29 settembre 2009

L'uomo senza memoria

Quello che segue è uno dei casi che più hanno fatto discutere nella storia delle Neuroscienze. Henry Gustav Molaison, (conosciuto come paziente HM) è ricordato come l'uomo senza memoria; a seguito di un intervento chirurgico che ha interessato il lobo temporale mediale la sua memoria si fermò ai suoi 27 anni, dal momento dell'operazione in poi non fù più in grado di ricordare nulla, se non per poche ore, degli eventi della giornata. Al contrario era in grado di ricordare quasi tutto quello che gli accadde prima dei 27 anni. Praticamente ogni giorno che si levava dal letto era per lui un giorno nuovo e non ricordava assolutamente nulla di quello che aveva fatto il giorno prima, quindi ogni volta levatosi di mattina chiedeva "dove mi trovo?". Vi allego uno stralcio della storia di HM descritta sul sito "PsicoCafè" di Giulietta Capaccione a questo link:

All’età di 9 anni era caduto dalla bicicletta riportando un trauma cranico con incoscienza e aveva sviluppato da quel momento una forma di epilessia grave, non trattabile con i farmaci. In realtà H.M. aveva una familiarità per l’epilessia, ne erano affetti tre cugini di primo grado da parte di padre. Nel 1953, all’età di 27 anni, H.M. fu sottoposto a un intervento chirurgico nel quale gli furono recise alcune strutture del lobo temporale mediale. L’esito di questo intervento fu effettivamente una marcata riduzione del sintomo epilettico, ridottosi a un paio di episodi maggiori all’anno, ma accanto a questo egli sviluppò una severa amnesia anterograda che non l’ha più abbandonato per il resto dei suoi giorni.

Amnesia anterograda significa che H.M. era in grado di ricordare alcune cose apprese prima dell’intervento, ma non era più in grado di memorizzare a lungo termine nuove informazioni, congelando di fatto la sua vita a quei primi 27 anni e vivendo ogni successivo giorno come se fosse nuovo.
Il neurochirurgo che l’aveva operato ne parlò per la prima volta nel 1957 in un articolo pubblicato sul Journal of Neurology, Neurosurgery, and Psychiatry: 'Loss of recent memory after bilateral hippocampal lesions'. Da allora più di 100 neuroscienziati si sono occupati di H.M., sono stati scritti centinaia di articoli scientifici, ed H.M. è stato sottoposto, nella sua lunga vita, a ogni sorta di test, esame e valutazione neuropsicologica. La prima domanda a cui i ricercatori cercarono di dare risposta riguardava la globalità della sua amnesia rispetto al tipo di test mestico utilizzato (recupero libero, recupero con indizio, riconoscimento si/no, riconoscimento per scelta multipla, apprendimento per criterio), rispetto al tipo di materiale stimolo (parole, numeri, paragrafi, pseudoparole, facce, forme, toni, suoni, eventi pubblici, eventi personali) e rispetto alle modalità sensoriali con cui le informazioni erano presentate (visive, uditive, somatosensoriali, olfattive).

La risposta a questa domanda, basata su esperimenti condotti per decenni, fu che il danno di memoria di H.M. era pervasivo.
H.M. non riusciva più ad acquisire e memorizzare né conoscenze episodiche (ricordi di eventi specifici) né conoscenze semantiche (ricordi generali sul mondo, incluso il significato di nuove parole). Questo fece comprendere che le strutture del lobo temporale mediale, che erano state rimosse in H.M., erano cruciali per la memoria dichiarativa a lungo termine. La constatazione che la memoria a breve termine di H.M. era, al contrario, intatta, fornì alla neurologia una prova che i due tipi di memoria potevano essere separati e processati da strutture cerebrali diverse.

... e non solo, come alcuni test dimostrarono, era in grado, pur non rendendosene conto, di memorizzare alcune strutture spaziali (topologia della sua casa). Ciò vuol dire senza ombra di dubbio che la memoria a breve termine, quella a lungo termine e la memoria spaziale risiedono in aree spazialmente ben definite del cervello. Cosa comporta questo? Comporta che una volta che la neuroscienza avrà compreso come estrapolare questi dati da queste specifiche aree gli stessi potrebbero essere portati "fuori" ossia digitalizzati su un supporto di memoria di massa per poi poter essere reimpiantati in seguito. Dove? In un cervello della stessa struttura fisica, ricostruito dalla biotecnologia avanzata ad esempio, oppure in un computer digitale. In ogni caso un qualcosa di simile a quanto si è visto nel film "Jonny Mnemonic".

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