4 ottobre 2010

Megacitta' e citta' emergenti: motori di crescita e di globalizzazione

La piu' grande opportunita' commerciale delle prossime decadi e' costituita dalle 717 aree urbane mondiali che oggi hanno mezzo milione di abitanti e dalle altre 317 che raggiungeranno quella cifra entro il 2030. Questo, in due parole, il messaggio di un rapporto pubblicato dal Boston Consulting Group (Winning in Emerging-Market Cities: A Guide to the World’s Largest Growth Opportunity). La Cina avra' altri 142 milioni di famiglie (in maggioranza urbane) con reddito sopra i cinquemila dollari, portando la propria classe media ad un totale di 314 milioni di persone. L'India arrivera' a 366 milioni. Il tutto entro il 2015. Questa crescita non sara' solo nelle "megacities", ma anche nelle citta' di dimensioni piu' ridotte di cui sopra. L'infrastruttura necessaria costera' fra i 30 e i 40,000,000,000,000 di dollari (si notino gli zeri...) Hat-tip a NextBigFuture. Personalmente, ritengo interessante (indispensabile?) monitorare i motori della crescita economica globale: niente progresso economico, niente progresso tecnoscientifico e sociale. Se condividede questo mio interesse, non perdetevi il numero di settembre di Foreign Policy, intitolato Metropolis Now, dove troverete una serie di articoli e di dati, e il Global Cities Index 2010 (New York, Londra, Parigi e Tokyo sono le prime quattro, Roma e Milano, le uniche italiane, sono al numero 28 e 42 rispettivamente). Qualche dato (seguito, in fondo, da due grafici):

-100 citta' sono responsabili per il 30% del Pil mondiale

-l'economia di New York supera l'insieme di quelle di 46 nazioni africane sub-sahariane;

-nel 1980 Tokyo divenne la prima citta' con piu' di 20 milioni di abitanti. Oggi le aree circostanti Mumbai e Shanghai sfiorano i 100 milioni;

-entro il 2025 e' previsto che in Cina esisteranno 15 megacitta' con piu' di 25 milioni di abitanti l'una. In Europa nessuna citta' raggiugera' quei livelli.

Ho trovato particolarmente affascinante l'articolo Beyond City Limits, da cui questi dati provengono, e in cui si prevede un ritorno della citta'-stato sullo scenario geopolitico internazionale. L'articolo accenna anche alla tendenza verso la creazione di nuove citta' "a tema" quali la King Abdullah Economic City in Arabia Suadita, la piu' futuristica Songdo in Corea e le socially-responsible Charter Cities (io aggiungo alla lista l'ecologica Masdar City, in Abu Dhabi).

Insomma, il futuro e' nelle citta', ma il sottoscritto, ormai da un paio d'anni, si e' trasferito fuori Londra, stanco dello stress della vita' di citta'. Beh, secondo quest'altro articolo di Foreign Policy, non devo preoccuparmi troppo, dato che invece il futuro e' proprio nei suburbi...


2 commenti:

David ha detto...

Sono sempre stato convinto che l'urbanizzazione costituisca un grande
fattore positivo di sviluppo umano, di disinnesco della bomba
demografica, e di contrasto alla povertà e all'inquinamento. D'altronde le previsioni parlano chiaro: alla fine del XXI
secolo l'80% dell'umanità vivrà in città. Se questo processo sarà gestito con intelligenza (puntando soprattutto su tecnologia e sostenibilità) credo che le città diverranno il motore principale del progresso economico-sociale globale.

Segnalo un breve video
molto significativo (16 min.) del grande ecologista Stewart Brand che tra le altre cose parla in modo positivo del fenomeno dell'urbanizzazione:
http://www.ted.com/talks/lang/ita/stewart_brand_proclaims_4_environmental_heresies.html

extropolitca ha detto...

Una caratteristica importante della vita urbana è che, IMHO, la selezione favorisce gli individui più pacifici e laboriosi. I violenti e i fannulloni sono in difficoltà in un setting cittadino, in particolare se non esiste un forte welfare. Alla lunga questo seleziona gente più pacifica, intelligente e con un orientamento temporale a più lungo termine.