di verifica ha messo nero su bianco gli errori (il ghiacciaio Himalayano, ma anche una analoga previsione, che minacciava la riduzione delle aree coltivabili nella già non fertile Africa della metà entro il 2020), le imperfezioni, le procedure errate, il metodo di lavoro sbagliato che ha condotto a queste figuracce.

“Alcune procedure non sono seguite”, scrive il team di verifica, “e altre sono deboli; in particolare”, e inoltre, “i revisori non sempre usano la loro piena autorità per far si che i commenti agli scritti ricevano la loro adeguata considerazione da parte degli autori” così da garantire che “le argomentazioni contrarie ricevano l’adeguato spazio nel prodotto finale”. Insomma, il team di revisione sembra certificare quel che gli scettici dei cambiamenti climatici sostengono da tempo: chi lancia di questi allarmi, spesso lavora da solo, su dati sbagliati ed emozionali, e senza una seria procedura scientifica alle spalle. E di più, continua il team di verifica: serve “maggiore trasparenza” nel lavoro dell’IPCC, così da garantire una corretta “comunicazione delle incertezze”. E’ necessario “che gli autori considerino attentamente il livello di evidenza e la quantità di consenso scientifico intorno alle conclusioni formalizzate”; poichè è davvero strano che su ogni ipotesi ci sia sempre “largo consenso e ampia dimostrabilità”. Infine, l’IPCC deve assolutamente smetterla di usare con troppa leggerezza “fonti non certificate”: interviste, statistiche, atti di convegni che vengono inseriti spesso come contributi “altamente qualificati”, anche se non lo sono.

Nell'ambito della questione sui cambiamenti climatici, gli scettici sostengono che la teoria, le osservazioni, gli strumenti modellistici sono affetti da incertezze, e che da essi non è possibile estrapolare previsioni molto attendibili. E’ su queste previsioni però che si basano gli allarmi catastrofisti che vengono poi puntualmente cavalcati da politici, ambientalisti e mass media.
La scienza del clima discussa dai sostenitori del AGW e dagli scettici è complicata e impossibile da comprendere nei dettagli per un profano. In questo articolo perciò non analizzeremo le rispettive tesi scettici-sostenitori. Cercheremo invece di fare una sintesi delle posizioni degli scettici nella scienza del clima per dare un quadro più chiaro e corretto sulle loro tesi a proposito della scottante questione dei cambiamenti climatici.

Sul sito della rivista Forbes è uscito un articolo molto interessante a cura di Warren Meyer, un autore che si occupa di cambiamenti climatici e che ha un seguitissimo blog quale Climate Skeptic, il quale riassume in modo eccellente la posizione degli scettici sul fenomeno del riscaldamento globale abbattendo alcuni luoghi comuni che circolano tra la media delle persone.

Non c’è da stupirsi, dice Meyer, se le persone non hanno familiarità con la posizione degli scettici dal momento che le loro tesi non appaiono quasi mai sulla stampa mainstream.
“E 'importante sottolineare che pochi scettici dubitano o negano che l'anidride carbonica (CO2) sia un gas serra o che essa e altri gas serra (di cui il vapore acqueo è il più importante) causano il riscaldamento della superficie della Terra. Inoltre, pochi scettici negano che l'uomo sta probabilmente,contribuendo a innalzare i livelli di CO2 attraverso la combustione di combustibili fossili, anche se ricordo che stiamo parlando di un cambiamento totale massimo di concentrazione di CO2 a causa dell'uomo di circa lo 0,01% negli ultimi 100 anni”.

Quello che gli scettici negano è la catastrofe, l'idea che l'attività dell'uomo che produce un incremento di CO2 creerà un riscaldamento catastrofico e cambiamenti climatici avversi. Per capire la posizione dello scettico va detto che la teoria di un catastrofico riscaldamento causato dall'uomo a livello mondiale è in realtà composta da due distinte teorie connesse, di cui solo la prima è spesso discussa nel mezzi di comunicazione.

“La prima teoria” descrive Meyer, “è che un raddoppio dei livelli di CO2 (circa quello che potremmo vedere in base alle ipotesi di emissioni più estreme per il prossimo secolo), porterà a circa un grado Celsius di riscaldamento. Anche se alcuni cavillano sul numero - potrebbe essere un mezzo grado, o potrebbe essere un grado e mezzo - molti scettici, allarmisti e anche l’organismo IPCC delle Nazioni Unite sono più o meno d'accordo su questo fatto”.

Ma tale incremento di C02 che potremmo vedere nel prossimo secolo non è certo una catastrofe. “La catastrofe” per Meyer, “viene dalla seconda teoria, che il clima è dominato da feedback positivi (sostanzialmente fattori di accelerazione) che moltiplicano il riscaldamento da CO2 molte volte. Così un grado di riscaldamento del gas ad effetto serra della CO2 può essere moltiplicato per cinque, otto o anche più gradi”.

“Questa seconda teoria è la fonte della maggior parte delle previsioni sul riscaldamento globale - non sulla teoria dei gas a effetto serra di per sé, ma sull'idea che il clima terrestre (a differenza di quasi ogni altro sistema naturale) è dominato da feedback positivi. Questa è la proposizione principale che gli scettici mettono in dubbio, ed è di gran lunga la parte più debole della tesi allarmista. Si può discutere se il grado di riscaldamento da CO2 è "settled science" [N.d.T. riferimento alla frase di Al Gore per cui "the science is settled" cioè la scienza è stabilita una volta per tutte] ma i tre, cinque, otto gradi di feedback non sono affatto "settled". In realtà, essi non sono nemmeno molto ben supportati”.

“Naturalmente, nel metodo scientifico, anche una ipotesi errata è utile, in quanto dà alla comunità scientifica un punto di partenza per organizzare i dati osservativi in modo da confermare o smentire l'ipotesi”. Ma secondo Meyer produrre ipotesi in tal campo si rivela alquanto difficile nella scienza del clima data la natura complessa, dinamica e caotica dei sistemi atmosferici della Terra.

Le misurazioni di temperatura globale negli ultimi 100 anni mostrano un riscaldamento di  circa 0.7C dal 1900, un aumento che intendiamoci è tutt'altro che lineare. Gli scettici sostengono che molti scienziati del clima hanno individuato il colpevole principale nella CO2 escludendo molte altre possibili cause.

“Quando l’Ipcc”, prosegue Meyer, “ha pubblicato il suo quarto rapporto sul clima diversi anni fa, ha focalizzato la propria attenzione principale sul riscaldamento della Terra dopo il 1950 e in particolare sul periodo di 20 anni tra il 1978 e il 1998. L'IPCC ha concluso che il riscaldamento in questo periodo di 20 anni è stato troppo rapido per essere dovuto a cause naturali, e quasi certamente doveva essere a causa di emissioni di CO2 da parte dell'uomo. Hanno raggiunto questa conclusione mediante l'esecuzione di modelli al computer che sembravano dimostrare che il riscaldamento in questo periodo sarebbe stato molto minore senza un aumento dei livelli di CO2”.

“Gli scettici, però, sottolineano che i modelli del computer sono stati costruiti dagli scienziati che hanno solo una frammentata e immatura comprensione dei sistemi climatici complessi. Inoltre, questi scienziati hanno trattato i modelli con l'idea preconcetta che la CO2 è il principale motore della temperature, e non sorprende che i loro modelli avrebbero poi mostrato la C02 come il fattore dominante”
.

Le altre cause che avrebbero dovuto essere prese in considerazione dagli scienziati per il periodo dal 1978 al 1998, ricorda l’autore,  sono le fasi di riscaldamento dei vari cicli degli oceani che hanno un grande effetto sulle temperature di superficie e inoltre la seconda metà del 20° secolo ha visto di gran lunga la maggiore attività solare, misurata in termini di numero di macchie solari, rispetto alla prima metà del secolo. Anche lo sfruttamento del territorio da parte dell'uomo ha un effetto sulla temperatura misurata, come alcune indagini hanno mostrato per le aree urbane che hanno temperature più alte rispetto alle circostanti aree rurali.

Da queste considerazioni emerge allora che se la CO2 è solo una delle diverse cause del riscaldamento negli ultimi decenni, i modelli climatici attuali quasi certamente devono aver esagerato il riscaldamento futuro. “In effetti, anche il 0.7C di riscaldamento storicamente misurato è ben al di sotto di quello che i modelli climatici avrebbero previsto per il riscaldamento in base agli aumenti del passato di di CO2 e in base al loro assunto di sensibilità elevata di temperatura per i livelli di CO2. In altre parole, per credere a una previsione di, diciamo 5C di riscaldamento nei prossimi 100 anni, noi avremmo dovuto vedere 2C o più di riscaldamento nel secolo scorso”.

Sappiamo che il riscaldamento globale è stato rinominato dai gruppi allarmistici in "cambiamento climatico" e più di recente in "perturbazione del clima".
Questo dà in qualche modo alle persone la falsa impressione che i cambiamenti climatici non siano risultato diretto della Co2. In realtà non è stato sugggerito alcun meccanismo per cui la C02 possa causare cambiamenti climatici in ogni modo eccetto mediante il passaggio del riscaldamento. La questione del riscaldamento e del suo grado è ancora importante, non importa quale marchio sia applicato.

“Infatti, è negli studi sulle ripercussioni del riscaldamento globale, dal livelli del mare all'aumento di uragani, che un certo tipo di peggior scienza viene perseguita. Da nessuna parte si può vedere meglio l'effetto del denaro sulla scienza che negli studi sui cambiamenti climatici, tanto che gli studi accademici su qualsiasi fenomeno naturale che li interessa hanno sempre più l'incentivo di collegare quel dato fenomeno al cambiamento climatico per migliorare le loro possibilità di ottenere finanziamenti”.

Tutto ciò genera - avverte Meyer - la follia di notizie allarmistiche sul clima e quasi ogni anomalia atmosferica improvvisamente è attribuita al cambiamento climatico. In Una scomoda verità Al Gore ha avvertito il mondo di un aumento di tempeste di categoria 5 stile Katrina, ma il  2009 e il 2010 hanno visto registrare bassi livelli di attività ciclonica globale, nonostante le temperature relativamente elevate.

Oppure prendete la fusione della calotta glaciale al polo nord: lo stesso giorno esatto nel 2007, quando i giornali gridavano che l'Artico aveva raggiunto la più bassa estensione di ghiaccio degli ultimi 30 anni, l'Antartide aveva raggiunto invece la più alta estensione degli ultimi 30 anni. La verità della questione è che la fusione del ghiaccio e il livello del mare sono effettivamente in aumento oggi - come però lo erano anche nel 1950 e nel 1900, e anche nel 1850 (molto prima della CO2 antropica). Il mondo si è riscaldato costantemente a partire dalla fine della piccola era glaciale intorno al 1820 (un periodo di freddo in tutto il mondo generalmente legato ad un periodo molto inattivo del sole) e il livello del mare può essere visto come il risultato di un andamento quasi lineare ininterrotto da allora.

"Agli allarmisti” fa notare Warren, “piace di solito chiamare gli scettici "negazionisti" nel tentativo di equiparare gli scettici del clima con i negazionisti. Ma gli scettici non negano che le temperature hanno provocato un surriscaldamento nel secolo scorso, o addirittura che l'uomo (attraverso la CO2 e lo sfruttamento del suolo e altri fattori) ha avuto una parte nel riscaldamento. Quello che gli scettici negano, però, è la catastrofe. E ancora di più, ciò che gli scettici negano è la necessità di ridurre drasticamente l'uso di combustibili fossili - un passo che probabilmente sarà un esercizio costoso per l'occidente sviluppato, ma un vero e proprio disastro per i poveri di Asia e Africa”.

In conclusione, quello che rifiutano gli scettici è l’allarmismo ingiustificato e l’eco-catastrofismo, anche per un altro motivo più “sociologico”: non è con la paura, un potente mezzo di manipolazione della masse come avvertiva lo scrittore Michael Crichton nel suo romanzo Stato di Paura, che si convincono le persone a prendersi cura nel modo migliore dell’ambiente.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Si tratta solo di fare la contabilità.

La quantità di nergie fossili estratte e quanto CO2 immettono nell'atmosfra e negli oceani.
Mi sfugge di capire su cosa Randi supporta il suo scetticismo, e per 'cosa' intendo lavori scientifici.

Il problema comunque non si pone dato che in una decina d'anni in virtù dello sviluppo scientifico e delle forze di mercato le energie fossili saranno displaced dal solare e dall'eolico.