12 gennaio 2010

Il Superumano nel Transumano


Quanto profonda è l'influenza (diretta o indiretta) del pensiero di Nietzsche (d'ora in poi N.) sul transumanesimo? Quali sono le similitudini tra il concetto di post-umano e super-umano? E ancora, il programma nietzschiano di superare l'uomo va nella stessa direzione transumanista di potenziare le capacità umane attraverso interventi tecnologici? Queste alcuni dei punti controversi aperti dal Journal of Evolution and Technology rilanciando così le questioni sollevate dall'interessante articolo di Stefan Sorgner di qualche tempo fa. Tra chi ha partecipato al dibattito del giornale c'è Max More con un suo articolo, The Overhuman in the Transhuman, in cui riprendendo le argomentazioni di Sorgner ci illumina sul peso filosofico che N. ha sull'estropianesimo e sul transumanesimo in generale. Ne faccio qui sotto una sintesi e una parziale traduzione con miei commenti inclusi alla fine.

Se Sorgner vede analogie significative e fondamentali tra il postumano e il superumano, Max More non ci vede un semplice parallelismo ma una parentela culturale profonda: "le idee dei transumanisti sono state direttamente influenzate da Nietzsche". A parte alcune idee estranee come quella dell'eterno ritorno (non conciliabile con l'idea di progresso alla base della visione transumanista) molti altri concetti possono essere introiettati e ripresi in modo fecondo (ma qui Max More fa notare molto argutamente che come avversario forte dei sistemi filosofici, N. forse si sarebbe opposto alla selezione e alla scelta dei suoi pensieri da parte di una eventuale ideologia transumanista...).

Max More confessa la forte influenza del pensiero di N. sulla sua visione transumanista che lo ha portato a scrivere saggi come Transumanesimo: verso una filosofia futurista e i Principi Estropici. L'articolo prosegue così sottolineando i punti di convergenza con l'impostazione transumanista ed estropica: il grande rispetto del filosofo tedesco per il pensiero critico e il grande apprezzamento per la ricerca scientifica. Principi come quello dell'auto-trasformazione e dell'auto-direzione vengono visti da More come "altamente compatibili con il pensiero di Nietzsche".

Anche se N. ha avuto poco da dire sulla tecnologia come strumento di auto-superamento, non la ha però di fatto esclusa nel cammino che l'uomo deve fare per "superare se stesso" quindi non è difficile vedere la tecnologia far parte del processo di auto-superamento e auto-affermazione: "L'affermazione di sé, in questo caso naturalmente, non può essere l'affermazione di un sé esistente per conservare se stesso, ma uno sforzo di 'diventare ciò che sei'" (una famosa frase di N.).

More dissente dalla visione di Bostrom che ritiene ci sia solo una somiglianza superficiale tra pensiero nietzscheano e transumanesimo privilegiando invece il rapporto che c'è tra quest'ultimo e l'utilitarismo di un J.S.Mill. Come non vi è nessuna incoerenza tra transumanesimo e morale utilitaria (quest'ultima fortemente contenstata da N.) così non c'è alcuna incoerenza tra transumanesimo e visione nietzschiana della morale, quindi possiamo solo concludere che nel transumanesimo sono possibili percorsi diversi. Ma optare per la strada del pensiero di N., a detta di More, non impllica adottare "alcun tipo di sistema sociale o politico illiberale". Né il transumanesimo utilitario, né quello nietzscheano possono plausibilmente affermare di essere il transumanesimo vero, entrambe le parti forniscono elementi centrali della visione del mondo radicale transumanista. Conclude More:

"Il mio obiettivo non è stato quello di dimostrare che il transumanesimo deve essere nietzschiano ma quello di dimostrare che gli elementi centrali della filosofia di Nietzsche non solo sono compatibili con il transumanesimo, ma storicamente hanno avuto una notevole influenza diretta sui filoni principali di questa filosofia di vita".

L'articolo di More ci dà lo spunto per porre una questione: riuscirà il transumanesimo a evitare di diventare l'ennesima ideologia o filosofia dogmatica e invece cercare di far convivere al suo interno diverse linee di pensiero unite dal comune obiettivo di incoraggiare una trasformazione materiale e spirituale umana? Con N. non si può parlare di ideale per la trasformazione umana tramite mezzi tecnologi, perloppiù il suo era un'ideale di miglioramento spirituale contro quelle forze morali-religiose-metafisiche che vincolano l'uomo a certi limiti culturali e intellettuali. Ma ritengo che N. proprio con la critica alla morale del gregge, con il superamento del nichilismo, la valutazione positiva della scienza, con l'ideale dello spirito libero e poi del superuomo, può trovare posto non all'interno di un "pensiero unico" transumanista, piuttosto in un'insieme di filosofie transumaniste che orbitano intorno a un ideale centrale (cioè il superamento dei propri limiti biologici e spirituali).

Forse più che il tentativo di incorporare a tutti i costi una parentela prestigiosa come N. nella propria genealogia culturale, l'operazione che va fatta, a mio avviso, è quella di cogliere determinati aspetti e concetti del pensatore tedesco, abbandonando quegli aspetti invece incompatibili, che possiamo riconciliare col transumanesimo per costruire un sistema aperto e plurale di principi condivisi e per superare l'antropologia umanista ancorata a un'idea "fissista" dell'uomo. Dopo N. infatti l'uomo ha dovuto ricominciare daccapo a conoscersi, a giustificare la propria vocazione e a scoprire la propria natura creatrice, e ha dovuto farlo appunto in maniera completamente nuova. E' innanzitutto da questo "mare aperto" grazie a N., per usare una sua bella metafora, che il transumanesimo, a livello filosofico, può ispirarsi per diffondere la sua idea di continuo miglioramento e di continua estensione degli orizzonti intellettuali dell'uomo.

1 commento:

Estropico ha detto...

La mia conoscenza di N. e' troppo superficiale per addentrarmi nei dettagli, ma mi sembra che si tratti del filosofo piu' abbondantemente "adottatto" per legittimare tutto e il contrario di tutto. Immagino che il suo stile di scrittura abbia contribuito... Mi piace, pero', l'approccio di David: "cogliere determinati aspetti e concetti del pensatore tedesco, abbandonando quegli aspetti invece incompatibili" etc.
Ciao,
Fabio