5 febbraio 2010

Globuli bianchi artificiali, progetti gia' pronti. Di Andrea Vaccaro

Continua la ripubblicazione su Estropico degli articoli di Andrea Vaccaro per la sua rubrica su l'Avvenire (l'Antipinocchio). Qui, qui, qui e qui gli articoli precedenti e qui un'intervista a Vaccaro, su Estropico.org.

A giorni Robert A. Freitas jr. [Wikipedia, sito personale] dell’Istituto per la fabbricazione molecolare di Palo Alto in California verrà ufficialmente insignito dal Foresight Institute del Premio Feynman per la nanotecnologia «in riconoscimento del suo pionieristico lavoro teoretico sulla meccanosintesi e nel design di sistemi di macchine molecolari che potrebbero rivoluzionare la medicina». La maggior parte di noi a volte gioca con la fantasia per immaginare come sarà la vita nei prossimi anni; Freitas, invece, fa parte di quel ristretto numero di scienziati per cui il modo più sicuro per prevedere il futuro è inventarlo. Ciò che egli sta progettando da circa un decennio è a tal punto lontano dal pensiero e dal lavoro di noi uomini “normali” da mettere a repentaglio la credibilità anche di chi tenta soltanto di descriverlo. L’ambito è quello dello Human body versione 2.0, ovvero la riprogettazione tecnologica del corpo umano finalizzata a dare un “aiutino” alla natura nella soluzione dei problemi inerenti la salute. Finora, chirurgia e farmacologia hanno operato onorevolmente a tal scopo, ma il loro agire sembrerà un cucire toppe su tessuti logori se quello che Freitas ha in mente si concretizzerà realmente.

Nel 1998 egli si propone come l’autore del primo articolo di nanorobotica medica comparso in una rivista scientifica. Si tratta di un dettagliato studio in scala di un globulo rosso artificiale meccanico, denominato “respirocito”. Le dimensioni sono pressoché pari a quelle del suo prototipo naturale, ma non è così per il suo potenziale, in grado di liberare una quantità di ossigeno 236 volte superiore. Secondo i calcoli di Freitas, la sostituzione del 10% dei globuli rossi con respirociti consentirebbe di stare al fondo di una piscina per circa quattro ore senza bisogno di riemergere per prendere fiato o di sostenere uno sprint olimpico di quindici intensi minuti con una sola inspirazione.

Nel 2005, al progetto dei respirociti si accompagna quello dei “microbivori”, globuli bianchi artificiali con la funzione di scovare, introiettare e “digerire” virus e batteri nel sangue. Questo dispositivo in particolare è un vero gioiellino di nanoingegneria che sfiora la bellezza artistica. Con la sua forma ovoidale un po’ schiacciata e due aperture agli estremi, il microbivoro naviga come un sottomarino nella circolazione sanguigna e quando un agente patogeno rimane attaccato al suo “guscio”, ecco che esce una specie di telescopio fatto ad uncino che lo aggancia e lo porta nell’apertura che funge da bocca. Qui il microbo è triturato nei suoi elementi costitutivi – aminoacidi, mononucleotidi, zuccheri – che, in questa forma innocua, vengono restituiti nel sangue dalla porta di scarico posteriore. Una volta compiuta soddisfacentemente la missione, la squadra di microbivori può essere fatta uscire dal corpo attraverso le urine, con un segnale ad ultrasuono.

La serie dei modelli di Freitas proseguirebbe con i “cromallociti”, capaci di rimuovere e sostituire i singoli cromosomi di una cellula, con i “clottociti”, versione artificiale delle piastrine, e con diversi altri progetti in elaborazione. Essendo i disegni ingegneristici già pronti nel dettaglio, ciò che al momento manca è lo sviluppo di una tecnologia capace di operare agilmente a queste dimensioni piccolissime. Previsione realistica di attesa: poco meno di un ventennio.

Come avverte Joel Garreau in apertura del suo recente libro Radical Evolution, la distanza tra quello che i tecnici stanno oggi progettando e quello che il lettore comune è disposto ad accettare come credibile si va preoccupantemente dilatando.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ho un dubbio sul titolo: "progetti già pronti": come si fa a parlare di progetto quando non si fa riferimento alla tecnologia che deve essere utilizzata (visto che... ancora non c'è). Forse sarebbe meglio parlare di CONCEPTs.

Mano mano che la tecnologia si evolverà, i concept verranno rimaneggiati fino a dare luogo al progetto vero e proprio (o a decretarne la non fattibilità).

In ogni caso, ringrazio comunque per questo articolo e ben vengano altri articoli su queste tematiche!

Franco Fiori ha detto...

Non dimentichiamo pero' quanto è complesso il lavoro che fanno le cellule del sistema immunitario.. non solo devono riconscoere i patogeni, ma devono anche essere in grado di riconscere gli elementi cellulari e molecolari del "self", da non attaccare.
Prima di poter applicare IN SICUREZZA le nanotecnologie ci vorrà un bel pò.. i rischi sono tanti.