29 ottobre 2009

Come gestire il nostro futuro globale



Riassumo i punti principali di questa presentazione a TED di Ian Goldin. E non sorprendetevi se a volte ricorda Kurzweil (sbaglio o a un certo punto usa uno dei suoi famosi grafici?) Goldin e' il direttore della James Martin 21st Century School dell'Universita' di Oxford, che ha fra i suoi affiliated institutes il Future of Humanity Institute diretto da Nick Bostrom ed e' quindi tutt'altro che estraneo a concetti transumanisti.

La globalizzazione sta creando un mondo sempre piu' complesso e interconnesso. Queste tendenze, insieme all'urbanizzazione, stanno portando ad un nuovo Rinascimento. Gli ultimi 40 anni sono stati un momento storico straordinario: le aspettative di vita sono cresciute di circa 25 anni (una simile crescita era stata ottenuta in precedenza, ma partendo dall'Eta' della pietra); il reddito e' salito per la maggioranza degli abitanti del pianeta, nonostante la popolazione, allo stesso tempo, sia cresciuta di due miliardi di individui; l'analfabetismo e' sceso da circa la meta' a circa un quarto della popolazione mondiale. Ma la globalizzazione ha due talloni d'Achille: l'ineguaglianza che affligge coloro che non riescono a trarne vantaggio, e la sua complessita' (e conseguente fragilita'). Quanto succede in una parte del globo ha ripercussioni dall'altra parte del pianeta. Crisi finanziarie e pandemie sono due esempi. Molto di tutto cio' e' spinto dalla tecnologia: entro il 2030 sara' possibile acquistare un computer un milione di volte piu' potente di uno acquistabile oggi ad un prezzo simile. Gia' oggi un telefonino e' piu' avanzato dei computer della missione Apollo. Avremo a nostra disposizione capacita' computazionali "invisibili", incorporate nel nostro corpo e nel nostro cervello. Nanotecnologie, genetica e medicina rigenerativa (Goldin mostra una cellula staminale embrionale sviluppata ad Oxford), offriranno enormi opportunita', soprattutto in medicina, al punto che entro il 2030 Goldin si aspetta che i Giochi Paralimpici non avranno piu' senso, nonche' per il potenziamento umano - Goldin non lo cita direttamente, ma mostra un filmato del famoso "metabolic supermouse" che vive tre volte piu' a lungo e corre tre volte piu' velocemente dei normali topi di laboratorio. Ma saranno solo i super-ricchi ad avere accesso a queste tecnologie? Saranno loro la super-razza del futuro? Come gestiremo queste tecnologie? Goldin si occupa poi dei problemi demografici all'orizzonte (e come esempio usa dei grafici della situazione italiana). Il passaggio dalle piramidi demografiche del passato a quelle che Goldin descrive come "grattacieli", e non solo in Occidente, creera' problemi, ma gli sviluppi medici di cui sopra vorranno dire che l'idea stessa di "andare in pensione" non avra' piu' molto senso nel 2030. In questo scenario la migrazione sara' ancora piu' importante e sara' spinta dalla necessita' di attirare talento, a tutti i livelli. Gli immigrati non solo "spingeranno le nostre carrozzelle", ma sosterranno anche la crescita economica e di spingeranno l'innovazione. Le paure xenofobiche di oggi saranno sorpassate dalla necessita' di attirare immigrati per risolvere i nostri problemi economici. Goldin sostiene la necessita' di interventi coordinati a livello internazionale di fronte ai rischi sistemici che dovremo affrontare (pandemie, altre crisi finanziarie, mutamento climatico). La governance corrente e' fossilizzata, ma non si addentra nei dettagli di possibili alternative. In un bel passaggio, Goldin afferma che la gloria della globalizzazione potrebbe anche causarne il crollo e che questo potrebbe essere il nostro miglior secolo, o il peggiore dato che un singolo individuo, nel 2030, potrebbe distruggere la nostra civilizzazione creando un superagente patogeno. La presentazione si conclude con una slide che riassume le "Sei cose che dovete sapere sul 2030" (traduco letteralmente):

1) Globalizzazione: fragilita' integrata
2) Tecnologie rivoluzionarie: info-bio-nano
3) Miracoli medici e incubi etici
4) Nuove dinamiche nell'invecchiamento e nelle migrazioni
5) Rischio sistemico globale: clima-morbi-bio
6) Idea: eco-affluenza o eco-collasso?

4 commenti:

Chrix ha detto...

Questo personaggio dice: "il reddito e' salito per la maggioranza degli abitanti del pianeta, nonostante la popolazione, allo stesso tempo, sia cresciuta di due miliardi di individui" non è vero, il reddito potrebbere essere cresciuto solo in un ottica d'inflazione con conseguente inalzamento del reddito (parlo degli ultimi 20-30 anni, cioè l'inizio della globalizazione, anche se la data ufficiosa è il 1989)la maggior parte della popolazione mondiale a visto scendere il proprio reddito, c'è stato un aumento di ricchezza complessiva, ma questa si è indirizzata verso una determinata elitè che si è ulteriormente ridotta di numero.
Inoltre Ian afferma:"Gli immigrati non solo "spingeranno le nostre carrozzelle", ma sosterranno anche la crescita economica e di spingeranno l'innovazione. Le paure xenofobiche di oggi saranno sorpassate dalla necessita' di attirare immigrati per risolvere i nostri problemi economici" la vera ricchezza per un paese sono le menti e tecnici d alto livello che il paese possiede, l'immigrato che "spinge la carrozzella" non rappresenta nessun valore aggiunto capace di risolvere i nostri problemi economici, specialmente in un paese come l'Italia che ha un emorragia insanabile e progressiva di posti di lavoro, l'unico immigrato che contribuisce alla ricchezza, è colui che investe nel paese ospitante.
Inoltre, grazie alle delocalizzazioni selvaggie la manodopera industriale non è più conveniente nei cosidetti paesi industrializzati, che poi non capisco perchè gli chiamino ancora con il termine di "industrializzati".

Estropico ha detto...

Per Chrix: grazie per il contributo. Vorrei sottolinare due punti.

1) il reddito e' indubbiamente cresciuto, e la prova mi sembra sia nell'emergere, negli ultimi 40 anni citati da Goldin, di classi medie composte di centinaia di milioni di persone in India, Cina, Brasile, etc, che prima semplicemente non esistevano - di certo non di tali dimensioni.

2) hai ragione sull'importanza dell'immigrazione altamente qualificata, ma vista la situazione demografica italiana (ed europea), penso che anche l'immigrazione non-qualificata avra' un suo ruolo.

Chrix ha detto...

Ciao Estropico

Sul punto 1: questa è la prova che nel futuro alcune economie emmergenti surclaseranno molti paesi economicamente benestanti di oggi, le previsioni di un India e Cina molto potenti economicamente e politcamente sono ormai certe, putroppo la crescita economica non è omogenea per tutti, i paesi con grossi problemi d'indebitamento pubblico sono costretti a dover fare punti in pil molti alti , altrimenti c'è la regressione (non nel pil) nel sistema stato (infrstrutture, servizi, paghe)sto andando off topic... comunque, in soldoni, il problema è che la ricchezza viene mal distribuita e il lavoro massimizzato, esempio: se oggi compriamo un telefonino a 200€ prodotto da un azienda Italiana, lo stesso telefonino l avremmo potuto pagare meno se fosse stato prodotto in Cina, questo significa che il produttore fa un maggior profitto in %, l'operaio cinese fa un profitto medio per lo standart del paese e l originario operaio italiano finisce con regredire le proprie finanze, il cerchio si chiude con il produttore diventato più ricco, l operaio cinese un pò più felice ma non benestante in termini di ricchezza globale e l'operaio italiano in regressione finanziaria, lo stesso discorso vale anche per altre figure professionali anche qualificate

Sul punto 2: il problema dell inalzamento dell'età media nella popolazione, è solo un problema economico, si cerca di arginarlo aumentando l inizio dell età pensionabile, ma la vera soluzione consiste in un ampio bacino di lavoratori che possano lavorare (ben pagati)contribuendo alle spese previdenziali del sempre maggior numero di pensionati. Allo stato attuale la vedo un utopia perchè il sistema Italia non è capace di produrre posti di lavoro, anzi c'è una disgregazione continua di tali opportunità.
Perciò è meglio abbandonare la nave che affonda.
Inoltre un alto numero di offerta di manodopera non qualificiata crea disagio sociale, in quanto subentra una specie di "lotta di classe" per accapararsi un posto di lavoro, a tutto vantaggio dei datori di lavoro.

extropolitca ha detto...

Chrix, economie emergenti come Cina e Brasile sono tali per motivi banali: sono poveri e quindi la manodopera costa poco (ma quella specializzata costa uguale ovunque o quasi) e perché hanno meno tasse.
Un mio amico, ingegnere informatico, che in Italia prendeva 2.500 euro al mese netti è andato in Brasile a lavorare, perché li prende 5.000 euro al mese (e c'è il 10% di tasse). Il costo della vita è un terzo di quello italiano.

Le economie occidentali sono nello stato in cui sono perché i governi hanno seguito, nei decenni passati, politiche pauperistiche di vario genere. Quello che noi vediamo e godiamo è l'effetto di decenni di politiche sballate che hanno gonfiato il debito, aumentato le tasse, prodotto leggi e regolamenti che rendono difficile e costoso produrre, lavorare e creare.

L'unico modo per uscirne e avere una crescita elevata (e magari dei tassi di natalità decenti) è quello di lasciare alla gente il denaro nelle tasche e la possibilità di lavorare come e quanto vogliono senza penalizzarli per questo. Negli anni 70 crescevamo del 5% all'anno, prima riuscivamo ad arrivare anche al 10% annuo. 10 anni al 10% di crescita annuale sono come 96 anni di crescita all'1%. Tagliamo tasse e spese inutili o eccessive e ricominceremo a crescere. E gli eroi di questo paese ricominceranno ad essere imprenditori che producono, inventori che inventano e gente che lavora e non quelli che sono adesso.

L'unico ostacolo è che questo richiede ridurre la dimensione dello stato al minimo e quindi il potere della classe politica. Le scuole private hanno costi che sono la metà di quelle pubbliche, lo stesso la sanità. Se le scuole fossero privatizzate e la gente pagasse di tasca sua l'innovazione in questi campi sarebbe molto più rapida. Ma il potere dei politici sarebbe molto inferiore rispetto ad adesso. Il che mi fa pensare che sarà difficile che le riforme ci siano e diano effetti duraturi.