10 dicembre 2009

Karl S. Chu: genetica, computazione e architettura, di Elisabetta Bonafede

Il termine algenia, introdotto dal Nobel per la biologia Joshua Lerderberg, rappresenta la versione moderna dell’antico mito alchemico di trasformare la materia e, addirittura superando ogni più ardita precedente fantasia, si dispone a modificare le cose viventi cambiandone l’essenza a livello genetico. La biotecnologia, costruendo e istallando nuovi geni e ricombinando la struttura della materia in un numero infinito di nuove possibilità, detiene un potere inedito che porta ad un punto di svolta per l’umanità: il mondo attuale è la conseguenza dell’evoluzione guidata dalla natura, ma oggi si apre una nuova era dove “l’evoluzione è manovrata, pilotata dall’uomo stesso” (Joel Garreau, Radical Evolution). Insomma stiamo assistendo all’emergere di un mondo post-biologico di cui possiamo avere un’anteprima scorrendo i numerosi esperimenti di ingegneria genetica condotti fino ad oggi: dall’onco-topo, al maiale-omega3, dalla carota Betasweet che contiene una elevata quantità di betacarotene protettivo, ai pomodori Flav Savr che maturano a comando, dal designer cat Ashera, gatto gigante incrocio genetico tra gatto selvatico, gatto domestico e gattopardo, alla “spider goat”, capra che possiede i geni del ragno che attivano nel suo latte una proteina utilizzabile per creare una fibra destinata ad avere larga applicazione anche nel campo delle costruzioni, più forte dell’acciaio, più resistente del kevlar e più elastica della gomma. L’ingegneria genetica ha come partner indispensabile la tecnologia informatica: il DNA è un sistema di informazioni così complesso da essere inaccessibile alle facoltà cognitive meramente umane e può essere decifrato solo con l’ausilio del computer capace di ridurre tutta la realtà ad una fonte immateriale fatta di bit e di “scavalcare il baratro, apparentemente invalicabile, tra animato e inanimato” (Douglas R.Hofstadter Godel, Esher, Bach: an etenal Braid). Alla formula di Wheeler It from bit si richiama espressamente uno dei principali esponenti della post-avanguardia architettonica statunitense: Karl S. Chu. Codirettore del Genetic Architecture Program e direttore del dipartimento di Computazione e Metafisica dell’Architettura all’EASRQ, Chu va oltre la mera celebrazione della funzione del computer di generare la realtà virtuale o il ciberspazio e si inserisce a pieno titolo nel paradigma algoritmico-computazionale, cioè in quella corrente di pensiero - alla quale aderiscono un numero sempre crescente di fisici digitali e tecno-filosofi (Ed Fredkin, Gregory Chaitin, Seth Lloyd, David Deutsch, Sephen Wolfram) - che sostiene che l’essenza di tutto ciò che esiste sia riconducibile ad un codice informazionale e l’universo stesso non è che computazione. Leggi tutto, su Estropico.

Immagine: Genetic Architecture: Phylox 1

1 commento:

Bugbear ha detto...

geniale