3 giugno 2010

Chi ha paura della biologia sintetica?

Farmaci piu' efficaci, carburanti meno inquinanti, prodotti alimentari meno costosi: chi potrebbe non volere tutto cio'? Piu' gente di quanto si potrebbe pensare... Così si apre Who's Afraid of Synthetic Biology? di Ronald Bailey, su Reason. La notizia della creazione della "prima cellula artificiale", da parte del team di Craig Venter, fa da battistrada alla produzione di parti biologiche standardizzate ed utilizzabili come le parti intercambiabili di un computer per la creazione di organismi in grado di produrre biocarburanti, metabolizzare sostanze inquinanti, ridurre il colesterolo, produrre materie plastiche ecologiche. "Con gli strumenti della biologia sintetica non dovremo piu' semplicemente accettare quanto ci ha dato la Natura" per dirla con il ricercatore Jay Keasling. Oggi utilizziamo parti gia' esistenti in natura in modi innovativi, come nel caso del batterio ingegnerizzato dal team di Venter, ma in futuro progetteremo geni totalmente nuovi. Ma prima ancora di raggiungere quella pietra miliare, ecco gia' le prime reazioni del fronte neoluddista, guidate dalla gia' segnalata organizzazione canadese neoluddista ETC Group (vedi qui, qui, qui e qui), in genere impegnata sul fronte anti-nanotecnologico, e del britannico Human Genetics Alert. Il primo ha richiesto una moratoria sulla ricerca nel settore e un rappresentante del secondo ha dichiarato che "quello che e' veramente pericoloso e' il desidero di questi scienzati per il controllo totale e senza limiti sulla natura, che molta gente descriverebbe come "giocare ad essere Dio." Non basta? C'e' anche un sottocomitato della Convention on Biological Diversity delle Nazioni Unite secondo il quale e' necessario imporre "l'approccio precauzionario sul rilascio di [forme di] vita sintetica, cellule o genomi nell'ambiente". Quali sono i timori dietro tali reazioni? Bailey ne evidenza tre: bioterrorismo, incidenti, rilascio nell'ambiente.

Bioterrorismo (e dintorni): dei terroristi potrebbero creare e diffondere organismi patogeni mirati ad esseri umani, o ad animali da allevamento, o a piante quali grano, riso, etc. La creazione di tali patogeni, in futuro, sara' certamente possibile, ma gia' oggi ne sono gia' disponibili molti, fa notare Bailey. Connesse al bioterrorismo sono le questioni del biohacking e delle armi biologiche: un biohacker potrebbe creare (intenzionalmente o meno) l'equivalente biologico di un virus informatico e un governo potrebbe investire fortemente nella creazione di armi biologiche. In quest'ultimo caso il rafforzamento dei controlli previsti dalla Biological Weapons Convention sarebbe un ottimo primo passo.

Incidenti: gli incidenti di laboratorio sono una realta'. Un esempio: l'anno scorso una ricercatrice tedesca si e' punta con un ago infettato con il virus Ebola. L'adozione di misure appropriate e' semplicemente vitale, ma l'unico modo di prevenire gli incidenti di laboratorio al 100% e' l'abbandono completo della ricerca (come l'unico modo per evitare di essere di essere coinvolti in un incidente stradale e' il non uscire di casa, aggiungo io...)

Rilascio nell'ambiente: al momento questa e' una prospettiva ancora lontana, ma si ricordi che, nel corso dei secoli, abbiamo gia' trasportato microorganismi esotici da un oceano all'altro, da un continente all'altro. Alcuni hanno avuto effetti deleteri, ma l'ecosistema non e' certo crollato... Inoltre, e' probabile che gli organismi creati in laboratorio sarebbero in serie difficolta' nel competere con organismi emersi da milioni di anni di selezione naturale.

Bailey chiude l'articolo su una nota positiva: un robusto settore biotecnologico, sia pubblico che privato, porta ad una altrettanto robusta infrastruttura sanitaria. Il che permettera' di identificare e contenere tempestivamente eventuali outbreaks, e di creare altrettanto tempestivamente medicinali, vaccini, etc. Solo un settore biotecnologico dinamico ci potra' proteggere da bioterrorismo, biohacking, incidenti da laboratorio e dalle inaspettate conseguenze del rilascio di organismi sintetici (o naturali). L'episodio con il virus Ebola di cui sopra illustra bene il concetto: si ritiene che la ricercatrice in questione sia stata salvata da un vaccino sperimentale con cui e' stata trattata entro 40 ore dall'incidente*. La conclusione di Bailey: "Contrariamente a quanto sostengono gli allarmisti antitecnologici, all'alba dell'era della biologia sintetica cio' che offre la maggior sicurezza e' la proliferazione, non il proibizionismo."

* A proposito di vaccini per l'Ebola, ci sono stati degli sviluppi positivi, recentemente (qui, su Liquidarea).

Vedi anche la segnalazione di Estropico del libro di Ronald Bailey: Liberation Biology. The Scientific and Moral Case for the Biotech Revolution

Immagine: il logo del neoluddista ETC Group

2 commenti:

Uro ha detto...

"Rilascio nell'ambiente:...Alcuni hanno avuto effetti deleteri, ma l'ecosistema non e' certo crollato."

Questo punto è decisamente opinabile, l'introduzione di organismi estranei è uno delle prinicipali cause di estinzione al pari della distruzioni degl'habitat.

I primi esempi che mi vengono in mente sono nel '600-'700-'800 l'intruduzione dei topi, o tutto quel rigurda l'Australia, o la grafiosi dell'olmo in Europa.

Poi ci sono anche esempi il cui l'ecosistema è crollato: vedi persico del nilo o il giacinto d'acqua nel lago Vittoria.

Sono delle precisazioni, non voglio certo fare la parte dell'ecofricchettone neoluddista.

Estropico ha detto...

Tranquillo, non ti do' certo dell'ecofricchettone :-) ma quelli che sono stati messi in difficolta' sono stati ecosistemi locali, mentre penso che Bailey si riferesse all'ecosistema globale.