23 settembre 2009

L'idea dell'immortalita' terrena. Una nuova sfida per la teologia (8). Le conclusioni di Monsignor Mansueto Bianchi

Oggi si conclude la serie di post iniziata con il live-blogging di Andrea Vaccaro (autore di L'ultimo esorcismo) dalla settimana teologica dedicata al tema dell'immortalita' terrena organizzata dalla Diocesi di Pistoia. La serie e' poi continuata con i contributi di alcuni leader del transumanismo internazionale e italiano e oggi si chiude con le conclusioni del Vescovo di Pistoia, Mons. Mansueto Bianchi. Ovviamente, soprattutto dopo gli interventi di transumanisti quali Max More e James Hughes, quanto segue potra' sembrare meno on-topic per questo blog, ma e' pubblicato per dare il polso dell'attitudine della Chiesa verso le terapie longevizzanti all'orizzonte.

I post precedenti, sugli interventi di Vaccaro, Aldo Schiavone e Stefano Grossi sono qui, qui e qui, rispettivamente). Il contributo di Max More e' qui, quello di James Hughes qui, quello del Network dei Transumanisti Italiani qui e quello di Mirco Romanato qui.

Conclusioni del Vescovo di Pistoia, Mons. Mansueto Bianchi (stralci)

Tra i diversi relatori e gli interventi, abbiamo ascoltato tanti cristianesimi, o meglio tante punti di vista all’interno del cristianesimo.

Abbiamo sentito il cristiano che vede nella morte una benedizione e quello che vi vede una maledizione; il Lazzaro che se la prende con il Maestro perché lo ha riportato in questa vita e il Paolo che si sente non in esilio, ma a casa propria ad operare in questo mondo; il cristiano che vuole andare al più presto incontro all’Amato, per abbracciarlo prima e quello vuole restare perché, magari, abbracciando il fratello meno fortunato abbraccia lo stesso il Signore; il cristiano che vede nella speculazione una distrazione dai problemi reali e quello che vede nei problemi reali una distrazione per la speculazione pura.

Tanti modi di vivere il cristianesimo (un tempo si chiamavano cristianesimo incarnazionista ed escatologista), di interpretarlo e testimoniarlo che forse è una delle tante ricchezze della nostra religione, quella che dimostra l’ampiezza e la libertà che il Vangelo ci concede sullo stile di attuazione dei suoi principi.

La lezione è forse quella di allargare l’orizzonte del pensiero e capire che non solo la nostra codificazione è quella giusta. Ascoltare l’altro senza arroccarsi nella propria ristretta posizione è un modo di crescere tutti insieme.

Il tema era l’immortalità terrena, ma quello che ne è risultato è che nessuno ha affermato sensato intendere letteralmente l’espressione. Espressione più appropriata è dunque Estensione Radicale della Vita, che è certo da accogliere positivamente, soprattutto se questa si unisca ad uno stato di salute consolidato. Anche i più ottimisti, comunque, abbiamo udito, parlano di vita oltremodo più lunga, ma, al limite limite, anche concedendo l’insperato, fino al decadimento protonico, cioè fino all’esistenza del sistema solare. Anche se lo rimandiamo di secoli, questo non toglie che arriverà il momento della fine della vita e, con questo, il giudizio di Dio, che rimane un punto fermo anche nelle più ottimistiche delle previsioni.

Parlare di questo tema, già nelle finalità della Settimana Teologica, non era tanto premunirsi a questo, quanto piuttosto creare un contesto ove poter ripensare, da una prospettiva nuova, la questione della morte così centrale nel cristianesimo e al suo ruolo nella nostra vita. Un esercizio di pensiero, una “doccia del cervello”, per rinfrescare percorsi di riflessione che a volte si fanno stancamente ripetitivi e che, così, perdono quella vitalità che occorre invece mantenere.

Rapporto fede-scienza. In tutti gli interventi è emersa sempre una visione decisamente rinnovata di un rapporto che nel corso della storia si è presentato spesso come conflittuale se non oppositivo. In questo caso nella concordia di tutti si è visto che questa relazione tesa non ha più ragione di sussistere.

Addirittura abbiamo ascoltato come quelli che si sono configurati come dissidi, alla fine si sono rivelati momenti di grande purificazione del cristianesimo stesso, momenti di crisi, sì, ma crisi di crescita.

Nell’ultima relazione, poi, è emerso come i più avanzati progressi della comprensione scientifica, addirittura vengono a confermare, con una terminologia totalmente nuova, capisaldi del cristanesimo come la sussistenza dell’anima separata e la fine di una visione riduzionista o materialista.

Anche in questo caso, la lezione è di ascoltare il nuovo, capirlo a fondo, senza timore che possa far crollare la fede, ma anzi che utile strumento per rinnovarla.

La riflessione sul tema dell’immortalità terrena si è riversata poi in una riflessione sull’escatologia cristiana.

Due posizioni sono venute all’attenzione. La prima è quella di un avvento del Regno che viene preparato dall’uomo, avvicinato dall’uomo, quindi avviene come continuità con quanto accade in questo mondo terreno. La seconda è invece l’immagine dell’irruzione che trasformerà drasticamente la nostra situazione.

Nell’accettazione del mistero, probabilmente è da prendere il meglio da queste due impostazioni: occorre che l’uomo si impegni convintamente per collaborare alla venuta del Regno, ma che rimanga anche la convinzione che i nuovi cieli e la nuova terra sarà ontologicamente differente da questa.

Connesso con il punto precedente, è la visione “ottimista” di un cristianesimo che ha fede in Dio, ma anche fiducia nell’uomo che è sua immagine. Si è parlato della storia di Adamo a proposito degli sforzi che l’uomo fa per acquisire condizioni “divine” tra virgolette. Molto spesso notizie in questo senso fanno subito scaturire timori sul senso di responsabilità-irresponsabilità dell’uomo di usarle (La bomba atomica). Un Cristianesimo ottimista vede però l’uomo come qualcosa di buono che pur deviazioni innegabili va alla fine nella direzione del disegno divino.

Il ruolo del cristiano. Dalle discussioni si è spesso sottolineato che la scienza e la tecnologia potranno migliorare la vita dal punto di vista quantitativo, formale, ma non certo qualitativo. Non può insomma aumentare la felicità in questo mondo. Sarà una vita probabilmente più lunga, ma non necessariamente più felice.

Ebbene, questa non è solo una constatazione disincantata, ma soprattutto una sollecitazione forte per il cristiano. Sta a lui infatti far aumentare la felicità in questo mondo, arricchendolo di spiritualità e di amore. Sarà lo scienziato ad allungare la vita, sarà e dovrà essere il cristiano a riempirla di contenuto. Quella che all’inizio è un obiezione, dunque, si trasforma subito dopo in impegno perché questo apporto si faccia sentire nella forma più forte e convinta.

Questo è lo specifico cristiano, quello che manca in tutte le fantascientifiche tesi che abbiamo sentito in questi giorni.

1 commento:

Cesare ha detto...

Complimenti per la completissima copertura di questo interesssante evento. Leggo con grande piacere anche l' ultimo intervento del Vescovo, che mette in luce la compatibilita' (se non addirittura la convergenza) tra fede e scienza, emergente dagli orizzonti transumanisti. Pierre Teilhard de Chardin guidaci tu!