17 agosto 2010

Autofagia: le ragioni dell'autocannibalismo

Non resisto e uso la copertina di un fumetto d'epoca per illustrare questo post... (una rivista non particolarmente estropica, anche se la fantascienza era un tema spesso toccato). Seriamente: Eric Drexler tralascia per un momento le nanotecnologie e ci ricorda perche' mangiare se stessi (autofagia) faccia bene, sul suo blog (Autophagy: Why you should eat yourself). A quanto pare la ricerca scientifica su questo fenomeno si sta intensificando. L'autofagia ha due funzioni: provvedere nutrienti critici in caso di scarsita' di risorse e riciclare strutture cellulari danneggiate dai normali processi metabolici. Gli animali di laboratorio alimentati con una dieta ad libidum dimostrano ben poca attivita' di riciclaggio autofagico, con il risultato che le strutture difettose si accumulano, soprattutto nei mitocondri, aumentando la produzione di radicali liberi, il che a sua volta causa ulteriore danno. In molti organismi la restrizione calorica (vedi qui, qui e qui) induce l'autofagia e porta all'estensione delle aspettative di vita sana. E non e' una coincidenza che due delle sostanze mimetiche della restrizione calorica, la rapamicina e il resveratrolo, inducano l'autofagia.

L'articolo di Drexler include alcuni collegamenti utili per chi volesse approfondire, fra i quali: una ricerca su Google Scholar con il search string "autophagy aging" e un documento Pdf intitolato Autophagy: Principles and significance in health and disease.

Faccio anche notare che oltre alla restrizione calorica anche il digiuno intermittente (intermittent fasting) sembra avere effetti benefici.

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