3 ottobre 2009

Lavoratori di tutto il mondo... ecco chi vi sostituira'!



Dopo aver visto il video qui sopra (e molti altri simili che appaiono spesso su questo blog), non si puo' non chiedersi fino a che punto potra' arrivare la sostituzione della forza lavoro con una forza lavoro robotica e che impatto avra' sulla disoccupazione. Marshall Brain, nel suo Robotic Nation e' estremamente pessimista (vedi qui), altri invece prevedono un'era di liberta' dai lavori pesanti e pericolosi, di ricchezza diffusa e di abbondante tempo libero... Personalmente, sospetto che i pessimisti avranno ragione nei primi anni della robotizzazione della forza lavoro, ma che gli ottimisti si dimostreranno piu' lungimiranti sul lungo termine.

Un articolo sui robo-magazzinieri del video: Workers Of The World, Meet Your Robot Replacements

7 commenti:

Bugbear ha detto...

condivido la tua idea sul fatto che nel primo periodo i pessimisti avranno ragione

cosa succederà in futuro? dipende dalle scelte politiche

voglio dire: in un'epoca in cui i robot fanno tutto per noi noi che facciamo? nella migliore delle ipotesi ci sdraiamo sul triclinio romano e lasciamo che gli schiavi lavorino per noi producendo il nostro sostentamento, il nostro benessere e l'energia necessaria.

questo cozza, però, col concetto di controllo: tutti ricchi, tutti benestanti...chi controlla chi?

se chi produce i robot è incline a darli gratis a tutti allora si prepara per il mondo un periodo di prosperità, salute, ricchezza. felicità non saprei, quella dipende da altri fattori, ma certamente non avremo più lavoratori che muoiono cadendo da un'impalcatura

se chi produce robot li dà solo a chi li può pagare, e questi robot erodono il numero di "quelli che possono pagare"...chi li compra?

il sogno di ogni imprenditore è svegliarsi la mattina, accendere la sua azienda robotica, dirigerla da casa, ricevere i soldi, e spegnerla prima di andare a letto. ma chi li compra i suoi prodotti?

pertanto: la trasformazione dell'economia di cui stiamo parlando è così radicale che richiederà un bel po' di tempo e un bel po' di poveri, mentre la robotizzazione dei cicli produttivi (anhe a livello impiegatizio) procede spedita, veloce, sicura e...qual'è il termine usato da Ray Kurzweil? ah si, esponenziale

io non spero in un rallentamento della robotica o dell'intelligenza artificiale

mi chiedo come si possa fare un'iniezione di velocità nella politica, nell'istruzione, nella coscienza che la società ha di questi cambiamenti

David ha detto...

Bugbear ha scritto: "mi chiedo come si possa fare un'iniezione di velocità nella politica, nell'istruzione, nella coscienza che la società ha di questi cambiamenti".

Molto semplice, sostenendo il Transumanesimo :)

extropolitca ha detto...

Be', a parte il suggerimento di David, un modo di superare il problema c'è, ma alla maggior parte della gente fa paura perché gli è stato insegnato a temerlo.
Si chiama liberismo.

Innanzi tutto, basta che uno solo dei ricconi inizi a regalare i robot ai più poveri di lui, per ottenere che anche questi possano produrre quello che a loro serve per vivere.

Secondo, la paura è che la maggior parte delle persone che perdono un lavoro non sia in grado di imparare e fare un lavoro differente che non è già stato preso da un robot. Il che non è vero. In realtà, il problema maggiore che la stragrande maggioranza di queste persone che perderebbero il lavoro hanno di fronte è un mercato ingessato da leggi, regolamenti e tasse che gli impedisce di inventarsi un nuovo lavoro e intraprenderlo liberamente.

La sostituzione dei lavoratori con robot e altre tecnologie implica la caduta del prezzo della merce o del servizio in questione, il che significa che il servizo/bene stesso sarà maggiormente accessibile da molti più acquirenti ad un prezzo inferiore, il che lascia questi acquirenti con i mezzi per spendere in altro.

Se un magazzino viene robotizzato come visto nel filmato o anche meglio, implica che il costo del magazzino si riduce notevolmente, il che significa che le merci che devono passare per quel magazzino costeranno meno all'acquirente finale. L'acquirente finale potrà andare più spesso al cinema, oppure a mangiare il sushi, o altro. E ci saranno più posti di lavoro nei ristoranti, nei cinema, etc. Oppure, dato che chi lavora può pagarsi una vita agiata lavorando 30 ore alla settimana invece che 36, ci sarà richiesta di assumere più personale nei lavori che restano.

Bugbear ha detto...

@david: son daccordo con te, per questo motivo mi trovo a parlarne sempre più spesso con colleghi e amici, inviare links (specie di estropico).

@estropolitica: il problema è che secondo me (pure mie opinioni!) il liberismo è un'utopia almeno quanto il comunismo: non sono le leggi fatte dalla politica ad ingessare l'economia, è l'economia stessa che si ingessa per una distorsione del liberismo che è rappresentata da oligopoli (lobbies).

nel mio intervento ho detto una frase che sembrava buttata lì, ma che è quella che più mi fa riflettere: se tutti sono patrizi romani chi controlla chi? se i miei robots costruiscono il mio benessere perchè dovrei acquistarlo dalla sony-findus, o dalla fiat-barilla-bayer?

nell'articolo di estropico sul future institute leggevo che una delle previsioni era l'open sourcing della medicina: per quanto io speri che i futurologi abbiano ragione (daltronde loro conoscono la materia meglio di me, io esprimo solo opinioni) rimango perplesso sul fatto che le corporations, che stanno assumendo sempre piu potere sopra gli stati, mollino la presa su determinate forme di controllo.

certo che le persone possono imparare un nuovo lavoro, ma con l'IA che avanza nei settori del terziario piu basso (call centers) c'e sempre meno spazio per i non-qualificati, e non e che possiamo esser tutti direttori. O forse si, ma in un mondo di microimprese che si organizzano in macrostrutture, come suggerito dal report del future institute quotato qui su estropico.

io son convinto che questo sia il futuro: spero che la gente se ne sia accorta, perche il progresso ci sta arrivando a velocita spedita

extropolitca ha detto...

@bugber
Comprendo i dubbi, ma questi possono essere risolti da una comprensione dei problemi economici di base. Niente di particolarmente difficile, basta leggere i primi capitoli di Man, Economy ans State di Rothbard (disponibile gratuitamente sul sito del Mises.org insieme a centinaia di articoli e libri in PDF di moltissimi altri autori) per comprendere la natura auto-organizzativa dell'economia.

Ma, tornando alle domande:
1) "chi controlla chi?"
C'è davvero bisogno che qualc'uno controlli qualcun'altro? Io dico di no, anzi. Meno controllo c'è meglio è.
2) i tuoi robots potrebbero essere in grado di soddisfare i tuoi primi N bisogni, ma potrebbe essere che il bisogno N+1 sia soddisfacibile solo da qualcun'altro, che a sua volta potrebbe essere interessato al soddisfacimento del suo bisogno N+1 che altri possono essere in grado di soddisfare. Oppure, più semplicemente, alcuni saranno più efficenti nel soddisfare certe domande (proprie ed altrui) mentre altri si specializzeranno in altre domande. Quindi uno scambio economico continuerà ad esistere comunque.

3) Corporations mollino la presa?
Le corporazioni hanno il loro status privilegiato garantito dallo stato che vieta o rende difficile mettersi in concorrenza con loro. Per esempio, è lo stato italiano che impedisce a chi non ha una laurea in medicina riconosciuta e ha passato un esame di ammissione di praticare la medicina legalmente. Non sono certo gli ordini dei medici che impediscono a qualcuno di praticare la medicina minacciando di metterlo in galera.

4) Riqualificazione
Guarda, solo in Italia ci sono credo 20.000 posti vacanti per infermieri (3 anni di università), ma i posti disponibili nelle università per i corsi sono molto limitati (si laurea 1 infermiere ogni 3 che vanno in pensione). Sostituire un medico con un computer lo posso immaginare, un chirurgo con un robot anche. Per gli infermieri la vedo un poco più ardua. Ma, ad esempio, ci può essere, con una maggiore prosperità, la richiesta di più persone nel settore del fitness o della cura del corpo. Con più tempo libero e meno necessità di lavorare per produrre quello che ci serve, si può avere più tempo per i figli.

Ovviamente, per chi ne è cosciente il futuro può essere una grande occasione mentre per chi non si rende conto e non si vuole adattare può essere una enorme mazzata.
Per questo sono molto critico con quei sindacalisti e politici che fanno fuoco e fiamme per proteggere i posti di lavoro esistenti in aziende decotte o quasi, invece di preoccuparsi di creare un ambiente economico che permetta la creazione continua di nuove aziende e faciliti la loro crescita.

Bugbear ha detto...

@Estropolitica

intervento illuminante: ovviamente sono daccordo con te su tutta la linea. Il mio voleva essere solo un cercare di capire come uscire da determinati circoli viziosi.

quando dici "Per questo sono molto critico con quei sindacalisti e politici che fanno fuoco e fiamme per proteggere i posti di lavoro esistenti in aziende decotte o quasi, invece di preoccuparsi di creare un ambiente economico che permetta la creazione continua di nuove aziende e faciliti la loro crescita." siamo assolutamente sulla stessa linea teorica! Solo che poi guardo la realtà e vedo Alitalia. Ad ogni modo ci sono anche tante persone, come questo blog, che fanno informazione e questo è un buon segnale.

il punto che volevo chiarire è questo: quando dico "chi controlla chi" non intendo che ci debba essere controllo (sono daccordo con la visione liberista!), sto solo cercando positivamente di discutere su questo interrogativo: chi ora ha il controllo lo mollerà facilmente? Come favorire questo processo?

Un modo è certamente fare informazione, come fa il network transumanisti

extropolitca ha detto...

Chi ora ha il controllo farà il possibile per non perderlo. Si tratta di un tratto umano, dopo tutto.
L'informazione serve a rendere difficile per loro mantenere il potere che non meritano. In particolare quelle informazioni che ricordano che il modo con cui si fanno le cose oggi non è l'unico e spesso è una innovazione recente funzionale a chi detiene il potere.