3 dicembre 2009

Max More su estropici e libertarianismo

Quella del rapporto fra estropianesimo e libertarianismo (nell'accezione anglosassone del termine) e' una di quelle diatribe che vanno avanti da anni e che e' riemersa qualche tempo fa sulla mailing list di ExtroBritannia. Max More e' intervenuto nella discussione con un intervento teso a chiarire una volta per tutte come stanno le cose e che riassumo parzialmente/traduco liberamente, qui sotto. E confesso di dar rilievo a questo suo intervento non solo perche' condivido in gran parte quanto scritto da More, ma sperando anch'io di chiarire una volta per tutte come stanno le cose, visto che sono spesso "accusato" di libertarianismo e/o anarco-capitalismo, in genere da chi trova politicamente conveniente farlo. La mia posizione e' leggermente diversa da quella di More, in quanto io non mi sono mai definito libertarian, ma al massimo quasi-libertarian (e quello era qualche anno fa). E gia' che ci sono ne approfitto per ricordare che, al di la' di quelle che possono essere le simpatie politiche del sottoscritto, Estropico non e' un sito personale e mira ad essere un sito/blog politicamente trasversale, come dimostrato anche dall'apertura del blog, ormai piu' di anno fa, ad una serie di guest-bloggers con posizioni politiche diverse. Ecco l'intervento di Max More, con qualche mio commento [fra parentesi]:

Innanzitutto, Mike [More si riferisce a Mike Price, extropian della prim'ora e suo vecchio amico] sono d'accordo con te. Quando la rivista Extropy fu pubblicata, io ero certamente un libertarian. Un giornalista di L.A. Weekly, in un articolo del 2001, mi descrisse come "un libertario salutista in un mare di accaniti fumatori marxisti", quando ero ad Oxford. I primi numeri di Extropy contenevano articoli su temi fortemente libertari, ma non solo: erano decisamente orientati verso l'anarco-capitalismo. Quasi tutti coloro allora coinvolti nella produzione della rivista si sarebbero descritti come libertarian o come anarchici. Come molti di voi sapranno, io non mi descrivo piu' come libertarian. Continuo a credere che si tratti della filosofia politica piu' saggia che abbia mai incontrato, ma ormai da molti anni sono convinto che non sempre le risposte libertarie siano le piu' adatte ad ogni situazione. Continuo a credere che gran parte delle attivita' dei governi (regolamentazione and interventismo) siano una cura peggiore della malattia [More porta ad esempio i recenti interventi del governo USA in seguito alla crisi finanziaria, ma non mi addentro. Chi fosse interessato trovera' sul suo blog un articolo al proposito]. Continuo a ritenere il libertarianismo anarco-capitalista un ideale, ma non credo sia realizzabile, ne' oggi, ne' nelle prossime decadi. Spero che gli esseri transumani saranno adatti ad esso, in futuro - un futuro in cui avremo una maggiore comprensione dei processi sociali e in cui saremo piu' razionali. Nonostante cio', sono convinto che *a volte* gli interventi di un governo centrale siano necessari. A volte i fallimenti del mercato sono peggiori degli altrettanto reali fallimenti dei governi. More cita un passaggio di Megan McArdle che riassume il suo pensiero corrente:

"Penso che interventi e regolamentazioni governative facciano in genere piu' male che bene, e che costino sempre qualcosa in termini di liberta' e di ricchezza della nazione. In certi casi ritengo che tali costi siano giustificati, come nel caso della Difesa, la protezione dell'ambiente, la lotta all'illegalita', etc. In altri casi non vedo alternative ai programmi governativi, anche se mi rendo conto che faranno sì qualcosa che io considero moralmente necessario, ma lo faranno in modo inefficiente e con molti sprechi. Come nei programmi di assistenza per l'infanzia, ai disabili, ai disoccupati, etc. Mantengo invece una posizione libertarian piu' intransigente su questioni quali gli interventi paternalistici, sia che vengano dalla destra o dalla sinistra, sullo stile di vita di coloro che vivono di sussidi statali, e contro l'idea di dare sussidi a chi, pur potendo lavorare, preferisce non farlo."

Ok, veniano adesso al rapporto fra estropia, l'Extropy Institute e il libertarianism. Era, quest'ultimo, una parte fondamentale di tutto quanto pubblicato sulla rivista Extropy? No. Quel ruolo, ovviamente, era riservato al concetto di estropia, un'idea tesa al superamento dei limiti e delle barriere, al raggiungimento di superiori livelli di progresso, intelligenza, etc. L'approccio libertario in campo economico sembrava allora quello piu' adatto al raggiungimento di questi obiettivi. E ancora oggi mi sembra l'approccio migliore, in generale, ma non sempre. Quello che voglio sottolineare e' che l'approccio libertario e' sempre e solo stato uno strumento per il raggiungimento degli obiettivi estropici. In questo senso, quindi, il libertarianismo non e' mai stato essenziale per la filosofia estropica.

Il che non vuol dire che Mike [e altri, fra i quali il sottoscritto] abbia torto quando dice che l'estropianesimo dei primi tempi avesse forti tendenze libertarie. Ma dire che io abbia "castrato" ("neutered") l'estropianesimo, come fatto da Mike, sia eccesivo [con riferimento all'allontanamento dal libertarianismo dell'Extropy Institute, messo in atto da More]. Direi invece che e' stato "pluralizzato". Una sola filosofia politica non era abbastanza. Non sono d'accordo, inoltre, sul fatto che il transumanesimo sia "apolitico", soprattutto come lo abbiamo visto rappresentato dalle organizzazioni transumaniste. Per esempio, la World Transhumanist Association/Humanity+ ha un'ovvia preferenza per il "tecnoprogressismo" (technoprogressivism), o "tecnoburocratismo" come preferisco chiamarlo io. Anche come pura filosofia, il transumanismo non e' apolitico. Le sue radici umaniste gli permettono di abbracciare varie teorie politiche e gli danno delle "preferenze politiche" generali.

Passiamo ora ai Principi Estropici, il principale documento dell'estropianesimo. Nella loro primissima versione non contenevano neanche il concetto di Ordine Spontaneo. E ho sempre riconosciuto il fatto che non fosse necessario abbracciare i Principi nella loro totalita': l'avere delle riserve sul principio di Ordine Spontaneo, non squalifica nessuno. Il concetto di Ordine Spontaneo non e' necessariamente libertario, anche se coincide molto con il libertarianesimo, ed e' solo apparso nelle versioni 2.0 e 2.5 dei Principi, per poi essere sostituito da quelli di Auto-direzione e Societa' Aperta. Quella fu una scelta deliberata, da parte mia, il cui obiettivo era di rendere accessibile l'estropianesimo ad un pubblico piu' politicamente variegato. Il nocciolo dell'estropia non e' politico: e' un bisogno prometeico e (forse) nietzschiano di superare le limitazioni e di innovare.

Immagine: la "spirale estropica", nella versione di Anders Sandberg

1 commento:

David ha detto...

Questo chiarimento di Max More è di grande importanza perchè spazza via alcuni equivoci. Il fatto di aver "modificato" la sua posizione libertaria iniziale non lo giudico poi incoerente (come forse gli si potrebbe imputare) in quanto l'estropianesimo è per difinizione una filosofia aperta che si "evolve".

Inoltre affermare che il transumanesimo non è affatto a-politico è significativo. Come penso da tempo anch'io infatti il transumanesimo è sì a-partittico ma non a-politico, in altri termini non può esimersi dal non affrontare alcune questioni decisive del pensiero politico, sociale, economico.

E a proposito di economia consiglio la lettura di questo splendido articolo di Matt Ridley: http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=8614

in cui viene affrontato il rapporto tra teoria darwiniana ed economia, con spunti che rimandano al concetto di "ordine spontaneo" elaborato da Max More.

A questo proposito avrei preferito che Max More lasciasse nei suoi Principi Estropici il concetto di ordine spontaneo che secondo me rappresenta in modo originale e innovativo la filosofia estropica.

David de Biasi