8 dicembre 2009

Copenaghen: quanto ci fa bene l'ecocatastrofismo?




Come forse molti di voi sapranno è iniziato il Summit di Copenahgen in cui i delegati di 192 paesi del mondo decideranno il nostro futuro ambientale... Intanto però come spiega questo articolo del Telegraph, il summit contribuirà non poco a produrre CO2... Nel frattempo giusto per sentire "l'altra campana" ho trovato sul web uno spezzone con sottotitoli in italiano (nei due video in alto) di Not Evil Just Wrong, documentario di controinformazione sul tema del cambiamento climatico (che avevo già segnalato qui). Nei video si parla della messa al bando del DDT dopo le proteste degli ambientalisti e deigli effetti che hanno avuto sulle popolazioni martoriate dalla malaria.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

"quanto ci fa bene l'ecocatastrofismo?"

Tanto quanto l'ecoottimismo.

L'ambiente è un argomento troppo serio e troppo complesso per essere affrontato come se fosse una guerra di religione.

In medio stat virtus
Orazio

Ugo Spezza ha detto...

Io ritengo che il CO2 (ovvero l'anidride carbonica) in atmosfera sia un pericolo limitato dato che la vita sulla Terra si adatta a questa maggiore emissione aumentandone l'assorbimento (un altro punto a favore della teoria di J. Lovelock).

Quello di cui dovremmo invece preoccuparci DAVVERO sono gli inquinanti industriali tossici, ossia quella "robetta" che le fabbriche scaricano nei fiumi o peggio consegnano nella mani delle mafie le quali poi provvedono a far sparire sui fondali delle nostre coste marine o ad interrarle in terreni di compiacenti contadini col rischio di contaminazione delle nostre falde acquifere.

In altre parole un ambientalismo "serio" dovrebbe lottare contro la chiusura delle fabbriche di diossine, per l'apertura di nuovi e moderni termovalorizzatori a impatto zero, per l'applicazione si severe sanzioni (inclusa la chiusura) alle fabbriche che non adottano depuratori adeguati e revisionati e infine per la realizzazione di centrali nucleari di 3a generazione in luogo delle inquinanti centrali termoelettriche attuali (e quelle a carbone sono ancora peggio!)

A quanto si vede invece fanno proprio il contrario. La conseguenza è sotto gli occhi di tutti; basti solo ricordare che quando vi era l'immondizia a tonnellate a soffocare Napoli il ministro dell'ambiente in carica era proprio il segretario dei Verdi: Pecoraro Scanio.

extropolitca ha detto...

Il grosso problema con il movimento ambientalista è che sono come le angurie: verdi fuori e rossi dentro punteggiati di nero.
Why I Left Greenpeace
At first, many of the causes we championed, such as opposition to nuclear testing and protection of whales, stemmed from our scientific knowledge of nuclear physics and marine biology. But after six years as one of five directors of Greenpeace International, I observed that none of my fellow directors had any formal science education. They were either political activists or environmental entrepreneurs. Ultimately, a trend toward abandoning scientific objectivity in favor of political agendas forced me to leave Greenpeace in 1986.

The breaking point was a Greenpeace decision to support a world-wide ban on chlorine. Science shows that adding chlorine to drinking water was the biggest advance in the history of public health, virtually eradicating water-borne diseases such as cholera. And the majority of our pharmaceuticals are based on chlorine chemistry. Simply put, chlorine is essential for our health.

My former colleagues ignored science and supported the ban, forcing my departure. Despite science concluding no known health risks – and ample benefits – from chlorine in drinking water, Greenpeace and other environmental groups have opposed its use for more than 20 years.


Il movimento politico dei verdi si è formato alla fine degli anni 70, inizio anni 80, e sono confluiti al suo interno tutti gli attivisti di sinistra che avevano perso fiducia nella rivoluzione comunista, nell'URSS, etc.
Serviva un nuovo veicolo per raggiungere gli stessi obiettivi di sempre:
Sostituire le democrazie e il libero mercato con qualche utopia egalitaria, con questi attivisti alla guida. Se questo causa inutilmente milioni di morti, fame, miseria, chi se ne frega?

Quello che conta non è la verità, ma l'apparenza e i risultati. La verità dipende dalla società. Infatti alcuni "scienziati" sostenitori dell'AGW parlano della Climatologia come una scienza "post-normal"

Post-Normal Science is a concept developed by Silvio Funtowicz and Jerome Ravetz, attempting to characterise a methodology of inquiry that is appropriate for cases where "facts are uncertain, values in dispute, stakes high and decisions urgent". It is primarily seen in the context of the debate over global warming and other similar, long-term issues where we possess less information than we would like.

Come si faccia a decidere che le decisioni sono urgenti e i rischi grandi quando i fatti non sono certi e i valori sono in discussione, non lo capisco.
IMHO siamo nella psicopatologia.

Anonimo ha detto...

@ extropolitica

"Il grosso problema con il movimento ambientalista è che sono come le angurie: verdi fuori e rossi dentro punteggiati di nero."

"Il movimento politico dei verdi [...] Sostituire le democrazie e il libero mercato con qualche utopia egalitaria, con questi attivisti alla guida. Se questo causa inutilmente milioni di morti, fame, miseria, chi se ne frega?"

Il tuo commento è esattamente un esempio di quello che intendo per "guerra di religione" sull'ambiente.

Tutto viene spostato su di un piano ideologico in cui l'unico scopo è screditare l'avversario.

Ma, ripeto, l'ambiente è un argomento troppo serio per poterci permettere di gestirlo con questa forma mentis.

Anonimo ha detto...

Se posso permettermi di dire la mia, gli articoli sull'ambiente (o per meglio dire, CONTRO il movimento ambientalista) sono la parte meno riuscita di questo blog.
Traspare fin troppo evidentemente la "linea editoriale" ideologica della redazione... e spesso non appare nemmeno evidente il collegamento con le tematiche transumaniste.

Scoutoma

Estropico ha detto...

Per Anonimo: il problema e' che buona parte del movimento ambientalista sembra avere forti istinti neoluddisti e/o bioconservatori, esattamente il contrario degli istinti estropico-transumanisti, e sembra voglia riportarci ad un passato bucolico che in realta' non e' mai esistito... Pero' e' vero che potremmo anche essere piu' positivi, da queste parti, e parlare anche delle iniziative di quegli ambientalisti non ecocatastrofisti che vedono nel progresso tecnologico non una creazione del demonio, ma uno strumento che puo' essere sfruttato per la protezione ambientale.