3 novembre 2009

Anders Sandberg e l'intelligenza collettiva



Certo, siamo intelligenti. Sono le incredibili capacita' del nostro cervello che hanno fatto di noi il piu' diffuso mammifero di grandi dimensioni sul pianeta. Ma visto che l'Austria (dove si e' tenuta la conferenza da cui viene questo filmato: Ars Electronica) ha un quoziente d'intelligenza (Q.I.) di circa 821.000.000 punti (calcolando la media individuale a 100 punti), forse possiamo dire che tutta questa intelligenza e' sprecata... Questa una delle piu' interessanti dichiarazioni di Anders Sandberg sul tema della cloud intelligence, o intelligenza collettiva. Qualche altro passaggio, da me arbitrariamente selezionato e riassunto, per i non-anglofoni (con qualche mio commenti in corsivo):

Il migliore medicinale cognitivo offre un incremento del 20% in certi esami (mi chiedo a quale si riferisca: Ritalin? Adderall? Modafinil?) ma la possibilita' di consultare un gruppo di amici potrebbe essere ancora meglio. Quindi la comunicazione puo' essere vista come un importante fattore di potenziamento cognitivo.

Mi interessa la possibilita' di costruire una intelligenza collaborativa, o superintelligenza, partendo da semplici elementi, ma cio' presenta dei problemi. Superato un certo numero di partecipanti, per esempio, si spende piu' tempo comunicando che agendo, come nel caso di molti apparati burocratici. Ma se fosse possibile migliorare il modo in cui comunichiamo, forse potremmo evitare questo scenario.

Gli abitanti della Tasmania a un certo punto persero l'abilita' di costruire strumenti con ossa di animali e indumenti per ripararsi dal freddo (a quanto pare questo e' un classico e molto studiato caso, fra antropologi). La teoria di Sandberg e' che la popolazione della Tasmania non era numericamente sufficiente a preservare la cultura necessaria a sostenere tali tecnologie. Interessanti i due grafici mostrati da Sandberg relativi a due gruppi, uno composto di 30 individui e uno di 300. Nel primo, il livello tecnologico diminuisce nel corso del tempo (gli innovatori sono rari e gli esperti muoiono prima di quanto possano essere sostituiti), mentre nel gruppo piu' numeroso il livello tecnologico e' in crescita grazie al mantenimento di questa massa critica demografica. Il che mi ha fatto venire in mente, per la seconda volta in pochi giorni (qui la prima), The Ultimate Resource, di Julian Simon (la risorsa del titolo e' la gente...)

Un esempio di intelligenza collettiva e' "80 milioni di piccole immagini" (80 million tiny images), un progetto del MIT che sfrutta Google Images per "insegnare" ad un sistema di intelligenza artificiale come riconscere oggetti. I ricercatori hanno scaricato le immagini di Google Images per tutti i sostantivi della lingua inglese in un programma al quale e' ora possibile mostrare un nuovo oggetto che esso riconoscera', dopo averlo confrontato con gli esempi nel suo database. Carina la pagina del progetto, dove si puo' cliccare su una mappa degli 80 milioni di immagini (vedi link qui sopra).

In un certo senso, conclude Sandberg, siamo gia' in uno scenario postumano in cui conviviamo con vari superorganismi che conosciamo sotto il nome di aziende, stati, organizzazioni, etc, dato che sono molto efficienti, a modo loro, e che sono attivi 24 ore al giorno.

1 commento:

Anonimo ha detto...

http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/La_comparsa_dei_comportamenti__moderni_/1338713
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La comparsa dei comportamenti "moderni"

E' stato l'aumento della densità della popolazione a catalizzare nella nostra specie la comparsa e il consolidamento del comportamento culturale e tecnologico moderno

E' stato l'aumento della densità della popolazione a catalizzare nella nostra specie la comparsa del comportamento "moderno", e non qualche improvvisa mutazione che abbia influito sulle capacità cerebrale (come ipotizzato per esempio nel famoso saggio dello psicologo Julian Jaynes "Il crollo della mente bicamerale e l'origine della coscienza"): lo afferma un articolo pubblicato su "Science" firmato da un gruppo di ricercatori dello University College di Londra, secondo i quali solo un'elevata densità di popolazione può portare a maggiori scambi di idee, a migliori prestazioni e a impedire che le innovazioni raggiunte vadano perdute.

"Per comportamento moderno intendiamo un radicale salto nella complessità tecnologica e culturale, che rende unica la nostra specie. E comprende il comportamento simbolico, come l'arte astratta e realistica, la decorazione del corpo con conchiglie, ocra o tatuaggi, strumenti musicali, manufatti di osso corno e avorio, e più sofisticate tecniche di caccia e cattura", spiega Stephen Shennan, che ha diretto lo studio.

"L'uomo moderno - prosegue Shennan - c'è da almeno 160.000-200.000 anni, ma fino a circa 90.000 anni fa non esiste alcuna documentazione archeologica di tecnologie che vadano al di là di strumenti di pietra basilari. In Europa e nell'Asia medio-orientale il progresso tecnologico e comportamentale esplode circa 45.000 anni fa, quando vi arrivano gli uomini, ma questo non si manifesta in Estremo oriente, nel Sud-est asiatico e in Australia se non molto dopo, a dispetto della presenza umana. Nell'Africa sub-sahariana la situazione è più complessa. Molte caratteristiche del comportamento umano moderno, inclusa la prima arte astratta, si ritrovano 90.000 anni fa, ma poi sembrano scomparire circa 65.000 anni fa per riemergere 40.000 anni fa."

"Gli scienziati hanno avanzato molte ipotesi sul perché si sia verificata questa esplosione culturale, e su come e quando sia avvenuta, ipotizzando anche nuove mutazioni che avrebbero migliorato il cervello, progressi nel linguaggio, e l'espansione di nuovi ambienti che avrebbero richiesto nuove tecnologie per sopravvivere. Il problema è che nessuna di queste spiegazioni può dare pienamente conto dell'apparire dei comportamento umano moderno in momenti differenti in luoghi diversi, o della sua scomparsa temporanea nell'Africa sub-sahariana".

Per giungere alla loro conclusione i ricercatori hanno sviluppato modelli e simulazioni dell'apprendimento sociale che hanno mostrato come gruppi con alte e basse capacità possono coesistere per lunghi periodi di tempo e che il livello delle capacità che può essere mantenuto è funzione della densità locale della popolazione o del livello di migrazione fra i gruppi.

Usando stime genetiche sulla dimensioni delle popolazioni del passato, i ricercatori sono arrivati a mostrare che in Africa sub-sahariana, Europa e Medio Oriente le densità erano simili quando il comportamento moderno è apparso la prima volta in ciascuna di quelle aree. L'articolo sottolinea inoltre i dati che indicano come nell'Africa sub-sahariana la densità della popolazione fosse crollata per ragioni climatiche nel periodo in cui il comportamento moderno è temporaneamente scomparso in quella regione.
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