23 giugno 2010

Postumano: un termine da buttare?

In attesa delle registrazioni audio degli interventi alla recente Evoluzione autodiretta e futuro dell’Uomo, ecco un articolo composto dai commenti dei fondatori del Network dei Transumanisti Italiani, in seguito alla conferenza. La discussione e' partita dalla conferenza stessa e si e' rapidamente spostata sul termine "postumano", sulla sua utilita' (o meno), e sulle possibili alternative (e sia ben chiaro che la questione rimane tutt'altro che risolta). Il tutto si e' svolto in comunicazioni private e il ruolo del sottoscritto si e' limitato ad anonimizzare e ad organizzare quello che mi sembra sia un interessantissimo scambio.

Le relazioni sono state tutte molto interessanti. Può dare una certa sorpresa ascoltare un professore di fama discettare con noncuranza sulla possibilità di aumentare la vita umana del 30%: il transumanismo è proprio diventato mainstream! L'unica differenza ormai è di stile, di parole d'ordine; e forse vale la pena riflettere su ciò che ha detto uno dei relatori (vado a memoria): "Postumano è una parola orribile. Dovremmo parlare piuttosto dell'avvento dell'autentica umanità, perché i veri esseri umani sono liberi, e grazie alla tecnologia stiamo diventando per la prima volta davvero liberi".

---

Concordo... tra l'altro a me la parola "postumano" non è mai piaciuta: oltre al postmodernismo mi ricorda l'approccio di Marchesini, il quale è molto critico nel confronti del transumanesimo. Penso proprio che d'ora in poi comincerò a usare l'espressione usata da Schiavone, "umano post-naturale", mi piace molto... che poi è un po' quello che diceva Julian Huxley... entrambi infatti parlano di (nuovo) umanesimo, non di anti- o post-umanesimo...

---

Giocando un po' con le possibili definizioni:

umano post-darwiniano
umano progettato intelligentemente

Il post-naturale è carino, ma immagino che i "naturalisti" ci giocheranno subito sopra. Dall'altro lato, non è che si possa accontentare tutti.

---

Sottoscrivo le vostre critiche al termine "postumano" che ha provocato disastrosi equivoci concettuali e linguistici, preferisco infatti adottare un forma di nuovo umanesimo non antropocentrico, espressioni come "umano post-biologico" e "umano potenziato" potrebbero essere sicuramente più adeguate per il nostro pensiero.

---

Io preferisco uomo post-naturale a uomo post-biologico perché non si prescinderà affatto dalla biologia. Potenziamento biologico e incorporazione di tecnologia saranno complementari. Io comunque rimango piuttosto antropocentrico... E in effetti l'accusa che Marchesini lancia al transumanesimo è proprio quella di essere iperantropocentrico. Ma come si fa a non essere antropocentrici, se tutto questo di cui parliamo potrà verosimilmente accadere solo ed esclusivamente grazie all'uomo e per mano dell'uomo? Ovviamente facciamo riferimento a un concetto di uomo diverso. Diciamo che anche il concetto di "umanità" diventa, parallelamente e conseguentemente, culturale e post-naturale.

---

Io preferisco invece "ultra - uomo". Il termine "post - naturale", secondo me, introduce una fittizia divisione cartesiana su ciò che è "naturale" e ciò che è "artificiale": in effetti anche l'artificiale è pienamente naturale. E' anche la tecnologia è uno degli aspetti in cui si manifesta la "natura" ("natura naturans" e "natura naturata").

---

In effetti anch'io ho fatto lo stesso identico ragionamento! Nella mia visione il transumanesimo va oltre l'umanesimo tradizionale perché non accetta un'immutabile natura umana come dato fondamentale ma continua - e accelera - il processo di ampliamento e miglioramento dell'autentica natura degli esseri umani che è una natura in sè autotrasformativa e autopoietica. Quindi a mio modesto parere non va portata avanti una critica radicale alla "naturalità umana" in sè, ma va condotta una critica radicale al mito dell'*immutabilità* della natura umana, d'altronde come Dewey affermò: "La teoria secondo cui la natura umana è immutabile è la più deprimente e la più pessimistica di tutte le dottrine possibili...; l’affermazione che un dato mutamento proposto è impossibile a causa della costituzione fissa della natura umana, distrae l’attenzione dal problema se il cambiamento sia o no desiderabile, e dall’altro problema, di come esso si possa realizzare".

---

Il post-naturale sta ad indicare che l'uomo non è più *determinato* dalla natura, in particolare dalla evoluzione per selezione *naturale*. E non si tratta di una mera accelerazione (perché altrimenti verrebbero accelerati anche gli errori, le mutazioni sfavorevoli), ma dell'introduzione di una teleologia, di un progetto finalistico dell'uomo (discontinuità enorme rispetto all'assenza di teleologia del processo evolutivo "naturale"). Insomma, bisogna pur mettere in chiaro, in qualche modo, che ciò che si verifica "naturalmente", senza intervento umano, e ciò che avviene sempre nel mondo (naturale) ma che è prodotto dalla tecnica e dall'intelligenza umana, sono due cose abissalmente diverse.

Nessun commento: