27 luglio 2010

Più eleganza e bellezza, ecco il nostro futuro, di Andrea Vaccaro

Pubblico il piu' recente (e on-topic) articolo di Vaccaro dalla sua rubrica sull'Avvenire, l'Antipinocchio (i molti collegamenti sono stati inseriti dal sottoscritto).

Non è dato sapere se il progetto nanotecnologico di Eric Drexler e colleghi di «giocare a lego» con gli atomi riuscirà veramente a trasformare la materia bruta in oro o il tessuto malato in organo nuovo. Rimane incerto se i «sottomarini nanomedici» di Robert Freitas si immergeranno mai nella circolazione sanguigna alla caccia di agenti patogeni. Vedremo se le strategie di Aubrey de Grey per il ringiovanimento cellulare porteranno in tempo utile i loro frutti; se gli ambienti-foglet di John Storrs Hall ci consentiranno davvero di avere ogni oggetto materiale a portata potenziale di mano e se gli esperimenti sull’entanglement quantistico sfoceranno nel teletrasporto anche di oggetti su scala macro.

Aspettiamo con pari incertezza se quella specie di Google Brain preconizzata da David Adler verrà a realizzarsi, in modo da «leggere» il nostro e l’altrui cervello come oggi leggiamo le notizie sui quotidiani on line. Valuteremo, poi, quanto i «robot amichevoli» di Eliezer Yudkowsky e Hans Moravec ci verranno realmente incontro e saranno ben disposti nei nostri confronti; quanto la «componente cyborg» di Donna Haraway e Natasha Vita-More si stanzierà effettivamente nei nostri corpi e nelle nostre menti; quanto la «manina nella clessidra» di Karl Chu saprà elevarsi nell’acchiappare il codice dell’evoluzione; quanto la decantata «evoluzione postdarwiniana» saprà far meglio della ormai anziana Madre Natura e quanto la «legge dei ritorni accelerati» di Raymond Kurzweil saprà velocizzare questa fantasmagorica giostra tecnologica.

Si sa per certo, tuttavia, che questo bagaglio sparso di aspettative – che alcuni chiamano «speranze» – viene ordinato dentro un contenitore intitolato «Singolarità», il cono oscuro che risucchierà la nostra ordinaria realtà per rivoluzionarne forma e contenuto. In genere, aderire alla Singolarità significa spingere contro le pareti del presente, orbitare nello spazio del possibile, tirare forte per affrettare i prossimi movimenti dell’evoluzione. Vi sono comunque diversi livelli e differenti stili di appartenenza alla Singolarità. Alcuni lo fanno con la stessa attenzione con cui ci si incanta davanti a trailers di film di fantascienza. Altri, un po’ snob nei confronti del presente, vi sono proiettati perché –- come dicono – «il futuro è il luogo in cui – se tutto va bene – trascorreremo il resto della nostra vita». Per altri ancora, con maggior propensione filosofica – come confessa Kurzweil in La Singolarità è vicina –, «essere un Singolaritiano» non significa seguire una moda o dilettarsi in uno svago, piuttosto vuol dire fermarsi a riflettere sulle tendenze della scienza e della tecnologia contemporanee per apportare nuova linfa e aprire «nuove prospettive su questioni che le religioni tradizionali hanno sempre affrontato: la natura della morte e dell’immortalità, il fine delle nostre vite, l’intelligenza nell’universo». Kurzweil osserva ancora che l’incredibile trasformazione che il mondo sta vivendo ha sì nell’uomo il protagonista principale e indispensabile, ma che il disegno cosmico ormai tracciato è superiore rispetto alla volontà umana: l’uomo vi è inserito, ma non ne è l’autore.

Dice anche che la direzione va verso una maggior eleganza, verso maggior conoscenza, bellezza, creatività, verso livelli più alti di amore e che il compimento avverrà solo quando l’ultima particella di materia sarà resa intelligente, ovvero sarà invasa dal Logos. Ed allora, facendo le debite traduzioni, all’improvviso ti accorgi che è bello sentirsi a casa anche in terre così lontane.

Vedi anche:

-gli altri articoli di Andrea Vaccaro, nella sezione Antipinocchio del blog
-alcui estratti da L'ultimo esorcismo. Filosofie dell'immortalità terrena, di Andrea Vaccaro
-un'intervista ad Andrea Vaccaro

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