28 aprile 2010

Su Estropico: La realtà artificiale dei foglets, di M. Elisabetta Bonafede


Utility Fog è una sostanza intelligente polimorfica, capace cioè di cambiare forma a comando; consiste in una massa di nanorobots detti foglets che unendosi formano qualsiasi oggetto, simulando le proprietà delle sostanze fisiche in pochi secondi. Per spiegarla Storrs Hall usa una metafora biologica: “Come il nostro corpo, questi oggetti consistono di trilioni di macchine microscopiche paragonabili alle nostre cellule e dotate di informazioni e di un sofware locale che si collega a quello globale del sistema. Ma a differenza delle nostre cellule sono più rapidamente riprogrammabili e svolgeranno più funzioni.” (J. Storrs Hall, On certain aspects of Utility Fog). I foglets sono cellule robotiche delle dimensioni di circa 100 micron (1 micron = 1 milionesimo di metro) costruite dalle fog making machine, fabbriche molecolari di precisione atomica e controllate da nanocomputers. Comparati agli assemblatori di Drexler – che sono macchine a dimensione di nanometro – sembrerebbero enormi e poco potenti. Tuttavia sono capaci di cose strabilianti. Ciascun foglet è formato da un corpo centrale dodecaedrico di idrossido di alluminio della misura di una cellula umana, contenente un motore, una batteria e un nanocomputer; da ciascun delle facce del dodecaedro si dipartono bracci mobili ed estensibili che si irradiano in tutte le direzioni e che sono dotate all'estremità di una pinza a tre “dita” che permette di collegare meccanicamente i foglets tra loro per formare una struttura reticolare a più strati, una formazione cristallina i cui “atomi” sono i corpi dei foglets. I foglets uniscono i loro bracci per costituire nella formazione a bassa densità (cioè quando i bracci si estendono al massimo) una massa rarefatta simile a una nuvola o a una nebbia (fog) che fluisce facilmente come l'aria. Questa “sostanza fisica universale” (cfr. J. Storrs Hall, Utility Fog. A Universal phisical substance, 1998) non a caso prende il nome di Utility Fog: “fog” per la sua configurazione base; “utility” in quanto è programmabile per disporsi in qualunque configurazione, assumendo quasi istantaneamente la forma dell'oggetto di cui abbiamo bisogno. In base al legame più o meno elastico tra i bracci dei foglets e al grado di estensione dei bracci stessi, può dare origine a un materiale duro, oppure soffice, liquido, gassoso. I foglets collaborano come in uno sciame: comunicano tra loro e si coordinano in modo che se una parte è fuori controllo o risulta danneggiata altre possono assumere quel ruolo e il sistema funziona ancora. Uno specifico software li fa connettere per realizzare un oggetto che interagisce con gli umani come un oggetto reale e che a livello percettivo ha le stesse caratteristiche di quest'ultimo (consistenza, proprietà ottiche, tattili e olfattive..); oppure li disconnette per trasformarlo in qualcos'altro o addirittura farlo scomparire, allorché i foglets si diradano e tornano “nuvola”. Utility Fog può riparare danni, o meglio evitare che si verifichino, trasformandosi in poche frazioni di secondo in materiale duro come la roccia, oppure creando intorno all'oggetto o alle persone una sorta di airbag che attutisce ogni colpo e protegge da ogni ferita. Infatti Storrs Hall racconta di aver avuto l'idea di Utility Fog proprio pensando, mentre guidava, a come realizzare un sistema di sicurezza nanotecnologico per evitare le conseguenze degli incidenti automobilistici. Leggi tutto, su Estropico.

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