19 settembre 2009

L'idea dell'immortalita' terrena. Una nuova sfida per la teologia (6)

Ecco il contributo collaborativo del Network dei Transumanisti Italiani alla Settimana Teologica di Pistoia sul tema dell'immortalita' terrena.

I post precedenti, sugli interventi di Vaccaro, Aldo Schiavone e Stefano Grossi sono qui, qui e qui, rispettivamente). Il contributo di Max More e' qui e quello di James Hughes, qui.

Anno 2009

Transumanesimo e Cristianesimo di fronte all'immortalità terrena

Network dei Transumanisti Italiani – Organizzazione Non Profit

Per la prima volta nella sua storia, l’Uomo può oggi ragionevolmente aspirare, grazie ai progressi tecno-scientifici, a prendere in mano il proprio destino evolutivo, modificando il proprio corpo, la propria mente, ed estendendo radicalmente la durata della propria vita.

Da questo punto di vista, i transumanisti ritengono non solo auspicabile, ma anche giusto dal punto di vista “etico”, utilizzare la scienza e la tecnologia per contrastare, e in linea di principio eliminare, quei gravosi e tragici tributi che il cieco processo evolutivo di tipo darwiniano impone agli uomini, vale a dire malattie, invecchiamento e morte.

Il Transumanesimo, pur essendo caratterizzato da un approccio fondamentalmente scientifico e razionale alla “realtà”, trova un primo elemento importante di convergenza con la tradizione cristiana, in quanto auspica un passaggio dall'evoluzione per selezione naturale a una di tipo post-darwiniano, auto diretta, restituendo così quella centralità all'Uomo nell'economia dell'universo, quale agente in grado di dirigere consapevolmente il processo evolutivo generale, che il darwinismo sembrava avergli sottratto per sempre. Non va dimenticato, infatti, che per l'antropologia cristiana all'Uomo spetta indubbiamente una posizione e un ruolo privilegiato rispetto al "mondo", alla natura:

«E Dio disse: “Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”». (Genesi, 1-26)

Di fronte all’idea di “immortalità terrena”- che rappresenta il tema specifico di questo incontro -, possono in realtà essere individuati due diversi piani di conciliabilità con il Cristianesimo, a seconda che ci si riferisca a un incremento radicale della durata della vita umana, da un lato, o a una vera e propria immortalità fisica, dall'altro.

Infatti, fintanto che si parla di “longevismo”, anche estremo (per ipotesi, anche milioni di anni), dal punto di vista cristiano non cambierebbe poi molto: la vita davvero eterna potrebbe cominciare comunque dopo, la promessa escatologica di salvezza sarebbe solo rinviata e d'altra parte una vita lunga potrebbe costituire senza dubbio un'opportunità in più, per il credente, di testimoniare la sua fede in Cristo, operando in modo retto e virtuoso per il bene di se stesso e del prossimo. Da questo punto di vista, le tecniche in grado di estendere in modo radicale la durata della vita umana si distinguerebbero dalle attuali tecniche mediche e farmacologiche solo da un punto di vista quantitativo, e non qualitativo. In tale prospettiva, è ragionevole ritenere che la Chiesa finirà per assumere lo stesso atteggiamento favorevole che oggi assume nei confronti di farmaci, vaccini, trapianti, ecc. (che, per inciso, hanno consentito il raddoppio della vita media nel corso dell’ultimo secolo).

Sotto questo profilo, dunque, nessuna incompatibilità “strutturale”. Anzi. Del resto, Papa Paolo VI - nel suo messaggio per la celebrazione della “Giornata della Pace”- già nel 1970 esprimeva un concetto che qualunque transumanista potrebbe oggi tranquillamente sottoscrivere:

«L'umanità cammina, cioè progredisce verso un dominio sempre maggiore del mondo: il pensiero, lo studio, la scienza la guidano a questa conquista; il lavoro, lo strumento, la tecnica compiono la conquista meravigliosa. E questa a che cosa le serve? A vivere meglio, a vivere di più».

Viceversa, prendendo in considerazione l’ipotesi di una vera immortalità fisica, ecco che invece il possibile diverso piano di compatibilità dovrebbe passare necessariamente per un rinnovamento teologico piuttosto profondo, in primo luogo attraverso una rinnovata riflessione circa il rapporto tra immortalità dell'anima e resurrezione della carne.

A tale riguardo, il pensiero va al gesuita e teologo francese Pierre Teilhard de Chardin, che ha tentato di gettare un ponte tra scienza e fede, e che ha dedicato molte delle sue speculazioni al futuro della specie umana. Significativo, ai fini della presente riflessione, è un passo tratto da L'Avvenire dell’Uomo: «Dio ci attende nel momento in cui il processo evolutivo sarà completo: innalzarsi al di sopra del mondo, dunque, non significa disdegnarlo o rifiutarlo, ma attraversarlo e sublimarlo».

Teilhard sosteneva che Cristo è in azione nell’evoluzione, che Cristo è in azione nella tecnologia, e che l’azione di Cristo mira, in ultima analisi, alla perfezione della biologia umana. In una sorta di progresso continuo e costante. Conferiva inoltre alla scienza e alla tecnologia un ruolo positivo e propulsivo nella costruzione della “Città di Dio” in questo mondo.

La teologia contemporanea dovrebbe recuperare e rivalutare Teilhard de Chardin, anche e soprattutto alla luce degli avanzamenti scientifici e tecnologici che stiamo vivendo. Significativo, da questo punto di vista, è il riferimento che lo scorso luglio, nella Cattedrale di Aosta, Papa Benedetto XVI ha fatto al grande teologo-scienziato, elogiando "la grande visione che ha avuto anche Teilhard de Chardin: alla fine avremo una vera liturgia cosmica».

Anche la cosiddetta “Singolarità tecnologica”, un momento cioè in cui dovrebbe prodursi un “cambiamento di stato” evolutivo grazie al raggiungimento, ad esempio, di una super-intelligenza di tipo artificiale o biologico–artificiale, con il possibile emergere di epifenomeni come l’”autocoscienza estesa”, preconizzata dallo scrittore Vernor Vinge e ribadita da ultimo dal futurologo di fama mondiale Ray Kurzweil (in La Singolarità è vicina), può trovare una corrispondenza nel cosiddetto “Punto Omega” (fusione con il Cristo Cosmico) teorizzato dal gesuita francese in Il Fenomeno Umano, e ripreso di recente dal fisico statunitense Frank Tipler, nei sui libri La Fisica dell’Immortalità e La Fisica del Cristianesimo.

E’ su queste basi, dunque, che Scienza e Fede, nonché Transumanesimo e Cristianesimo, potrebbero iniziare a costruire un percorso in comune, a confrontarsi senza pre-giudizi su temi sempre più centrali, in primo luogo quello dell’impatto delle nuove tecnologie sulla condizione
umana?

Il pensiero di Teilhard è un esempio di come il Transumanesimo possa aprirsi a visioni evolutive sviluppate in un contesto cristiano, riconoscendone l’audacia culturale, e di come la teologia cristiana possa aprirsi positivamente alla trasformazione tecnologica e umana propugnata dai transumanisti, senza per questo abdicare al proprio irrinunciabile orizzonte religioso.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Avete scritto Paolo IV invece di Paolo Vi

Estropico ha detto...

Oops! Grazie, ho corretto.

Ciao,
Fabio