9 settembre 2009

Live-blogging da: L'idea dell'immortalita' terrena. Una nuova sfida per la teologia (2)

Continua il live-blogging di Andrea Vaccaro dalla Settimana Teologica di Pistoia (il post precedente, sulla prima giornata dell'evento, lo trovate qui). La seconda giornata ha visto l'intervento di Aldo Schiavone, il cui saggio, Storia e destino, tante polemiche ha causato fra i transumanisti italiani. CORREZIONE: Oops, che confusione! Il saggio che ha causato polemiche fra i transumanisti e' Speranze, di Paolo Rossi. Qui il post dedicato a Storia e destino.

Settimana Teologica, Pistoia, 8 settembre 2009
Seconda Giornata
Intervento di Aldo Schiavone. (Sintesi)

“L’evoluzione nelle mani dell’uomo”

La specie che siamo, cioè l’homo sapiens sapiens, in trentamila anni non è cambiata dal punto di vista biologico, cognitivo, etc. E’ rimasta intatta. E’ la specie umana.

Negli ultimi anni però c’è stata un’accelerazione sempre più veloce in un altro senso. Biologicamente siamo stati e siamo fermi; dal punto di vista della storia dell’intelligenza umana, invece, è successo di tutto, è successo qualcosa di sconvolgente. Attraverso la tecnologia, l’intelligenza sta acquistando la potenzialità di intervenire e incidere sulla struttura biologica dell’uomo che era considerata immodificabile, e ogni giorno propone nuovi progressi.

Noi ce ne accorgiamo in modo indiretto, ascoltando distrattamente una notizia oggi e una domani. Queste scoperte puntiformi però vanno tutte verso una stessa direzione, verso un’unica meta che diventa ogni giorno più chiara: che l’uomo con la tecnologia può trasformare biologicamente se stesso.

Ci dobbiamo preparare ad un’epoca – assai imminente- in cui la nostra forma biologica (la cognizione, l’intelligenza, il piano anatomico...) acquisirà la forma che noi intendiamo darle. Sarà come noi vorremmo che sia. Il principio: “siamo come la natura ci ha fatto” non varrà più. La forma biologica sarà il risultato di quello che noi vogliamo, sarà conseguenza delle nostre scelte.

È l’uscita del biologico dal “naturale” e il suo ingresso nello “storico”. È l’evento più grande da quando la storia umana è iniziata: non c’è evento comparabile. E noi, distratti da tutti gli altri fatti, non ne siamo coscienti.

Per questo, le generazioni future avranno responsabilità enormi. Noi abbiamo il dovere di prepararle e il primo passo per farlo è prenderne conoscenza.

Qual è il ruolo della Chiesa in questo processo?

Pur da non credente, penso che la nostra civiltà abbia il bisogno della riflessione cristiana per affrontare il problema. E credo anche che la Chiesa deva fare un passo in più per poterlo affrontare, superando un atteggiamento di chiusura per trasformarlo in piena accettazione.

Fondamentale in ciò è il concetto di “natura”.

Troppe volte la Chiesa tende ad usare un tale concetto in un senso non più adeguato al presente. Lo riveste di una sacralità che comporta il non poterla toccare e il non poterla violare. Insegna che l’uomo e la tecnica devono stare al di qua di questa soglia. Credo che sia un atteggiamento che non ci prepara al nuovo e non prepara la Chiesa stessa ad avere un ruolo importante in questo processo.

La natura – non va dimenticato – è sempre stata violata dall’uomo. Oggi la nostra vita e ogni nostra azione non hanno più nulla di naturale. È tutto storia, è tutto trasformato dall’umanità.

Considerare la natura come confine invalicabile e concepire l’uomo in stato di minorità rispetto alla natura è frutto solo di una visione pessimistica dell’umano. Dietro c’è un’antropologia pessimistica.

Ma perché i cattolici pensano così? Perché non accettano fino in fondo la libertà dell’uomo? Secondo me occorrerebbe un Cristianesimo che sappia stare accanto all’uomo padrone del proprio destino.

Questo significa che l’uomo debba fare quello che vuole? No! L’uomo avrà potenzialità illimitate di scelta, ma dovrà decidere responsabilmente. Questo richiede un’enorme iniezione di eticità. Per questo si ha bisogno del Cristianesimo, purché accetti questa situazione e non cerchi di allontanarla da sé.

Quando saremo in condizioni di farlo, tutti potremo fare ciò che vorremo? Questo no: ci sono dei valori superiori che vanno rispettati. Il principale di essi è l’unità dell’umanità: ogni trasformazione potrà essere accettata solo nel momento in cui essa potrà essere goduta da tutta l’umanità, altrimenti romperemo quell’unità che è un valore troppo importante.



Mi piace pensare a un Cristianesimo che conviva con un uomo veramente libero e padrone del proprio destino e non a una Chiesa che dica sempre: “non infrangere, non violare, non superare la soglia”.

Perché questa padronanza di noi stessi non può coincidere con il progetto divino? Un uomo veramente libero sente più forte la voce della divinità dentro sé stesso.

6 commenti:

Estropico ha detto...

Bello e ineccipibile intervento, quello di Schiavone. L'unico passaggio che mi lascia perplesso e': "Quando saremo in condizioni di farlo, tutti potremo fare ciò che vorremo? Questo no: ci sono dei valori superiori che vanno rispettati. Il principale di essi è l’unità dell’umanità: ogni trasformazione potrà essere accettata solo nel momento in cui essa potrà essere goduta da tutta l’umanità, altrimenti romperemo quell’unità che è un valore troppo importante." Per quanto encomiabile in principio, questo approccio mi sembra ben poco realistico. Non e' così, purtroppo, che si diffondono le nuove tecnologie, siano esse iPod, forni a microonde o, piu' tragicamente, medicinali salva-vita... Temo che la rottura dell'unita' dell'umanita' sara' semplicemente inevitabile quando appariranno le prime terapie longevizzanti, o altri interventi di potenziamento umano, e che l'imperativo morale sara' quello di renderle accessibili a tutti il piu' rapidamente possibile - e non di renderle accessibili *solo* quando saranno accessibili a tutti, come *sembra* suggerire Schiavone.

extropolitca ha detto...

Il punto è capire, e credo che Schiavone abbia qualche idea confusa al riguardo, che cosa si intende per "rompere l'unità dell'Umanità".

Se l'accesso a una o più tecnologie da parte di un gruppo o di un'altro rompe l'unità dell'umanità, allora direi che siamo già ampiamente frammentati. O magari siamo già frammentati e questa frammentazione impedisce a certi gruppi di usare o accedere a certe tecnologie.

Io direi, che, al contrario, l'unità dell'umanità è in crescita, dato che c'è un trend nel considerare l'altro "umano" e degno di rispetto per questo. Anzi, in molti casi il problema è di riconoscere "umano" quello che non lo è (vedi i "diritti delle scimmie", "diritti degli animali", etc.).

Tecnoumanista ha detto...

Molto interessante, tuttavia bisogna anche dire che tradizionalmente nel (giudeo)cristianesimo non è dato rinvenire affatto questo rispetto "sacro" nei confronti della Natura. Direi, viceversa, che l'antropologia (giudaico)cristiana pone l'Uomo (seppur in quanto fatto a immagine e somiglianza di Dio) in una posizione di indubbia signoria sul mondo e sulla natura:

"E Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra»" (Genesi, 1-26).

L'idea di natura inviolabile non appartiene dunque al pensiero cristiano, ma è stata inserita solo di recente in parte in funzione di adattamento a istanze del "politicamente corretto" - che sembra(va)no pagare dal punto di vista dell'acquisizione (o conservazione) del consenso -, e in parte per giustificare posizioni bioetiche conservatrici.

forzalube ha detto...

Questo mi pare il passaggio peggiore:
"Questo richiede un’enorme iniezione di eticità. Per questo si ha bisogno del Cristianesimo,[...]"

Cosa c'entra l'etica con il Cristianesimo? Come si fa a dire che per una iniezione di eticità si ha bisogno del Cristianesimo?

extropolitca ha detto...

L'etica di cui Schiavone dice che c'è bisogno è, evidentemente, un'etica specifica, che evidentemente, nella sua opinione ha molto in comune con quella cristiana e cattolica; forse perché deve essere compatibile con quella cristiana e cattolica.

Non lasciamoci illudere che la tecnologia permetta o incentivi solo comportamenti etici che ci piacciono. L'etica, di per se, è un concetto neutrale. Si riferisce solo alle regole di comportamento che un gruppo decide di darsi per il bene comune dei suoi membri. Un'etica corretta avvantaggerà il gruppo e i suoi componenti, mentre un'etica scorretta lo danneggerà.

Nulla vieta che il transumanesimo sia usato da gruppi che perseguono etiche comuniste, nazional-socialiste, fasciste, islamiche o altro. Anche questi gruppi hanno un'etica di gruppo, che normalmente non piace a chi non fa parte del gruppo. Al contrario, per definizione, l'etica cristiana (derivata anche dal Credo di Nicea) pretende regole e comportamenti che non possono essere di sfruttamento, dominio, violenza gratuita o arbitraria verso altri. Quali che siano le giustificazioni che si possano portare per condurli.

Antares666 ha detto...

L'etica del Credo di Nicea è di gran lunga peggiore di quella di nazionalsocialismo, comunismo, fascismo, etc. Solo che la gente non lo vuol capire e quindi ci troviamo ancora la maligna Chiesa di Roma ad opprimerci. Tutta colpa delle femmine, che hanno fatto durare questo sconcio dominio teocratico per secoli, prostituendo la loro dignità per un abito bianco e una cerimonia ridicola. La santificazione della loro copula comporta ancora oggi l'annientamento di ogni diritto per tutti. Che schifo.

La si smetta di citare l'Antico Testamento come un testo etico: è un libro abominevole, inneggiante al massacro, alla guerra santa, al genocidio, all'incesto e a ogni possibile forma di Male e di barbarie. Tale libro è opera del Creatore Malvagio ed è stato utilizzato da persone senza scrupoli per brutalizzare l'umanità. La natura è la creazione maligna del Boia Cosmico e non ha in sé alcuna dignità: ontologicamente è il Nulla.