1 dicembre 2009

Il tempo accelerato, di Andrea Vaccaro

Continua la ripubblicazione su Estropico degli articoli di Andrea Vaccaro per la sua rubrica su l'Avvenire (l'Antipinocchio). Qui l'articolo precedente e qui una recente intervista a Vaccaro, su Estropico.org.

E’ un classico dell’educazione insegnare il passaggio dalla concezione ciclica del tempo, di matrice pagana, ad una concezione lineare, introdotta dal cristianesimo. Per secoli è risultato impossibile prevedere l’affermarsi di un terzo modello, perfino solo immaginarne lo spazio teorico. Eppure, da qualche anno, quell’“impossibile” si è realizzato e ha preso forma il “tempo accelerato”.

Il pagano viveva avvolto, quasi abbracciato, dal suo tempo circolare; il cristiano ha coscienza che il tempo è una realtà creata miratamente per lui; nella versione accelerata è come se il tempo fluisse esternamente all’uomo ad una velocità centuplicata. Come andare in bicicletta lungo una redola parallela all’autostrada o come nei videoclip dove il protagonista cammina normalmente mentre attorno tutto il resto si muove fast and furious. Non si tratta, tuttavia, tanto di una componente psicologica, legata alla frenesia delle cose da sbrigare o alla cadenza dello zapping compulsivo: il tempo accelera in sé, oggettivamente, perché per raggiungere l’obiettivo posto alla medesima distanza abbassa progressivamente il record di percorrenza.

Il tempo va accelerando: il Progetto Genoma impiegò tredici anni, a partire dal 1990, per il primo completo sequenziamento e fu salutato come un’impresa enorme; nel 2008 sono occorsi due mesi per la stessa operazione (e si trattava del Dna “speciale” di J. Watson, uno dei due Nobel della doppia elica); nel 2015 il Personal Genome Project stima che sia praticabile in quattro ore e che ogni neonato lo abbia in dotazione nella nursery insieme al braccialetto con il nome. Il tempo va accelerando: a metà XX secolo i computer più avanzati erano in grado di eseguire poche migliaia di operazioni al secondo; dopo qualche decennio erano saliti all’ordine dei milioni; nel giugno 2008 la National Security americana ha presentato il supercalcolatore Ibm Roadrunner, capace di un milione di miliardi di operazioni al secondo. Il tempo va accelerando: Stewart Brand, precorritore di idee che il resto dell’umanità apprezza circa un quinquennio dopo, nel suo L’orologio del lungo presente, ha presentato la Monsanto’s Law, secondo cui le conoscenze teoriche e applicative della bioinformatica (in agricoltura, in farmaceutica, nel settore alimentare…) raddoppiano ogni anno, mentre è accertato che la quantità di dati digitali cresce del 60% annuo.

E’ la legge di Moore (incremento esponenziale delle prestazioni dei microprocessori) applicata al mondo. Sembra che il Creatore abbia per scherzo posato il suo indice sul tasto “ff”.

Ray Kurzweil, in La Singolarità è vicina, evoca il superamento della “concezione lineare-intuitiva” della storia da parte della “concezione esponenziale”: «I miei modelli dicono che ogni decennio la velocità a cui cambiano i nostri paradigmi raddoppia. Il XXI secolo vedrà 20.000 anni di progresso al ritmo attuale». In un simposio sugli imminenti nuovi volti del mondo, mentre Kurzweil - detector pressoché infallibile in questo campo - prefigurava le mirabilie della nanotecnologia autoreplicante, uno scienziato si è sovrapposto piccatamente al discorso, definendo assurdo presentare l’idea come imminente e rinviandola al secolo XXII. Kurzweil non si è scomposto: «Il collega ha ragione – ha replicato – occorreranno ancora cento anni … al ritmo attuale del progresso. Tenendo conto, però, della concezione esponenziale del tempo, saranno sufficienti 25 anni».

Come quando passammo dalla lira all’euro, pensando al futuro occorre fare lo sforzo di calcolare in doppia colonna: da una parte il “tasso attuale”, dall’altro il “tasso esponenziale”, perché il tempo va accelerando. La speranza è che vada anche nella direzione giusta.

1 commento:

ChrLov ha detto...

Sembra che si stia arrivando al realizzarsi del concetto taoista, che la realtà risiede non nelle cose, ma nei mutamenti. E allora diviene prezioso per l'uomo moderno l'altro insegnamento orientale, questa volta buddista, dell'"arte del distacco" dalle cose, perché ogni attaccamento ci fa rimamenere indietro rispetto ai tempi, le idee divengono obsolete appena enunciate.