17 luglio 2009

Estratti da L'ultimo esorcismo. Filosofie dell'immortalita' terrena, di Andrea Vaccaro

Estropico pubblica l'introduzione e il quinto capitolo dell'ottimo "L'ultimo esorcismo", di Andrea Vaccaro, gia' segnalato qui, recensito qui e commentato qui.

Introduzione. Esorcizzare la morte è l’ultima tendenza della filosofia contemporanea. Fino ad ieri, “esorcizzare la morte” voleva dire privatizzarla, renderla socialmente invisibile, farne un tabù, mascherarla sotto i cento sinonimi. Oggi, “esorcizzare la morte” significa prospettare la possibilità che essa non ci riguardi, che essa non raggiunga l’essere umano fino al Big Crunch o al Giorno del Giudizio. L’uomo ha sperimentato quasi tutte le combinazioni tra parole. In questa sorta di incontinenza verbale, Dio è stato detto sanguinario e misericordioso, eterno e già morto, onnipotente, auto-limitato e debole; ogni evento o personaggio storico può contare la sua millesima interpretazione; ogni valore è stato transvalutato, relativizzato, capovolto. Eppure, il principio dell’immortalità terrena per l’uomo, espresso con serietà e convinzione da persone non insane, non si era mai udito. E’ stata la GNR Revolution, la rivoluzione contestuale di Genetica, Nanotecnologia e Robotica – nel cui alveo vengono allattati i filosofi dell’immortalità – a porre le condizioni per l’annuncio inaudito. Ancor più sorprendentemente, lo sfondo per tale annuncio non è quello dell’utopica lontanissima possibilità, piuttosto quello dell’inevitabilità. Con gli studi avanzati nella decodificazione genetica, con l’informatizzazione della biologia che penetra nelle dinamiche cellulari più intime, con i dispositivi nanomedici che promettono la riparazione a livello atomico dell’organismo umano, la previsione che tutte le cause di malattia, e quindi di morte, saranno sbaragliate è venuta giocoforza ad imporsi. Ieri era la morte l’unica certezza nella vita dell’uomo; oggi sembra essere l’immortalità terrena ad assurgere come inevitabile. A chi obietta che questo non è naturale, i filosofi dell’immortalità replicano che è né più né meno naturale dell’assumere un’aspirina, del trapiantare un organo, del mettere un pace-maker, dell’affrontare una terapia genica. A chi domanda se questo sia giusto, essi rispondono che sarà il singolo individuo, una volta posto nelle condizioni di farlo, a scegliere, in coscienza, se fruire o meno di questa opportunità. A chi si dice perplesso della bontà di portare avanti più del dovuto una vita stanca o monotona, essi chiariscono che, con il ringiovanimento cellulare dei tessuti, non vivremo una perenne vecchiaia sempre più decrepita, ma un’eterna, energica e vitale giovinezza. A chi profila lo spettro della sovrappopolazione o della mancanza delle risorse, essi assicurano che simili fenomeni epocali non si verificano mai da soli, ma in coalizione con altri eventi che rendono gradualmente accettabile e sostenibile quello che, preso singolarmente, sembra impraticabile. Leggi tutto, sul nuovo Estropico.

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