21 settembre 2010

Semi-Immortalità for dummies: istruzioni per l’uso (o quantomeno il non abuso).

Presento il primo contributo dei due nuovi guest-blogger presentati l'altro giorno:

Non è difficile trovare buone ragioni per occuparsi di Singolarità e accelerazione tecnologica: irresistibile curiosità da nerd (‘come andrò al lavoro quando avrò un jet-pack tutto mio?’), affinità personale (‘mangio fantascienza a colazione’), ritorno economico (‘anche in Bocconi vediamo un’opportunità, quando si presenta ed è molto grande‘), prospettive scientifiche (‘vuoi mettere costruire un robot-giudice invece che studiare “Procedura Penale”?’), dubbi morali (‘meglio che sia io a gestire nano-robot e staminali piuttosto che G.W. Bush’), scusa radical chic per allontanare il rischio di un impiego serio (‘faccio il futurologo agli iLabs‘). In vero, gli stessi autori di questo contributo si trovano saltuariamente nella condizione di dover ricordare a se stessi che c’è una prospettiva ben più profonda (e probabilmente feconda) da cui guardare la situazione: Gabriele Rossi e Antonella Canonico l’hanno chiamata Semi-Immortalità.

A tutti noi (autori, iLabs, Fabio di Estropico, transumanisti e 25 lettori) piacciono la scienza e la tecnologia. Tuttavia, non è per questo che nascono gli iLabs – tanto valeva “accontentarsi” di leggere von Neumann sul Kindle. Nell’irresistibilmente umana (troppo umana?) spinta a trovare un motivo ultimo per le proprie azioni, una “giustificazione” suprema della propria esistenza, la razza umana ha messo insieme in diversi millenni di storia scritta un invitante catalogo di opzioni, tra cui spiccano per importanza:

  1. Opzione X-Factor: una (o più) divinità si prende la briga di mettere degli esseri senzienti in uno spazio comune, dare loro un codice di condotta e infine giudicare le azioni sulla base di tale codice.
  2. Opzione Ruota della Fortuna: l’universo intero esiste per Puro Caso. Punto (venendo dal Caso e andando nel Caso, non si sente il bisogno di codici di condotta condivisi, obiettivi a lungo termine, etc.).

Com’è noto, (1) è opzione da sempre gettonata e conserva il suo fascino anche nella post-modernità. (1) ha però l’ovvio problema di rendere l’universo visibile strutturalmente incompleto, in quando questo esisterebbe solo a causa e (peggio) in funzione di un altro universo, a noi inaccessibile.

(2) evita i problemi dell’opzione concorrente principalmente sostituendo un mistero epistemologico (‘Come faccio a sapere che Dio c’è?’) con uno ontologico: l’idea stessa dell’esistenza di un “Puro Caso” da cui tutto si dipana appare concettualmente incoerente (dopotutto, i dadi non giocano a Dio). Proviamo dunque con:

  1. Opzione Gioco: lo scopo dell’esistenza è comprendere l’esistenza stessa, ovvero comprendere a) l’universo e b) la nostra stessa mente che tenta di comprendere l’universo.

(3) ha diversi vantaggi: non posticipa (a differenza di (1)) in un “poi” ed “altrove” indefinito parte dell’esistenza (anzi, si basa sull’idea che il Gioco preveda in qualche modo la sua soluzione); non appare, concettualmente incoerente né implausibile: pur in un terreno in cui le conferme non possono, ex hypothesis, essere definitive, (3) è un’opzione che (in una forma o in un’altra) ha attirato un buon numero di eccezionali uomini di scienza, filosofia e tecnologia (dobbiamo sapere, sapremo, giusto?).

Dal Gioco alla Semi-Immortalità il passo è poi breve ed immediato: più ci avviciniamo alla scoperta completa del funzionamento della nostra mente e del Reale, più riusciremo ad aumentare la qualità e quantità della vita a disposizione. Di fatto, moriamo per ignoranza, cioè perché non sappiamo come davvero accadono alcuni fenomeni che interessano la nostra salute. E’ in questo punto (solo in questo punto) che la prospettiva del Gioco assume i contorni più familiari della Semi-Immortalità – ed è a questo punto che i discorsi familiari su post-umano, uomo 2.0, accelerazione esponenziale, Singolarità vengono inseriti nell’affresco generale: per la prima volta nella storia dell’uomo (prendiamo un respiro e ridiciamolo: per la prima volta nella storia dell’uomo) siamo in grado di intravedere un percorso possibile verso l’estensione virtualmente illimitata della vita umana e con la condivisione di metodi, valori e visioni crediamo sia davvero possibile raggiungere insieme l’ambizioso traguardo.

Marta Rossi e Jacopo Tagliabue

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