1 ottobre 2009

Siamo tutti cyborg (o fyborg?)

Il recente Manifesto: Noi Cittadini Cyborg, pubblicato su BeyondHuman, mi ha riportato in mente la dicotomia cyborg/fyborg - e spero David mi perdoni se vado a cercare il pelo nell'uovo per poi partire un attimo per la tangente, nella speranza che i lettori la trovino una tangente interessante. Leggo infatti, nel manifesto, che "possiamo dirci già tutti dei cyborg (organismi cibernetici) in quanto usiamo la tecnologia in modo sempre più massiccio..." Spacco il proverbiale capello in quattro e faccio notare che, in assenza di un interfaccia chirurgicamente inserito, il termine piu' adatto e' "fyborg". E' raramente usato e non penso si diffondera' mai quanto "cyborg", per cui l'uso di cyborg da parte di David e' perfettamente accettabile, ma cio' non toglie che la differenza fra i due termini sia, per quanto generalmente ignorata, importante. E parto per la tangente di cui sopra con queste due citazioni:

Siamo tutti dei Fyborg (da Umanita' accresciuta, di Giuseppe Granieri, gia' segnalato qui). Il termine Fyborg (una crasi tra functional e cyborg) fu coniato da Alexander Chislenko per differenziare i cyborg della letteratura fantascientifica dal modo in cui nella vita quotidiana gli umani accrescono se stessi usando tecnologie come le lenti a contatto, i supporti uditivi e i telefoni mobili.


Tutto comincio' col telefonino (su Estropico.com). Il dilemma cyborg/fyborg. Cyborg e' l'abbreviazione di "organismo cibernetico" ("cybernetic organism"). Il termine e' stato popolarizzato dalla fantascienza e indica un essere umano con innesti elettronici e/o meccanici grazie ai quali diviene capace di prestazioni super-umane. Fyborg e' invece un neologismo piu' recente e meno conosciuto. Creato solo nel 1995 è l'abbreviazione di "cyborg funzionale" ("functional cyborg") e indica un individuo che incrementa le proprie capacità tramite mezzi tecnologici non innestati sul proprio organismo. In pratica, in un modo o nell'altro siamo tutti fyborg, chi più, chi meno (chi porta occhiali, chi usa un semplice telefono, etc). L'ovvio vantaggio del fyborg rispetto al cyborg è che il primo non deve sottoporsi agli interventi chirurgici necessari al secondo. Lo svantaggio è che un interfaccia diretto computer/sistema nervoso appare piu' problematico, anche se non teoricamente impossibile, con l'approccio fyborg. Quale dei due approcci vincerà sul mercato? Tutto dipenderà da quello che le tecnologie di interfaccia avranno da offrire e dalla reazione del pubblico, ovviamente. Un sistema di navigazione stradale integrato in un paio di occhiali, ad esempio, sembrerebbe preferibile ad un sistema che richiedesse un collegamento diretto con il nervo ottico. D'altra parte, però, gli interventi laser per la miopia sono un esempio di come una minoritaria ma significativa parte del pubblico sia disposta ad affrontare un intervento invasivo proprio per liberarsi dalla necessità di portare gli occhiali, il che suggerisce che la paura dell'opzione-cyborg sarà tutt'altro che universale. Inoltre, è difficile immaginare convincenti esperienze di realtà virtuale (cioè che coinvolgano tutti i cinque sensi) senza un interfaccia diretto con il sistema nervoso. Sembra plausibile azzardare l'ipotesi, quindi, che in presenza di funzionalità sufficientementi attraenti, la risposta del pubblico, per quanto inizialmente di nicchia, dovrebbe essere sufficiente a sostenere tale emergente settore.

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