12 febbraio 2010

Su Estropico.org: Ascesa rapida dell'Intelligenza Artificiale. Intervista a Ben Goertzel

Prosegue la pubblicazione delle traduzioni delle interviste del Singularity Institute (SIAI). Oggi e' il turno di Ben Goertzel, responsabile della ricerca per il SIAI (e Chair di HumanityPlus).

Quando arriverà l'Intelligenza Artificiale Avanzata?

Gli approcci possibili alla realizzazione di un'Intelligenza Artificiale Generale sono sostanzialmente due: emulare il cervello umano in un software, e creare un sistema di IA diverso dal cervello, che trae la sua intelligenza da principi diversi da quelli usati dal cervello umano. La tecnologia oggi ci sta preparando in modi diversi a percorrere, in un futuro relativamente prossimo, entrambe queste strade.

Emulare il cervello umano richiede due cose: mappare meglio ciò che accade dentro il cervello ed un migliore hardware. Tutte e due le cose si stanno realizzando ad un ritmo molto rapido, come Ray Kurzweil ha illustrato in modo molto efficace nel suo libro The Singularity is Near [La singolarità è vicina]. La legge di Moore e i suoi pattern nell’evoluzione dell’hardware mostrano che i nostri computer stanno rapidamente diventando sempre più performanti e la loro memoria sempre più capiente. Se osservi le curve di crescita delle tecnologie di scansione cerebrale, stiamo ottenendo una maggiore precisione spaziale e temporale in termini di comprensione di ciò che avviene nel cervello umano. Se metti queste due cose insieme, arrivi alla conclusione che in pochi decenni saremo in grado di mappare cosa sta succedendo nel cervello umano e di simularlo in un computer. Si potrebbe dire: ”Beh, che vuoi che sia. Abbiamo già abbastanza gente. A cosa ci servono persone digitali?”. D’altro canto, guardiamola da questo punto di vista: cosa succederebbe se prendessimo le 100 persone più intelligenti del mondo, le copiassimo un migliaio di volte ciascuna, facendo funzionare tutte le loro menti 100 volte più velocemente di quanto facciano naturalmente, e nel contempo osservassimo tutto ciò che accade nel loro cervello? Questo porterà rapidamente a molti, e sorprendenti, progressi scientifici. Perciò direi che quando ottieni una buona emulazione del cervello umano, otterrai ogni tipo di sistemi di IA non-umani. Sostanzialmente, la Singolarità è davvero vicina.

Quando all’altro approccio all’IA, quello in cui non emuli il cervello umano, ma cerchi di creare una macchina pensante attraverso principi diversi, anche lì ci sono stati progressi importanti. Immaginarsi come sarà l’IAG e tracciare una rotta verso essa è, secondo me, molto più semplice oggi di quanto non fosse poniamo, 10 anni fa. Il motivo è un po’ più sottile di quanto non fosse nel caso dell’emulazione diretta del cervello, ma è comunque molto chiaro. Penso innanzitutto alle scienze cognitive. Se cerchi di fare un diagramma di flusso di quello che succede nella mente umana, abbiamo percezione, azione, memoria a breve e a lungo termine, ragione, apprendimento, apprendimento percettivo, motorio. Insomma, due buone dozzine di rettangolini con molte frecce tra loro. Abbiamo qualche comprensione di cosa succede dentro ciascuno di questi “rettangoli”. Tutta questa conoscenza è incredibilmente più approfondita oggi di quanto fosse 20 anni fa, persino più di quanto fosse 10 o 5 anni fa. A livello di psicologia cognitiva, abbiamo oggi una comprensione molto buona di cosa succede nella mente umana. Questo, certo, da solo non ci dice come costruire una macchina pensante, ma ti fa capire molte cose sull’architettura di alto livello che ti serve per farlo. In aggiunta, abbiamo un impressionante aumento delle conoscenze in materia di algoritmi e strutture di dati. Ci vengono dalle ricerche sulla IA ristretta, fatte cioè per risolvere problemi specifici, come giochi, diagnosticare malattie, guidare macchine, prevedere il mercato azionario. Benché nessuna di queste cose porterà di per sé a raggiungere l’IA, abbiamo una montagna di algoritmi eccezionali. Stiamo accedendo a dati dalla memoria, riconosciamo pattern, ricreiamo il ragionamento e l’apprendimento. Il mio approccio nell’IA è di prendere le funzioni di alto livello comprese dalla psicologia cognitiva e di immaginare come riprodurre ciascuna di queste (ragionamento, apprendimento…) con gli algoritmi messi a punto dalla scienza informatica di frontiera, così da avere una convergenza di psicologia cognitiva e algoritmi informatici. Esiste dunque questo approccio "integrativo" all’IA. Poi, naturalmente, hai dalla tua la legge di Moore e i progressi nell’hardware che essa prevede.

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3 commenti:

Rettilian ha detto...

Io sono iscritto proprio a un corso di laurea dove fra informatica a psicologia spero proprio di trovare le basi x dare una mano alla causa :)

ChriX ha detto...

A volte, la lettura di questo sito regala delle piacevoli speranze per il proprio futuro.
Ho un pensiero molto radicale diviso in 2 vie: ci sarà la singolarità tecnologica che mi/ci offrirà benessere in ogni settore, oppure l'iter di vita sarà quello di ritrovarmi vecchio con una pensione da fame in uno stato fallito economicamente e pericoloso dal punto di vista della microcriminalità.
Questo è il personale punto di vista che può sembrare molto pessimista, ma non si discosta molto dalla realtà che avviene giorno per giorno.

extropolitca ha detto...

ChriX, ti si comprende benissimo.
La mia visione del futuro non è molto dissimile dalla tua.